R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Del Noce

Una osservazione almeno ventennale della progettualità e delle visioni del pianista e band-leader norvegese Christian Wallumrød consente di fissarne tratti semantici e relative evoluzioni esplicitate entro un’articolata progressione discografica. Esordito per ECM in forma alquanto avventurosa in No Birch (1998) capitanando un proprio trio con Arve Henriksen e Hans-Kristian Kjos Sørensen, il Nostro ha nella sostanza condotto un doppio filone produttivo speso su esperienze solistiche e sul perfezionamento del proprio originale ensemble.
Quanto al senso della performance in collettivo, ne abbiamo già identificato stilemi della classicità (trattati e ‘piegati’ con accuratezza), simbiotici con originali pulsioni avant-garde , articolate su personali soluzioni fraseologiche e ritmiche.

Accostandoci alla nuova operazione d’insieme, gioverebbe un termine che sintetizzi i due diversi concetti di assertivo e stranito, conviventi nel complesso della musicalità wallumrodiana, e non lo smentisce New hum old hum, brano d’apertura segnato da una instabile cornice baroccheggiante, un frusciante groove, quindi una (insolita per la band) destrutturazione entro un vacuum cosmico, che sembra aggiungere ulteriori elementi di visionarietà ai noti marchi di fabbrica, già riproposti dalla successiva Tune queen, indolente track dalle iterative proposizioni mini-melodiche e dalla ritmica strascicata, abitato da curiose sonorità interstiziali e fermentanti entro un sound da vecchio disco consunto.
Ritmica che sembra derivare da ostinati (e un po’ confusi) passi di danza nella claustrofobica Newninson, ancora infittita dai preziosismi devianti degli strumenti orchestrali, quindi il bizzarro moto oscillatorio in Not new to prelude ad una gemmazione timbrica nella coralità metallescente del tutti, sulle corde dinamiche di una ritmica provocatoria e danzante.
Decantazione delle pulsioni (almeno sulle prime) nella dilatante Nonen, in cui si articolano sortite telegrafiche e rade delle parti; la blanda ampollosità elettronica di Sonett souvenir alona brevi e dissonanti sovrapposizioni strumentali, configurando un brano sfuggente e di timbrica scabra, che lascia intravedere un clima di aliena spiritualità.
Ancora, iterazioni ostinate e grumose di tastiera e fiati, contrapposte a frustate ritmiche ed una rumoristica capricciosa, fanno della conclusiva Au bar de la gare una (non del tutto) ‘tipica’ invettiva à la Wallumrød, entro un passaggio d’impostazione rinnovata, ma che non rinuncia al carattere sfuggente ed enigmatico, ed in buona sostanza a-finalistico, lasciando del tutto aperto l’ascolto ad ulteriori (ed attese) nuove esternazioni dei Nostri.

L’album conferma la line-up già funzionale nel precedente Many, attingendo alla centellinata dispensazione di anticate timbriche a fiato della diade Eivind Lønning / Espen Reinertsen (di loro, associati nell’estremo duo Streifenjunko), così come per le effusioni al violoncello di Tove Törngren Brun, mentre il fido sodale di percussione Per Oddvar Johansen persiste nell’inventiva reinvezione di metronomie e attentati al ritmo, sotto la regia vagamente liberale del leader Christian Wallumrød, remoto e sfingeo revisore di tastiere e ostico imbastitore di affreschi.

Artigianale la dedizione con cui la label belga Aspen edities rilascia dell’album un’offerta su triplice supporto audio, palese segno di investimento sul titolato e neo-acquisito musicista, delle cui alchimie sonore si confermano gli estri sornioni da ineffabile giocattolaio. Curioso in sostanza il caso del maturo ed eversivo pianista, palesemente coerente con la nota progettualità del “balzare con ardimento verso l’ignoto”: nei propri materiali vi sarebbe (anche) il potenziale per gettare ponti verso ulteriori ad altrui filoni creativi, ma di fatto non sembra di poter percepirne l’esigenza (nemmeno con l’altra grande esperienza del sommo e muta-forma quartetto d’improvvisazione Dans les Arbres) – tale complessiva meditazione dinamica sembra permanere autarchica ed introiettata, persistendo nell’alimentare il peculiare anti-feeling e la poetica aliena e deviante.

Christian Wallumrød: pianoforte, harmonium, synth
Espen Reinertsen: sax, flauto a becco
Eivind Lønning: tromba, tromba barocca , elettroniche
Tove Törngren Brun: violoncello, elettroniche
Per Oddvar Johansen: batteria, vibrafono, elettroniche

Christian Wallumrød – sito ufficiale
Non Sonett su Bandacamp
Non Sonett su Aspen edities

Tracklist:
01. New hum old hum  7:53
02. Tune queen  6:06
03. Due dove  4:43
04. Newnison  4:41
05. Not new to  7:29
06. Nonen  6:51
07. Sonett souvenir  7:03
08. Au bar de la gare  3:12

Photo © Carsten Aniksdal



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