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Un’escalation di mostre per Elisabetta Maistrello, al pari del suo successo.

A R T E – M O S T R E


Articolo di Annalisa Fortin

Ti guarda, e diventa lo specchio della tua interiorità. Questo è quanto scaturisce quando ci si trova davanti ad un volto dipinto da Elisabetta Maistrello. La virtuosistica meticolosità e l’ardita scelta cromatica enfatizzano quella nota di grazia tipica dei volti femminili protagonisti delle sue opere. L’ascesa di Elisabetta Maistrello è in pieno sviluppo, tant’è che le richieste dei suoi quadri provengono ormai da tutta Europa e dall’America. In Italia avremo la fortuna di poter ammirare i suoi dipinti per ben due mesi a Venezia, in occasione di Venice Start 2021, nuovo ed importante evento marchiato Art Events Mazzoleni, che la vede protagonista dal 18 settembre al 7 novembre. Elisabetta ha colto di buon grado l’invito, creando opere inedite per l’occasione. Le sue scelte non possono non risentire della grande sensibilità di cui è dotata, oltre che dal rigore tecnico con cui ha condotto le varie sperimentazioni pittoriche.

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Gli alberi di Bianca Beghin in uno splendido tour di mostre.

A R T E – M O S T R E


Articolo di Annalisa Fortin

Il suo sito ti accoglie con un Soul and Nature. E a sentir parlare Bianca Beghin percepisci subito l’animo di una artista che si proietta sulla tela senza filtri, con l’intento di trasmettere un segnale positivo e speranzoso, come è la natura, con i suoi continui cicli senza fine. Nella città italiana a maggior concentrazione di musei e gallerie, settembre porterà un nuovo evento dedicato agli artisti emergenti, tra cui proprio Bianca Beghin e i suoi alberi: il Venice Start 2021 (Venezia, 18 settembre – 7 novembre). Sono gli alberi principalmente gli oggetti-soggetti delle creazioni di Bianca “perché sono l’emblema della vita”, spiega la pittrice parlando di questa sua scelta, enfatizzata soprattutto con la tempesta Vaia. Dopo la devastazione comportata da questo avvenimento,con la rappresentazione degli alberi Bianca ha voluto dare un segno di speranza.

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Damien Hirst – Cerisiers en Fleurs @ Fondation Cartier, Parigi

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Articolo di Mario Grella

Avevo prenotato la mostra prima di partire per Parigi, ma senza troppa convinzione. Trattandosi di Damien Hirst e conoscendo la sua produzione artistica, mi chiedevo quale bizzarria avesse architettato per far parlare ancora di sé. Dopo essere diventato gallerista (ricordiamo che è di sua proprietà la Newport Street Gallery di Londra), ed aver esposto la produzione più recente del suo amico Jeff Koons, pensavo che fossero venute meno molte frecce alla sua faretra. E invece appena ho visto spuntare, sul Boulevard Raspail il gigantesco manifesto della mostra ospitata nella Fondation Cartier pour l’Art Contemporaine, ho intuito che quel diavolo di Damien, l’avesse davvero combinata grossa. E la rivelazione si manifesta appena entrati nella grande sala espositiva del piano terra dalle pareti di cristallo che lasciano intravedere la “nature sauvage” del giardino della Fondation.

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Maurizio Cattelan – Breath Ghosts Blind @ Pirelli HangarBicocca, Milano

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Articolo di Mario Grella

Non andate a vedere questa mostra perché potreste rimanere delusi, oppure andateci perché non vi deluderà. Dipende da quali emozioni cerchiate nell’arte. Anzi dipende da quali emozioni cerchiate tout court. La mostra che propone Pirelli Hangar Bicocca, è una mostra per tutti e per nessuno, come disse del suo “Also Sprach Zarathustra”, Friderich Nietzsche. In uno spazio colossale sono esposte “solo” tre opere-installazioni di Maurizio Cattelan, se vogliamo legate tra loro dall’idea del ciclo della vita, come affermano Roberta Tenconi e Vincente Todolì nella piccola e preziosa brochure; anche se non sono sicurissimo che Maurizio Cattelan la pensi necessariamente allo stesso modo. La prima è un’opera-installazione creata con un materiale nobile come il marmo di Carrara: Breath è composta da una figura umana in posizione fetale e dal suo cane (o forse da “un” cane), sdraiato accanto. Sono due piccole figure nell’immenso e buio atrio dell’Hangar. Chi sono? Sono una figura umana e un cane. Cosa rappresentano? Una figura umana e un cane. Forse si tratta di un clochard con il suo cane che ha trovato rifugio in un capannone industriale. Forse riposano. Forse no.

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Divisionismo. La rivoluzione della luce @ Castello visconteo-sforzesco, Novara

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Articolo di Mario Grella

Che bel secolo per le rivoluzioni è stato il XIX! Intendo riferirmi alle rivoluzioni artistiche, naturalmente, perché per le altre vale il motto hegeliano per cui “tutto ciò che è reale è razionale” e morta lì come si usa dire, senza dare troppi giudizi. La rivoluzione della luce di cui parla il titolo della bella mostra sul Divisionismo al Castello di Novara, fino al 5 aprile prossimo e che ormai tutti i miei concittadini avranno visitato, è una rivoluzione formale, quella della scomposizione della luce e, come molte rivoluzioni ebbe i natali in Francia e poi fu anche in qualche modo “esportata” in Italia, anche se qualche storico dell’arte storce il naso solamente a sentirne parlare. Comunque sia, il Divisionismo italiano è stato un movimento molto importante e molto piacevole da gustare,  nonostante qualche evidente “credit” e basta dare un’occhiata a “Il Ponte” di Pellizza da Volpedo del 1892 per notarne la sua derivazione “seuratiana”. Anche Plinio Nomellini ci prova a fare l’impressionista alla Renoir, con i suoi  “Baci di sole” del 1908, ed il bello è che ci riesce, con quel fogliame traforato dal sole che fa quasi lo stesso effetto di quello della celeberrima “Altalena” del Musée d’Orsay.

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Australia. Storie dagli antipodi @ PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Gli “antipodi” secondo gli antichi greci erano un’ipotetica terra situata nell’emisfero opposto a quello abitato e conosciuto. I nostri antipodi oggi sono, più o meno, Australia e Nuova Zelanda. Proprio all’arte contemporanea australiana è dedicata la mostra aperta il 17 dicembre scorso al PAC di Milano dal titolo “Australia, storie dagli antipodi”. Cosa racconta la mostra degli artisti contemporanei agli antipodi? È facile immaginare, che in epoca di globalizzazione, fatto salvo il “genius loci”, le idee, i temi di interesse, i gangli del pensiero, non siano poi tanto diversi. Se in Europa ormai l’arte contemporanea, almeno da tre-quatto anni, ha decisamente virato verso i temi ambientali, le grandi migrazioni dei popoli, in Australia la situazione è praticamente identica.

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Wes Anderson | Juman Malouf – Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori @ Fondazione Prada, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Sembra proprio che Miuccia Prada e Patrizio Bertelli ci abbiano preso gusto e con loro, anch’io. Dopo che Luc Tuymans ci ha presentato, sul finire del 2018, la sua “compilation” barocca, adesso è la volta di Wes Anderson e della moglie Juman Malouf che ci presentano la loro personale “Wunderkammer”, messa insieme previa spoliazione di due magnifici musei viennesi, il Kunsthistorisches Museum e alcuni dipartimenti del Naturhistorisches Museum. Il risultato è, a dir poco, strabiliante e credo che questa sia una delle più belle mostre visitate quest’anno a Milano (ma anche tra quelle viste a Parigi e Londra).

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Cerith Wyn Evans – ….the Illuminating Gas @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Ci sono luoghi che sembrano costruire l’opera. Che figura farebbero le statue di Lorenzo il Magnifico, quella di Giuliano de’ Medici, quella del Giorno, della Notte, del Crepuscolo e dell’Aurora fuori dalla Sagrestia Nuova di San Lorenzo? Certo conserverebbero il loro pregio, ma ci sembrerebbero “fuori contesto”. Anche le ciclopiche installazioni di tubi al neon di Cerith Wyn Evans, fuori dal mistico spazio del Pirelli HangarBicocca, non sarebbero la stessa cosa.
Scultura allo stato gassoso, se vogliamo, la grandiosa installazione di Evans, che dopo le scorribande nella cultura underground e post-punk, della seconda metà degli anni Ottanta, nel corso dei quali il suo interesse è rivolto alla sperimentazione video, oggi sembra puntare verso le installazioni, utilizzando materiali più vari quali specchi, neon, piante, fuochi d’artificio, proiettori, strobosfere che gli consentono di intraprendere un lungo viaggio di natura sinestesica, attraverso luce, suono, tempo, materia/e.

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Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna @ Gallerie d’Italia, Milano

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Articolo di Mario Grella

Spesso nella storia dell’arte due artisti furono in competizione. Magari una competizione a distanza, magari non sincronica e magari nemmeno una vera competizione, diciamo un “controcanto”, un allievo che supera il maestro o solo un termine di paragone. Successe con Cimabue e Giotto, con Raffaello e Michelangelo, Canaletto e Guardi e gli esempi potrebbero essere innumerevoli.
Anche Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen furono rivali nella Roma settecentesca, classicista e cosmopolita. Che poi proprio da loro nascesse la scultura moderna, come dice il titolo della grandiosa mostra allestita presso le Gallerie d’Italia di Milano, è tutto da vedere; ma si sa che i curatori sono sempre alla ricerca di un filo conduttore, di una tematica, di un trait-d’union, di un pretesto insomma, che giustifichi le loro scelte.

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