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Off Topic

Voci fuori dal coro

The Dining Rooms – Art is a cat (Schema Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Stefano Ghittoni e Cesare Malfatti tornano con il loro progetto The Dining Rooms con l’ottavo album. Nato come evoluzione di Subterranean Dining Rooms, già side project di Peter Sellers and The Hollywood Party, accoglie sonorità elettroniche, atmosfere cinematiche con influenze dub, folk e soul.
Art is a cat, uscito a distanza di cinque anni dal disco strumentale Do hipsters love Sun (Ra)? con un riferimento chiaro alla filosofia musicale di Sun Ra, racchiude tutte le sfaccettature della musica dei Dining Rooms, in 19 brani dove le parti vocali sono magistralmente inframezzate con i classici strumentali della band.

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Jojo Rabbit – di Taika Waititi (Germania, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Per una volta cominciamo dalla colonna sonora. Può un film sul nazismo incominciare con “I want to hold your hand” dei Beatles, comprendere in sé Tom Waits e chiudersi con “Helden”, ovvero la versione tedesca di “Heros” di David Bowie? Sì, può, ma il regista deve essere in odore di genialità e il neozelandese Taika Waititi lo è. “Jojo Rabbit”, tratto dal romanzo “Caging Skies” della scrittrice belga-neozelandese Christine Leunens, racconta in maniera grottesca ed ironica la storia di  Jojo Bletzer, un ragazzino di dieci anni, appartenente alla “Gioventù hitleriana”, che ha la “facoltà”di parlare direttamente con Hitler, come il  Calvin di Bill Watterson parla col la sua tigre Hobbes.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 49

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Dish-is-nein (Ex Disciplinatha) – il 24 gennaio in concerto all’Ohibò di Milano.

C O M U N I C A T O – S T A M P A


I Dish-Is-Nein, Cristiano Santini, Dario Parisini e Roberta Vicinelli, sono lieti di annunciare una serie concerti a partire dal 17 gennaio 2020, per presentare live l’omonimo album d’esordio edito per Contempo Records. Un lavoro di rinnovata freschezza, dove elettronica, industrial e cyberpunk si miscelano con bellicosa eleganza a bass lines elettroniche, marce doom, cori alpini ed altri ingredienti difcili da scovare nel pacifcato ricettario musicale di inizio millennio.

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Lorenzo Petrantoni – City Maps and Stories (Moleskine, 2018)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Se si definisse Lorenzo Petrantoni un illustratore, lui si arrabbierebbe. Lui sa di non esserlo eppure crea libri illustrati e molto altro. A suo dire, non sa minimamente disegnare nemmeno una pera. Probabilmente è vero, ma le sue storie e i suoi racconti sono comunque storie e racconti fatti di segni. Ed è così anche per l’ultimo meraviglioso lavoro, City Maps and Stories, edito da Moleskine, un viaggio attraverso “segni” di quindici città nel mondo: Barcellona, Berlino, Buenos Aires, Capetown, l’Havana, Hong Kong, Istanbul, Londra, Milano, New York, Parigi, San Francisco, San Pietroburgo, Shangai e Vienna. Viviamo in un universo segnico, amava ripetere Umberto Eco e Lorenzo Petrantoni dissemina le sue città di segni.

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Tool – Fear Inoculum (Tool Dissectional/RCA, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Federica Faith Piccoli

Con una copertina degna di film fantascientifici come Stargate e Avatar, e forti richiami tribali ed esoterici, i Tool tornano dopo 13 anni di lontananza dal panorama musicale moderno.
Cos’è cambiato da 10,000 Days o dagli ancor meno recenti (ma per i fan, indimenticati), Lateralus e Ænima?
Il gruppo americano, fondato dal cantante e compositore Maynard James Keenan, torna alla ribalta con un album studiato e curato nei minimi dettagli, che ci propone atmosfere dense di profumi orientali, riff di chitarra alla Petrucci, controtempi degni dei più grandi maestri Jazz, e tracce vocali che si fondono in un turbinio di dissacrante misticismo.

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Sorry we missed you – di Ken Loach (Gran Bretagna, Francia, Belgio, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Vedere un film di Ken Loach è una sorta di rito. I suoi film hanno, quasi esclusivamente, un solo soggetto: il proletariato urbano inglese. Non stupitevi troppo se uso questo termine “marxiano” (e marxista), Ken Loach resta profondamente marxista, nelle tematiche, nelle poetiche, probabilmente anche nelle aspirazioni. È questa la sua cifra stilistica. Sorry, we missed you è uguale a tutti gli altri suoi film, solo che non ci sono più le miniere del Galles e le “Colliery Bands”, le grandi manifatture, i pubs, ma al loro posto ci sono i lavoratori atipici dei nostri giorni, un corriere con il suo furgone, sua moglie assistente domiciliare e i loro figli con qualche problematica.

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Brunori Sas – Cip! (Island, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Letizia Grassi

Cip! questo il titolo del nuovo album di Brunori Sas uscito il 10 gennaio. Undici tracce che parlano dell’uomo e delle sue contraddizioni, entrambi inseriti nel grandioso e misterioso universo. Ciò che in un certo senso sorprende dell’intero disco è il significato intrinseco in ognuno dei singoli, ovvero l’importanza del contesto in cui è inserita la vicenda umana. Lo stesso Brunori lo ribadisce: “Con questo nuovo progetto volevo riconsiderare, in una sorta di Gestalt forma calabra, il rapporto fra ciò che ho sempre considerato centrale – la vita degli uomini – e ciò che ho da sempre considerato periferico – l’universo che ci ospita”.
Compito degli ascoltatori è quello di dotare di significato personale le undici tracce che compongono Cip!, il cui titolo onomatopeico è particolarmente curioso. Infatti, il pettirosso rappresentato sulla copertina dell’album è simbolo di semplicità e di fierezza combattiva allo stesso tempo. Sembra che l’obiettivo del cantante calabrese sia quello di creare un esercito di pettirossi, all’interno del quale ognuno si senta libero di esprimere la propria creatività.

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Francesco Piu – Crossing (Appaloosa Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

In questo viaggio musicale ho sognato di portare Robert Johnson qua, in mezzo al Mediterraneo. Ho provato a miscelare la via maestra del blues del Mississippi con le percussioni africane, i suoni ancestrali della mia isola, la Sardegna, con le corde dell’oud e del bouzuki che vibrano sulle coste del Mare Nostrum. Il tutto contaminato da un pizzico di elettronica per farlo rivivere nei giorni nostri. Questo è il mio Crossing”.

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