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Off Topic

Voci fuori dal coro

Nada – E’ un momento difficile, tesoro (Woodworm, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Alessandro Berni

L’album si apre con una title track che è come una seduta di esorcismo autogestita. La musica è quanto di più scoppiettante Nada abbia concepito in questi anni. Un riff ritmico di chitarra elettrica di sapore underground, sul cui incessante levare la cantautrice toscana infila una melodia che fluisce sorniona alla maniera scanzonata tipica dell’epica dei ’60. Il tono è quello di giocare in chiave ironica e sorridente su paure, fobie e incomprensioni, come ben sottolineato anche in un divertente videoclip dove la nostra fa il controcanto alla civiltà dell’estetica ad ogni costo. La voce è prima collocata in un involucro low-fi che ricorda i dischi mono, quindi si espande fiera negli altoparlanti, note gravide di piano elettrico si imbucano a fasi alterne completando la linea armonica di un brano semplicemente perfetto. E’ l’inizio al contempo drammatico e irriverente del nuovo disco di Nada E’ un momento difficile, tesoro.  

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Mòn – Guadalupe (Urtovox, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Ci sono vari colori all’interno del nuovo album dei Mòn, basta osservarne la copertina per poterne immaginare l’effettivo contenuto sonoro. Abbiamo una predominanza di verde e azzurro, ma l’occhio cercando di delineare un’immagine finita, si ritrova a vagare da un punto all’altro scoprendo dettagli nascosti e sfumature: piccole figure umane, fiamme, orsi e piramidi, in una composizione che rispecchia molto ciò che l’ascoltatore si dovrà aspettare.

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Cor Veleno: libertà, spirito e magia [l’intervista]

I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

In occasione dell’uscita di “Lo spirito che suona” Off Topic ripercorre la carriera dei Cor Veleno grazie al rapper Giorgio Cinini, Grandi Numeri.

Da 21 Tyson ad oggi, come sono cambiati i Cor Veleno e chi sono diventati?

Domanda difficilissima! Sarebbe più indicato chiederlo al pubblico che ci segue da tanto tempo. Indubbiamente abbiamo raggiunto moltissimi traguardi professionali ed umani, che ci hanno riempito di fiducia. Molto tempo prima che il rap trovasse braccia aperte nel panorama musicale, abbiamo fatto da precursori, è vero. E, nostro malgrado, abbiamo fatto anche da punti di riferimento. Ricordo spesso una frase scritta da Primo su “Sempre grezzo”, che sostanzialmente racconta “Il clima” di quando abbiamo iniziato. “Ricordo nei novanta quando Roma boicottava i Cor Veleno”. Storia vera… era difficile per molti di noi fare rap in un’era in cui qualsiasi cosa minimamente ricollegabile al rap americano fatta in Italia era solo uno scimmiottamento dell’originale. Un paese che riteneva più che sufficiente il rap disimpegnato di Jovanotti. Spazio per fare? Tantissimo. Gente disposta a credere in te? Zero. Ma è quello che da sempre ha fatto da molla in noi per riuscire ad emergere e non accontentarci della merda melodica del secolo scorso.

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Ian Brown – Ripples (Polydor, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Chiara Bernini

Effettivamente, la decennale e desolante assenza dalle scene di Ian Brown era passata inosservata, o quantomeno in secondo piano, grazie all’attesissima reunion nel 2017 (anticipata dalla pubblicazione di due singoli inediti) degli Stone Roses, sua band di appartenenza, nonché uno dei simboli musicali e stilistici per eccellenza di Manchester. Un silenzio, pertanto, giustificatamente andato perso nel dimenticatoio… anche se temporaneamente.

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Cory Henry @ Blue Note – Milano, 9 febbraio 2019

Articolo di Walter Muto immagini sonore di Roberto Cifarelli

Anni fa mi occupai dell’allestimento di una mostra su Mozart. Fra gli altri contributi ve ne era uno di un famoso neuropsichiatra, e proprio a quelle parole ho ripensato vedendo suonare, prima in un in un video degli Snarky Puppy (in particolare il suo solo da 4:18) e poi qualche giorno fa al Blue Note di Milano, Cory Henry. Vi propongo le stesse parole, che riassumono il concetto principale: “Oso proporre che Mozart abbia pensato LA musica, contrariamente all’idea che abbia pensato IN musica. Rifiuto l’idea di pensiero musicale: c’è solo atto musicale. La musica di Mozart ne testimonia come di un forte pensatore, un pensatore che, trovatosi corredato precocemente di un’eredità musicale rara, non è stato così idiota da gettarla ma al contrario l’ha investita con tutta la sua – propriamente parlando – iniziativa.”

Cory Henry - Blue Note Milano - Foto di Roberto Cifarelli

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Deaf Kaki Chumpy @ Rosetum Jazz Festival – Milano, 8 febbraio 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di James Cook ed ElleBi

I Deaf Kaki Chumpy sono un ensemble nato a Milano sui banchi della Civica scuola di jazz Claudio Abbado. Un incontro che poteva essere solo didattico, è diventato invece sia personale che artistico. Lo spunto di questo progetto risale al 2015, quando il pianista Alberto Mancini ed il bassista Andrea Daolio, partiti da un trio, decidono di allargare il gruppo. Spinti da quella che i ragazzi stessi definiscono una “ingordigia musicale”, nel tempo hanno aggiunto: una sezione fiati, due batterie, due chitarre, percussioni, tastiere e cinque cantanti, arrivando all’attuale formazione composta da 18 elementi. Partiti dalla convinzione che le cose grandi si possono fare tutti insieme, i Deaf con talento ed entusiasmo hanno creato una musica fatta di comunione, scambio, sinergia sia fra i musicisti che con il pubblico. Le loro sono note estremamente colorate e narrative, ogni componente è un elemento piccolo ma indispensabile per dare forma al suono d’insieme che si propone come una miscela unica di jazz, funk, r’n’b, latin, hip-hop, elettronica e progressive.

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Bring Me The Horizon – Amo (RCA, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Se potessimo riavvolgere per un momento il nastro e tornare a Sheffield nel 2004, quando Oliver Sykes decise nella sua testa che era finalmente giunto il momento di mettere insieme la sua band, nessuno avrebbe mai scommesso un solo euro (o un solo penny visto che siamo in tema di brexit) di ritrovarsi, dopo 15 anni, a questo bivio.

I cambiamenti talvolta portano nuova linfa, nuovi stimoli e nuovi orizzonti. Ma è sempre così?

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Massimo Volume – Il Nuotatore (42 Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Mi è capitato di chiedermi come mai, quando esce un disco dei Massimo Volume, tutti indistintamente si trovano d’accordo, esprimendo giudizi entusiastici, di pura meraviglia e stima. Eppure sono gli unici che non hanno mai fatto una svolta di stile, nessun cambio di orizzonte, e sono gli unici nella scena del sottosuolo italiano che non vengono criticati per questo. Mantenere la propria integrità, fedeli a se stessi e, ciononostante, non sbagliare un colpo, mai.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 39

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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