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Ernesto Anderle – Murubutu – RAPconti illustrati (BeccoGiallo, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

Cos’è una canzone? Cosa nasce da un paio di cuffie, attraversa timpani, terminazioni nervose e arriva fino al cervello? Cosa arriva nella dimensione più profonda di chi ascolta e tocca qualcosa che, per comodità (ma che i veri appassionati non dovranno nemmeno sforzarsi per riuscirci), potremmo chiamare anima?
Ritmo, suono, parole. Poi ancora sensazioni, ricordi.
Immagini.
Distinte, annebbiate, evocative e ancora familiari o distorte. Dai padiglioni auricolari alla cornea senza nemmeno farci caso.
Troppo teorico, troppo poetico?
Eppure Alessio Mariani, aka Murubutu, sembra abbastanza convinto di questo nel lanciare il suo ultimo singolare featuring.

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Andrea Marchetti Quartet @ Opificio, Novara – 13 febbraio 2020

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Si intitola Dear John il progetto di Andrea Marchetti e del suo “Quartet”; con lui per Taste of Jazz 2020 Federico Rubert al contrabbasso, Lorenzo Blardone al pianoforte, Nicola Tentorio alla batteria. John è John Coltrane, mostro sacro del jazz, a cavallo tra il Bebop e Free, ed ha fatto bene il quartetto novarese a dedicargli un omaggio con brani tratti da classici del jazz quali “Giant Steps”, “Impressions”, “Naima”, “A Love Supreme”.

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Carla Bley, Andy Sheppard, Steve Swallow – Life Goes On (ECM, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quando Donald Trump si installò nel famoso studio ovale della Casa Bianca, la prima cosa che notò furono i telefoni che definì “i più bei telefoni che abbia mai visto in vita mia”. Una frase piena di vuoto, se mi si passa l’espressione, ma che ben si adatta a questo Presidente. Un’espressione che deve aver colpito molto anche Carla Bley che, nel suo nuovo lavoro, dedica una piccola suite, composta da tre brani intitolati “Beatiful Telephones” I-III, proprio alla vacua espressione di Trump.

Ph. Caterina Di Perri / Ecm records

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Lucio Corsi – Cosa faremo da grandi (Sugarmusic, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Capelli lunghi, volto ed espressione senza un’età, condivide il nome con uno dei più grandi cantautori della musica italiana. Non sapresti dire se questo viso da ragazzino abbia davvero 26 anni oppure 50 o 500, se sia reale o provenga da un altro mondo, magari un mondo dove le fiabe le trasporta il vento, come gli amici che pesano troppo poco.
Lucio Corsi in “Cosa faremo da grandi?” racconta storie vere sotto forma di bugie. E lo fa seguendo uno stile cantautoriale che può ricordarti Paolo Conte e Ivan Graziani, ma con guizzi i psichedelia glam rock anni 70 che ti sorprendono all’improvviso.
Cosa faremo da grandi? Qual è, poi, il limite del sentirsi grandi? Proprio lui, che di anni ne ha pochi ma tanti, ci spiega che l’importante non è tanto arrivare a un traguardo, ma partire. Pensate a chi ha inventato le conchiglie, così belle e bianche, per poi gettarle in mare dove in pochi possono goderne. L’apice massimo di una grande impresa mandata in fumo, ma con l’animo in pace.

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Erlend Apneseth – Fragmentarium (Hubro, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Avevo ascoltato Erlend Apneseth, con il suo trio nello scorso ottobre a Novara, nell’ambito di NovaraJazz Winter 2019/2020 ed avevo ben compreso di non avere dinnanzi il solito musicista. Frangmentarium è un progetto commissionato in origine per il Kongsberg Jazz Festival, ed ora è un magnifico lavoro discografico, al trio originario con Erlend Apneseth ai violini, Stephan Meidel alla chitarra ed elettronica e Øyivind Hegg-Lunde alle percussioni, si sono uniti Hardanger Stein Urheim alla chitarra ed elettronica, Anja Lauvdal, piano e synt, Hans Hulbaekmo alla batteria, percussioni, arpa ebraica e flauto, Fredrik Luhr Dietrichson al contrabbasso, Ida Lovli Hilde alla fisarmonica.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 50

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Johnny Lapio Quintet @ Opificio, Novara – 6 febbraio 2020

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Stare qui all’Opificio ad ascoltare Johnny Lapio, in una delle sere del Festival di Sanremo, dà la sensazione di stare su una barricata del Boul’ Mich nel maggio del 1968. Johnny Lapio è una persona amabile con cui è bello conversare perché è un musicista di grande spessore, un musicista per cui la musica va oltre lo strumento. Animatore culturale di AR.CO.TE (Atelier delle arti contemporanee e terapeutiche) a Torino, la musica per lui è qualcosa di più di una forma d’arte, è, e può essere anche una terapia, un modo di stare nel mondo, di costruire ponti e abbattere muri. Ma di questo ho già parlato altre volte e allora ascoltiamo questo magnifico quintetto formato da Francesco Partipilo al sax alto, Emanuele Francesconi al piano, Michele Anelli al basso, Davide Bono alla batteria e Johnny Lapio alla tromba.

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Nostromo @ Circolo Ohibò, Milano – 1 febbraio 2020 [Opening Le Colonne]

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Silvia Violante Rouge

“Minuetto”, l’esordio di Nostromo, ci aveva colpito positivamente e ancora di più lo aveva fatto il suo autore, quando ne avevamo visto presentare le canzoni in una semplice veste acustica. Stasera è la prima data milanese in supporto dell’album e la curiosità è tanta. BPM Concerti, che ha prodotto il tour e Sony, che si sta occupando della distribuzione del disco, sono due chiare indicazioni che sul ragazzo (al secolo Nicolò Santarelli) si vuole investire e, aggiungo io, l’intuizione è positiva, visto che i numeri non gli mancano.

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Murakami Haruki, Ozawa Seiji – Assolutamente musica (Einaudi, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Non è semplice seguire la conversazione  tra Haruki Murakami e Seiji Ozawa sul “Concerto per pianoforte e orchestra n.3” di Beethoven e “qualche altra opera”, come si dice nel primo paragrafo del bel volume edito da Einaudi Assolutamente musica. E non lo è, richiedendo il volume una partecipazione che possiamo definire “multimediale”: lettura, ascolto, visualizzazione, poiché il lettore, spesso deve ricorrere all’ascolto diretto dei brani oggetto di discussione e qualche volta anche alla visione di video esplicativi della gestualità del direttore.
Lo stesso Murakami avvisa in apertura di volume, che si tratta della raccolta di più conversazioni tra lo scrittore e il celebre direttore d’orchestra giapponese; una specie di “sonata a quattro mani” dove Ozawa racconta della sua vita, del suo modo di interpretare gli spartiti e del suo concetto di musica.

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