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Pat Metheny – Road To The Sun (Modern Recordings/BMG, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quanto può essere avventurosa una strada verso il sole? Se vogliamo si tratta anche di una domanda un po’ stupida, un’immagine retorica, una metafora da Festival di Sanremo (portate pazienza, ma faccio parte di una generazione che, a torto o a ragione, considerava il festival come qualcosa da non vedere, né ascoltare). Eppure Road to the Sun è il titolo dell’ultimo straordinario (inteso proprio come qualcosa di fuori dell’ordinario), disco di Pat Metheny, uscito il 5 marzo scorso per Modern Recordings, etichetta della BMG dedicata a jazz, classica ed elettronica. Non credo che nell’intenzione dell’autore ci sia stato il desiderio di stupire con un titolo ad “effetti speciali”, credo invece che la strada verso il sole, non sia altro che un percorso di successive illuminazioni, una ricerca personale di luce interiore, un percorso che mi fa tornare alla mente quello di Karlheinz Stockhausen in “Donnerstag aus Licht”. 

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Kings of Leon – When You See Yourself (RCA Records/Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Il ritorno in grande stile per il progetto Kings of Leon con il loro attesissimo ottavo album, i fan si aspettano un ennesimo capolavoro dopo il grande successo del precedente Walls nel 2016. A distanza di quattro lunghi anni, dove oltre alla pandemia mondiale, la band ha ampliato il suo sound per composizioni più personali e mature. Il nuovo When You See Yourself per l’etichetta RCA Records è il capitolo più importante che segna la loro evoluzione interiore, l’attenzione viene rivolta su una tematica importante come la condizione dei lavoratori nel mondo dello spettacolo. Infatti i ragazzi di Franklin hanno messo su una campagna crowfounding per dare l’anteprima del disco solo a pochi fortunati e ricavare una raccolta fondi, per aiutare questo settore colpito duramente. Caleb Followill cantante e frontman del gruppo, ha espresso il suo pensiero sul grande lavoro che c’è stato sotto le 11 tracce che compongono questa perla. Il risultato è qualcosa di sicuro e preciso, con un grande studio fatto di piccoli dettagli per un sound energico e molto analogico. Le loro influenze maggiori si sposano con band storiche del calibro di Pink Floyd e Beatles, infatti la strumentazione rispecchia quel periodo e sembra proprio suonare come un album anni 70. Nei testi c’è una buona dose d’intimità e molti riferimenti alla vita personale. Con i primi due singoli ascoltiamo subito il marchio di fabbrica unico a tinte indie rock del progetto, che ha catturato l’attenzione del pubblico di tutto il mondo. 

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False Heads – It’s All There But You’re Dreaming (Lovers Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Trentaquattromila followers sono un bel biglietto da visita per una band che sforna il suo album di debutto in un periodo in cui è impossibile andare in tour per promuoverlo e, d’altro canto, forse è anche il momento migliore per essere artisti emergenti: ormai gli album si possono produrre in casa senza troppi problemi, lo fa anche Sir Paul, basta avere gli strumenti musicali, un amplificatore e un software di quelli accessibili a tutti, e per la distribuzione si può anche fare a meno delle major, si pubblica il pezzo sui social e sulle piattaforme di streaming ed il gioco è fatto. Non a caso Instagram si sta rivelando un ottimo alleato nella ricerca di nuova musica da ascoltare, non devo neanche sforzarmi più tanto, merito degli algoritmi che ti entrano nel cervello e già sanno che roba ti piace… Così è stato per i False Heads, trio punkrock londinese composto da Luke Griffiths alla chitarra e voce, Jake Elliott al basso e Barney Nash alla batteria.

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Steven Wilson – The Future Bites (Caroline International/Universal, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Narcisismo, social network, shopping compulsivo, ego, consumismo, tecnologia sono le parole chiave di The Future Bites, sesto album solista del polistrumentista britannico Steven Wilson uscito lo scorso 29 Gennaio.
Chi conosce il percorso creativo di Steven può restarne destabilizzato o incantato. Questa sua nuova incarnazione lo vede spogliarsi totalmente dagli abiti natii sonori prog per vestire un sound più pop elettronico. È però inconfutabile che, per chi ha avuto modo di seguirlo, eclettismo, versatilità e metamorfosi siano i tratti distintivi del suo DNA in continua mutazione e ricerca. Membro e fondatore dei Porcupine Tree, gruppo rock-progressive nato inizialmente come one-man band sul finire degli anni Ottanta e attivo fino al 2010 con 10 “signori” album studio, ha preso anche parte in diversi side-project come i No-Man, i Blackfield, gli Storm Corrosion, i Bass Communion, gli I.E.M. in cui ha fluttuato fra krautrock sperimentale, art rock, psychedelic folk, drone-ambient, e dream pop. Come se non bastasse ha parallelamente eseguito la rimasterizzazione di pietre miliari dei King Crimson, Jethro Tull e Yes, iniziando nel 2008 la sua carriera da solista che ci conduce oggi a The Future Bites.

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Hugo Pratt – Aspettando Corto (Rizzoli, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Chi avesse pensato che la vita di Corto Maltese fosse sovrapponibile a quella del suo autore, Hugo Pratt, forse non lo sapeva, ma aveva ragione. Se ne trova conferma leggendo Aspettando Corto, (titolo originale, Le pulci penetranti), uscito nello scorso autunno presso Rizzoli. Un lungo viaggio dall’Africa, dove Pratt ha trascorso parte della sua infanzia, a Venezia, attraverso Argentina e Inghilterra. Potremmo dire che si tratta di una autobiografia, anche se il termine non sarebbe del tutto esatto. Si tratta invece di un racconto di una vita vissuta senza saggezza, ma con grande poesia e scritto in maniera che definire “divertente” sarebbe improprio, ma azzeccato. È l’Abissinia colonizzata la protagonista vera del principio del racconto di Pratt “…con mio padre che era lì per la difesa della razza”, dice ironicamente Pratt, e riferito ai soldati italiani aggiunge: “Poveri ragazzi, i soldati più straccioni del mondo. Si erano imbarcati a Napoli e andavano di stanza in Abissinia. Non c’entravano proprio niente con l’Impero dentro quella sahariane…” 

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Hitra – Transparence (AMP Music & Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Una curiosa manipolazione narrativa è alla base di questo disco in cui il gruppo in questione, Hitra, prende il nome dall’omonima isola situata nella parte centro-occidentale della Norvegia. Potremmo affermare che l’intera opera sonora – Transparenceè un’eterotopia focalizzata sulle città, non solo quelle esistenti ma anche in tutte le altre frutto di ideazioni fantastiche, utopistiche e letterarie. Si tratta di architetture nate dai racconti delle Mille e una notte come Lebtit e Labtayt o a progetti abitativi parigini come La città dei poeti (che è pure il titolo di un romanzo fantastico di Daniel Abraham). Anche quando gli agglomerati urbani sono realmente esistenti ci si riferisce a luoghi esotici, indonesiani come Sêtu o a villaggi semi-sperduti come Sandstadt, situato nella stessa Hitra. Si tratta quindi di non-luoghi, o meglio di luoghi dove il presente si riassorbe e si collega ad un’interiorità nascosta, una dimensione sacra e privilegiata in cui il Tempo abituale rallenta e si dissolve. Gli autori di tutta questa creazione musicale sono un quartetto italo-nordico in cui, accanto al nostro pianista Alessandro Sgobbio, suonano il chitarrista islandese Hilmar Jensson, il bassista Jo berger Myhre e il batterista Øyvind Skarbø, questi ultimi entrambi norvegesi.

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Ruben Minuto – The Larsen’s Session – Live in studio (Delta Promotion, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

Ruben Minuto, poliedrico Artista milanese, classe 1970, dopo la bella prova di Think Of Paradise, che purtroppo la recente e infausta pandemia gli ha impedito di presentare in tour, ha pensato di dare alla luce un album live realizzato in studio in presa diretta senza sovraincisioni, composto da dieci brani tre dei quali sono cover e sette provengono dai precedenti tre album editi a suo nome. Lavoro di bellezza ed eleganza rare in cui Ruben, come un fine cesellatore, sfoggia estrema accuratezza dei particolari, aiutato in questo anche dall’amico Luca Andrea Crippa con cui ha instaurato un sodalizio artistico duraturo e dai risultati eccellenti.

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Lo scambio e la collaborazione, la vita intensa e l’improvvisazione: Roberto Angelini, un sopravvissuto tra incognite, preghiere laiche e spontaneità

I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

Una chiacchierata di circa mezz’ora come due vecchi amici, risate, qualche domanda più poetica e davanti un grande artista, un grande Roberto, un Roberto Angelini sognatore e realista, intellettualmente sincero e con tanta voglia di futuro.

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L’Ultimo concerto? evento live, sabato 27 febbraio 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Ci sarà un ultimo concerto o c’è già stato? è il dubbio che attanaglia gli operatori del settore da un anno a questa parte, lasciati dalla nostra classe politica in balia della cattiva sorte, tra promesse disattese di aiuti economici e false speranze di riapertura: l’ennesima dimostrazione che, in Italia, il settore cultura e spettacolo, pur dando da mangiare a migliaia di persone, tra musicisti, tecnici e maestranze varie, sia l’ultima ruota del carro, non una risorsa da cullare e proteggere, bensì un problema da ignorare.
Dopo mesi passati a cercare termometri a infrarossi e dispenser per igienizzanti, sanificazioni selvagge che manco dopo Chernobyl, dopo settimane a scervellarsi su come distanziare le persone, ecco arrivare in autunno il coprifuoco, che costringe gli artisti a esibirsi in orario di aperitivo; giusto il tempo di vedere iniziare il JazzMi e subito un nuovo stop forzato. Cartellino rosso per tutti, buoni e cattivi, live club, cinema, teatri e musei.

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