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Voci fuori dal coro

Paolo Fresu & Lars Danielsson @ Blue Note, Milano – 15 marzo 2019

L I V E – R E P O R T


Live report ed immagini sonore di Elisabeth Petrone

Il calare del giorno, le luci artificiali dei negozi chiusi e dei ristoranti pronti ad accogliere nuovi ed abitudinari clienti, il vociare e le risate della gente fuori dai locali in attesa di amici che ancora devono arrivare donano a questa città un’atmosfera romantica, rilassata, un’isola felice. L’attesa di questa serata al Blue Note con Paolo Fresu & Lars Danielsson non delude le aspettative, rendendo questa atmosfera ancor più nostalgica ed evocativa. L’estro di Paolo Fresu lo si percepisce già prima dal suo abbigliamento, un pantalone scuro, a quadri, abbinato ad una camicia bianca con stampe di fiori da un tono vivace di rosso, il suo corpo ha la potenza di un albero secolare, un fusto forte e risonante e una chioma allegra ed estesa, rigore e creatività.

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KuTso: una musica disperatamente eroica e un po’ dannunziana – l’intervista al frontman Matteo Gabbianelli

I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

Un gruppo musicale che nasce da una tua idea già nel lontano 2006 e che ha subito varie evoluzioni fino ad oggi. Come è stato il vostro percorso musicale e che grado di maturità avete raggiunto?

Il nostro percorso è stato abbastanza disordinato e rocambolesco. Sono sempre successe cose straordinarie nel momento più inaspettato, non c’è mai stata una progettualità nel senso che io l’ho sempre avuta, però, alla fine gli eventi si incastrano come vogliono. Adesso abbiamo fatto quest’ultimo disco che si chiama Che effetto fa, che è proprio frutto di questo marasma e di questa incertezza e confusione totale in cui costantemente viviamo e vivo. Che effetto fa è pure la domanda che faccio a me stesso ossia che effetto farà questo disco.

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M¥ss Keta – Paprika (Island/Universal, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Venerdì 29 Marzo è uscito Paprika, il nuovo disco di M¥ss Keta. Prima di parlare del disco in sè ci tengo a sottolineare che per lei e tutto il suo progetto stra vedo. Mi ha conquistato inizialmente con In gabbia (anche grazie alla citazione alla mia Busto Arsizio) per poi riconfermarsi in tutti i progetti successivi, che alla fine la hanno portata a Una Vita In Capslock, ovvero la ciliegina sulla torta. Ammetto che le aspettative riguardanti questo disco non erano altissime, dopo quello precedente era veramente difficile riconfermarsi. Inoltre quando ho visto la tracklist, con moltissimi featuring, i quali potevano fate felici un po’ tutti (Guè Pequeno, Gabry Ponte, Mahmood…) non ero convintissimo.

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Bruno Belissimo – Stargate (Vulcano produzioni, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Belissimo, con una “l” sola. Proprio così, pronunciato all’americana. Bruno Belissimo, producer italo-canadese di base a Bologna, ha rilanciato l’italodisco con un album omonimo, riportando in auge i suoni che hanno reso grande l’Italia negli anni 80, ma adottando uno stile personale, fatto di linee di basso potenti e influenze da film sci-fi.

E proprio queste sono la base del nuovo album Stargate, titolo che per me ricorderà sempre quel film che ha segnato la mia infanzia dopo Jurassic Park.

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Unkle – The Road: Part II/Lost Highway (Songs for the Def, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

La lunga autostrada artistica degli Unkle passa dalle sponde del fiume Avon, fra le contee di Gloucestershire e Somerset, un percorso che parte da Bristol e arriva fino a Londra. È proprio su quest’asse geografica che nasce nella metà degli anni 90 il fenomeno TRIP HOP, la creazione di un genere che rappresenta il viaggio oltre la mente di chi ascolta. I padri fondatori furono i leggendari Massive Attack, il controverso Tricky e gli struggenti Portishead. Le influenze a cui ha portato questo movimento sono state molteplici, come gli artisti che ne hanno tratto spunto e uno di questi è stato sicuramente Dj Shadow. È da qui che parte la nostra “Lost Highway”.

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Malkovic: Adesso sappiamo dove andare (ma a Porta Venezia ci si perde comunque!)

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Avevamo parlato coi Malkovic a settembre: all’epoca di Buena Sosta, il loro secondo ep, era uscito da poco, avevano appena assorbito la botta di un cambio di line up pesante, di quelli per cui magari certi gruppi meno determinati decidono di sciogliersi. Loro non l’hanno fatto ed il risultato è Tempismo, esordio in formato full length e convincente prova di maturità e consapevolezza.
Il giorno dell’uscita lo hanno presentato all’Ohibò e ne ho approfittato per incontrare Giovanni Pedersini, cantante e chitarrista della formazione bresciana. Comodamente sistemati nel backstage, con una lattina di birra in mano ed una bella Playlist della loro etichetta Costello’s in sottofondo, abbiamo scambiato quattro chiacchiere sul disco e su come davvero rappresenti per loro un nuovo inizio.
Pochi minuti dopo li ho ammirati in azione, a più di due anni dall’ultima volta. Li ho trovati in ottima forma, con una resa sonora strepitosa ed una potenza dirompente, i nuovi brani in versione molto più elettrica ed esplosiva, ad integrarsi perfettamente con gli episodi più vecchi, tratti dai due ep. Un live bellissimo, arricchito anche da un nucleo di hard fan davvero esagitati, che si sono ammazzati di pogo per tutto il tempo (qualche santo deve aver vegliato sull’incolumità dei tre e della loro strumentazione, visto che, come è noto, nel locale non ci sono transenne a separare il palco dalla platea). Insomma, se volete avere una risposta sullo status del rock cosiddetto “alternativo” (sempre che questa parola esista ancora) compratevi Tempismo e andate a sentirli dal vivo: vi farete di sicuro un bel regalo…

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TOdays festival | 24 25 26 Agosto 2019 | Torino

N E W S


Articolo di Claudia Losini

“L’unica regola è che non ci sono regole”, recita il post di Facebook in cui TOdays Festival annuncia la line up del suo quinto anno di vita. Ed è proprio l’assenza di regole, la commistione di generi, la possibilità di sentire e scoprire cose nuove hanno fin da subito caratterizzato lo spirito del festival nato sotto la Mole. Impossibile fare previsioni su chi sale sul palco dello Spazio 211 a fine agosto, perchè ogni anno è una sorpresa diversa, ogni volta uno spaccato di nostalgia degli anni 90, rivelazioni psichedeliche, le migliori band italiane ed elettronica fino a tarda notte.

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Il Museo del Prado: la corte delle meraviglie | 15-16-17 Aprile 2019 al cinema‎

C I N E M A


Articolo di Eleonora Montesanti

In occasione delle celebrazioni ufficiali per i duecento anni dalla sua fondazione arriva al cinema il film evento Il Museo del Prado: la corte delle meraviglie. Sarà nelle sale solo dal 15 al 17 aprile questo viaggio attraverso gli spazi, le storie e le emozioni di uno dei musei più famosi del mondo. Ospite d’eccezione all’interno della pellicola: l’attore britannico Premio Oscar Jeremy Irons, che guiderà gli spettatori alla scoperta dell’immenso patrimonio del museo spagnolo.

Ci troviamo in uno dei templi dell’arte mondiale, un luogo di memoria e uno specchio del presente con 1700 opere esposte (e altre 7000 conservate). Una collezione che racconta le vicende di re, regine e dinastie, di guerre, sconfitte e vittorie. Ma non solo: il Museo del Prado è pregno di sentimenti ed emozioni degli uomini di ieri e di oggi, le cui vite sono intrecciate a quelle del museo.

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Pereira – Ogni canzone è una canzone d’amore

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Oltre le mode, oltre le facilitazioni dei luoghi comuni, a 22 anni si può anche essere cresciuti a Beatles e Bee Gees ed aver scoperto in diretta la seconda fase dell’Indie Rock, quando i propri coetanei erano probabilmente immersi in tutt’altre faccende. Joe Rasera è di Trento e la musica italiana non l’ha mai seguita troppo. Si è fatto le ossa sui maestri della melodia, poi l’hanno conquistato i vari Mild High Club, Whitney, Devendra Barnhart, Foxygen. Dopo anni di lavoro approda a Pereira, il suo progetto solista, di cui è appena uscito Mascotte, il disco d’esordio, frutto di una proficua collaborazione tra l’etichetta milanese Costello’s e quella romana A Modest Proposal. E di italiano, a parte la lingua con cui sono cantati i testi, non c’è proprio nulla: un suono pieno e vellutato, rifinito dalla splendida produzione di Fabio Grande e Pietro Paroletti, al servizio di canzoni che sono un miracolo di romantica perfezione, a metà tra la delicatezza di Mac De Marco e José Gonzalez, e la lezione sempiterna delle icone sopracitate. Dalle nostre parti, forse solo Colombre (che tra l’altro ha lavorato con gli stessi produttori) si è mosso su sonorità simili. Un disco delizioso, che pur non dicendo nulla di prettamente originale (ma chi è più in grado di farlo ormai?) si configura comunque come un tentativo gradito di spostare l’attenzione dalle solite formule dell’It Pop; ottime, per carità ma ormai ad altissimo rischio di prevedibilità.
Dal giorno dell’uscita, Mascotte l’ho ascoltato parecchio e mi è venuta la curiosità di scoprire qualche cosa in più sul conto del suo autore. Detto fatto. L’ho chiamato una sera al telefono ed ecco che cosa mi ha raccontato.

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