Ricerca

Off Topic

Solo contenuti originali

Classifica dei 50 migliori album del 2021

 

R E C E N S I O N E


“L’anno vecchio è finito, ormai, ma qualcosa ancora qui non va” direbbe il buon Lucio Dalla. Le sue parole sono quasi profetiche e ben si adattano a questi anni complicati e incerti. “Il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando”, noi ce lo auguriamo vivamente, anzi, ci crediamo, i segnali della ripresa ci sono già, si comincia a intravedere la proverbiale luce in fondo al tunnel. Noi di Off Topic non ci scoraggiamo e, covid o non covid, continuiamo imperterriti ad ascoltare buona musica e a diffonderla, soprattutto quella che più ci ha colpito e incuriosito. È tempo di bilanci e, come di consueto, di classifiche. Anche questa volta sono le parole di Simone Nicastro ad accompagnarci nella retrospettiva del 2021 appena concluso. I 50 dischi elencati da Simone fotografano un anno ricco di spunti interessanti in cui la buona musica non è sicuramente mancata. Le classifiche sono per loro natura parziali e soggettive, ma sono un ottimo stimolo al confronto, perciò fateci sapere cosa ne pensate, dite la vostra, commentate! Vi lasciamo alla lettura non senza augurarvi e augurarci un 2022 il più possibile sereno, ne abbiamo davvero bisogno. Buona musica e buona vita!

La redazione

Articolo di Simone Nicastro

Continua a leggere “Classifica dei 50 migliori album del 2021”
Featured post

Tim Berne | Gregg Belisle-Chi – Mars (Intakt Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quando si sente parlare di chitarre in un disco jazz, spesso si storce il naso. Quando poi, invece di sentir solo parlare, si sente la chitarra suonare, allora il discorso cambia. Quasi sempre cambia in meglio, forse perché il chitarrista conosce le difficoltà a cui sta andando incontro e sa che lo sposalizio tra “chitarra” e “jazz” potrebbe essere problematico, con qualche grandiosa eccezione che porta i nomi di Django Reinhardt, Franco Cerri, Pat Metheny, Bill Frisell e una manciata di altri musicisti. A questi nomi celeberrimi e a qualche altra decina, possiamo ora aggiungere anche il nome del giovane chitarrista newyorkese Gregg Belisle-Chi, astro nascente della chitarra acustica e profondo conoscitore della musica di Tim Berne e, va da sé, che allora questo matrimonio “s’aveva da fare”. Ci ha pensato David Torn ad officiare il rito, ovvero produrre questo magnifico disco, dal titolo Mars.

Continua a leggere “Tim Berne | Gregg Belisle-Chi – Mars (Intakt Records, 2022)”

Little North – Familiar Places (April Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Il giovane trio danese Little North, lascia un’impronta sensazionale sulla scena jazz americana, unendo le due culture musicali, sopra mondi differenti e espansivi. Ad un anno dall’uscita del precedente Finding Seagulls, che li ha lanciati nel sound contemporaneo, si confermano con questo nuovo percorso Familiar Places prodotto dalla sofisticata etichetta April Records, con base a Copenaghen. I paesaggi visionari si espandono nell’aria, con un’energia grezza e corposa, innalzando le composizioni in un vortice delicato e da pelle d’oca. All’interno dell’album danno un forte contributo sonoro, anche alcuni ospiti illustri, come il chitarrista svedese Viktor Spasov e il trombettista Kasper Tranberg. Oltre a questo livello musicale più tecnico e di spessore, rimane l’essenza personale del trio, che disegna paradisi profondi e tematiche struggenti da tenere d’occhio.

Continua a leggere “Little North – Familiar Places (April Records, 2022)”

Alexander Hawkins Mirror Canon – Break a Vase (Intakt Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Derek Walcott, poeta premio Nobel per la letteratura nel 1992 di cui forse troppo presto ci si è dimenticati, nel discorso di accettazione del premio ebbe a dire: “Rompi un vaso e l’amore che ricompone i frammenti sarà più forte dell’amore che dava per scontata la sua simmetria quando era integro”. A ricordarcelo è Kevin Le Gendre, nelle note di copertina che accompagnano l’ultimo, straordinario lavoro di Alexander Hawkins, grande pianista e non vorrei aggiungere di che genere, poiché le sua composizioni non sono strettamente imbrigliabili in un solo genere. Il disco, appena uscito per l’etichetta Intakt Records, si intitola appunto Break a Vase dove Alexander porta a spasso sugli infiniti ed inesplorati territori, straordinari musicisti: Neil Charles al contrabbasso, Stephen Davis, alla batteria, Richard Olátúndé Baker alle percussioni, Shabaka Hutchings ai sax e al flauto, Otto Fischer alla chitarra elettrica. L’ensemble, allargato rispetto al consueto trio con cui suona abitualmente Hawkins, si chiama Mirror Canon. Non si tratta di una stramberia, di una trovata originale, ma di un preciso riferimento, un riferimento (colto, come colto è Alexander Hawkins) ad un dispositivo contrappuntistico, il “canone a specchio” appunto, creato dalla geniale mente matematico-musicale di Johan Sebastian Bach. Proprio una raffinata ed instancabile ricerca musicale contrappuntistica sta alla base della composizione dei brani di questo disco e in generale dei percorsi di ricerca di Alexander Hawkins, compositore che alla ricerca più libera ha sempre associato il massimo rigore formale.

Continua a leggere “Alexander Hawkins Mirror Canon – Break a Vase (Intakt Records, 2022)”

Erik Palmberg – In Between (Naxos Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Questo disco, In Between, è stato registrato a Tullinge, un sobborgo di Stoccolma di ventimila anime a un passo dalle grandi foreste attorno alla capitale. All’interno di quest’opera avvertiamo il respiro ritemprante dei grandi spazi. Non credo, infatti, che possa considerarsi banale constatare che Natura e Musica, come del resto avviene in tutte le forme d’arte, si siano storicamente sempre confrontate e influenzate l’una con l’altra. In effetti la tromba di Erik Palmberg come la si ascolta in questo lavoro – seconda pubblicazione discografica del trombettista svedese – pur essendo per molti versi legata alla tradizione del  jazz occidentale, risente anche di una innegabile componente ambientale. Le timbriche e le ritmiche presenti nell’album non rescindono il cordone ombelicale con gli antichi maestri ma nel contempo mantengono un certo mood distaccato che permette ai musicisti di creare un pianeta tutto loro. L’impronta nordica viene quindi in parte caratterizzata da una certa ombra malinconica e da una velata sensazione di solitudine rimarcata da suoni cristallini e trasparenti, come spesso si avvertono nella musica degli artisti nord-europei. In effetti parte dei suoni di In Between – in Distant Signals ad esempio – sono stati ottenutiutilizzando una camera di risonanza in sala d’incisione, dove gli echi avvertibili sono naturali e non risentono quindi di una correzione digitale come normalmente avviene negli studi di registrazione. Le influenze sul modo di suonare di Palmberg sono scuramente molteplici ma le maggiori suggestioni percepibili provengono dall’Europa, da Kenny Wheeler – canadese di nascita ma attivo in Inghilterra fin dal 1952 – ma anche da Enrico Rava e Paolo Fresu, in questo secondo caso soprattutto  per gli interventi al flicorno. In realtà le relazioni di Palmberg sono eterogenee, riassumendo nelle sue note un lungo patrimonio culturale ereditato da molti trombettisti della storia del  jazz occidentale. Il profilo di Palmberg, come quindi si può capire, non è molto originale di per sé ma quel che conta è la musica creata dal suo gruppo che riesce a distinguersi, a trovare una propria strada per creare uno stile, quanto meno riconoscibile, all’interno del vasto panorama jazzistico attuale.

Continua a leggere “Erik Palmberg – In Between (Naxos Records, 2021)”

Cat Power – Covers (Domino, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

La realtà delle cover, è un po’ come la giungla descritta da Rudyard Kipling nel suo famoso romanzo: misteriosa. Si tratta di un mondo sacro e profano allo stesso tempo, in quanto, confrontarsi con un brano altrui, significa averne interiorizzato il concetto per poter poi imprimere qualcosa di proprio e trasmettere un nuovo e più approfondito messaggio. Solo ed esclusivamente con questa formula, una canzone o un’intera selezione di cover, risulterà vincente. Per chi scrive, la riproduzione fine a se stessa non ha senso di esistere. Fatta la dovuta premessa, presentiamo la nuova uscita di Chan Marshall, al secolo Cat Power, un’artista poliedrica, abituata a vestire brani altrui con il proprio tocco personale. Covers non è il primo esperimento in tal senso, nella sua carriera Cat Power ha già dedicato due interi dischi alla riproposizione di brani. Quest’ultimo lavoro è stato preceduto da Jukebox (del 2008) e The Covers Record (del 2000), album che si apriva con la famosa (I Can’t Get No) Satisfaction (del duo Rollingstoniano Mick Jagger/Keith Richards), completamente spogliata della carica aggressiva e resa lunare da una sola chitarra ripetitiva e affascinante come un cielo notturno pieno di stelle. E a proposito di Rolling Stones, l’artista li omaggia nuovamente con un’emozionante versione di You Got The Silver, reperibile però solo nell’edizione giapponese. Questo è lo spirito con il quale Chan Marshall affronta il non facile compito di appropriarsi di una canzone altrui e renderla al 100% Cat Power.

Continua a leggere “Cat Power – Covers (Domino, 2022)”

Chelsea Carmichael – The River Doesn’t Like Strangers (Native Rebel Recordings, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

C’è qualcosa di misteriosamente ermetico, nella musica di Chelsea Carmichael. Con tradizioni familiari giamaicane ma inglese di nascita, originaria di Warrington, città posta a nord-ovest dell’sola britannica, la sassofonista Carmichael arriva ad incidere il suo primo album con l’aiuto di Shabaka Hutchings, già affermato musicista jazz londinese. Hutchings, rimasto colpito dalla personalità della Carmichael, l’ha invitata a registrare per la propria neonata etichetta Native Rebel Records e il risultato di questa collaborazione è The River Doesn’t Like Strangers. Ermetismo, dicevo. Non certo a livello sonoro, data la vasta disponibilità di suoni “naturali” – da menzionare le percussioni di Eddie Hick – ed altri più effettati, questi ultimi soprattutto per l’intervento della chitarra elettrica di Dave Okumu. Il profilo enigmatico di questa musica sta nel fatto che sembra orientarsi contemporaneamente in varie direzioni diverse, da momenti quasi paesaggistici con suoni lunghi e pacati fino a frangenti free ma anche includendo parentesi funkeggiati di provenienza caraibica caratterizzate da suoni tribal-dance che arrivano a lambire l’area pop-rock – mi sono tornati alla mente persino gli sfortunati Morphine dei ’90. C’è anche un po’ di Giamaica, tra le righe, proposta con discrezione, e certe suggestioni africane nello stile ad esempio di Fela Kuti e Tinariwen. L’eterogeneità di queste influenze sono in parte attribuibili alla variegata mescolanza di elementi linguistici e tradizionali che offre attualmente una città cosmopolita com’è Londra. La considerazione fondamentale è comunque come questa musica appaia molto vitale, sia quando si semplifica in strutture lineari vicino al reggae-rock e sia quando prende più convintamente la strada segnata dal jazz. Una ventata d’eccitazione psicofisica la scuote lungo gli appassionanti – ma alle volte anche distaccati – interventi di sax. Un basso dub – ad opera di Tom Herbert – in ossequio alle radici culturali della Carmichael – fa vibrare il ventre e completa la formazione a quartetto.

Continua a leggere “Chelsea Carmichael – The River Doesn’t Like Strangers (Native Rebel Recordings, 2021)”

Tania Bruguera – La verità anche a scapito del mondo @ PAC, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo e immagini di Mario Grella

Si potrebbe dire che Tania Bruguera è un’attivista politica più che un’artista, ma proprio per questo, una grande artista, certamente una delle più influenti nel mondo dell’arte contemporanea. Per chi volesse entrare nella materia viva della sua arte, al PAC di Milano fino al prossimo 13 febbraio le performance e le opere di La verità anche a scapito del mondo. Le performances di Tania Bruguera non sono però meri esercizi estetici o stramberie concettuali, sono atti partecipativi che hanno le loro radici nella denuncia della violazione dei diritti umani e in particolare, soprattutto in questa mostra del Pac, di quelli del popolo cubano e dei migranti. “Fiat veritas et pereat mundus” è la citazione latina che la filosofa Hannah Arendt pronunciò in risposta al giornalista Gunther Gaus alla televisione tedesca negli anni Sessanta: sia detta la verità anche a scapito del mondo, appunto. Verità difficili da ammettere, ma anche più difficili da nascondere. E proprio in omaggio ad Hannah Arendt si apre la mostra: nella stanza uno una sedia a dondolo sulla quale sedersi e dare lettura di un fondamentale testo della della Arendt, “Le origini del totalitarismo”, così come fece la Bruguera il 20 maggio del 2015, aprendo la sua casa a L’Avana e dalla cui esperienza nacque l’INSTAR, ovvero l’Instituto dell’Artivismo Hanna Arendt” che porta avanti una sorta di alfabetizzazione civica contro ogni dittatura.

Continua a leggere “Tania Bruguera – La verità anche a scapito del mondo @ PAC, Milano”

Cara Calma – Gossip! (Piuma Dischi, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Giovanni Tamburino

Il 14 gennaio 2022 tornano i Cara Calma con Gossip!, il loro terzo album in uscita con Piuma Dischi, con cui si confermano ancora una volta come unicum nel panorama musicale italiano. I quattro ragazzi del bresciano restano araldi di quella genuina e lacerante emo attitude che non appartiene più solo allo strano periodo dell’adolescenza di cui ogni millennial porta i segni come medaglie al valore.
Tra abbandono, delusioni e denti stretti, Gossip! è il disco della presa di consapevolezza, della presa di coscienza del proprio lavoro come band e del mondo che li circonda.

Continua a leggere “Cara Calma – Gossip! (Piuma Dischi, 2022)”

Alex Hitchcock – Dream Band (Fresh Sound New Talent, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Confesso di essermi avvicinato a questo disco di Alex Hitchcock, Dream Band, con una certa dose di scetticismo e circospezione. Quando leggo sulla stampa internazionale aggettivi iperbolici come “incredibile”, “unico”, “talento fantastico” ecc… che riguardano proprio questo giovane saxofonista inglese, giunto al terzo disco da titolare – escludendo gli E.P. e il lavoro in coppia con Tom Barford – mi chiedo se effettivamente tutto questo entusiasmo sia giustificabile o se invece ci si trovi davanti ad una delle innumerevoli “next big thing” che mensilmente popolano le riviste specializzate. Poi scopro che Dream Band è stato realizzato con l’impiego di tre gruppi “da sogno” tutti diversi – 15 musicisti in totale – e i miei dubbi hanno continuato ad aumentare, facendomi pensare ad una sorta di guazzabuglio strumentale o comunque ad una seria discontinuità espressiva tra i diversi brani proposti. Invece mi sbagliavo di brutto. Hitchcock è indubbiamente un musicista con caratteristiche virtuosistiche che vengono espresse misuratamente ma che si estrinsecano alla bisogna con autentiche esplosioni di idee. Il suo sax tenore possiede a tratti una morbidezza molto suadente e altre volte una decisa ma contenuta aggressività, mantenendosi tuttavia ben lontano da certi guizzi rabbiosi di molti suoi giovani colleghi. Fraseggi a volte serrati ma comunque pieni di respiro, spesso con andamento circolare, realizzati con un suono che mi ha ricordato gli istanti più tranquilli di un Sonny Rollins o certe escursioni come quelle di Bobby Watson. Addirittura, nell’unico standard presente nell’album, Azalea di Duke Ellington, Hitchcock s’avvicina alla timbrica di Ben Websterprovare per credere – segno che il giovane sassofonista britannico ha molte frecce al suo arco e sa mutare pelle a seconda delle circostanze.

Continua a leggere “Alex Hitchcock – Dream Band (Fresh Sound New Talent, 2021)”

WordPress.com.

Su ↑