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Ernst Reijseger @ Basilica di San Gaudenzio, Novara

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Quando sotto la volta della Cupola antonelliana della Basilica di San Gaudenzio a Novara, incomincia a far roteare il violoncello, come a voler farne fuoriuscire i suoni rimasti intrappolati nella cassa armonica, si percepisce subito di avere di fronte qualcuno che non è solo un musicista. Uno sciamano del suono? Forse un sacerdote di un rito? Un mago alle prese con una magia? No, Ernst Reijseger è proprio un musicista, solo che di musicisti così se ne incontrano pochi, non fosse altro per il fatto che quando lo si ascolta in solo, sembra che con lui non ci sia solo il suo violoncello, ma anche altri strumenti e altre profetiche e misteriose “presenze” e che lui è tutt’uno con il suo strumento.

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King Gizzard & The Lizard Wizard – Butterfly 3000 (KLGW, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Everybody here is catching smoke, looking for the ephemeral
Riding on a yellow-bellied brown snake, sipping on hedonism

(King Gizzard & The Lizard Wizard, Catching Smoke, 2021)

A distanza di soli quattro mesi dall’uscita di L.W., gli australiani King Gizzard & The Lizard Wizard tornano a far parlare di sé rilasciando un nuovo album full lenght, il diciottesimo in undici anni di carriera: Butterfly 3000. Stu Mackenzie e compagni proseguono il viaggio attraverso le dimensioni del Multiverso – o Gizzardverso – incanalando la propria energia psichedelica in un lavoro vicino al nostalgico synth-pop.

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Mitelli Delius Edwards Calcagnile Quartet @ Castello Sforzesco Visconteo di Novara

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Sembra una scampagnata in città, in una sera d’estate, questo concerto di NovaraJazz al Castello che ospita il Mitelli Delius Edwards Calcagnile Quartet, nome chilometrico e didascalico, ma meglio così piuttosto che intitolare il quartetto a qualche misteriosa divinità, di qualche misterioso Olimpo. Una formazione che vede Gabriele Mitelli alla tromba, Tobias Delius al sax tenore, John Edwards al contrabbasso e Cristiano Calcagnile alla batteria. Si comincia con il canonico ritardo, sfruttato da Corrado Beldì e dal Sindaco di Novara, Alessandro Canelli che annunciano, tra le altre cose, uno stanziamento di fondi per prossimi tre anni a favore di NovaraJazz Festival e non è cosa di poco conto. E poi a rompere gli indugi, è il sax di Tobias Delius e subito dopo la tromba di Gabriele Mitelli.

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Extraliscio – Punk da balera – di Elisabetta Sgarbi (Italia, 2021)‎

C I N E M A


Articolo di Silvia Folatti

Ma che strano film è questo, che in due ore sfata un pregiudizio lungo una vita e ti fa immergere in un mondo che non avresti mai pensato neanche di sfiorare, che eri convinta avessi rifiutato con cognizione di causa e a cui, ammettiamolo, guardavi con un certo snobismo e tanta presunzione… Un film che ti spiazza fin dalla prima scena, perché sembra l’inizio di un film di Kusturica dal ritmo già trascinante e l’atmosfera un po’ gitana e poi prosegue con citazioni di Kubrick (il bancone del bar in cui si alternano vari fantasmi a cui la voce narrante Ermanno Cavazzoni comincia a chiedere l’immancabile e misterioso cocktail), Wes Anderson, nei colori accesi soprattutto quando i componenti della band si raccontano, Fellini (le nebbie, le atmosfere oniriche), Jarmusch (i fantasmi, le allucinazioni, i contorni sfumati, la poesia), Kaurismaki e i suoi personaggi improbabili e stralunati.

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O-Janà @ Museo Etnografico Archeologico di Oleggio (No)

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Qualche volta mi trovo spiazzato. Non mi capita spesso, ma mi capita soprattutto quando mi trovo davanti a suoni poco consueti, poco definibili e anche poco classificabili. È per questa ragione che non  avevo scritto ancora nulla del bel concerto di Ludovica Manzo (voce ed elettronica) e Alessandra Bossa (tastiere ed elettronica) che formano il duo O-Janà e che si sono esibite domenica scorsa in un intimo e raffinato concerto nell’ambito di Novara Jazz 2021 nel cortile del Museo Fanchini di Oleggio. Il nome del duo deriva dal termine vernacolare campano “Janara” che significa più o meno strega; ed effettivamente la vocazione dei pezzi presentati tratti dal lavoro intitolato “Inland Images”, lascia in un certo senso “stregati”, complice un luogo sobriamente bello, come il cortile del museo oleggese e una magnifica sera di tarda primavera.

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Ariel Bart – In Between (Ropeadope Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Nella “Tempesta” di Shakespeare Ariel è il nome di uno spirito dell’aria. Nella religione ebraica Ariel è invece un angelo. Comunque sia l’aria pare essere l’elemento portante di questa entità, sotto tutte le possibili forme in cui si trovi. Per suonare l’armonica a bocca di aria ne occorre tanta, come per qualsiasi strumento a fiato. Il respiro, ciò che ci mantiene in vita, scorre nello strumento animandolo, insufflando parte di quella vitalità che possediamo, dandoci forse qualcosa di più che un’illusione demiurgica. Cioè la consapevolezza di poter essere creatori, a nostra volta, di un’arte come la musica. Ariel Bart è una giovane armonicista israeliana appena ventitreenne che ha concluso però la sua formazione professionale a New York, a tu per tu con jazzisti importanti tra cui alcuni suoi maestri come Aaron Parks e Anat Cohen, per esempio, o partecipando all’incisione di un album del contrabbassista William Parker e di un altro del batterista Andrew Cyrille. Ariel Bart è poco più che uno spiritello gentile, quindi, ma che conosce i segreti dell’armonica cromatica quasi come fosse una navigata artista certamente più matura degli anni che dimostra di avere. A dir la verità conosco pochissime donne che suonino l’armonica, diatonica o cromatica che sia. Mi vengono in mente solo due nomi. Il primo si riferisce ad una figlia d’arte come Karen Mantler – sua madre è Carla Bley con la quale condivide, oltre il dna musicale, una evidente somiglianza fisica – e il secondo nome riguarda Annie Raines, però maggiormente orientata verso il blues.

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J. Sintoni – Backroads (Go Country Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

S’intitola Backroads il nuovo album di J. Sintoni in uscita l’11 giugno 2021 per l’etichetta bolognese di Paolo Pizzi, Go Country Records.
Emanuele J. Sintoni è nato a Cesena il 20 Marzo 1974, chitarrista e cantante dalla solida formazione blues è attivo dalla metà degli anni ’90 ed ha suonato nei più importanti club e festival italiani ed europei tra i quali il Pistoia Blues Festival, Chianti Blues Festival, Piacenza Blues Festival, Voodoo Chile Blues Fest, Castel San Pietro in Blues, Blues & Jazz Fest, Black & Blue Festival, il Rootsway Blues Festival, Blues au Chateau per citarne soltanto alcuni.
Ha scritto e prodotto gli album The Red Suit (2007) annoverato tra i Top 50 Blues Album Usa, A Better Man (2012) e Relief per la Good Luck Factory / IRD del 2017 che segna la svolta acustica e cantautorale del musicista.
Ha inoltre inciso nel 2015 il doppio album (CD) per la Appaloosa Love Songs, Mermaids And Grappa con il cantautore americano Grayson Capps (autore della colonna sonora del film Una canzone per Bobby Long con John Travolta e Scarlett Johansson), accompagnandolo alla chitarra nei tour italiani (2009,2013,2014) e con il quale collabora da diversi anni in veste di chitarrista.
J. Sintoni più apprezzato sino ad ora all’estero che in patria è uno dei chitarristi blues “tenuti d’occhio” anche negli States, dopo alcuni album elettrici e la svolta che guarda alla tradizione acustica e al folk.

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Bob Malone – Good People (Appaloosa Records/I.R.D., 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Lo scorso 21 maggio è uscito il nuovo album del mago della tastiera Bob Malone edito dalla italiana Appaloosa (Delta Moon Records negli Usa) e da noi distribuito dalla I.R.D. Pochi artisti hanno la fantasia, l’esperienza di Bob Malone che sì è distinto come strumentista, cantautore, compositore, session-man, artista dal vivo e musicista d’elite per più di due decenni. Un vero artista, polistrumentista nato il 2 dicembre 1965 come Robert Maurice Meloon, nato a Irvington e cresciuto a Milton nel New Jersey.

Scoperto praticamente per un puro caso da Bruce Springsteen durante un soundcheck, da quel momento Bob Malone ha inanellato una lungimirante carriera come abile session-man ed una storia di collaborazioni stellari come Tom Petty, Mary Gauthier, lo stesso Bruce Springsteen, Freddy Fender (nel 1993), Joe Cocker, Jerry Douglas, Neville Brothers, Journey, Jonny Blu (artista di Los Angeles), Joe Sample, Gino Vannelli fino a Claudio Baglioni.

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MiCO – MiCO (Abeat Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Mentre il Mondo ci assilla con la brutalità delle sue notizie c’è chi, per fortuna nostra, possiede ancora il coraggio necessario per regalarci una buona dose di ottimismo distensivo. Che non significa fare il gioco delle tre scimmiette, bensì evitare tutte quelle distorsioni percettive a cui siamo esposti sotto il continuo tambureggiamento dei mezzi d’informazione che spesso diventano strumenti invasivi. Michele Santoriello, quarantatreenne musicista marchigiano, decide di scegliere il basso elettrico per esprimere tutta la propria vitalità e vigoria, ben percepibili attraverso gli umori espliciti di questo disco, MiCO, edito da poco dalla Abeat. Già la scelta di uno strumento paradigmatico come il basso elettrico suggerisce l’idea dell’indirizzo musicale che prevalentemente interessa Santoriello. Sono i territori della jazz-fusion e del funk a coinvolgerlo primariamente, anche se il percorso, in questo caso, si fa più eterogeneo inglobando misurati elementi di musica popolare e di pop-rock, come vedremo più esplicitamente. Diciamo subito che, pur essendo MiCO un lavoro privo di fantasmagoriche novità, la struttura ritmica ed armonica è assai ben sviluppata, arricchita da un preciso insieme che ne garantisce l’invidiabile fluidità di percorso. Non ci sono inutili complicazioni formali né incursioni dentro alcun lato oscuro della creatività: anzi, è proprio una certa solarità ed una visione positiva dell’esistenza che rincuora il nostro sistema emotivo durante l’ascolto.

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