R E C E N S I O N E
Recensione di Paola Tieppo
Uscito nell’ottobre 2025, su etichetta Dodicilune, solo nelle ultime settimane ho avuto modo di ascoltare con attenzione l’interessante esordio discografico di un quartetto di giovani calabresi. Veronica Parrilla, voce, e Carlo Maria Manna, pianoforte, sono i titolari dell’ensemble che comprende anche Giuseppe Gugliotta, al basso elettrico, e Francesco Borrelli, alla batteria. L’album in questione, Above All, raccoglie sei composizioni originali e due celeberrimi standard jazz riarrangiati con personalità e stile consonante ai pezzi inediti.
“Il nostro disco è un viaggio alla ricerca della luce, un’indagine introspettiva in cui mettiamo al centro la nostra sensibilità” dice Veronica in una presentazione live di qualche tempo fa, dando l’idea di come toni chiari e scuri si incrocino nel quadro sonoro del progetto. Lo ‘specchio’ è nell’art work di copertina che ritrae una figura femminile alla finestra di un edificio i cui contorni si confondono nella profondità notturna ‘spezzata’ solo dai bagliori di una fila di lampioni e da un’immensa luna piena.

I testi in inglese degli originali portano la firma di Parrilla, mentre gli spartiti sono opera di Manna, tranne per No Name, composto da entrambi. Questo lavoro ben incarna, come prefissatosi, il tema del rispetto e dell’integrazione delle diversità, tanto caro alla ‘filosofia’ jazz. Si respirano influenze musicali molto varie: è sì il jazz a predominare, pur con un taglio decisamente moderno, ma in alcuni passaggi echeggiano contaminazioni prese in prestito da altri generi, compresi il musical ed il pop sofisticato degli anni Ottanta. Il tutto fluisce con sincerità e naturalezza tali da conquistare fin dai primissimi ascolti. Voce e strumenti si amalgamano con efficacia e, nonostante l’ensemble sia a nome dei due autori, la sezione ritmica difficilmente resta in secondo piano, anzi è parte indispensabile nell’ottima riuscita del progetto.
I due standard, “a cui siamo molto legati e che raccontano sicuramente un pezzo della nostra vita”, citando ancora Veronica, sono amabilmente stravolti dalla loro personale sperimentazione. Close To You, musica di Burt Bacharach e testo di Hal David, datata 1963, è trasformata ritmicamente, grazie anche al canto che inizialmente pacato, quasi dolente, dopo neanche un paio di minuti si libra improvvisando uno scat che si impone con sicurezza fra piano e ritmica per poi terminare in un sussurro. Decisamente più ardito l’arrangiamento di Infant Eyes, pubblicata nel 1965 dal grande sassofonista e compositore Wayne Shorter. Ho ascoltato parecchie versioni di questo standard straordinario ed immagino i puristi storcere il naso a priori… invece li inviterei ad accostarvisi senza pregiudizi. Si trova qui un tocco di attualità, magari inaspettata, ma ovvia e ragionevole, forse non indispensabile ma carica di rispetto, che se da un lato sottrae qualcosa alla lievità del capolavoro shorteriano dall’altro potrebbe attrarre un pubblico meno consapevole ed incuriosirlo a scoprire anche la bellezza dell’originale. E se il trio di musicisti deve confrontarsi con tre giganti come Herbie Hancock al piano, Ron Carter al contrabbasso ed Elvin Jones alla batteria, la cantante ha l’arduo compito di destreggiarsi tra i fraseggi appartenuti al tenore di Wayne Shorter e alla tromba di Freddie Hubbard e lo fa con vocalizzi e scat che scuotono la delicatezza della ballad donando un piacevolissimo movimento fino al deciso stop finale.
Con le composizioni originali si arriva al cuore del progetto, a dove l’ispirazione e l’esperienza hanno condotto, per ora, all’evidente interplay cresciuto con i quattro, oggi all’incirca trentenni, fra i banchi del conservatorio e maturato a suon di tentativi insieme.

In apertura, Above All, la title track, parte sommessa con la voce in crescendo di Veronica e la musica carezzevole del solo di piano di Carlo Maria e della ritmica, poi la cantante accende la prima luce di quella fila di lampioni ed il suo scat si leva limpido e brillante, tornando infine a confondersi nell’oscurità. Running Down è il brano che più mi riporta alle atmosfere ‘pop’ a cui accennavo inizialmente, con un lungo gradevole spazio lasciato al basso elettrico ed al drumming, raggiunti dal piano, le parole oscillanti fra la tristezza e la speranza. A proposito, cercando informazioni sul sito di Dodicilune, ho avuto la bella sorpresa di trovare un link che permette di leggere e scaricare tutti i testi originali, assenti nel supporto fisico. Un’altra sfaccettatura musicale è in To Get Into The Swing, e non occorre specificare quale, ma, ancora una volta, c’è molto di più ed i quattro musicisti si alternano o si sovrappongono “perché la vita è una scalata infinita”. Finalmente l’abbraccio di una ballade, Her, chiudo gli occhi, mi tuffo all’indietro in un fumoso jazz club, abiti da sera, whiskey on the rocks nei bicchieri, il piano e la voce che si prendono e si lasciano e quell’inciso improvviso in cui Manna sembra una marea che trascina tutto dolcemente con sé e, quando si cheta, le spazzole di Borrelli scivolano sulle pelli tese e Gugliotta incornicia il tutto con una leggerezza tale da non far rimpiangere un contrabbasso. Oscurità e luce, ancora… e ancora in No Name, il pezzo scritto a quattro mani, particolarmente sottolineato dalla presenza ritmica. Sono intorno ai sei/sette minuti le composizioni di Parrilla e Manna, a differenza degli standard di poco oltre i quattro minuti, ma la loro voglia di raccontare, e raccontarsi, supera i dieci minuti nella traccia conclusiva Rain (Please Teach Me Now) e regala l’ultima ennesima gemma da ammirare per coglierne ogni piccola elegante sfumatura. Ognuno dei sodali trova l’ambito in cui esprimersi, con maturità e coinvolgimento. Nuovamente sono conquistata dalla voce: il timbro è distintivo, la modulazione dinamica ed espressiva. Insomma dopo oltre quarantacinque minuti il disco smette di girare e non penserei mai che sia passato davvero tutto questo tempo, senza un attimo di noia, e sono grata per le piccole o grandi luci che hanno rischiarato le ‘mie’ ombre. “Forse un giorno suoneremo quella melodia O forse stiamo solo sognando tutto…” #eiovadoadormirefelice
Tracklist:
01. Above All
02. Running Down
03. Close To You
04. To Get Into The Swing
05. Her
06. No Name
07. Infant Eyes
08. Rain (Please Teach Me Now)
Cover digital art by Andrea Madera.
Photos © Alessandro Maria Aiello (That’s It! Creative Hub Soc. Coop)




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