I N T E R V I S T A
Articolo di Alessandro Tacconi
Per quanti siano in grado di farlo,
il montaggio è il mezzo compositivo più potente
per raccontare una storia.
(Sergej Ejzenstejn)
Da qualche anno le sale cinematografiche ripropongono vecchi film, che anagraficamente non era stato possibile vedere. In molti casi si tratta di pellicole mute all’epoca in cui il sonoro veniva realizzato da qualche musicista e rumorista. Diverse associazioni e fondazioni si avvalgono di musicisti che si incaricano di reinterpretare le colonne sonore, quando disponibili, o scriverne ex novo. Un paio di anni fa a Berlino al cinema Babylon ho avuto la fortuna di vedere e ascoltare Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau con la colonna sonora realizzata dalla Babylon Orchester Berlin. Esperienza indimenticabile ed emozionante.
Per quelli che non s’intendono di composizione,
il montaggio è una sintassi per costruire correttamente
ogni particella d’un frammento di film.
(Sergej Ejzenstejn)
Un progetto musicalmente molto interessante è questo de I Sincopatici su una delle pellicole più celebri del regista russo Sergej Ejzenstejn: La Corazzata Potëmkin. Il gruppo è formato da Francesca Badalini al pianoforte e chitarra elettrica, Andrea Grumelli al basso fretless, Silvia Maffeis al violino e Teo Ravelli alla batteria ed elettronica. Anima del progetto è la stessa Francesca che dal 1999 collabora con la Cineteca Italiana componendo ed eseguendo dal vivo musiche per film muti, successivamente rielaborate dall’intero gruppo. L’ensemble propone ogni volta uno spettacolo fortemente emozionale ed intenso: un cine-concerto in cui, alla potenza evocativa delle immagini di capolavori del cinema muto, si unisce la forte suggestione creata dalla musica che si muove tra l’improvvisazione, il rock e l’ambient, il metal e il prog rock, la musica classica e contemporanea con l’uso di pianoforte, tastiere/synth, chitarra, basso, batteria, percussioni ed elettronica.
Il repertorio ormai corposo spazia dai film muti più conosciuti come Nosferatu, Metropolis, Il Gabinetto del Dottor Caligari a titoli meno famosi ma non per questo meno affascinanti come La Scala di Satana, Il Mondo Perduto, La Nuova Babilonia. In questo caso, La Corazzata Potëmkin è, allo stesso tempo, uno dei film più famosi (e fantozzianamente famigerati!) della storia del cinema e uno dei meno visti. Per i suoi valori tecnici ed estetici è generalmente ritenuto fra i migliori film del ‘900, nonché una delle più compiute espressioni cinematografiche di tutti i tempi. Girato nel 1925, il film celebra la rivolta dei marinai e della città di Odessa avvenuta nel 1905. L’album è stato realizzato per il centenario della prima visione pubblica de La Corazzata Potëmkin e a parlarcene è Andrea Grumelli.

Davvero complimenti per questo lavoro. A ogni ascolto scopro nuove cose. Intanto mi ha colpito in alcuni passaggi l’uso delle sonorità metal.
Francesca, Teo e io siamo “vecchi metallari”, in gioventù abbiamo fatto parte di diversi progetti goth-progressive metal, quindi certe sonorità le abbiamo nel DNA. Il gruppo Soul Takers aveva una doppia anima: quella metal e poi sonorizzava i film. Francesca Badalini collabora da vent’anni come pianista resident con la Cineteca Italiana di Milano e con il Cinema Arlecchino. In principio lavorava in solo, poi ha proposto di fare partecipare anche il gruppo, offrendo in questo modo delle sonorità più moderne e contemporanee ai film degli anni Dieci e Venti.
Questo album è una suite composta da cinque parti, che a loro volta si compongono di ulteriori sezioni. Il montaggio sonoro mi pare tenga conto di quella che era la cifra stessa del regista del film, che lavorava per contrapposizioni di immagini.
La sonorizzazione del film risale ad alcuni anni fa. Cambiando alcuni membri, aggiungendo l’elettronica e mutando anche i nostri gusti musicali si è giunti alla versione attuale. La realizzazione della musica avviene guardando il film e trovando degli agganci sonori che accompagnino il mood di ciascun capitolo del film. Per le parti più movimentate, ad esempio, abbiamo inserito più elementi metal e rock progressive, per quelle più sognanti e liriche abbiamo inserito musiche più classicheggianti. Teo Rovelli da quando è entrato nel gruppo ha apportato anche l’elettronica un po’ straniante e onirica nelle parti che richiedevano secondo noi un po’ di svecchiamento del suono.

L’elettronica ha un ruolo importante ed è un ulteriore strumento che serve a creare una tensione musicale e ad ampliare la gamma timbrica dei vostri strumenti.
L’abbiamo usata in modo differente rispetto ai canoni, perché non si tratta di tracce registrate od overdub. I nostri strumenti, pianoforte, basso e violino entrano direttamente nell’elettronica che li modifica mentre suoniamo. C’è una reazione immediata tra quello che suoniamo e ciò che si produce elettronicamente.
Quanto vi ha influenzato il tipo di montaggio del regista Sergej Ejzenstejn?
L’idea alla base di questo progetto era realizzare sia una colonna sonora per il film sia musica che potesse essere ascoltata in maniera autonoma. È vero che guardando il film e ascoltando contemporaneamente la colonna sonora il cambio di sonorità può risultare un po’ “telefonato”, ma inedita è la modernità del suono. L’idea era comporre una macro suite di cinque parti principali, che corrispondessero ai cinque atti del film, poi all’interno di ciascuna vi sono dei movimenti che si richiamano con i temi, le melodie e alcuni suoni caratteristici. È vero che i temi servono anche allo spettatore che ascoltando la musica riconosce delle parti avendole ascoltate in precedenza anche se ripresentate con uno strumento differente (il violino, il basso distorto o la chitarra), cambiando la timbrica cambia anche il modo in cui viene presentato il tema.
Diversi i generi che avete utilizzato. Non vi siete dati alcun limite.
In effetti abbiamo messo mano alla musica classica e contemporanea, al prog e post rock, all’ambient con l’elettronica e poi ci sono le parti improvvisate, degli open dove ci diamo dei riferimenti di massima improvvisando al momento, ad esempio la parte della rivolta all’inizio del film. Il quartetto diciamo che si divide a metà: quella più classica legata allo spartito del pianoforte e del violino e i “disturbanti” più prossimi al jazz e all’improvvisazione del basso, chitarra e batteria che giocano molto sull’interplay.

Che cosa puoi dirci della scrittura della colonna sonora?
Per il 70% i temi principali sono stati composti da Francesca Badalini e da sua sorella Federica, che all’epoca suonava con noi in quintetto. I nuovi membri, Silvia Maffeis e Teo Ravelli, hanno determinato dei nuovi cambiamenti. Ognuno ha apportato nuove idee alle timbriche e agli arrangiamenti su quello che era già stato composto. Ogni film ha un propria genesi e una formazione leggermente differente. Adesso ci stiamo dedicando a La caduta della casa Usher del 1928 di Jean Epstein dal racconto di Edgar Allan Poe, partendo dal materiale di Teo Ravelli che aveva già lavorato su di esso col suo progetto borda.
E questo rende ogni vostro progetto unico, imprevedibile e affascinante. Ci vedremo e sentiremo al cinema o in qualche teatro.
Il montaggio è semplicemente una regola elementare di ortografia filmica per quelli che mettono insieme sbagliando pezzi di film, come si mescolano gli ingredienti per fare una medicina; o per mettere i cetriolini sott’aceto, o per conservare le prugne, o per far fermentare insieme mele e bacche di mortella.
(Sergej Ejzenstejn)




![Sonia Spinello con Sonia Candellone – Time don’t move [anteprima video + intervista]](https://offtopicmagazine.net/wp-content/uploads/2026/04/Spinello_Candellone_ETEREA-©Riccardo-Botta.jpg)
Rispondi