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Limonov – Ian Curtis is dead (undead undead undead)

I N T E R V I S T A


Articolo di Francesca Marchesini

«Praise to the glory of loved ones now gone», così recita il secondo verso di The Eternal, brano dei Joy Division contenuto in Closer. I milanesi Limonov non solo hanno deciso di proporre una loro versione di questa canzone, ma si sono spinti fino alla “riesumazione del corpo” del frontman della band attraverso la tecnica del deepfake. In occasione dell’uscita del videoclip Ian Curtis feat. Limonov, ho parlato con Pietro Lafiandra (voce), Andrea Rossini (tastiera) e Samuele Sala (batteria) a proposito della loro non-appartenenza alla scena post-punk italiana e all’impatto che le tecnologie video hanno avuto sulla produzione creativa dei Limonov.

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Willie Peyote – Il ritorno al futuro di Willie

I N T E R V I S T A


Articolo di Arianna Guastini

È uscito venerdì 6 maggio 2022 il nuovo e sesto album di Willie Peyote (nome d’arte Guglielmo Bruno Torinese, classe 1985) dal titolo Pornostalgia che presenta 13 brani inediti. C’eravamo lasciati nel 2019 con Iodegradabile, di cui non è stato possibile nemmeno godersi il tour perché è scoppiata la pandemia Covid Sars 19.
Ma in questi anni Willie non è comunque stato fermo, ha collaborato con l’artista internazionale Shaggy (vincitore di 2 Grammy Awards), con cui ha lanciato il singolo Algoritmo, a cui ha fatto seguito la canzone La depressione non è un periodo dell’anno, un brano che racconta in maniera pungente e geniale la pandemia e il troppo parlare di tutti su argomenti poco conosciuti. L’abbiamo poi ritrovato con stupore nel 2021 a Sanremo con il brano Mai dire Mai, che ha conquistato il premio della critica Mia Martini.
Eccoci al presente, ho avuto possibilità di fare una piacevole chiacchierata con Willie per parlare del nuovo album.

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Ministri – Un album per far sentire la preziosità della musica

I N T E R V I S T A


Articolo di Francesca Marchesini

Esce il 6 maggio Giuramenti, settimo album della band alt-rock Ministri. In occasione della pubblicazione di questo nuovo lavoro, ho avuto modo di parlare con Davide Autelitano (voce, basso), Federico Dragogna (chitarra) e Michele Esposito (batteria) dell’energia che la musica dal vivo è finalmente tornata a far scaturire e di cosa significhi questa nuova tappa nella loro carriera fatta di cinismo verso l’industria musicale – indimenticabile la moneta da un euro contenuta nella copertina del debutto I Soldi Sono Finiti (2006) –, rottura degli schemi e amore per De André.

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Il Disordine delle Cose – Ma va a finire che… (2022)

   V I D E O


Articolo di Lucia Dallabona

La band piemontese Il Disordine delle Cose e il regista Raffaele Matrone dopo molteplici anni di stima reciproca sono arrivati ad una vera e propria collaborazione con l’uscita del quarto album in studio, Proprio adesso che ci stavamo divertendo.
La realizzazione del nuovo disco era iniziata nel 2019, prendendo spunto da esperienze vissute fra Scozia e Islanda. Proprio all’estero si sarebbe dovuto concludere il percorso artistico di questo inedito progetto musicale ma, causa pandemia, la registrazione è poi avvenuta in Italia, con tappe comprese fra il Piemonte, Aosta e uno studio situato a Milano.

È trascorso quindi un tempo particolarmente lento dalla precedente pubblicazione, avvenuta nel 2014; quello necessario per creare canzoni che, come afferma la band stessa, “non nascono mai a comando, ma sempre dal cuore o dalla pancia”. In questo caso il gruppo ha ritrovato la propria dimensione cantautorale più profonda, confermata anche dalla scelta di affidare il mix a Roberto Bob Costa, bassista storico di Lucio Dalla. Un disco insomma da “sentire” in modo intenso, piuttosto che da ascoltare in velocità, per poterne assaporare tutte le sfumature sia melodiche che dei contenuti.

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Satoyama – Niue (2022)

   V I D E O


Articolo di Lucia Dallabona

Per la band piemontese dei Satoyama musica e natura vanno di pari passo poiché quest’ultima, da sempre, è stata musa ispiratrice per la composizione della prima. Da questa importante convinzione è scaturita una particolare attenzione per le urgenze del nostro pianeta; le stesse sono così diventate il fulcro di un percorso artistico intrapreso nel 2013 e caratterizzato dalla scelta di note sia evocative che oniriche.

Coerentemente con questa consapevolezza, ogni concerto del gruppo aiuta a finanziare un proponimento di sostenibilità, dimostrando quanto la musica, in concreto, sia in grado di contribuire alla realizzazione di un mondo più equo, in cui l’uomo e il creato tornano ad essere in complice armonia. Non solo, il progetto “Build a Forest”, con il primo tour ad impatto zero, ha portato la formazione a suonare lungo la ferrovia Transiberiana, da Mosca a Vladivostok. Un’avventura fuori dal comune, che ha mostrato un modo inedito di vivere e condividere la musica, diventato successivamente il docu-film “Rails”.

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Safir Nou – Almost Home [anteprima video]

I N T E R V I S T A


Articolo di E. Joshin Galani

È uscito lo scorso anno l’ultimo lavoro di Safir Nou, Liminal; un doppio album che si muove tra fra elettronica, world music e jazz, diviso in due capitoli: Waves e Sands.
Il progetto Safir Nou nasce nel 2017 da un’idea del chitarrista-fisarmonicista Antonio Firinu, che ha anche collaborato alla chitarra classica nel disco DIE di Iosonouncane. Gli altri membri del gruppo sono Ivana Busu (Synth, elettronica, fisarmonica), Sergio Tifu (Violino), Andrea Lai (Basso elettrico e contrabbasso), Antonio Pinna (Batteria).

Oggi abbiamo il piacere di ospitare l’anteprima del video Almost Home, contenuto nel primo capitolo dell’album.

Il video realizzzato da Andrea Conti ha una fotografia molto bella, le immagini hanno una loro poetica nel suggerire il contatto e la bellezza di un territorio, lo sradicamento involontario, imminente, la fuga che sta per mettersi in atto. In questa amarezza però, c’è lo spazio per  cogliere quegli istanti che separano dal viaggio: sentirsi baciati dal sole, dal vento, il godere degli ultimi attimi prima di abbandonare la propria terra. Ci trovo molta amorevole comprensione per il dramma dei profughi. Ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere con Antonio Firinu…

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Steve McQueen – Sunshine State @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Se appartenete alla vasta categoria di persone che credono che l’arte sia in fondo un passatempo, o solo “la ricerca” del bello come dicono ministri, sottosegretari, docenti di liceo e assessori, allora fate a meno di leggere questo pezzo e, soprattutto, fate a meno di andare al Pirelli Hangar Bicocca per vedere Sunshine State, la magnifica ed inquietante esposizione video di Steve McQueen. Se al contrario, appartenete agli “altri”, alle teste matte come me (chiamiamoli così per comodità e brevità), allora andateci con convinzione, poiché i sei video e un’opera plastica del grande film-maker britannico, sono di valore assoluto. È inutile dire che entrare in uno spazio come quello dell’Hangar Bicocca è di per sé, una esperienza esistenziale, anche se lo spazio fosse privo di opere, perché qui è l’horror vacui, provocato dal gigantesco edificio, ad essere già sempre protagonista. E Steve McQueen questo lo sa, e proprio per questo, i video sono distribuiti in maniera assolutamente magistrale all’interno dell’Hangar: a proiezioni gigantesche si alternano proiezioni minuscole, a schermi semplici se ne accosta uno a doppia faccia.

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Carlo Corallo – Quando le canzoni finiscono (Osa Lab, 2022)

Articolo di Giovanni Tamburino

Carlo Corallo è un artigiano della parola. È giovane e ha lo sguardo del mastro siciliano, che nella ruvidezza spoglia del tronco e della pietra sta già tracciando architetture e forme che passano da ieri a oggi con la semplicità di un bambino che cresce giorno dopo giorno.
È quasi possibile, col tocco del polpastrello, sentire la levigatura, gli angoli, come ogni parola sia presa, piegata dolcemente e adattata alla forma, al compito che ha all’interno dell’opera.

Le impressioni che già nel 2019 avevano accompagnato il suo primo album Cant’Autorato diventano certezza con l’uscita del suo secondo progetto. Quando le canzoni finiscono è la risposta di Carlo alle sue esigenze personali di narrazione, ma anche una presa di posizione al mondo che lo circonda. In un contesto musicale in cui a cambiare è prima di tutto la modalità di ascolto, la premura di Carlo non è il successo mainstream, ma anzi impone di sedersi con lui. Rallenta, esplora, assapora il gusto di ogni brano, scoprendo livelli di narrazione sempre nuovi, in cui la riflessione, il vissuto, l’onirico e l’istinto coesistono e mutano all’unisono.

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Barbiero | Manera | Sartoris – Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (Autoproduzione, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Ogni adulto può ricordare molte cose importanti che hanno riempito la propria la vita di adolescente. Per alcuni come il sottoscritto, cresciuti tra la musica beat dei primi ’60 e Cesare Pavese, l’esistenza era un’oscillazione continua tra la gioia di un’energia fisiologica quasi incontenibile e i momenti di riflessione attraverso le letture, in modo particolare quelle dello stesso Pavese. La sua prosa e la poesia rappresentavano il lessico della maturazione in atto, la quintessenza dell’educazione sentimentale e quindi dei molti sbagli e delle poche certezze che un sedicenne di allora poteva mai sperimentare. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, l’opera pubblicata postuma dell’artista cuneese nel 1951, è anche il titolo di questo ultimo lavoro del trio Massimo Barbiero (batteria, percussioni, interventi elettronici), Eloisa Manera (violini acustico ed elettrico, interventi vocali), Emanuele Sartoris (pianoforte). Avevamo già dedicato a questi tre musicisti e alla loro opera Woland un intervento precedente – lo trovate qui su Off Topic – e ora ci si accosta a questo ultimo album con la stessa, obbligata concentrazione riservata al suo predecessore. Nonostante la musica, per propria costituzione intrinseca, possa prevedere ascolti mediati da attenzione fluttuante, nel caso di questo trio, invece, è come calarsi in un pozzo profondo, gradino dopo gradino, stando ben vigili e presenti al corteo di sensazioni e immagini che ci possono sfilare davanti agli occhi. Questa musica funziona quasi da seduta psicoanalitica e i tre terapeuti, con i loro strumenti, sanno come evocare fantasmi e ricordi prima di raggiungere l’insight finale, l’ipotetica individuazione del “Sé”. Certo, qui prima di tutto l’ispirazione è Pavese e la sua opera viene continuamente evocata, soprattutto nelle tracce più nostalgiche e sentimentalmente dedicate – stiamo pur sempre riferendoci ad una serie di poesie in cui l’Amore Non Corrisposto è il grande tema conduttore. Ma la musica funziona sempre nei modi che non t’aspetti, sia come in questo caso attraverso la sensualità volatile di qualche frammento sonoro, soprattutto dalla traccia n° 9 verso il finale, sia portandoci ad altri frangenti in un mutevole astrattismo compositivo, un’evanescenza emozionale che scende in profondità fino a toccare il fiore misterioso del turbamento. Del resto come raccontare efficacemente i sentimenti di un poeta e di uno scrittore se non per mezzo di un’altra forma d’arte come la musica?

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