Cerca

Off Topic

Solo contenuti originali

Categoria

Video

Roberto Ottaviano – Resonance & Rhapsodies (Dodicilune, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Partiamo dicendo che Roberto Ottaviano è un musicista di esperienza, anzi di grande esperienza; per meglio dire di eccezionali esperienze (plurale) e, a leggere la sua biografia artistica, c’è davvero da restare incantati: Dizzy Gillespie, Art Farmer, Mal Waldron, Albert Mangelsdorff, Chet Baker, Enrico Rava, Barre Phillips, Keith Tippett, Steve Swallow, Irene Schweizer, Kenny Wheeler, Henry Texier, Paul Ble, Tony Oxley, Misha Mengelberg, Han Bennink, Trilok Gurtu, Pierre Favre, Gianluigi Trovesi, Theo Jörgensmann, Georg Gräwe, Ran Blake, Paolo Fresu sono alcuni dei musicisti con i quali  ha collaborato. Chi ama il jazz potrebbe fermarsi qui, per chi lo sta per amare, consiglio di andare a cercare nel web qualcuno di questi nomi, per rendersi conto di chi stiamo esattamente parlando.

Continua a leggere “Roberto Ottaviano – Resonance & Rhapsodies (Dodicilune, 2020)”

Giulia Damico – Evidence – anteprima video e intervista

I N T E R V I S T A


Articolo curato da Mario Grella

Nello scorso mese di luglio abbiamo avuto modo di raccontare il magnifico lavoro di Giulia Damico dedicato a Thelonious Monk intitolato Spherical Perceptions.
L’uscita del video di Evidence, che vi presentiamo in anteprima, è
l’occasione per approfondire la sua conoscenza e toglierci qualche impellente curiosità (prima di tutto mia)…

Continua a leggere “Giulia Damico – Evidence – anteprima video e intervista”

Threadbare – Silver Dollar (NoBusiness Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Certo è strano, oppure è l’ironia della sorte che una un disco che si intitola Silver Dollar sia prodotto da una etichetta che si chiama No Business Records. Cose che capitano, ma a cui non ci si fa troppo caso se poi, una volta incominciato l’ascolto, non ci si riesce più a schiodare da questa musica, così poco definibile che sta in quell’arcipelago magnificamente ambiguo tra Jazz, Metal, Progressive Rock e anche qualche altra cosa. Il disco, uscito nel maggio scorso, è davvero ben confezionato soprattutto dal punto di vista strumentale con un non troppo consueto ensemble; si sono messi davvero d’impegno Jason Stein al clarinetto basso, in ottima compagnia con due musicisti diplomati al Conservatorio del prestigioso “Oberlin College” di Chicago, come Ben Cruz (alla chitarra), ed Emerson Hunton (alla batteria), trio ribattezzato per l’occasione col nome abbastanza evocativo di Threadbare, che creano il giusto scompiglio nelle nostre menti con manie catalogatorie.

Continua a leggere “Threadbare – Silver Dollar (NoBusiness Records, 2020)”

Takuya Kuroda – Fly Moon Die Soon (First Word Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Takuya Kuroda è un trombettista giapponese di Kobe che ha studiato jazz alla “New School” di Union Square a New York City, uno spirito inquieto e un ricercatore musicale dinamico e curioso, attratto non solo dalla musica in senso stretto, ma dall’intero universo sonoro e questo suo nuovo album, Fly Moon Die Soon, non fa che confermarlo. Non è una novità che il jazz sia divenuto un genere musicale senza una precisa codifica, e le famose “contaminazioni” lo hanno portato su una strada che, se non è difficile seguire da un punto di vista sonoro, è certamente molto più arduo sul piano linguistico. Termini come “hard-bop”, “groovy classico” o “funk e hip hop contemporanei”, significano ormai poco e risultano essere più etichette di comodo che non descrizioni plausibili di ciò che si va ad ascoltare. Nell’ottica della catalogazione è evidente che è comunque il grande respiro groove a fare da collante ad una interessantissima serie di input musicali. 

Continua a leggere “Takuya Kuroda – Fly Moon Die Soon (First Word Records, 2020)”

Fabio Mina e Aniki – The Shiv – la musica è un’arma grezza ma quando funziona penetra in profondità.

I N T E R V I S T A


Articolo a cura di Luci

Fabio Mina scopre il flauto già da bambino, si diploma al conservatorio di Pesaro, ma comincia presto ad interessarsi all’improvvisazione. Inizia a cercare una musica senza confini, grazie anche allo studio di strumenti a fiato provenienti da diverse parti del mondo e alla successiva passione per effetti a pedale ed elettronica dal vivo. Lavora stabilmente con Markus Stockhausen e ha collaborato con artisti di varia estrazione come Vinicio Capossela, Geir Sundstøl, Kudsi Erguner, suonando in Europa e in Asia. La sua crescita personale ed artistica si alimenta attraverso la ricerca dei legami che esistono fra la musica, il suono e le relative radici spirituali. Luca Mina, alias ANIKI è un tastierista e producer riminese nato nel 1991. Si avvicina alla musica all’età di cinque anni quando inizia anche a studiare violino, fino ai dieci anni, e poi pianoforte. Dall’età di 14 anni, però, si approssima al jazz, al soul ed al funk, inizia a scoprire e praticare l’improvvisazione, suonando e studiando insieme al fratello Fabio Mina. L’incontro e l’amore per la cultura hip hop, poco più avanti, arrivano con un colpo di fulmine. Il film Ghost Dog di J.Jarmusch, dove si incrociano la musica del Wu Tang Clan, la cultura hip hop e quella giapponese, giocherà un ruolo fondamentale. Il campionamento da vinile o da musicassetta, diventano il centro delle sue prime produzioni e sperimentazioni musicali; grezze, acerbe e composte su un portatile con la tastiera del computer per suonare i samples. Attualmente Aniki sta lavorando a tre progetti con tre diversi rapper; B.Eaze, Gully Ganja dagli Stati Uniti e Negra Suerte dal Perù.

Insieme, hanno appena pubblicato The Shiv, parola che nello slang delle galere americane descrive una sorta di coltello autocostruito. Il disco, disponibile su bandcamp, streaming e download digitale è stato registrato durante la quarantena e contiene “musica fatta in casa ma tagliente”. Molto incuriosita da questa definizione mi sono immersa in un ascolto che da subito coinvolge suscitando forti emozioni. In ogni singolo brano emerge limpida una capacità fuori dal comune di caricare le melodie di profondi significati. Si sente, con toccante intensità, quanto l’ispirazione vada ben oltre l’obiettivo di intrattenere, per arrivare a diffondere attraverso il mezzo artistico importanti, spesso scomode, consapevolezze sia personali che etiche. Spinta dal desiderio di approfondire la conoscenza di un progetto così interessante, ho contattato i fratelli Mina per rivolgere loro alcune domande:

Continua a leggere “Fabio Mina e Aniki – The Shiv – la musica è un’arma grezza ma quando funziona penetra in profondità.”

The Flaming Lips – American Head (Bella Union, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

Non credo lo si sottolinei mai abbastanza, che il primo disco dei Flaming Lips è uscito nel 1986. La band dell’Oklahoma ha esordito sul mercato quando gli Smiths esistevano ancora, quando il Grunge, l’ultima vera rivoluzione del rock, era molto di là da venire e quando etichette come New Wave, Dark, Gothic, New Romantic, Synth Pop raccontavano una realtà presente e in divenire, non erano ancora relegati nelle pagine delle retrospettive storiche. L’altra cosa sorprendente, quando ci si pensa (non so voi ma a me ha sempre colpito tantissimo) è che sono arrivati al successo più o meno planetario ben 13 anni dopo l’esordio, se dobbiamo considerare The Soft Bulletin come il momento in cui anche il resto del mondo ha scoperto la loro esistenza. Non sono poi molti gli act che hanno varcato la soglia del mainstream dopo una così lunga permanenza nei circuiti underground (il caso più clamoroso è forse quello dei R.E.M., che sono quasi loro coetanei ma sono esplosi dopo molti meno anni) e già solo per questo meriterebbero ampia considerazione.

Continua a leggere “The Flaming Lips – American Head (Bella Union, 2020)”

Fabio Mina, Aniki – The Shiv (Bandcamp, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Dobbiamo ancora abituarci, ma di sicuro esisterà, forse già esiste, una “letteratura dell’era Covid” e una “musica del/dal lockdown”. Di quest’ultima fa certamente parte, per stessa ammissione dei suoi autori, l’interessantissimo lavoro dei fratelli Fabio e Luca Mina (aka Aniki), flautista, sassofonista, compositore e molto altro il primo, musicista elettronico, producer e mago del mixaggio il secondo. The Shiv, questo il tiolo del disco, che nel gergo delle galere americane, allude ad un coltello auto-costruito dai detenuti. Nella grammatica musicale e semantica dei due musicisti, il riferimento chiaro è alla capacità della musica di essere tagliente, cruda, anche spietata, ma sempre autentica e nello stesso tempo, a questa convinzione, soggiace il desiderio di portare l’attenzione su una questione esiziale del comportamento umano: la perenne voglia di rinchiudere, di incarcerare, e, perché no, di punire (come ricordava Michel Foucault, se mi si passa la citazione “da vecchio”).

Continua a leggere “Fabio Mina, Aniki – The Shiv (Bandcamp, 2020)”

Idris Ackamoor & The Pyramids – Shaman! (Strut Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Jazz e sciamani sono sempre andati d’amore e d’accordo e non costringetemi a fare lunghi e noiosi esempi. Del resto l’anima del jazz, nera era e nera resta, anche quando suonano dei bianchi. L’ennesima corroborazione della teoria, è in questo bellissimo disco, di Idris Ackamoor & The Pyramids, in uscita il 7 agosto, che per fugare ogni dubbio si intitola Shaman!, se vogliamo un’invocazione più che un titolo didascalico. Un disco diviso in quattro atti, una sorta di dichiarazione d’intenti su quattro grandi temi come amore e perdita, mortalità, l’aldilà, famiglia e salvezza. E già questa struttura, apparentemente non necessaria per giustificare un album di per sé di alta qualità, dimostra piuttosto bene l’importanza “rituale” della musica, in rapporto agli accadimenti della nostra vita spirituale.

Continua a leggere “Idris Ackamoor & The Pyramids – Shaman! (Strut Records, 2020)”

Jaga Jazzist – Pyramid (Brainfeeder, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Pyramid è il nuovo disco dell’ottetto norvegese Jaga Jazzist in uscita il 6 agosto 2020 per la Brainfeeder di Los Angeles curata da Flying Lotus. A distanza di ben cinque anni dall’ultimo lavoro “Starfire” (Ninja June, 2015) i Jaga Jazzist immergono questo nono album nella profondità di un mare magnum in cui convergono influenze post-rock, jazz e psichedeliche.
Il jazz beat norvegese e sperimentale risente di una miriade di ispirazioni musicali e rifugge da qualunque catalogazione e da ogni forma di contenimento. L’originale ensamble che ruota attorno all’estro compositivo di Lars Horntveth (fondatore del complesso) e che convoglia in un unico centro creativo musicisti dalle radici jazz, elettroniche, acustiche, rock e ambient, ha creato un suono cosmico, in linea con la nuova etichetta. L’istrionismo di Pyramid strizza l’occhio ai predecessori che spaziano dalla band jazz degli anni ’80 Out To Lunch e il guru del sintetizzatore norvegese Ståle Storløkken, ai contemporanei Tame Impala, Todd Terje e Jon Hopkins.

Continua a leggere “Jaga Jazzist – Pyramid (Brainfeeder, 2020)”

WordPress.com.

Su ↑