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Jónsi – Obsidian (Krunk Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Massimo Menti

L’ossidiana è una roccia eruttiva effusiva, nera, dai bordi taglienti come lame, dura e fragile allo stesso tempo, un vetro vulcanico che si forma per rapido raffreddamento della lava. Jónsi (Birgisson) cantante e artista islandese (e leader della band Sigur Rós) riversa queste precise caratteristiche in Obsidian, il nuovo album uscito a sorpresa ad un anno di distanza dal precedente Shiver. Il progetto accompagna anche l’omonima mostra che si terrà fino al 17 dicembre alla Tanya Bonakdar Gallery di New York. Hrafntinnublómstur in islandese fiore di ossidiana è una scultura di grandi dimensioni presente nella galleria d’arte (e usata come cover del disco) composta da roccia vulcanica, resina, noci brasiliane bruciate, sabbia nera, muffa ed acciaio. Jónsi non solo musicista dunque, ma anche artista a tutto tondo, capace di mescolare elementi di natura diversa per generare nuove creature, una specie ibrida sintetico mineral-floreale.

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Da Quagga – Kodak [anteprima video]

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Tamburino

Esce oggi in anteprima per Off Topic il videoclip di Kodak, il singolo della band veronese Da Quagga. Estratto da Bolla, ultimo disco del collettivo, il brano racconta la storia di un rullino ormai inutilizzato per l’avvento del digitale. Allo stesso modo, il tema della caducità, della perdita di una passione, di uno scopo, viene ripreso nel video dalla vicenda di un fotografo sommerso dalla routine.
Un altro passo avanti nella continua evoluzione e sperimentazione di questo collettivo, che per l’occasione ha risposto ad alcune nostre domande.

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Manu Delago – Trees for the wood

   V I D E O


Articolo di Lucia Dallabona

Manu Delago, musicista, e compositore di origine austriaca, è un maestro dell’handpan, riconosciuto a livello internazionale. Nel corso della sua carriera ha suonato in oltre 50 paesi, sia con il suo progetto che accompagnando in tour artisti del prestigio di Bjork ed Olafur Arnalds; ha inoltre collaborato con la London Symphony Orchestra.
Vive da molti anni tra la Londra urbana e le Alpi tirolesi; nei tanti mesi trascorsi in isolamento durante il lockdown è cresciuto in lui il desiderio di registrare in modo musicale i suoni della natura, fondendoli con l’elettronica.
Nasce da queste premesse il suo nuovo disco Environ me, in uscita il 24 settembre. Il progetto costituisce anche un originale viaggio audiovisivo realizzato con una serie di riprese che sorprendono, emozionano e inducono alla riflessione. Delago, infatti insieme ad un affascinante ascolto, propone un percorso di consapevolezza riguardante il valore dell’ambiente che ci circonda. Un’attitudine autentica, confermata dal suo più recente video, relativo al singolo Trees for the wood.


All’interno di un bosco, 20 contrabbassisti, posizionati ognuno su un ceppo d’albero appena abbattuto, hanno suonato per richiamare l’attenzione su un progetto di foresta sostenibile.
La melodia, registrata dal vivo e successivamente arricchita con contributi elettronici, all’inizio risulta disturbante, stridente, proprio come il rumore di una motosega al lavoro.
Con l’arrivo in primo piano dell’handpan le note, tornate morbide, celebrano l’amore e la gratitudine verso le “creature legnose”.
I musicisti hanno donato il loro compenso per contribuire a mettere a dimora altrettanti giovani olmi, una specie che pur soffrendo molto il riscaldamento globale può svilupparsi in altezza fino a 30 metri, riuscendo così a mitigare gli effetti delle temperature sempre più anomale. Le piantine, crescendo, non solo immagazzineranno CO2, ma proteggeranno dal maltempo furioso e da fenomeni di erosione.

Con questa scelta, Delago, fa seguito ad un’iniziativa altrettanto etica, messa in pratica durante il “Recycling Tour”.
Lo scorso maggio, in un percorso di 35 giorni, insieme ai componenti della band si è spostato da un paese all’altro d’Europa per esibirsi in 18 concerti utilizzando dei mezzi davvero speciali: biciclette create affinché, tramite la pedalata, si ricaricassero i pannelli solari posti sulle stesse, riuscendo così, di conseguenza, ad alimentare la strumentazione per i live.
Un bellissimo esempio di quanto coniugare arte e rispetto per l’ambiente sia una realtà possibile…

Anna Arco – Una musica che ha a che fare con l’esperienza umana

I N T E R V I S T A


Articolo di Francesca Marchesini

Anna Berglund, in arte Anna Arco, è una produttrice, polistrumentista e cantante svedese che il 27 agosto ha rilasciato il suo secondo album all’interno di un progetto art pop cupo e intimo. In questa intervista, la Berglund racconta l’evoluzione della sua carriera musicale, cominciata per gioco all’età di appena sei anni per arrivare a studiare jazz al Royal College of Music di Stoccolma, e presenta la sua interpretazione di musica come di un riflesso dell’esperienza umana.

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Sebastian Plano – Save Me Not (Mercury KX, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Massimo Menti

Una volta un giornalista chiese al compositore Sebastian Plano per quale motivo la maggior parte delle persone reagisca in modo profondamente emotivo al suono del violoncello. Lui rispose perché semplicemente questo strumento opera nello stesso range di frequenze della voce umana (maschile e femminile combinate), risuonando in questo modo con molti individui e molto di più rispetto al violino che invece ha un registro più alto. Questa descrizione mi balena alla mente ogni volta che ascolto un lavoro di questo giovane e talentuoso violoncellista di origine argentina, perché è esattamente ciò che provo sempre anch’io.

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Nu Genea – Marechià

   V I D E O


Articolo di Claudia Losini

A distanza di 3 anni dal loro lp di enorme successo, Nuova Napoli, i Nu Guinea tornano sulle scene con un nuovo nome e una nuova canzone. I musicisti/dj Massimo Di Lena e Lucio Aquilina hanno deciso di chiamarsi Nu Genea, riprendendo il termine greco che significa nascita. È quindi una nuova nascita, quella del duo napoletano di base a Berlino, ma che non sradica la profonda ricerca storiografica sui suoni che nei secoli sono approdati sulla costa di Napoli. Nu Genea è un nome che sentono più vicino al concetto di sviluppo sonoro che parte da territori inesplorati per essere rielaborata in qualcosa di nuovo, originale, pervaso da groove, funk, disco, elettronica e folk.


Anche in Marechià, il nuovo brano che inaugura questa stagione di rinascita, si spera, per tutti, l’influenza dei popoli che sono passati nel territorio napoletano è molto chiara: questa volta è la lingua francese a predominare, grazie alla collaborazione con l’artista francese Célia Kameni, una lingua che arriva da Oltralpe ma che ha avuto un’ascendente molto forte nel dialetto e nel vocabolario partenopeo, arrivando fino ai giorni nostri. Il risultato è una canzone estiva, funk quanto basta per farci ballare e romantica come un tramonto sul lungomare di Marechiaro, simbolo di quella dolce vita italiana che faceva sognare i divi degli anni 60, affacciati su terrazze che guardano il Vesuvio.
Il videoclip, diretto da Guido Lombardi e Fabio Gargano è stato girato a Napoli. Protagonista un irresistibile “nuotatore”che vaga per la città coinvolgendo e facendo incuriosire i passanti; il tutto ambientato nel folkloristico e surrealistico mondo dei Nu Genea.

Coma_Cose – Nostralgia (Asian Fake/Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Poco più di un mese dopo la loro partecipazione a Sanremo i Coma_Cose hanno pubblicato il loro secondo disco: Nostralgia.
Ammetto che questa recensione doveva essere scritta prima, quindici giorni per scrivere di (di fatto) cinque brani che in totale durano appena 20 minuti sono parecchi ma per assurdo è proprio questo ad avermi bloccato.
Un disco così breve non riesce a costruirsi un’identità (o meglio, è molto più difficile), non riesce ad avere degli alti e dei bassi particolarmente marcati, non riesce a darti indicazioni chiare sul percorso intrapreso dagli artisti. Anzi, forse su questo qualcosa ci dice: il continuo ricorrere alla forma canzone, l’eliminazione delle tipiche particolarità testuali e la forzata voglia di cantare anche quando non si è particolarmente bravi danno un’idea ben chiara di una direzione maggior nazional popolare che hanno deciso di seguire.

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Guè Pequeno, Dj Harsh – Fastlife 4 (Island, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

A nove anni dal precedente episodio della saga Gué Pequeno, dopo essersi riavvicinato al produttore dj Harsh decide di pubblicare un nuovo capitolo di Fastlife e nella skit di apertura decide di mettere le cose in chiaro fin da subito affermando che “le liriche che state per ascoltare potrebbero urtare la vostra sensibilità […] per tutti i fake rapper e fake gangster: se la vita veloce non fa per voi, non provate a rifarlo a casa, ma limitatevi a sognare ascoltando il flow che non avrete mai […] ogni strofa che state per ascoltare è stata registrata da Guè con un solo take” insomma, apre le porte ad un progetto che sembra riservarci tanto.
La prima vera traccia si intitola Lifestyle e su una base abbastanza minimale per quanto comunque cruda Guè si lascia andare al racconto dello sfarzo e dei soldi che ama sperperare per quello che è appunto il suo stile di vita. Ad essa seguono i primi di molti featuring: Lazza e Salmo, i quali lo accompagnano in Alex che risulta essere la traccia meno interessante del progetto poiché nessuno dei tre spicca per la strofa e il ritornello suona abbastanza banale.

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Hedvig Mollestad Trio – Ding Dong You’re Dead (Rune Grammofon, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Gli Hedvig Mollestad Trio, progetto esplosivo norvegese tornano di gran carriera sulle scene, con un evoluzione emotiva geniale, carica di maturità e impatto sonoro definitivo. Dopo il disco precedente Smells Funny che li ha consacrati nel panorama underground, su una buona dose di sperimentazione già affrontata negli esordi del lontano 2011. Sono pronti a rimettersi in gioco e, durante questo periodo strano da affrontare, la chitarrista Hedvig Mollestad Thomassen fondatrice del gruppo, si è cimentata con una carriera da solista con l’album di debutto Ekhidna. In questo nuovo e prezioso album Ding Dong You’re Dead, prodotto per l’etichetta Rune Grammofon, la band esplora un percorso fatto di jazz rock e tanta psichedelia, per un risultato finale da togliere il respiro durante tutta la sua durata.

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