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Satoyama – Niue (2022)

   V I D E O


Articolo di Lucia Dallabona

Per la band piemontese dei Satoyama musica e natura vanno di pari passo poiché quest’ultima, da sempre, è stata musa ispiratrice per la composizione della prima. Da questa importante convinzione è scaturita una particolare attenzione per le urgenze del nostro pianeta; le stesse sono così diventate il fulcro di un percorso artistico intrapreso nel 2013 e caratterizzato dalla scelta di note sia evocative che oniriche.

Coerentemente con questa consapevolezza, ogni concerto del gruppo aiuta a finanziare un proponimento di sostenibilità, dimostrando quanto la musica, in concreto, sia in grado di contribuire alla realizzazione di un mondo più equo, in cui l’uomo e il creato tornano ad essere in complice armonia. Non solo, il progetto “Build a Forest”, con il primo tour ad impatto zero, ha portato la formazione a suonare lungo la ferrovia Transiberiana, da Mosca a Vladivostok. Un’avventura fuori dal comune, che ha mostrato un modo inedito di vivere e condividere la musica, diventato successivamente il docu-film “Rails”.

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Safir Nou – Almost Home [anteprima video]

I N T E R V I S T A


Articolo di E. Joshin Galani

È uscito lo scorso anno l’ultimo lavoro di Safir Nou, Liminal; un doppio album che si muove tra fra elettronica, world music e jazz, diviso in due capitoli: Waves e Sands.
Il progetto Safir Nou nasce nel 2017 da un’idea del chitarrista-fisarmonicista Antonio Firinu, che ha anche collaborato alla chitarra classica nel disco DIE di Iosonouncane. Gli altri membri del gruppo sono Ivana Busu (Synth, elettronica, fisarmonica), Sergio Tifu (Violino), Andrea Lai (Basso elettrico e contrabbasso), Antonio Pinna (Batteria).

Oggi abbiamo il piacere di ospitare l’anteprima del video Almost Home, contenuto nel primo capitolo dell’album.

Il video realizzzato da Andrea Conti ha una fotografia molto bella, le immagini hanno una loro poetica nel suggerire il contatto e la bellezza di un territorio, lo sradicamento involontario, imminente, la fuga che sta per mettersi in atto. In questa amarezza però, c’è lo spazio per  cogliere quegli istanti che separano dal viaggio: sentirsi baciati dal sole, dal vento, il godere degli ultimi attimi prima di abbandonare la propria terra. Ci trovo molta amorevole comprensione per il dramma dei profughi. Ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere con Antonio Firinu…

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Steve McQueen – Sunshine State @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Se appartenete alla vasta categoria di persone che credono che l’arte sia in fondo un passatempo, o solo “la ricerca” del bello come dicono ministri, sottosegretari, docenti di liceo e assessori, allora fate a meno di leggere questo pezzo e, soprattutto, fate a meno di andare al Pirelli Hangar Bicocca per vedere Sunshine State, la magnifica ed inquietante esposizione video di Steve McQueen. Se al contrario, appartenete agli “altri”, alle teste matte come me (chiamiamoli così per comodità e brevità), allora andateci con convinzione, poiché i sei video e un’opera plastica del grande film-maker britannico, sono di valore assoluto. È inutile dire che entrare in uno spazio come quello dell’Hangar Bicocca è di per sé, una esperienza esistenziale, anche se lo spazio fosse privo di opere, perché qui è l’horror vacui, provocato dal gigantesco edificio, ad essere già sempre protagonista. E Steve McQueen questo lo sa, e proprio per questo, i video sono distribuiti in maniera assolutamente magistrale all’interno dell’Hangar: a proiezioni gigantesche si alternano proiezioni minuscole, a schermi semplici se ne accosta uno a doppia faccia.

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Carlo Corallo – Quando le canzoni finiscono (Osa Lab, 2022)

Articolo di Giovanni Tamburino

Carlo Corallo è un artigiano della parola. È giovane e ha lo sguardo del mastro siciliano, che nella ruvidezza spoglia del tronco e della pietra sta già tracciando architetture e forme che passano da ieri a oggi con la semplicità di un bambino che cresce giorno dopo giorno.
È quasi possibile, col tocco del polpastrello, sentire la levigatura, gli angoli, come ogni parola sia presa, piegata dolcemente e adattata alla forma, al compito che ha all’interno dell’opera.

Le impressioni che già nel 2019 avevano accompagnato il suo primo album Cant’Autorato diventano certezza con l’uscita del suo secondo progetto. Quando le canzoni finiscono è la risposta di Carlo alle sue esigenze personali di narrazione, ma anche una presa di posizione al mondo che lo circonda. In un contesto musicale in cui a cambiare è prima di tutto la modalità di ascolto, la premura di Carlo non è il successo mainstream, ma anzi impone di sedersi con lui. Rallenta, esplora, assapora il gusto di ogni brano, scoprendo livelli di narrazione sempre nuovi, in cui la riflessione, il vissuto, l’onirico e l’istinto coesistono e mutano all’unisono.

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Barbiero | Manera | Sartoris – Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (Autoproduzione, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Ogni adulto può ricordare molte cose importanti che hanno riempito la propria la vita di adolescente. Per alcuni come il sottoscritto, cresciuti tra la musica beat dei primi ’60 e Cesare Pavese, l’esistenza era un’oscillazione continua tra la gioia di un’energia fisiologica quasi incontenibile e i momenti di riflessione attraverso le letture, in modo particolare quelle dello stesso Pavese. La sua prosa e la poesia rappresentavano il lessico della maturazione in atto, la quintessenza dell’educazione sentimentale e quindi dei molti sbagli e delle poche certezze che un sedicenne di allora poteva mai sperimentare. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, l’opera pubblicata postuma dell’artista cuneese nel 1951, è anche il titolo di questo ultimo lavoro del trio Massimo Barbiero (batteria, percussioni, interventi elettronici), Eloisa Manera (violini acustico ed elettrico, interventi vocali), Emanuele Sartoris (pianoforte). Avevamo già dedicato a questi tre musicisti e alla loro opera Woland un intervento precedente – lo trovate qui su Off Topic – e ora ci si accosta a questo ultimo album con la stessa, obbligata concentrazione riservata al suo predecessore. Nonostante la musica, per propria costituzione intrinseca, possa prevedere ascolti mediati da attenzione fluttuante, nel caso di questo trio, invece, è come calarsi in un pozzo profondo, gradino dopo gradino, stando ben vigili e presenti al corteo di sensazioni e immagini che ci possono sfilare davanti agli occhi. Questa musica funziona quasi da seduta psicoanalitica e i tre terapeuti, con i loro strumenti, sanno come evocare fantasmi e ricordi prima di raggiungere l’insight finale, l’ipotetica individuazione del “Sé”. Certo, qui prima di tutto l’ispirazione è Pavese e la sua opera viene continuamente evocata, soprattutto nelle tracce più nostalgiche e sentimentalmente dedicate – stiamo pur sempre riferendoci ad una serie di poesie in cui l’Amore Non Corrisposto è il grande tema conduttore. Ma la musica funziona sempre nei modi che non t’aspetti, sia come in questo caso attraverso la sensualità volatile di qualche frammento sonoro, soprattutto dalla traccia n° 9 verso il finale, sia portandoci ad altri frangenti in un mutevole astrattismo compositivo, un’evanescenza emozionale che scende in profondità fino a toccare il fiore misterioso del turbamento. Del resto come raccontare efficacemente i sentimenti di un poeta e di uno scrittore se non per mezzo di un’altra forma d’arte come la musica?

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Enten Hitti – Where Orion Fish Dream [anteprima video]

I N T E R V I S T A


Articolo di E. Joshin Galani

“L’uomo risponde al cielo ed alla terra” troviamo scritto nel Huang Di Nei Jing il Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo, l’antico trattato di Medicina Tradizionale Cinese. Via Lattea, decimo album degli Enten Hitti, risponde esattamente a questo enunciato, ci spinge in alto, facendoci scivolare nello splendore ed incanto nelle dolci acque del fiume celeste e ritornare a terra, all’abbandono nelle sicure e accoglienti braccia materne.
Un album di una bellezza disarmante, uno spazio accogliente in cui abbandonarsi, sentirsi accolti, cullati, proiettati in alto senza vertigine o paure, in quiete. Perdersi nel proprio sorriso, che spontaneo arriva brano dopo brano, per quanta serenità e gioia riesce ad evocare. Lo trovo un lavoro prezioso, medicina musicale a cui attingere senza cointroindicazioni. Dodici tracce nate da meditazioni e registrazioni, con suggestioni antiche, nate da viaggi di ricerca nei luoghi dei culti della Dea Madre: Cipro, Creta, Turchia, Irlanda, Sud Africa, Tibet, Indonesia. In questi luoghi si è trovata traccia della cultura del “sacro femminile” che prese corpo oltre 4000 anni fa. Proprio ai culti del femminile, e alla trasmissione matrilineare della vita è dedicato questo disco, una ricerca musicale sulla “Linea materna”.

Gli Enten Hitti nati nel 1995, sono un gruppo aperto, fondato da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape. L’anteprima che abbiamo il piacere di ospitare oggi è per il loro nuovo video Where Orion Fish Dream. Sono felice di poter fare delle domande su questo incantevole album.

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Lazy Queen – Il bubblegum punk che scuote la sobrietà scandinava [Intervista a Henrik García Søberg]

I N T E R V I S T A


Articolo di Francesca Marchesini

I Lazy Queen sono una band norvegese fondata a New York dall’artista Henrik García Søberg. Il primo EP A Sigh So Deep è uscito nel 2019 e da subito la critica ne ha apprezzato l’essenza punk e l’urgenza creativa. Il prossimo lavoro in studio si intitola A Human Interaction e sarà pubblicato il 18 marzo 2022, anticipato dai singoli Bed-Head e Alcohol.
Ho avuto la possibilità di parlare con Søberg a proposito della fondazione della band (creata a New York e poi stabilita a Oslo ndr), della fonte d’ispirazione per il proprio lavoro e del nuovo disco.

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Murubutu – Storie d’amore con pioggia e altri racconti di rovesci e temporali (Glory Hole Records, 2022)

Articolo di Giovanni Tamburino

Il 2022 è – si spera – l’anno definitivo del ritorno alla quotidianità, dei rientri. Tra questi, sicuramente quello scolastico è tra i più attesi. Sembrerebbe quasi di buon auspicio che tale occasione coincida con il ritorno del Professor Mariani, aka Murubutu, che torna sulla cattedra con il suo settimo disco.
Storie d’amore con pioggia e altri racconti di rovesci e temporali palesa già se e come questo nuovo album – sempre con Glory Hole Records – si configuri rispetto ai suoi predecessori. Un nuovo capitolo della sua saga di antologie musicali, del dialogo tra hip hop e letteratura che vede come concept, protagonista, prima spettatrice, narratrice, la pioggia stessa, in grado di incupire, punire, purificare le forze della storia.

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Musica e riscatto: l’intervista ai Cara Calma per l’uscita di GOSSIP!

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Tamburino

Il 14 gennaio uscirà per Piuma Dischi GOSSIP!, il terzo lavoro in studio dei Cara Calma. Un disco che ai lividi e ai denti stretti, che da sempre accompagnano il sound della band, affianca lo sguardo di chi è cresciuto. Lo smalto è intatto e il cuore in pezzi, aperto così che tutti possano vederlo attraverso le chitarre distorte e le lyrics graffiate.
La consapevolezza di sé e del mondo che li circonda, in particolare del marketing ormai endemico nella scena musicale, diventa una riflessione matura e per nulla distaccata, con cui questi ragazzi bresciani dipingono ancora una volta un cosmo vivido e crudo, in cui il riscatto è per chi non annega nel cinismo, ma anzi accetta i propri demoni e ci cammina accanto.
A pochi giorni dall’uscita del disco, i Cara Calma hanno risposto ad alcune delle nostre domande.

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