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CINEMA

The Fabelmans – di Steven Spielberg (USA, 2022)

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Girare un film sul cinema è una tentazione a cui pochi registi hanno saputo resistere, soprattutto in età matura o a fine carriera. Qualcuno lo ha fatto prima, come François Truffaut con “Effetto notte” o Wim Wenders con “Lo stato delle cose”, qualcuno dopo come Federico Fellini o Woody Allen, qualcun altro lo ha fatto solo perché ci aspettava lo facesse, come Giuseppe Tornatore. Alla tentazione ha ceduto anche Steven Spielberg con The Fabelmans, in questi giorni nelle sale. Ma, rispetto ai registi citati, la sua non è una semplice riflessione sul cinema o sulla impossibilità di girare un film, come nel caso di Wenders. The Fabelmans è qualcosa che sta tra un racconto autobiografico e una seduta psicanalitica. Sammy Fabelman si appassiona presto a cineprese e cinema: figlio di un geniale ingegnere elettronico, Burt, e di una pianista un po’ sconclusionata, Mitzi, Sammy cresce tra l’Arizona e la California a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta.

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Le Otto Montagne – di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch. (Italia, Francia, Belgio, 2022)

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Articolo di Mario Grella

Quando si commenta un film, un libro, uno spettacolo teatrale, occorrerebbe sempre pensare alla cosiddetta “autonomia del significante”. Ogni film, libro, opera teatrale o altro dovrebbero essere giudicati al di là delle nostre convinzioni personali o delle nostre scelte esistenziali, religiose, politiche ecc. Naturalmente non sempre questo è possibile ma, data per accettata, l’autonomia del significante, prima che io commenti Le otto Montagne di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch (dal romanzo di Paolo Cognetti), è meglio che sappiate che quando vado in montagna (raramente), dopo un paio d’ore incomincio a guardare l’orologio e mi chiedo se non sia ora di tornare a casa. Sono un “animale” urbano e quindi, come dice Woody Allen, “non vivrei mai nello Iowa, anche perché non so nemmeno dove sia”. Fatta questa premessa non doverosa, ma necessaria, credo che Le otto montagne sia davvero un bel film, non tanto per il messaggio che contiene e che io non condivido.

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Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza – di Marco Pianegiani (Italia, 2022)

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Articolo di Riccardo Provasi

Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza, è un documentario realizzato magistralmente, in cui l’arte di Sandro Botticelli, stella eterna del Rinascimento italiano, si fonde con l’arte cinematografica e recitativa moderna, espressamente legata alle forme espressive dell’arte performativa, grazie alla maestria del regista Marco Pianigiani.
Ci viene presentato un Botticelli differente dallo sguardo accademico classico, come un uomo ambizioso seppur sensibile, strettamente legato tanto alla filosofia quanto all’ambiente politico fiorentino, interessato alla vita, alla morte e alla bellezza. Ci viene presentato soprattutto in una veste quasi inedita, quella di grandissimo narratore.
L’opera si struttura in diversi capitoli, accompagnati dalla voce di Jessica Trinca, atti a completare una panoramica sui segreti della città di Firenze nel pieno della sua epoca d’oro, il Rinascimento, sulla figura del suo leader indiscusso, Lorenzo de’ Medici detto “il Magnifico”, del suo lato oscuro, il frate domenicano Girolamo Savonarola e infine del suo cuore, l’artista (in questo lavoro, “estremamente contemporaneo”) Sandro Botticelli.

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Vertigo Film Fest @ Anteo Palazzo del Cinema, dal 21 al 23 settembre 2022

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Articolo di Lucio Vecchio e Fabio Bresciani

Dal 21 al 23 settembre si è svolto in tre serate all’Anteo Palazzo del Cinema la terza edizione del Vertigo Film Fest, festival milanese dedicato ai cortometraggi nato nel 2019. I corti presentati, provenienti da vari paesi nel mondo e divisi in tre categorie (Animazione, Fiction, Documentario), si sono distinti per la loro qualità e per i temi sollevati. Per avvicinare questo mondo al pubblico si sono tenuti interessanti dibattiti post visione in cui gli spettatori hanno potuto porre domande e curiosità ai registi presenti in sala. Inoltre chi ha partecipato alle serate ha potuto votare tramite un Qr Code i cortometraggi in gara assegnando il Premio del Pubblico.

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Elvis – di Baz Luhrmann (USA, 2022)

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Articolo di Mario Grella

Per ragioni anagrafiche, lo ricordo imbolsito, Elvis Aaron Presley, se non proprio gonfio, sempre sudato, rinchiuso in quella gabbia dorata che fu per lui l’Intercontinental Hotel di Las Vegas. Lo ricordo nelle fotografie sgranate che comparivano sui quotidiani e da qualche filmato del telegiornale. Ricordo bene anche quando morì a Memphis, il 16 agosto del 1977; avevo sostenuto da poco gli esami di maturità e ho ancora davanti agli occhi il paginone centrale del quotidiano La Repubblica che lo ricordava. Il magnifico film di Baz Luhrmann, in corsa per l’Oscar e in questi giorni nelle sale cinematografiche, mette anche in luce una storia parallela, spesso ignorata, quella del procuratore di Elvis, lo spietato “colonnello” Tom Parker. Una storia senza la quale sarebbe difficile spiegarsi tante cose dell’inventore del rock’n roll. La vita di Elvis, in fondo, è stata molto lineare, anche se ha seguito la prevedibile parabola comune a molte star della musica o del cinema (adesso anche del calcio), parabole fatte di esordi in sordina, fulminanti successi, finali disperati. Il film di Baz Luhrmann è analitico e poetico, circostanziato e simbolico.

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Nostalgia – di Mario Martone (Italia, 2022)

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Articolo di Mario Grella

Nel 1983 il grande regista russo Andrej Tarkovskij diresse un film-capolavoro intitolato Nostalghia che raccontava del soggiorno del poeta Adrej Gorčakov nel nostro paese, per scrivere una biografia sul compositore del XVIII secolo, Adreij Sosnovskij. Nessun apparente legame, se non nel titolo, con il magnifico film di Mario Martone, Nostalgia tratto dall’omonimo romanzo di Ermanno Rea (edito nel 2016). Eppure io non sono del tutto convinto che Mario Martone, coltissimo regista cinematografico, ma soprattutto teatrale (e vale la pena ricordarlo), non abbia avuto questo “pensiero proibito”.
Felice (un grande Pierfrancesco Favino), torna a Napoli dopo aver vissuto quarant’anni tra Libano ed Egitto ed essere diventato un imprenditore di successo e ci torna per ritrovare la vecchia madre e per dar alimento alla propria memoria (eviterei di usare “le proprie radici”, espressione ormai svuotata di senso dal logorio dell’uso). Qui le “madeleine” proustiane sanno di “friarielli”, e Combray è Napoli, ma i processi mentali sono ovviamente i medesimi, con il piccolo particolare che non c’è Charles Swann, ma Oreste Spasiano (bravo Tommaso Ragno), camorrista del Rione Sanità (quello della commedia di Eduardo De Filippo, trasposto in film dallo stesso Martone nel 2019).

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Finale a sorpresa – di Mariano Cohn e Gastón Duprat (Spagna, 2021)

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Articolo di Mario Grella

Finale a sorpresa di Mariano Cohn e Gastón Duprat è un metafilm, un film su di un film. A Lola Cuevas, regista eccentrica interpretata da Penelope Cruz, viene affidata la regia di un film che un miliardario, un po’ megalomane, decide di produrre per essere ricordato dai posteri. La regista scrittura allora due grandi attori, Felix Rivero (interpretato da Antonio Banderas), cliché dell’attore frivolo, con una autostima traboccante e Ivan Torres (interpretato da Oscar Martinez), prototipo dell’attore “impegnato” che considera la professione un po’ come una missione. Prima dell’inizio delle riprese, la regista sottopone i due attori ad una serie di prove di lettura del copione, di recitazione, caratteriali ed anche psicologiche, dalle quali emerge subito un evidente spirito di competizione tra i due, competizione che si trasforma in un finale comico-drammatico, dopo la morte quasi accidentale di Ivan Torres.

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Parigi, 13arr. – di Jacques Audiard (Francia, 2021)

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Articolo di Mario Grella

Raccontare cinematograficamente una città, utilizzando il bianco e nero, è spesso necessario, soprattutto quando la vicenda raccontata è cruda come la realtà urbana e poetica come una storia d’amore. Pare che Jacques Audiard sia rimasto favorevolmente impressionato dal cristallino bianco e nero di Roma di Alfonso Cuaron, dove, guarda caso, anche lì il film era ambientato in un quartiere di una grande città. Ma il rapporto del b/n con il cinema anche in epoca del colore, non è comunque una novità, basti pensare a Manhattan di Woody Allen del 1979 o a Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders del 1987, tanto per fare due nomi da storia del cinema. Ed è la città ad essere raccontata in Les Olympiades (titolo originale), nome con cui è conosciuta una parte del 13° arrondissement parigino, ma che il distributore italiano ha voluto, chissà poi perché, chiamare con il numero dell’intero distretto parigino. Il tredicesimo, non è proprio banlieu, diciamo che è una periferia parigina dignitosamente squallida, ma dello squallore urbano comune nelle grandi aree metropolitane e piuttosto lontana dalla banlieu violenta e truce, vista in La Haine di Kassovitz del 1995.

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Flee – di Jonas Poher Rasmussem (Danimarca, Francia, Svezia, Norvegia, 2021)

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Articolo di Mario Grella

In questi mesi, ma anche guardando ad un lasso di tempo più ampio, come gli ultimi due o tre anni, capita di imbattersi in film, concerti, libri, mostre, le cui tematiche ruotano attorno a grandi temi politici, ed uso “politico” naturalmente nella sua accezione più nobile. È evidente che attorno al filone delle migrazioni, della censura politica, delle ineguaglianze e dell’ecologia si stia concentrando la produzione culturale di mezzo mondo. Ma è altrettanto evidente, e gli ultimi fatti lo insegnano, che tutto questo non è ancora abbastanza per risvegliare le coscienze, tutte le coscienze. È in questa direzione che va il magnifico film d’animazione Flee diretto da Jonas Poher Rasmussen e candidato a tre Oscar (miglior animazione, miglior film straniero e miglior film), che racconta la storia di Amin Nawabi, giovane accademico danese, costretto a vivere con la presenza del terribile ricordo della sua fuga dall’Afghanistan, in preda alla guerra civile, dopo la ritirata dei russi che lo avevano invaso (tanto per cambiare).

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