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CINEMA

La Belle Époque – di Nicolas Bedos (Francia, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Diciamolo subito l’odore della Madeleine proustiana è un modello irraggiungibile e Nicola Bedos, regista de La Belle Époque, ce la mette tutta per trovare una formula che possa portare a termine l’operazione memoria e in parte ci riesce con un’idea originale anche se è un po’ artificiosa. La macchina del tempo si chiama “Time Traveller” ed è una agenzia specializzata nella ricostruzione di ambienti e soprattutto di epoche passate, dove facoltosi “viaggiatori” si fanno proiettare per saziare la loro nostalgia, anzi forse la loro voglia di nostalgia.

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Un giorno di pioggia a New York – di Woody Allen (Usa, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Non c’è niente di più poetico di “Un giorno di pioggia a New York”, ma c’è anche qualcosa di molto, molto malinconico come il fantasma di Woody Allen.
Gatsby è un giovane newyorkese, intellettuale e tormentato (poteva essere altrimenti?) e Ashleigh è una texana, sua collega di studi, che scrive per il giornale dell’Università. Li unisce un legame sentimentale non del tutto risolto, ma questo è irrilevante, come sono del tutto irrilevanti le altre storie che si intrecciano: quella di un regista impegnato e semi alcolizzato al quale Ashleigh chiede un intervista per il giornale, motivo per il quale Ashleigh e Gatsby decidono di passare un weekend a New York.

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L’ufficiale e la spia – di Roman Polanski (Usa, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Evidentemente, il distributore italiano di “J’accuse” ha pensato che il pubblico italiano fosse troppo ignorante per capire che il titolo in francese del film, facesse riferimento agli sviluppi di una delle più famose vicende della storia moderna, “l’Affaire Dreyfus”, e al celeberrimo atto di accusa di uno dei più importanti scrittori francese dell’Ottocento, Emile Zola. E così ha pensato bene di trasformare un titolo, che non avrebbe avuto bisogno di nessuna spiegazione, in un patetico “L’ufficiale e la spia”.

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Frida. Viva la Vida. | 25-26-27 novembre 2019 al cinema‎

C I N E M A


Articolo di Eleonora Montesanti

Frida Kahlo è l’artista che più di ogni altra è riuscita a costruire una potente autobiografia per immagini, capace di raccontare con intensità la sua storia: il dolore fisico, il dramma dell’amore tradito e degli aborti; l’impegno politico. Frida è diventata, dopo la sua morte, un’icona pop in grado di raccogliere centinaia di migliaia di visitatori nelle mostre a lei dedicate e di ispirare libri, fumetti, canzoni, film e persino sfilate di moda. Ma chi era davvero Frida Kahlo? E quanta energia e vitalità sprigionano le sue tele anche quando raccontano il dolore e la sofferenza?

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Weathering with you – di Makoto Shinkai – nelle sale solo il 14, 15 e 16 ottobre

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Articolo di Giovanni Tamburino

Hodaka ha 16 anni ed è scappato di casa alla volta di una Tokyo avvolta ormai perennemente dalla pioggia. Si lascia alle spalle la sua isola e il suo passato, disposto a tutto pur di non rimetterci piede. Questa promessa viene messa alla prova fin dal primo momento in cui mette piede nella metropoli che sembra non abbia nessuna intenzione di rendergli la vita facile.
Dopo le prime difficoltà riesce a trovare un lavoro, ma a cambiare veramente la sua esistenza è l’incontro con Hina, una ragazza che vive col fratello e cela un segreto collegato al clima folle di quell’estate giapponese.

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Joker – di Todd Phillips (Usa, 2019)‎

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Articolo di Mario Grella

Che i clown non fossero tutto quel pozzo di allegria che invece sembrano essere era cosa risaputa; spesso il clown lascia trasparire quel velo di malinconia che lo rende più vero, più vicino a noi. Ma che i clown potessero diventare tanto cattivi e tanto motivati nella loro cattiveria, lo si scopre solo vedendo Joker di Todd Phillips. Del resto anche il nemico giurato di Batman non era uno stinco di santo, ma a Todd Phillips riesce anche l’impossibile, cioè far diventare Joker un personaggio, non solo realistico, ma quasi reale.  

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Roger Waters. Us + Them – Il film concerto

C I N E M A


Articolo di Giovanni Tamburino

Già semplicemente sentire il nome di Roger Waters basterebbe a far accorrere una moltitudine di gente da ovunque, una chilometrica lista di categorie umane messe insieme dal grande punto di non ritorno nella storia della musica che prende il nome di Pink Floyd. Eppure la storia dello storico bassista non si esaurisce con la rivoluzione portata avanti con Mason, Barrett, Gilmour e Wright, ma si dilata nelle decadi successive, trovando nuovi terreni da esplorare e linfa nuova per i lavori che già lo avevano consacrato all’Olimpo della musica e non solo.

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5 è il numero perfetto – di Igor Tuveri (Italia, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Due gambe, due braccia, una testa, totale cinque, ognuno solo con sé stesso e per sé stesso insomma. Così sgombriamo subito il campo dalla curiosità che potrebbe suscitare il titolo. È il motto di vita di un guappo di camorra, uno dei tanti che popolano questo film che racconta di come Peppino Lo Cicero, sicario in pensione, torna operativo per vendicare la morte del figlio vittima di un assassinio commissionato da un ex compare per scalare la gerarchia dei clan.

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Edison, L’uomo che illuminò il mondo – di Alfonso Gomez-Rejon (Usa, 2017)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Alfonso Gomez-Rejon ce la mette tutta per cavar fuori dalla vicenda del trio delle meraviglie Edison-Westinghouse-Tesla, un capolavoro, ma come direbbero a Napoli, “O ‘uaglione tene a ‘vocazione ma nun tene i mezzi”. Bisogna però dire che il film non è poi così male, fatta eccezione per l’ossessiva colonna sonora e un montaggio che lo fa somigliare più al “trailer” del film che al film stesso: ritmo troppo serrato, poco spazio per la riflessione, troppo movimento in una storia dove il ruolo fondamentale ce lo dovrebbe avere la testa. 

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