C I N E M A
Articolo di Mario Grella
Sono andato a vedere A cena col dittatore, di Manuel Gómez Pereira, con il giusto sospetto che non fosse un gran che. Sospetto confermato, ma con qualche piacevole sorpresa. Al termine della Guerra Civile spagnola il Generale Franco vuole organizzare una cena presso l’Hotel Palace di Madrid, per celebrare la sua vittoria e la nascita della dittatura. Incaricati dell’evento sono il giovane tenente Santiago Medina e il maître dell’hôtel Genaro Palazon. Si pone però il non piccolo problema della mancanza di cuochi: i migliori, infatti, sono in galera e in attesa di esecuzione, essendo tutti convinti repubblicani, comunisti o anarchici.

Grazie all’intercedere del mâitre vengono temporaneamente rilasciati per preparare la cena, ma dopo alcuni prevedibili colpi di scena, come il rifiuto del cuoco Antón di cucinare per il Generale e la sua conseguente esclusione, viene chiamata in cucina Juana, anarchica della CNT ed esperta di cucina. Non è difficile pensare come l’occasione conviviale si possa trasformare in una “cena delle beffe” che cuoca e cucinieri dell’hotel trasformano in una preziosa e imperdibile occasione di fuga.
La trama un po’ esile del film sconta certamente il fatto che la sceneggiatura è derivata da un testo teatrale di José Luis Alonso De Santos, dove l’ordito della vicenda era sostenuto dai dialoghi teatrali che trasposti in film perdono certamente molto della loro consistenza. Tuttavia un certo garbo e una ironia di fondo che sfociano in una comicità non troppo marchiana, fanno del film un prodotto gradevole, magari un po’ poco impegnato, ma non completamente irrilevante, soprattutto se letto nell’ottica di quella branca del cinema che, da che esiste la storia del cinema, ha quasi sempre irriso alle dittature e ai dittatori che, pur nella loro tragica crudeltà, conservano sempre qualcosa di comico e di fondamentalmente stupido.

E qui, a tale proposito, potremmo incominciare a stilare un elenco piuttosto nutrito di film che vanno da “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin a “Vogliamo vivere!” di Ernst Lubitsch fino a “Il dittatore dello Stato libero di Banans” di Woody Allen e al “Il Dittatore” di Larry Charles. Insomma una commedia godibile se non si hanno soverchie aspettative e che ha almeno il merito di ridicolizzare dittature e dittatori, in un momento in cui potenziali dittatori sembrano affascinare la parte più stupida dell’umanità.


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