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Mario Grella

I am a fish @ Opificio, Novara – 23 gennaio 2020

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Piatto di pesce, questa sera all’Opificio, ormai divenuto il vero jazz club della città, con I am a fish, così hanno scelto di chiamarsi, in questa formazione diretta da Marco Carboni alla chitarra, Lorenzo Blardone alle tastiere, Gianluca Zanello al sax alto, Andrea Grossi al contrabbasso e Andrea Bruzzone alla batteria. Se di pesce si tratta, speriamo almeno si tratti di sardine. Comunque sia, il “pesce” risulta non solo molto digeribile, ma anche di ottima qualità.
Devo ammettere che in tutti questi anni di NovaraJazz, ho imparato ad apprezzare la chitarra elettrica in una formazione jazz cosa che, fino a qualche anno fa, mi risultava indigesta, con le sole eccezioni delle loro eminenze Django Reinhardt, Kenny Burrell, Bill Frisell, John Scofield, Franco Cerri e pochi altri. 

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Jojo Rabbit – di Taika Waititi (Germania, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Per una volta cominciamo dalla colonna sonora. Può un film sul nazismo incominciare con “I want to hold your hand” dei Beatles, comprendere in sé Tom Waits e chiudersi con “Helden”, ovvero la versione tedesca di “Heros” di David Bowie? Sì, può, ma il regista deve essere in odore di genialità e il neozelandese Taika Waititi lo è. “Jojo Rabbit”, tratto dal romanzo “Caging Skies” della scrittrice belga-neozelandese Christine Leunens, racconta in maniera grottesca ed ironica la storia di  Jojo Bletzer, un ragazzino di dieci anni, appartenente alla “Gioventù hitleriana”, che ha la “facoltà”di parlare direttamente con Hitler, come il  Calvin di Bill Watterson parla col la sua tigre Hobbes.

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Lorenzo Petrantoni – City Maps and Stories (Moleskine, 2018)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Se si definisse Lorenzo Petrantoni un illustratore, lui si arrabbierebbe. Lui sa di non esserlo eppure crea libri illustrati e molto altro. A suo dire, non sa minimamente disegnare nemmeno una pera. Probabilmente è vero, ma le sue storie e i suoi racconti sono comunque storie e racconti fatti di segni. Ed è così anche per l’ultimo meraviglioso lavoro, City Maps and Stories, edito da Moleskine, un viaggio attraverso “segni” di quindici città nel mondo: Barcellona, Berlino, Buenos Aires, Capetown, l’Havana, Hong Kong, Istanbul, Londra, Milano, New York, Parigi, San Francisco, San Pietroburgo, Shangai e Vienna. Viviamo in un universo segnico, amava ripetere Umberto Eco e Lorenzo Petrantoni dissemina le sue città di segni.

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Sorry we missed you – di Ken Loach (Gran Bretagna, Francia, Belgio, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Vedere un film di Ken Loach è una sorta di rito. I suoi film hanno, quasi esclusivamente, un solo soggetto: il proletariato urbano inglese. Non stupitevi troppo se uso questo termine “marxiano” (e marxista), Ken Loach resta profondamente marxista, nelle tematiche, nelle poetiche, probabilmente anche nelle aspirazioni. È questa la sua cifra stilistica. Sorry, we missed you è uguale a tutti gli altri suoi film, solo che non ci sono più le miniere del Galles e le “Colliery Bands”, le grandi manifatture, i pubs, ma al loro posto ci sono i lavoratori atipici dei nostri giorni, un corriere con il suo furgone, sua moglie assistente domiciliare e i loro figli con qualche problematica.

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Gianluca Zanello Quartet @ Opificio, Novara – 16 gennaio 2020

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Quante sere passate all’Opifico per “Taste of Jazz”! E quanti musicisti passati da qui; tanti da cominciare a creare una tradizione, forse una “Legacy” come direbbero gli anglosassoni. Questa sera è la volta del Gianluca Zanello Quartet che, come ricorda Gianluca stesso, torna a suonare insieme dopo molto tempo, almeno in questa formazione. Certo che la musica rende la vita densa, poiché vista la giovane età dei musicisti mi piacerebbe sapere cosa significa per lui “molto tempo”, ma alla fine del concerto non ho il coraggio poi di chiederglielo, perché ho un po’ di paura per la risposta. Scherzi a parte, il quartetto che presenta tutti brani originali, si destreggia bene con un jazz molto gradevole, ben strutturato, senza scossoni e questo, molto spesso non è affatto un difetto.

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Nora Krug – Heimat, l’album di una famiglia tedesca (Einaudi, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Può una tedesca che vive negli Stati Uniti d’America, avere nostalgia della sua Heimat (che possiamo tradurre un po’ forzatamente con “patria”), benché la Heimat della sua infanzia sia stata la Germania nazista? Sì, può. E può a patto che, in qualche modo, come si usa e si abusa dire, faccia i conti col proprio passato. Heimat di Nora Krug è un lungo rito di esorcismo che prende la forma di una straordinaria “graphic novel” edita da Einaudi per la collana “Stile libero extra”. Un processo introspettivo e una ricerca sul campo, quello di Nora Krug: il processo introspettivo  è mosso dal ricordo e dalla nostalgia delle “cose di casa”, dagli odori (ma questa in letteratura non è una novità), dagli oggetti (e nemmeno questa lo è), dai luoghi (e anche qui andiamo sul già letto e già visto).

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Australia. Storie dagli antipodi @ PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Gli “antipodi” secondo gli antichi greci erano un’ipotetica terra situata nell’emisfero opposto a quello abitato e conosciuto. I nostri antipodi oggi sono, più o meno, Australia e Nuova Zelanda. Proprio all’arte contemporanea australiana è dedicata la mostra aperta il 17 dicembre scorso al PAC di Milano dal titolo “Australia, storie dagli antipodi”. Cosa racconta la mostra degli artisti contemporanei agli antipodi? È facile immaginare, che in epoca di globalizzazione, fatto salvo il “genius loci”, le idee, i temi di interesse, i gangli del pensiero, non siano poi tanto diversi. Se in Europa ormai l’arte contemporanea, almeno da tre-quatto anni, ha decisamente virato verso i temi ambientali, le grandi migrazioni dei popoli, in Australia la situazione è praticamente identica.

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Stefano Zenni – Louis Armstrong. Satchmo: oltre il mito del jazz – Edizione ampliata (Stampa Alternativa, 2018)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Gran bel libro quello di Stefano Zenni, “Louis Armstrong: Satchmo oltre il mito del jazz” edito da Stampa alternativa. Lo presentò lo stesso autore, in un pomeriggio di primavera nel cortile del Museo Faraggiana di Novara, davanti al folto pubblico di NovaraJazz 2019.
Dall’infanzia in povertà nella sua New Orleans, alla fuga verso Chicago alla corte di King Olivier, fino ai trionfi newyorkesi e alla popolarità cinematografica, la vita di Louis Armstrong è passata al setaccio in questo documentatissimo e prezioso saggio. Naturalmente non si tratta semplicemente di un’autobiografia, ma forse di un’autobiografia musicale, tanta è la dedizione che l’autore dedica alla complessità tecnica della musica di Armstrong. Nel corso della lettura si sfata un po’ il mito della “improvvisazione” nel jazz, un po’ un luogo comune che non sempre corrisponde alla realtà.

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La dea fortuna – di Ferzan Ozpetek (Italia, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Quando vedo Stefano Accorsi a me viene la malinconia; Stefano Accorsi mi sembra un primo cugino di Fabio Volo e un parente alla lontana di Fabio Fazio (personaggi che a loro volta mi mettono molta malinconia, se mi passate la digressione). Posso anche precisare di che malinconia si tratta. È la malinconia per il grande cinema italiano, quello di De Sica, di Rossellini, di Pasolini, di Fellini, di Leone, di Rosi, di Ferreri, di Bertolucci, dei fratelli Taviani, di Scola, di Olmi, di Sorrentino e di pochi altri. E così divento malinconico perché, da allora, il grande cinema italiano è diventato il cinema italiano e basta.

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