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Mario Grella

La Belle Époque – di Nicolas Bedos (Francia, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Diciamolo subito l’odore della Madeleine proustiana è un modello irraggiungibile e Nicola Bedos, regista de La Belle Époque, ce la mette tutta per trovare una formula che possa portare a termine l’operazione memoria e in parte ci riesce con un’idea originale anche se è un po’ artificiosa. La macchina del tempo si chiama “Time Traveller” ed è una agenzia specializzata nella ricostruzione di ambienti e soprattutto di epoche passate, dove facoltosi “viaggiatori” si fanno proiettare per saziare la loro nostalgia, anzi forse la loro voglia di nostalgia.

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Un giorno di pioggia a New York – di Woody Allen (Usa, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Non c’è niente di più poetico di “Un giorno di pioggia a New York”, ma c’è anche qualcosa di molto, molto malinconico come il fantasma di Woody Allen.
Gatsby è un giovane newyorkese, intellettuale e tormentato (poteva essere altrimenti?) e Ashleigh è una texana, sua collega di studi, che scrive per il giornale dell’Università. Li unisce un legame sentimentale non del tutto risolto, ma questo è irrilevante, come sono del tutto irrilevanti le altre storie che si intrecciano: quella di un regista impegnato e semi alcolizzato al quale Ashleigh chiede un intervista per il giornale, motivo per il quale Ashleigh e Gatsby decidono di passare un weekend a New York.

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Ghost Horse – Trojan (Auand, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Mi ha fatto molto piacere, ascoltando Trojan primo album del sestetto italo-americano Ghost Horse, composto da Dan Kinzelman al sax tenore e clarinetto basso, Filippo Vignato al trombone, Glauco Benedetti alla tuba e euphonium, Gabrio Baldacci alla chitarra, Joe Rhemer al basso, Stefano Tamborino alle percussioni, sapere che c’è ancora qualcuno che si ricordi degli indiani d’America.
Osservazione forse singolare, ma necessaria: gli indiani hanno rappresentato, almeno per quelli della mia generazione, uno dei primi simboli della resistenza al tentativo di una globalizzazione sfrenata e senza regole, tanto, mi sia consentito il ricordo personale, che la “radio libera” a cui collaboravo, nel remoto 1977, Kabouter, aveva nell’affiche proprio due indiani d’America che ricordano molto la foto di “Toro seduto”, elaborata dal geniale Evan Ross Murphy per la copertina dell’album.

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L’ufficiale e la spia – di Roman Polanski (Usa, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Evidentemente, il distributore italiano di “J’accuse” ha pensato che il pubblico italiano fosse troppo ignorante per capire che il titolo in francese del film, facesse riferimento agli sviluppi di una delle più famose vicende della storia moderna, “l’Affaire Dreyfus”, e al celeberrimo atto di accusa di uno dei più importanti scrittori francese dell’Ottocento, Emile Zola. E così ha pensato bene di trasformare un titolo, che non avrebbe avuto bisogno di nessuna spiegazione, in un patetico “L’ufficiale e la spia”.

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Francesco Venerucci – Tramas (Alfa Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ho incominciato ad ascoltare il disco da “August 14 th”, per un semplice ed insondabile motivo: mi hanno sempre incuriosito i titoli dei brani jazz e mi hanno sempre suscitato domande senza risposte. Nella fattispecie il brano, molto gradevole, ma per le mie orecchie e la mia mente sempre sintonizzate su sperimentazioni ardite e ricerca, fin troppo “orecchiabile”, è dedicato alla tragedia del Ponte Morandi a Genova. Beh certo, nessuno vieta di dedicare un brano ad una tragedia. Ma è il meccanismo che mi sfugge: mi è chiaro il motivo per il quale si dedica la tesi di laurea a mamma e papà o a zio Nicola, ma cosa lega (o sleghi), un brano musicale ad un fatto di cronaca non lo so, forse solo il labile legame del periodo di concepimento del pezzo stesso.

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Cerith Wyn Evans – ….the Illuminating Gas @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Ci sono luoghi che sembrano costruire l’opera. Che figura farebbero le statue di Lorenzo il Magnifico, quella di Giuliano de’ Medici, quella del Giorno, della Notte, del Crepuscolo e dell’Aurora fuori dalla Sagrestia Nuova di San Lorenzo? Certo conserverebbero il loro pregio, ma ci sembrerebbero “fuori contesto”. Anche le ciclopiche installazioni di tubi al neon di Cerith Wyn Evans, fuori dal mistico spazio del Pirelli HangarBicocca, non sarebbero la stessa cosa.
Scultura allo stato gassoso, se vogliamo, la grandiosa installazione di Evans, che dopo le scorribande nella cultura underground e post-punk, della seconda metà degli anni Ottanta, nel corso dei quali il suo interesse è rivolto alla sperimentazione video, oggi sembra puntare verso le installazioni, utilizzando materiali più vari quali specchi, neon, piante, fuochi d’artificio, proiettori, strobosfere che gli consentono di intraprendere un lungo viaggio di natura sinestesica, attraverso luce, suono, tempo, materia/e.

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Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna @ Gallerie d’Italia, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Spesso nella storia dell’arte due artisti furono in competizione. Magari una competizione a distanza, magari non sincronica e magari nemmeno una vera competizione, diciamo un “controcanto”, un allievo che supera il maestro o solo un termine di paragone. Successe con Cimabue e Giotto, con Raffaello e Michelangelo, Canaletto e Guardi e gli esempi potrebbero essere innumerevoli.
Anche Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen furono rivali nella Roma settecentesca, classicista e cosmopolita. Che poi proprio da loro nascesse la scultura moderna, come dice il titolo della grandiosa mostra allestita presso le Gallerie d’Italia di Milano, è tutto da vedere; ma si sa che i curatori sono sempre alla ricerca di un filo conduttore, di una tematica, di un trait-d’union, di un pretesto insomma, che giustifichi le loro scelte.

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Jaimie Branch – Fly or Die II: Bird Dogs of Paradise (International Anthem, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Non credo che la metafora del volo e la simbologia degli uccelli sia legata “solo” all’evocazione della libertà. L’uccello è un essere poco addomesticabile, è un essere a suo modo misterioso, chiuso nella sua impenetrabile individualità. Come sono gli uccelli dell’ultimo lavoro di Jamie Branch che si intitola Fly or Die II: Bird Dogs of Paradise? Strani; e forse che i cani “da uccello” siano proprio i musicisti? del resto, se non fossero stati strani, non avrebbero nemmeno popolato il disco della trombonista di Brooklyn, che ho avuto la fortuna di ascoltare a NovaraJazz giusto un anno fa.

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Alex Prager – Silver Lake Drive @ Fondazione Sozzani, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Cosa hanno in comune Alex Prager e Duane Hanson? Apparentemente niente: una è nata in California, l’altro nel Minnesota, una è fotografa e regista, l’altro era uno scultore. Eppure passeggiando nel fascinoso “premier étage” di Corso Como, quello della Fondazione Sozzani, il legame tra i due appare più che evidente. Solo che mentre le figure di Hanson sono sculture iperrealiste, quelle di Prager sono fotografie; “artificiale” VS “reale” verrebbe da dire. Ma in entrambi è sempre l’iconico e raggelante concetto di “realtà” a dominare la scena.

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