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Mario Grella

Unscientific Italians – Play The Music of Bill Frisell Vol. 2 (Hora Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

All’uscita di un nuovo disco, molto atteso, non nego di essere curioso come un bambino, anche per poter godere della “copertina” (oggi ”cover”). Si tratta certamente di un retaggio infantile, ma è innegabile, che la cover ha un certo peso, anche oggi, dove “l’oggetto-disco” praticamente non esiste più (eccezione gucciniana a parte). E siccome l’uscita del secondo volume di Unscientific Italians Play The Music of Bill Frisell (Hora Records), mi intrigava e non poco, ho accolto con grande soddisfazione la magnifica grafica di un amico come Francesco Chiacchio, che ha curato l’operazione su un disegno originale di Frisell e con un prevedibile, ottimo risultato. Splendida la confezione, e la musica? Anche qui nutro un vecchio pregiudizio: difficilmente a grafiche tanto raffinate possono corrispondere contenuti deludenti. E infatti, anche in questo caso, il contenuto è letteralmente entusiasmante. Se il primo Unscientific Italians valse a Bill e ai suoi musicisti il premio della critica “Band of the Year 2021”, il secondo volume, anche se per il calcolo delle probabilità non potrà avere ancora un simile riconoscimento, non è da meno.

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Mondo Reale @ Triennale, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

“Man in the boat” di Ron Mueck e “Real World” di Alex Cerveny, sono certamente tra le opere d’arte contemporanea che tra la scorsa primavera e l’inizio dell’autunno hanno suscitato in me le maggiori emozioni. Naturalmente non le uniche visto che, nella consueta parentesi parigina di fine estate, ho avuto modo di turbarmi, e non poco, con “Echo2” di Philippe Parreno, al centro della Rotonde della Bourse de Commerce (purtroppo mi sono colpevolmente perso “Storia della notte e destino delle comete” di Gian Maria Tosatti nel Padiglione Italia alla biennale veneziana, ma non si ha quasi mai tempo per tutto). Certamente si tratta di umori e riflessioni molto diverse, ma per chi scrive, di sicuro queste sono le tre opere d’arte più suggestive di questo 2022. Chi volesse condividere questo mio godimento estetico/estatico, ha ancora tempo fino all’undici dicembre per lasciarsi inquietare da “Man in the Boat” e da “Real World”, esposte entrambe, nella magnifica mostra intitolata appunto Mondo Reale realizzata, non per caso direi, con la parigina Fondation Cartier, nell’ambito della XXIII Esposizione della Triennale di Milano, intitolata “Unknow Unknows”.

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Marco Colonna – Terra (NES, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Non ci sarebbe molto da aggiungere alle parole di Marco Colonna che accompagnano questo nuovo, suggestivo album intitolato Terra, ed uscito per l’etichetta The New Ethic Society: “Costruire un villaggio. La materia principale per costruire un villaggio non è il fango o la pietra, la roccia o il legno, ma lo spirito che crea le relazioni fra i suoi singoli abitanti.” Invece poi da dire di cose ce ne sarebbero moltissime oppure nessuna, poiché qui il suono dice già tutto il necessario, non di meno e non di più. Però per chi come me non ha altri strumenti a disposizione, se non la parola (il più delle volte scritta, non parlata), non resta che cimentarsi in questo difficilissimo compito di descrivere una costruzione sonora estremamente delicata, col timore di poterne rovinare l’intima essenzialità. Come in ogni rito tribale che si rispetti, anche la descrizione di questa Terra, incomincia con una danza, anzi con Dance, primo pezzo dell’album giocato su un fitto dialogo tra il clarinetto basso di Marco Colonna e il delicato suono di un tamburello con campanelli. Si può fare musica con così poco? E, si badi bene, non un solo pezzo, ma un intero album? Si può. 

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Biagio Bagini – Swinging Stravinsky (Oligo Editore, 2022)

L E T T U R E


Recensione di Mario Grella

Quando Biagio mi ha detto di aver scritto un libro su Stravinsky e Benny Goodman ho subito pensato ad un saggio, senza stupirmi troppo, per il semplice fatto che Biagio Bagini di musica la sa lunga, pur essendo un personaggio piuttosto eclettico. Ma Swinging Stravinsky (Oligo Editore) non è un saggio, bensì un romanzo i cui protagonisti non sono solo Igor Stravinsky e Benny Goodman, ma una serie di artisti e musicisti, ebrei ortodossi o meno, impresari senza scrupoli e musicanti che animarono uno spicchio del “Secolo breve” (che credo rimpiangeremo molto, pur con tutti i suoi disastri). Ma cosa hanno in comune Igor Stravinsky e Benny Goodman? All’apparenza poco o nulla, ma analizzando fatti, coincidenze, incontri e relazioni, si scopre che è molto di più di quello che non si possa immaginare.

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NovaraJazz Weekender – Fall Edition @ Spazio Nòva, Novara – 12 e 13.11.22

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Nj Weekender Fall Edition è la “due giorni” autunnale di NovaraJazz che si è tenuta sabato e domenica scorsi presso lo Spazio Nòva, ricavato all’interno della gigantesca ex Caserma Passalacqua nel cuore della città e abbandonata da anni al suo destino. Nòva, una volta si sarebbe chiamato “centro sociale” e del centro sociale ha tutte o quasi le caratteristiche: laboratori, biblioteca, spazi per incontri, dibattiti, proiezioni e concerti, piccolo punto ristoro. Manca forse solo la politica, almeno quella tradizionalmente intesa, poi c’è tutto (persino un posteggio a pagamento, questo magari non in stile col centro sociale anni Settanta-Ottanta). Ed è qui che Mr. Corrado Beldì, Mr. Riccardo Cigolotti ed anche Mr. Enrico Bettinello, stanno cercando di compiere il miracolo, ovvero quello di smuovere i giovani trascinandoli verso qualcosa che non sia solo lo spritz o i riti, un po’ ritriti della movida. E così eccoci qui, a quasi sessantacinque anni, in piedi (i concerti nei centri sociali et similia, si seguono rigorosamente in piedi e con una birra in mano, come mi ha rammentato più d’una persona dello staff), ad ascoltare un programma di gran qualità che comprende brevi concerti alternati a dj set di grande impatto per il pubblico più giovane che si alternano nelle due sale che permettono, grazie alla doppio allestimento, un veloce alternarsi dei musicisti e gruppi. Questo è il format di NJ Weekender Fall Edition (che lascia presumere anche una edizione primaverile o estiva…)

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Gianluca Petrella Cosmic Renaissance – Universal Language (Schema Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Spesso, quando si deve scrivere di un lavoro musicale, soprattutto se appena pubblicato, si va alla ricerca di qualche informazione di supporto che, spesso, si trova nei comunicati stampa delle etichette discografiche inviati insieme al “disco”. Qualche volta, se il lavoro è già stato recensito, si consultano articoli già pubblicati sui pezzi in questione, quantomeno per confrontare le idee e le interpretazioni. Tutti queste strategie comportamentali saltano quando si ha tra le mani Universal Language di Gianluca Petrella col suo possente ensemble, la Cosmic Renaissance. Infatti con l’album, prodotto dall’etichetta Schema Records, arriva un apparato informativo da far impallidire qualsiasi pubblicazione: biografia del musicista in versione breve ed in versione extra-large, più che esaustivo comunicato stampa, calendario con date dei concerti e, last but not least, guida all’ascolto track by track. A questo punto resta poco da scrivere e si potrebbe passare direttamente all’ascolto, seguendo pedissequamente le spiegazioni allegate al prodotto. Purtroppo o per fortuna però c’è anche chi ama ancora scrivere di quel che vede, legge o ascolta, non fidandosi troppo di chi scrive pro domo sua. E così mi sono messo pazientemente all’ascolto di Unknow Dimension che apre il disco e l’ho fatto, senza leggere “lo spiegone”. Nel comunicato stampa si veniva già messi sull’avviso che qui il jazz, non è libero e allo stato puro ma, naturalmente, contaminato da altri generi musicali come l’elettronica, lo space-jazz, la musica afro-futurista. 

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Monica Nica Agosti ShapeX – Ornettiana (Aut Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Se si decide di intitolare un disco “Ornettiana” si decide anche di non riservare grandi sorprese in chi ascolta, ma ritengo che questa decisione sia ugualmente azzeccata. Il mondo della musica, come quello della letteratura o del cinema, il mondo in generale insomma, è pieno di “fenomeni” per usare una terminologia da bar, ma che ben rende l’idea. Tutti vogliono sorprendere, stupire, essere originali a tutti i costi, tanto che trovare in un titolo un riferimento preciso e circostanziato, non può che essere benefico. Nel bel CD di Monica Nica Agosti, il riferimento al Free Jazz e al suo indiscusso maestro, Ornette Coleman è esplicito e diretto, quasi si trattasse di “musica a programma”. Quindi, tolto di mezzo il fastidio della “sorpresa-a-tutti-i-costi”, resta il sano gusto dell’ascolto. Il disco uscito lo scorso mese di settembre per l’etichetta Aut Records, oltre alla voce di Monica Nica Agosti, vede Tobia Bondesan al sax, Tommaso Iacoviello alla tromba, Francesco Sarrini al contrabbasso e Giuseppe Sardina alla batteria (ShapeX). 

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NU Arts and Community: Elisabetta Consonni e Mario Mariotti, Sofia Donato, Jonas Mekas @ Novara – 02.10.22

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo e immagini di Mario Grella

Comincia al mattino la giornata finale del festival Nu Arts and Community con la performance singolare e suggestiva, di Elisabetta Consonni (coreografia) e Mario Mariotti (tromba), Il secondo paradosso di Zenone (che tutti ricorderanno dai tempi della scuola). Un astronauta e un trombettista, camminano (e suonano) con esasperante lentezza nel centro della città, tra passanti incuriositi e divertiti, come se esplorare e “sondare” il mondo fosse cosa ridicola. Mentre Elisabetta scruta da presso panchine, segnali stradali, muri, porte, la tromba di Mario Mariotti si cimenta non solo con lo spazio-tempo, comune per un musicista, ma anche con lo spazio urbano fatto di barriere, passaggi, percorsi. La performance si conclude nel giardino del Museo Faraggiana dove ad aspettarli, per il secondo appuntamento della giornata, ci sono grandi pagine di Hayden, Chopin, Liszt, interpretati da una ultra-talentuosa diciassettenne bolognese, Sofia Donato che letteralmente incanta l’attento pubblico di Nu.

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NU Arts and Community: Irene Russolillo ed Edoardo Sansonne, Ghenadie Rotari @ Novara – 30.09-01.10.22

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo e immagini di Mario Grella

Una sera uggiosa di inizio autunno, l’interno di una antica chiesa sconsacrata, due danzatori/musicisti/performers: dove potrebbe essere più profondo quello che Marcel Dufrenne chiamava “il senso del poetico”? Quello che stanno per mettere in scena Irene Russolillo (danza, canto, voce) e Edoardo Sansonne/Kawabate, (elettronica) si intitola “Dov’è più profondo” e, benché in un caso si tratti di architetture e atmosfere e nel secondo di canti e corpi, di suoni e musica, anche qui si tratta di “profondità” abissali che ci ritemprano della banalità del mondo. Anche venerdì quindi, per la terza giornata del festival di Nu Arts and Community, raffinate emozioni e godimenti non solo estetici. Uno spettacolo dove danza/suono/parola/immagine sembrano appartenere ad una stessa scaturigine.

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