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Mario Grella

Sonia Schiavone – Come – Eden! (Da Vinci Jazz, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Pensavo di aver messo per errore sul vassoio de lettore del cd, Meredith Monk, poi invece mi sono accorto che forse era Suzanne Vega… E invece non erano né l’una né l’altra, era la bellissima voce di Sonia Schiavone. Basta ascoltare la intrigante versione di My favorite Things perché il pensiero corra immediatamente, non solo alla sperimentazione o alla introspezione, ma anche alla favolosa melodia di Richard Rodgers (con le rassicuranti e consolatorie parole di Oscar Hammerstein), ma anche alla indimenticabile voce di Julie Andrews (colonna sonora del film “Tutti insieme appassionatamente”). Sarebbe sufficiente questo scintillante inizio per capire che Come – Eden!, uscito a giugno per l’etichetta giapponese Da Vinci Jazz (giapponese, avete letto bene), non è un lavoro che possa passare inosservato.

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Federico Calcagno – Liquid Identities (Aut Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Il primo giugno 2020 è uscito il nuovo lavoro discografico del valente clarinettista Federico Calcagno, dal titolo Liquid Identities. Chi mi legge sa che mi incuriosisce sempre molto il legame che esiste tra la musica e la parola e, in particolare tra i brani o gli album e i loro titoli. Un legame o un non-legame, non sempre felice e non sempre necessario. In questo caso, il riferimento alla “liquidità” baumaniana, esposta con diligenza nel comunicato stampa, sembra persino superflua poiché, ad un orecchio minimamente abituato all’ascolto del jazz, appare abbastanza evidente che la cifra musicale non possa che essere quella di una mescolanza. 

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Kahil El’Zabar ft. David Murray – Spirit Groove (Spiritmuse Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Diciamo la verità: “groove” e spiritualità sono come mele e pere, che come diceva la mia maestra delle elementari, non si possono sommare. E allora l’impresa di Kahil El’Zabar, grandissimo percussionista e uno dei più celebrati sassofonisti al mondo e David Murray, appare ancor più meritoria. Completa la formazione del favoloso Spirit Groove, pubblicato da Spiritmuse Records, Emma Dayhuff al basso acustico e Justin Dillard a synth, piano e organo. Che l’esperimento non solo sia riuscito, ma sia entusiasmante, lo si capisce subito dopo le prime, quasi sommesse, percussioni di In my House che apre l’album: quasi un carillon, accompagnato da un tamburello, e dallo stentato mugulare di Kahil, una specie di preghiera laica e “distonica”,  a cavallo tra uno spiritual e un blues, con il sax di Murray che sembra bastare a se stesso.

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Federica Michisanti Horn Trio – Jeux de Couleurs (Parco della Musica Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quando ho avuto tra le mani (tra le mani si fa per dire, poiché il web ha purtroppo quasi eliminato la gioia tattile di avere tra le mani qualcosa), l’ultimo disco di Federica Michisanti (mi ostino a chiamarlo disco poiché ho una certa età), mi è tornato alla mente, quasi istantaneamente, un bellissimo libro di Wassily Kandinsky ‘Punto, linea, superficie’, libro che è stato una delle colonne portanti delle teorie dell’astrattismo. Ma il bello viene dopo, quando dalle impressioni di pura percezione visiva, si passa all’ascolto di questo incantevole lavoro della giovane contrabbassista e prodotto da Parco della musica Records, uscito qualche giorno fa. 

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Gianluca Vigliar – Plastic Estrogenus (A.MA Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ed eccoci a parlare di un’altra produzione della piccola, ma prolifica, etichetta A.MA Records; si tratta di ‘Plastic Estrogenus’, nuovo album del quintetto del sassofonista Gianluca Vigliar. Ancora una volta si parla, anzi “si suona”, di ambiente e di ecologia, che ormai sembrano essere diventati il leitmotiv di una galassia di lavori musicali (ma anche artistici in senso lato), degli ultimi anni e che, insieme ai temi della migrazione dei popoli e delle radici della musica etnica, hanno popolato anche la scena del jazz contemporaneo. E’ ovvio che non essendoci, nella musica in particolare, uno specifico nesso semantico tra significante e signifcato, i brani proposti dal quintetto di Gianluca Vigliar, vadano giudicati per quel che sono al di là delle ormai consuete intenzionalità politiche (nel senso più nobile del termine). E il giudizio per questo lavoro non può che essere positivo. 

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John Scofield, Steve Swallow, Bill Stewart – Swallow Tales (ECM, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

In un pomeriggio del marzo 2019, in uno studio di New York, John Scofield decide di celebrare il suo amico e mentore Steve Swallow, notissimo bassista e compositore che ha suonato con Carla Bley, Jimmy Giuffre, João Gilberto, Benny Goodman, Chick Corea, Gary Burton, Jack DeJohnette, Pat Metheny, così tanto per citare. John Scofield nutre una profonda ammirazione per Swallow, in particolare per la sua capacità di improvvisare con moderazione, se così possiamo dire.

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Woody Allen – A proposito di niente (La Nave di Teseo, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Woody Allen non poteva che intitolare così la sua autobiografia anche se avrebbe potuto intitolare il poderoso volume edito in Italia da La Nave di Teseo, “A proposito di tutto”, perché nel corposo libro, c’è tutto Woody: il ragazzino di Brooklyn che passava i pomeriggi al cinema, il prestigiatore in erba, quello della “Public School 99”, il delinquente mancato, la sorella Letty, il comico al “Blue Angel”, il jazzista al quale deve anche il suo nome d’arte, il clarinettista Woody Herman, ma anche lo scrittore per il New Yorker, fino al grande regista che tutti noi conosciamo ed amiamo.

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Naomi Berrill – Suite Dreams (Warner Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ho una vecchia fiamma nel cuore. È un amore che mai si è sopito e che, come un fiume carsico, scompare sotto terra e qualche volta riemerge in superficie, si tratta dell’amore per l’Irish Music in tutte le sue declinazioni, dalle composizioni liriche alla musica da “Pub”, dai cori da stadio all’Amhrán na bhFiann, (“La canzone del soldato”, inno nazionale irlandese). Il motivo è piuttosto semplice: la musica irlandese è malinconica ed interiore e lo è anche nelle sue manifestazioni gioiose. Era difficile quindi resistere alla tentazione di commentare Suite Dreams, terzo album di Naomi Berrill, polistrumentista e vocalist di grande raffinatezza, irlandese di Galway ma stabilitasi a Firenze, anche se, a rigore l’album, realizzato in collaborazione con Casa Musicale Sonzogno di Milano e pubblicato da Warner Music, non contiene solo sonorità irlandesi.

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Stefano Coppari – Scar Let (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

A Stefano Coppari e alla sua band, oltre che giocare abilmente con gli strumenti, piace giocare anche con le parole. E questa è sicuramente una dote, poiché i grandi giocolieri di parole, da Raymond Queneau a Georges Perec, sono sempre stati alunni un po’ discoli ed indisciplinati e avrebbero avuto bisogno di un maestro severo, per esempio Ludwig Wittgenstein, ma sono sempre stati anche molto divertenti. Il titolo dell’ultima fatica di questo bravo chitarrista, lascia poco (o tanto), spazio ai dubbi: Scar Let. Dopo l’enigmatico e inquietante titolo si prosegue con Alt Her Hego, Heartbeat. Allora “lasciamoci cicatrizzare” da questo disco, meno inquietante nei suoni, di quanto non sia nelle title-track. 

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