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Mario Grella

Jens Harder – Cités. Lieux Vides, Rues Passantes (Actes Sud, 2019)

Jens Harder è un fumettista e illustratore piuttosto particolare non molto conosciuto dal grande pubblico, nonostante sia stato il vincitore del premio ricevuto al Festival d’Angouleme nel 2010, uno dei più ambiti nel mondo del fumetto, che, per ricordarlo “en passant” in Francia è un genere letterario con tirature da capogiro. Nello scorso mese di agosto in Francia è stata pubblicata la seconda edizione di “Cité. Lieux vides, rues passantes”, un taccuino di viaggio “sociologico-urbano” di rara intensità. E’ lo stesso Harder, berlinese di nascita, ha spiegare nella bella post-fazione al volume, che il segno grafico offre una capacità meditativa che alla fotografia sfugge; la possibilità di indugiare nell’attenzione descrittiva verso un particolare è la caratteristica del disegno, assai meno “neutro” di una istantanea fotografica.

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L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Jens Harder è un fumettista e illustratore piuttosto particolare non molto conosciuto dal grande pubblico, nonostante sia stato il vincitore del premio ricevuto al Festival d’Angouleme nel 2010, uno dei più ambiti nel mondo del fumetto, che, per ricordarlo “en passant” in Francia è un genere letterario con tirature da capogiro. Nello scorso mese di agosto in Francia è stata pubblicata la seconda edizione di “Cité. Lieux vides, rues passantes”, un taccuino di viaggio “sociologico-urbano” di rara intensità. E’ lo stesso Harder, berlinese di nascita, ha spiegare nella bella post-fazione al volume, che il segno grafico offre una capacità meditativa che alla fotografia sfugge; la possibilità di indugiare nell’attenzione descrittiva verso un particolare è la caratteristica del disegno, assai meno “neutro” di una istantanea fotografica.

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Tower Jazz Composers Orchestra – Tower Jazz Composers Orchestra (Over studio records, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quasi mai incomincio ad ascoltare un disco dalla prima traccia. E’ un abitudine un po’ surrealista o teosofica se vogliamo. Mi piace affidare “ a sua maestà il caso”, come lo chiamava André Breton, la prima impressione di un disco o di un libro (dove apro una pagina a caso e incomincio a leggere). Così ho fatto dopo aver ricevuto da Eleonora Sole Travagli Tower Jazz Composer Orchestra, album d’esordio dell’omonimo gruppo. E così, appena ricevute le tracce sonore,  via mail,  ho “cliccato” su “Il Maestro, la Voce e la Grancassa”, per il semplice motivo che il titolo mi incuriosiva, con quei suoi echi vagamente collodiani o da “Giornalino di Gianburrasca”. E la sorpresa è stata davvero grande.

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Simone Quatrana e Davide Rinella @ Opificio, Novara – 5 dicembre 2019

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Far convivere insieme due entità diverse a volte è difficile, armonizzarle tra loro è ancora più difficile. Ci sono riusciti in tanti, ma non tantissimi. Per esempio ci riuscì, genialmente, Giorgio Gaber che, come i meno giovani ricorderanno, da “due uomini tristi e soli quella sera/senza donne a un tavolo di un bar…” trasse fuori una convivenza tra “Barbera e Champagne”. E giovedì sera l’esperimento è riuscito alla perfezione con il piano di Simone Quatrana e l’armonica di Davide Rinella nell’ambito della rassegna Taste of Jazz 2019, braccio armato (di forchetta, coltello e cucchiaio) di NovaraJazz.

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La Belle Époque – di Nicolas Bedos (Francia, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Diciamolo subito l’odore della Madeleine proustiana è un modello irraggiungibile e Nicola Bedos, regista de La Belle Époque, ce la mette tutta per trovare una formula che possa portare a termine l’operazione memoria e in parte ci riesce con un’idea originale anche se è un po’ artificiosa. La macchina del tempo si chiama “Time Traveller” ed è una agenzia specializzata nella ricostruzione di ambienti e soprattutto di epoche passate, dove facoltosi “viaggiatori” si fanno proiettare per saziare la loro nostalgia, anzi forse la loro voglia di nostalgia.

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Un giorno di pioggia a New York – di Woody Allen (Usa, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Non c’è niente di più poetico di “Un giorno di pioggia a New York”, ma c’è anche qualcosa di molto, molto malinconico come il fantasma di Woody Allen.
Gatsby è un giovane newyorkese, intellettuale e tormentato (poteva essere altrimenti?) e Ashleigh è una texana, sua collega di studi, che scrive per il giornale dell’Università. Li unisce un legame sentimentale non del tutto risolto, ma questo è irrilevante, come sono del tutto irrilevanti le altre storie che si intrecciano: quella di un regista impegnato e semi alcolizzato al quale Ashleigh chiede un intervista per il giornale, motivo per il quale Ashleigh e Gatsby decidono di passare un weekend a New York.

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Ghost Horse – Trojan (Auand, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Mi ha fatto molto piacere, ascoltando Trojan primo album del sestetto italo-americano Ghost Horse, composto da Dan Kinzelman al sax tenore e clarinetto basso, Filippo Vignato al trombone, Glauco Benedetti alla tuba e euphonium, Gabrio Baldacci alla chitarra, Joe Rhemer al basso, Stefano Tamborino alle percussioni, sapere che c’è ancora qualcuno che si ricordi degli indiani d’America.
Osservazione forse singolare, ma necessaria: gli indiani hanno rappresentato, almeno per quelli della mia generazione, uno dei primi simboli della resistenza al tentativo di una globalizzazione sfrenata e senza regole, tanto, mi sia consentito il ricordo personale, che la “radio libera” a cui collaboravo, nel remoto 1977, Kabouter, aveva nell’affiche proprio due indiani d’America che ricordano molto la foto di “Toro seduto”, elaborata dal geniale Evan Ross Murphy per la copertina dell’album.

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L’ufficiale e la spia – di Roman Polanski (Usa, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Evidentemente, il distributore italiano di “J’accuse” ha pensato che il pubblico italiano fosse troppo ignorante per capire che il titolo in francese del film, facesse riferimento agli sviluppi di una delle più famose vicende della storia moderna, “l’Affaire Dreyfus”, e al celeberrimo atto di accusa di uno dei più importanti scrittori francese dell’Ottocento, Emile Zola. E così ha pensato bene di trasformare un titolo, che non avrebbe avuto bisogno di nessuna spiegazione, in un patetico “L’ufficiale e la spia”.

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Francesco Venerucci – Tramas (Alfa Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ho incominciato ad ascoltare il disco da “August 14 th”, per un semplice ed insondabile motivo: mi hanno sempre incuriosito i titoli dei brani jazz e mi hanno sempre suscitato domande senza risposte. Nella fattispecie il brano, molto gradevole, ma per le mie orecchie e la mia mente sempre sintonizzate su sperimentazioni ardite e ricerca, fin troppo “orecchiabile”, è dedicato alla tragedia del Ponte Morandi a Genova. Beh certo, nessuno vieta di dedicare un brano ad una tragedia. Ma è il meccanismo che mi sfugge: mi è chiaro il motivo per il quale si dedica la tesi di laurea a mamma e papà o a zio Nicola, ma cosa lega (o sleghi), un brano musicale ad un fatto di cronaca non lo so, forse solo il labile legame del periodo di concepimento del pezzo stesso.

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Cerith Wyn Evans – ….the Illuminating Gas @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Ci sono luoghi che sembrano costruire l’opera. Che figura farebbero le statue di Lorenzo il Magnifico, quella di Giuliano de’ Medici, quella del Giorno, della Notte, del Crepuscolo e dell’Aurora fuori dalla Sagrestia Nuova di San Lorenzo? Certo conserverebbero il loro pregio, ma ci sembrerebbero “fuori contesto”. Anche le ciclopiche installazioni di tubi al neon di Cerith Wyn Evans, fuori dal mistico spazio del Pirelli HangarBicocca, non sarebbero la stessa cosa.
Scultura allo stato gassoso, se vogliamo, la grandiosa installazione di Evans, che dopo le scorribande nella cultura underground e post-punk, della seconda metà degli anni Ottanta, nel corso dei quali il suo interesse è rivolto alla sperimentazione video, oggi sembra puntare verso le installazioni, utilizzando materiali più vari quali specchi, neon, piante, fuochi d’artificio, proiettori, strobosfere che gli consentono di intraprendere un lungo viaggio di natura sinestesica, attraverso luce, suono, tempo, materia/e.

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