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Mario Grella

Maria Grand – Reciprocity (Biophilia Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Reciprocity di Maria Grand è uno di quei dischi di cui è talmente difficile scrivere, che sembra facilissimo farlo, secondo la nota teoria per cui gli opposti si attraggono. In realtà non si tratta di una battuta, ma di una considerazione ponderata. La sua voce sembra provenire in linea diretta da quelle sperimentazioni degli anni Settanta e oltre, che mescolavano acrobatici vocalismi con atmosfere folk malinconiche e solinghe, mentre l’altra componente forte di questo bellissimo lavoro è il suo sax, e basta ascoltarla in questo duplice aspetto nel pezzo di apertura, il poeticissimo Creation: the Joy of Being per rendersene conto. Il titolo allude, non troppo velatamente, alla gioia di “essere”, ma anche a quella di concepire la vita, in considerazione che tutto il lavoro è venato da questa gioia profonda, quello di diventare madre e di sentire crescere la vita “nel” e “grazie” al proprio corpo. Non ne fa mistero la stessa musicista mostrandosi in una fotografia in “stato interessante” ed in compagnia del suo strumento e facendone cenno nelle note che accompagnano l’uscita del lavoro per l’etichetta Biophilia Records.

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Gianluca Petrella | Pasquale Mirra – Correspondence (Tǔk Air, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ci sono tromboni che sembrano essere in pace con il mondo: ne seguono il ritmo, ne assecondano la rotazione, senza omologarsi al suo ritmo. Quello di Gianluca Petrella è uno di questi. Se poi, a sottolineare e a ribadire ciò “che dice” il trombone, ci sono i tocchi di un vibrafono – quello di Pasquale Mirra – che sembra avere ciò che il fumettista americano Will Eisner chiamava “la forza della vita”, il gioco è fatto e non si smetterebbe mai di ascoltare questi due amici musicisti e musicisti amici; anzi due astro-musicisti che insieme fanno molto di più della somma di uno più uno. Bisogna ricordare che ascoltare questo magnifico lavoro che si intitola Correspondence edito dalla etichetta Tük Air ed uscito l’undici giugno scorso, è come ascoltare un’orchestra intera anche per un “quid” di altre sonorità strumentali non proprio trascurabili. In particolare Giulietta Passera alla voce e autrice del testo di Night Shift, Kalifa Kone al talking drums, n’goni e calabash, Blake Franchetto al basso elettrico, Danilo Mineo alle congas, bongos, krakabs ed effetti, Simone Padovani alle percussioni e Primo Zanasi al drum beat. Queste le informazioni, veniamo ora all’ascolto e ai sentimenti.

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Tor Yttredal | Roberto Bonati – Some Red Some Yellow (Parma Frontiere, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Se si pensa a contrabbasso e sax si pensa al jazz e se si pensa al jazz, si pensa a contrabbasso e sax, strumenti iconici e quasi eponimici del jazz stesso. Ma non è mai un bene fidarsi troppo della consuetudine ed è invece molto benefico, essere curiosi, non avere pregiudizi e non fidarsi troppo delle etichette. Per corroborare questa teoria, basta mettersi all’ascolto di Some Red Some Yellow, ultimo lavoro discografico del grande contrabbassista Roberto Bonati, accompagnato in questa passeggiata nordica e di stampo “etno-jazz”, dal sassofonista norvegese Tor Yttredal. Una collaborazione tra i due musicisti iniziata nel 2013 e che è proseguita fino ad oggi, per la realizzazione di questo disco realizzato con il sostegno della University of Stavanger che ha condotto la ricerca artistica “Improvisation” della Faculty of Performing Arts. Il disco è quindi il frutto di una residenza di Tor Yttredal in Italia al festival ParmaJazz Frontiere. Nel comunicato stampa che accompagna il disco c’è una definizione che credo riassuma alla perfezione l’atmosfera che si respira qui, quella di “folklore immaginario”. Sì perché se è inequivocabile la vena folklorico-etnica, è anche vero che non si riesca a definire una area di provenienza di quel tipo di suono, di quelle armonie, di quegli accenti. Ed è bellissimo così.

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John Edwards / European Galactic Orchestra @ Chiesa del Carmine / Canonica del Duomo, Novara

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Articolo di Mario Grella

Nella luce dorata del tardo pomeriggio John Edwards, davanti alle icone del rito Cristiano-Bizantino della Chiesa del Carmine a Novara, sembra anche lui un’icona: concentrato sul suo contrabbasso o forse concentrati uno sull’altro. Solo chi non ha mai assistito ad un concerto di “contrabbasso solo” può essere sfiorato dal dubbio che il contrabbasso sia uno strumento di secondo piano, del resto aveva già fugato ogni dubbio nel 1980 lo scrittore e drammaturgo Patrick Suskind nel monologo ad esso dedicato. Ricordiamo che NovaraJazz allo strumento ha dedicato più di un concerto nel corso degli anni. Anche per John Edwards il contrabbasso diventa il centro di un mondo acustico e sonoro di grande suggestione. Accenti molto nordici, come si addice allo strumento che, nella luce mediterranea della Chiesa del Carmine, assumono connotazioni meno fredde. Il resto lo fa la bravura e l’estro di Edwards in una improvvisazione senza confini che va dalla percussione al pizzicato, ai due archetti infilati tra le corde, alle impugnature non ortodosse dello strumento, in una strabiliante varietà di suoni.

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Alexander Hawkins @ Casa Bossi, Novara

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Articolo di Mario Grella

C’è una vecchia storia legata a NovaraJazz che si trascina dai tempi della European Jazz Conference che si tenne proprio a Novara nel settembre del 2019 A.P. (Avanti Pandemia), che vuole che il pianista britannico Alexander Hawkins, quasi un abitué di NovaraJazz, desiderasse da tempo suonare un organo e che lo volesse suonare in una chiesa di Novara. Ve lo racconto poiché in un certo senso ho vissuto la vicenda diciamo a livello famigliare e nella cerchia di alcuni amici coinvolti nella ricerca di un organo funzionante e disponibile. Ebbene, nemmeno questa volta Alexander è riuscito a suonare un organo novarese, ma è riuscito lo stesso ad incantare il folto pubblico di Novara Jazz edizione 2021 nel concerto in solo tenutosi sabato nel cortile di Casa Bossi. In compenso ha potuto finalmente ritirare la “Chiave d’oro” di NovaraJazz 2020, che non gli era stata consegnata lo scorso anno per le note vicende sanitarie.

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Ernst Reijseger @ Basilica di San Gaudenzio, Novara

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Articolo di Mario Grella

Quando sotto la volta della Cupola antonelliana della Basilica di San Gaudenzio a Novara, incomincia a far roteare il violoncello, come a voler farne fuoriuscire i suoni rimasti intrappolati nella cassa armonica, si percepisce subito di avere di fronte qualcuno che non è solo un musicista. Uno sciamano del suono? Forse un sacerdote di un rito? Un mago alle prese con una magia? No, Ernst Reijseger è proprio un musicista, solo che di musicisti così se ne incontrano pochi, non fosse altro per il fatto che quando lo si ascolta in solo, sembra che con lui non ci sia solo il suo violoncello, ma anche altri strumenti e altre profetiche e misteriose “presenze” e che lui è tutt’uno con il suo strumento.

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Mitelli Delius Edwards Calcagnile Quartet @ Castello Sforzesco Visconteo di Novara

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Articolo di Mario Grella

Sembra una scampagnata in città, in una sera d’estate, questo concerto di NovaraJazz al Castello che ospita il Mitelli Delius Edwards Calcagnile Quartet, nome chilometrico e didascalico, ma meglio così piuttosto che intitolare il quartetto a qualche misteriosa divinità, di qualche misterioso Olimpo. Una formazione che vede Gabriele Mitelli alla tromba, Tobias Delius al sax tenore, John Edwards al contrabbasso e Cristiano Calcagnile alla batteria. Si comincia con il canonico ritardo, sfruttato da Corrado Beldì e dal Sindaco di Novara, Alessandro Canelli che annunciano, tra le altre cose, uno stanziamento di fondi per prossimi tre anni a favore di NovaraJazz Festival e non è cosa di poco conto. E poi a rompere gli indugi, è il sax di Tobias Delius e subito dopo la tromba di Gabriele Mitelli.

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O-Janà @ Museo Etnografico Archeologico di Oleggio (No)

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Articolo di Mario Grella

Qualche volta mi trovo spiazzato. Non mi capita spesso, ma mi capita soprattutto quando mi trovo davanti a suoni poco consueti, poco definibili e anche poco classificabili. È per questa ragione che non  avevo scritto ancora nulla del bel concerto di Ludovica Manzo (voce ed elettronica) e Alessandra Bossa (tastiere ed elettronica) che formano il duo O-Janà e che si sono esibite domenica scorsa in un intimo e raffinato concerto nell’ambito di Novara Jazz 2021 nel cortile del Museo Fanchini di Oleggio. Il nome del duo deriva dal termine vernacolare campano “Janara” che significa più o meno strega; ed effettivamente la vocazione dei pezzi presentati tratti dal lavoro intitolato “Inland Images”, lascia in un certo senso “stregati”, complice un luogo sobriamente bello, come il cortile del museo oleggese e una magnifica sera di tarda primavera.

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Giancarlo Nino Locatelli plays Steve Lacy @ Mulino Vecchio di Bellinzago Novarese (No)

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Articolo di Mario Grella

È al Mulino Vecchio di Bellinzago, nel cuore del Parco del Ticino, che, per chi vi scrive, ricomincia NovaraJazz nell’edizione 2021, in versione riveduta e corretta a causa delle note vicende epidemiche e pandemiche (alle quali aggiungo qualche mia vicissitudine famigliare). Anche se comincio a detestare l’inflazionato termine di “ripartenza”, pur sempre di un nuovo inizio si tratta e, come è noto, la forza di volontà smuove le montagne e non scoraggia certo gli organizzatori e l’intero staff di NovaraJazz che, dopo l’esordio allo Spazio Nova a Novara il 3 giugno scorso con O-Janà e LLovage, è proseguito appunto nel bellissimo “green” antistante il Mulino Vecchio di Bellinzago con il suggestivo clarinetto “solo” di Giancarlo Nino Locatelli, che ha presentato brani tratti e rivistati dal repertorio di un mostro sacro del jazz come Steve Lacy.

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