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Mario Grella

NU Arts and Community: Stefano Invernizzi e Instabili Vaganti @ Novara – 29.09.22

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo e immagini di Mario Grella

La seconda giornata del festival di Nu Arts and Community è incominciata ieri nel tardo pomeriggio con la presentazione, al Circolo dei lettori, nella sua nuova sede all’interno del Castello visconteo-sforzesco di Novara, del volume di Emidio Clementi dal titolo Gli anni di Bruno (Playground), cronaca famigliare fatta di dubbi e sentimenti inespressi. Successivamente il vernissage di Stefano Invernizzi con la sua personale dal titolo Electricity presso la sede di Rest-Art e di NovaraJazz nel cuore antico della città. Introdotto dall’appassionato intervento del curatore Marco Tagliafierro, la mostra presenta una serie di acrilici originali e freschi. Una pittura “Super realista”, più che iperrealista (anche se all’iperrealismo deve effettivamente molto), come ha ricordato il curatore. Piuttosto originali le raffigurazioni di oggetti del nostro universo tecnologico come macchine fotografiche, tablet, ecc, sovradimensionati rispetto agli umani circostanti che sembrano schernirli o prendersi gioco di loro.

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NU Arts and Community: Remix The Cinema e Nosferatu musicato da Arsenale Ensemble @ Novara – 28.09.22

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo e immagini di Mario Grella

Il trailer di un film, o come si chiamava un tempo in maniera più prosaica, il “prossimamente” è un genere a sé. Si potrebbe dire che il trailer è il riassunto di un film, ma in realtà non è così. Potremmo dire che è una sequenza di illuminazioni allusive sul contenuto stesso della pellicola. Gli “Action 30” che aprono la terza edizione del festival NU Arts & Community nel cortile di Casa Bossi a Novara, fanno qualcosa di ancora diverso. Si potrebbe dire che mettano un film sotto una pressa facendone una versione lillipuziana, ma con un risultato grandioso. Il collettivo di artisti, fotografi, grafici, musicisti, filosofi, disegnatori e videomakers opera una alterazione per sottrazione del film, associando ad esso un’inedita colonna sonora elettronica di grande impatto che in qualche modo “ricolloca” le pellicole in altro ambito, rispetto al contesto entro cui sono nate. Casa Bossi (o quel che ne resta) è un ambiente quanto mai adatto a questo tipo di performance.

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Marco Colonna | Giulia Cianca | Luca Corrado – Le Ceneri Del Mio Tempo (NES, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

A “Le ceneri di Gramsci”, la raccolta di poesie di Pier Paolo Pasolini, mi lega un ricordo molto personale che mi piace raccontare in questo commento. La prima volta ne sentii parlare dal mio professore di lettere al liceo artistico statale di Novara. Era il 1978 e il professore ci lesse alcune poesie della raccolta che ricordo distintamente: erano “Picasso” e, appunto, “Le ceneri di Gramsci”. Ne ho un ricordo vivissimo, anche se sono passati quasi quarantacinque anni. Ricordo il pomeriggio piovoso e il libro che teneva in mano il professore era tutto bagnato, tanto che lui lo asciugò con un fazzoletto. Il professore era Sebastiano Vassalli. Come potete immaginare sono ricordi difficili da cancellare e, come altrettanto potete immaginare, ritrovarmi a commentare questo magnifico lavoro musicale e vocale di Marco Colonna mi emoziona non poco. Le ceneri del mio tempo, è un disco edito dall’etichetta New Ethic Society, di una profondità rara, un raggio di luce di musica jazz, nel senso lato del termine, che scruta dentro la materia poetica di Pasolini. 

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James Brandon Lewis Quartet – MSM Molecular Systematic Music Live (Intakt Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Doppio cd dal vivo per James Brandon Lewis, intitolato Molecular Sistematic Music, che per l’occasione riunisce altri tre musicisti ovvero Aruàn Ortiz al piano, Brad Jones al contrabbasso e Chad Taylor alla batteria che formano il James Brandon Lewis Quartet. Disco edito dall’etichetta Intakt Records e registrato a Zurigo nello scorso mese di maggio. E dopo le informazioni rituali veniamo alle emozioni (irrituali), anche perché i brani,  composti tutti da James Brandon Lewis, ne offrono parecchie e di ampio spettro, con un minimo comune denominatore che potrebbe essere un dinamicissimo groove, con digressioni profonde,  ma sempre nel solco della tradizione e dove tutto sembra costruito attorno al sax di Brandon Lewis, ma che in realtà è la bacchetta magica che rende possibile un amalgama che si potrebbe definire pressoché perfetta.

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Chris Ware @ Centre Pompidou, Parigi

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Il Centre Pompidou sembra fatto apposta per ospitare una mostra di Chris Ware, uno dei più grandi fumettisti del mondo. Anzi sono i graphic novel di Chris Ware ad essere adatti ad essere ospitati in un giocattolone meccanico come il Centre Pompidou. Potremmo dire che le due cose sono fatte l’una per l’altra. Tuttavia il Beaubourg non aveva mai ospitato una mostra di Chris Ware e, probabilmente nemmeno Ware aveva mai disegnato il Centre parigino in una sua striscia. Per fortuna in queste settimane e fino al prossimo 10 ottobre, il Centre Pompidou ospita una magnifica esposizione sul lavoro del grande fumettista statunitense. Chris Ware, va detto per i pochi che non lo conoscessero, non è solo uno straordinario disegnatore e narratore, ma è anche un “progettatore” e “costruttore” di libri. Per lui il disegno della striscia, il lettering, lo story board, non esauriscono il suo lavoro. Ware si occupa infatti dell’intero processo di produzione di un graphic novel e la mostra parigina vuole render nota questa sua caratteristica, attraverso una esposizione cronologica del suo lavoro che parte da Chicago, dove Ware comincia a pubblicare dagli anni Novanta i suoi lavori su RAW, la rivista d’avanguardia diretta da Art Spiegelman e François Mauly.

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Barre Phillips | György Kurtág jr. – Face à Face (ECM Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

La prima immagine che mi viene in mente per caratterizzare il modo con cui suono con Barre, è architettonica” queste sono le parole con cui György Kürtág Jr. descrive, nelle note di copertina di “Face à Face”, il suo rapporto con Barre Phillips. Il disco uscito per l’etichetta ECM, con Barre Phillips al contrabbasso ed oggettistica e György Kurtág Jr. ai sintetizzatori e alle percussioni digitali, è il risultato studiato, costruito, cercato (ed ottenuto) della collaborazione di due grandi musicisti: compositore ed improvvisatore il primo, jazzista e sperimentatore il secondo (sempre che le etichette siano ancora necessarie). Occorre sgombrare il campo da un vecchio pregiudizio e cioè che l’improvvisazione e la sperimentazione, siano frutto di una libertà incontrollata, spontanea e gratuita. Niente di più falso se è vero, come è vero, che “la massima libertà deriva dal massimo rigore” come sosteneva Paul Valery. Ma Kürtág aggiunge qualcosa di ancora più circostanziato sul suo rapporto con il contrabbassista statunitense: “…Per essere in relazione con la sua musica penso a lui come a un individuo in movimento e costruisco stanze di tempo e spazio intorno a lui, stanze che sono esse stesse in continua evoluzione…”

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Roberto Ottaviano | Alexander Hawkins – Charlie’s Blue Skylight (Dodicilune, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ricordo quel gelido pomeriggio dell’inverno del 1979 quando Charlie Mingus morì. Collaboravo allora in una di quelle che un tempo si chiamavano radio libere, Radio Kabouter di Novara per la precisione. Alla consolle c’era il mio amico Fabio che ne annunciò la morte. Fino ad allora non avevo mai sentito il nome di Mingus, ma rimasi molto colpito dal racconto della sua vita, tra poesia e psicofarmaci, che ne fece Fabio. Da allora ogni volta che mi imbatto nel nome di Mingus, alzo le antenne per recepire qualcosa di lui che mi fosse sfuggito. Anche in occasione dell’uscita di questo magnifico lavoro a quattro mani, Charlie’s Blue Skylight ad opera di Roberto Ottaviano e Alexander Hawkins, le mie antenne hanno percepito un magnetismo molto particolare. Il disco, prodotto dalla lungimirante etichetta pugliese Dodicilune, è un piccolo capolavoro, anzi un “capolavoro” e basta poiché, come giustamente notava il premio nobel Peter Handke, non esistono capolavori “piccoli”. Tutti i brani sono di Mingus e, credo, non potesse essere diversamente per due grandi musicisti come Ottaviano e Hawkins che, per omaggiare Charlie Mingus, hanno preferito l’interpretazione di sue partiture anziché un tributo fatto con composizioni originali. Rispetto per Mingus? Modestia? Credo solo presa di coscienza. Andare oltre Mingus sarebbe stato rischioso e Roberto Ottaviano e Alexander Hawkins lo avevano capito e così hanno preferito una strada diversa, quella di mantenere in essere le composizioni di Mingus e cercare di rileggerle seguendo le proprie inclinazioni musicali, esperite nelle loro lunghe e prestigiose carriere.

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Woody Allen – Zero Gravity (La Nave di Teseo, 2022)

L E T T U R E


Recensione di Mario Grella

Se vi piace l’umorismo surreale, se vi piace Woody Allen, se vi fidate di ciò che scrivo io, tutto non necessariamente in questo ordine, Zero Gravity, appena uscito presso La Nave di Teseo con la brillantissima traduzione di Alberto Pezzotta, è il libro che fa per voi (e anche per me). Zero Gravity è una irresistibile raccolta di diciannove brevi racconti, apparsi su diverse pubblicazioni a cominciare dal “New Yorker” (i famosi “casuals”), del geniale regista newyorkese. Anzi per essere precisi, diciotto “casuals” e un breve racconto serio e romantico intitolato Crescere a Manhattan, vagamente autobiografico. Quello di Woody è un umorismo semplice, costruito sul paradosso, col costante sussidio della citazione colta o extra-colta, una specie di “situazionismo” dell’humor di cui Allen è indubbiamente maestro.

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Elmgreen & Dragset – Useless Bodies? @ Fondazione Prada, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo e immagini di Mario Grella

Se qualcuno pensasse che artisti come Orlàn o Stelarc che, qualche decennio fa, alterando, distorcendo e anche maltrattando il loro corpo, avessero preconizzato il futuro del cyber-corpo e ci avessero visto giusto, ebbene si sbagliava. O almeno si sbagliava in parte poiché, se è vero che gli innesti cibernetici sono diventati una pratica quotidiana in campi come la chirurgia o la scienza, in arte il corpo umano è andato molto oltre le preconizzazioni immaginifiche della body art: il corpo umano oggi è semplicemente scomparso. E quando non è scomparso del tutto, è mummificato, finto, talvolta un simulacro nemmeno presente. A sostenerlo e a dimostrarlo ampiamente è la straordinaria mostra Useless Bodies? di Elmgreen & Dragset alla Fondazione Prada di Milano, visitabile fino al prossimo agosto. La presenza fisica dell’uomo post-industriale e post-tutto, sembra non necessaria o comunque sembra aver perso la propria centralità, proprio il corpo che per l’arte è stato quasi tutto. La mostra di Elmgreen & Dragset, danese il primo, norvegese il secondo, ha optato per installazioni site-specific che si possono definire sontuose, occupando tutti gli spazi espositivi della Fondazione, il Podium prima di tutto, con un allestimento dichiaratamente ispirato alla prima e memorabile mostra della Fondazione Prada, quel “Serial Classic” allestita proprio da Rem Koolhaas, che della fondazione è l’architetto e curata da Salvatore Settis. In questo primo, introduttivo e magnifico spazio espositivo, sono esposte sculture figurative, classiche e contemporanee, ma che sembrano evocare simulacri di corpi più che corpi stessi, proprio per la loro dialettica vero/falso e con un fitto gioco di sguardi e rimandi tra scultura del passato e scultura contemporanea. Tra le opere esposte la copia in gesso dell’Atleta con lo strigile, calco in gesso del 1938, notissimo anche col nome di Apoxyomenos, copia di epoca romana del II secolo d. C. da un originale greco del IV secolo a.C. E già qui il gioco dei rimandi incrociati è affascinante.

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