C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Certo non tutti i padri, per riconnettersi alla famiglia abbandonata anni prima, tornano a casa, e poi decidono di girare un film sulla ex-moglie (nel frattempo defunta) e sulle sue figlie. Ma così succede qualche volta al cinema e in particolare questo è il caso di Sentimental value, film del regista norvegese Joachim Trier. Le due sorelle sono Nora e Agnes, la prima attrice di teatro vittima di ricorrenti crisi di panico al momento di andare in scena, la seconda una giovane storica, felicemente sposata e con un bambino piccolo. Il ritorno del padre Gustav, regista svedese piuttosto agé, ma ancora attivo e con nuovi progetti in cantiere, nella grande casa di famiglia in cui sono cresciute le due sorelle, casa che sin da bambine, considerano come un essere vivente, con sentimenti e ricordi al pari dei componenti della famiglia.

Il ritorno del padre, genera curiosità ma anche parecchi tormenti interiori. E in aggiunta il nuovo film, che il padre intende realizzare, sembra fatto su misura per Nora, che però sembra non voler interpretare la parte di sé stessa nella vicenda famigliare al cui centro sta il suicidio della madre e la, almeno apparente, assenza affettiva del padre nei confronti delle figlie. Così non pare proprio e così si rivelerà non essere, poiché la sceneggiatura del film di Gustav è proprio l’atto estremo d’amore per le figlie, ma soprattutto per Nora che sembra riconoscere i sentimenti del padre proprio nella agnizione finale.
Un film molto nordico nella narrazione, ma molto caldo e passionale nei sentimenti, una sorta di “Amico ritrovato” della famiglia, se mi si concede il poco prudente paragone letterario.

Come nel libro di Uhlman, Hans scopre la fedeltà dell’amico Konstantin leggendo un elenco di nomi, nello stesso modo Nora scopre la fedeltà del padre, con l’aiuto della sorella Agnes, leggendo la sceneggiatura del film. Un film molto cerebrale che non concede nulla allo spettacolo e molto alla drammaturgia (del resto Nora è una attrice di teatro). Joachim Trier è un regista con uno spiccato talento per lo studio delle psicologie e con una forte propensione a mettere in scena il dubbio e la difficoltà dei rapporti sentimentali. Basti ricordare a tale proposito un altro film La persona peggiore del mondo del 2021, sempre interpretato dalla bravissima e credibilissima Renate Reinsve, che gli valse anche la candidatura agli Oscar. Molto ben valutato dalla critica, non certo un capolavoro, ma che indubbiamente merita di essere visto (e soprattutto ascoltato).

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