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Voci fuori dal coro

Maurizio Cattelan – Breath Ghosts Blind @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Non andate a vedere questa mostra perché potreste rimanere delusi, oppure andateci perché non vi deluderà. Dipende da quali emozioni cerchiate nell’arte. Anzi dipende da quali emozioni cerchiate tout court. La mostra che propone Pirelli Hangar Bicocca, è una mostra per tutti e per nessuno, come disse del suo “Also Sprach Zarathustra”, Friderich Nietzsche. In uno spazio colossale sono esposte “solo” tre opere-installazioni di Maurizio Cattelan, se vogliamo legate tra loro dall’idea del ciclo della vita, come affermano Roberta Tenconi e Vincente Todolì nella piccola e preziosa brochure; anche se non sono sicurissimo che Maurizio Cattelan la pensi necessariamente allo stesso modo. La prima è un’opera-installazione creata con un materiale nobile come il marmo di Carrara: Breath è composta da una figura umana in posizione fetale e dal suo cane (o forse da “un” cane), sdraiato accanto. Sono due piccole figure nell’immenso e buio atrio dell’Hangar. Chi sono? Sono una figura umana e un cane. Cosa rappresentano? Una figura umana e un cane. Forse si tratta di un clochard con il suo cane che ha trovato rifugio in un capannone industriale. Forse riposano. Forse no.

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PBB – Resized (Labilia Production, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Spanò Greco

In questo 2021 le uscite discografiche in ambito blues e dintorni si stanno rivelando molto interessanti e di pregevole fattura. Maurizio Pugno ha dato forma al suo nuovo progetto realizzando un sontuoso ed elegante album insieme alla voce di Raffo Barbi, al basso di Franz Piombino, al piano e alle tastiere di Alex Fiorucci e alla batteria e percussioni di Riccardo Fiorucci.

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Javier Girotto | Vince Abbracciante – Santuario (Dodicilune, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Nel suo viaggio a ritroso, dall’Argentina alla Puglia terra dei nonni, Javier Girotto deve aver ritrovato l’antica cartografia delle sue origini. Una mappa sentimentale che gli ha consentito probabilmente di ampliare i propri riferimenti culturali e di sovrapporli a quelli già acquisiti dalla sua terra natale. Una nostalgica esistenza sui generis, quindi, che non si abbandona agli struggimenti ma che cerca di tatuare immagini nuove sulla pelle dei ricordi, ottenendo così, com’è stato per altri versi con gli Aires Tango, degli ibridi anfibi, pronti ad adattarsi sia alle malinconie di Cordoba che alle terre pugliesi, vivendo con la stessa intensità emotiva entrambi i luoghi. Per questo viaggio ulteriore tra Argentina e Italia del Sud, Girotto si accompagna con Vince Abbracciante, uno dei più validi fisarmonicisti presenti sulla scena europea. Insieme, uno come ombra dell’altro, scelgono una musica profondamente “semplice”, non gravata da esigenze particolarmente moderniste, tenendosi anche ai margini del jazz per vivere un folk un po’ sornione, spesso leggibile con garbata ironia, dove si ascoltano suoni mediterranei, balcanici, echi di tango, improvvisazioni piene di fuoco e di salate malinconie. La coppia Girotto-Abbracciante, in questo Santuario, procede in solitaria, concedendosi solo l’occasionale cambio dei fiati di Girotto, che si altalena tra il sax soprano, quello baritono e il flauto andino. Abbracciante, da par suo, pur lavorando solo sul proprio strumento, offre un’intensa gamma di variazioni di colori e di emozioni passando da momenti più vulcanici – che ricordano l’impeto di un altro fisarmonicista suo conterraneo come Antonello Salis – a frangenti più delicati, addolciti dalla naturale, ombrosa allegria propria della fisarmonica.

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Cek Franceschetti – Sarneghera Stomp (Slang Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Spanò Greco

Andrea, alias Cek, Franceschetti di Pisogne, comune bresciano sulla sponda nord orientale del Lago d’Iseo, bluesman autentico, schietto e semplice che dagli anni 90 calca i palchi di mezza Europa con puntate anche negli USA, ha edito da poco il suo secondo lavoro solista, Sarneghera Stomp, che prende il titolo dal violento temporale che nasce all’improvviso con venti impetuosi, allagando strade, sradicando alberi, scoperchiando tetti, e partendo da Sarnico risale tutto il Lago D’Iseo. Cek vive on the road, si nutre della sua stessa musica. Il periodo appena trascorso lo ha destabilizzato non poco facendolo precipitare in abissi di depressione e spossatezza che, grazie all’aiuto di Giancarlo Trenti della Slang Records, sono confluiti nelle 10 canzoni che compongono questo particolare e avvincente album delle quali 8 portano la firma di Cek e 2 sono cover.

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Igor Caiazza – Blu (Abeat Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

La Abeat Records di Mario Caccia di Solbiate Olona (Va) è una delle più attente ed importanti etichette discografiche nell’ambito jazz, sempre pronta a scoprire nuovi talenti e confermare artisti di valore già affermati. Una politica quella della Abeat Records dedita a sostenere e promuovere giovani talora spesso esordienti e talentuosi musicisti soprattutto italiani. Rispetto ad altre etichette Abeat non segue una linea editoriale omogenea o ristretta ad una unica tipologia di genere o di stile ma tende a promuovere progetti con una propria e forte identità. Un catalogo notevole che vi invito a sfogliare e visitare.

Igor Caiazza è un brillante compositore, arrangiatore, percussionista classico e vibrafonista jazz. Ha un passato giovanile di batterista, suonando rock, pop e hip-hop, ma poi la musica classica lo ha stregato e catturato. Così, approfondendo lo studio del vibrafono e della marimba, oltre all’adorato Bach ha scoperto Astor Piazzolla, le cui composizioni, non a caso, erano un mix tra la musica classica e la musica argentina. Piazzolla è stato, quindi, il ponte tra la classica e il jazz ma di quest’ultimo non si è più liberato!

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Levante @ Stupinigi Sonic Park, Stupinigi (To), 22 luglio 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Angela Todaro

Dopo un lungo periodo di assenza dai palchi, a causa delle restrizioni date dal covid, finalmente torna a Torino la poliedrica cantautrice di origine siciliana Levante. A far da cornice per la terza data ufficiale del tour estivo, dal titolo Dall’alba al Tramonto Live, è la splendida palazzina di caccia di Stupinigi, che si accende di luci e colori per ospitare l’ormai nota manifestazione Stupinigi Sonic Park. A differenza delle scorse stagioni la manifestazione si è svolta non più nel parco ma nel Cortile d’Onore, allestito con mille posti a sedere distanziati tra loro, nel rispetto delle norme vigenti. Il titolo del tour prende il nome proprio dal primo singolo, lanciato dalla cantante su tutte le piattaforme digitali per promuovere il suo ultimo lavoro.
Sono le 21 quando dal salone centrale, vestita in look anni 60 ed accolta da un fragoroso applauso di benvenuto, entra la protagonista della scena intonando Gesù Cristo sono io.
Due ore intrise di semplicità, energia e abilità nel tenere alta l’attenzione degli spettatori, in visibilio per la scaletta che costella la sua intera carriera musicale, passando da Alfonso all’ultimo brano presentato a Sanremo Tikibombom.

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Andy Emler – No Solo (La Buissonne, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Che disco meraviglioso è questo!!. Da quanto tempo non si ascoltava un lavoro da cinque stelle ”secche” come No solo di Andy Emler? Una musica fatta per pensare, scendendo uno a uno i gradini della coscienza fino ad arrivare al confine del Grande Mare. Una musica fuggevole come la traccia luminosa lasciata dai fari di un auto. Andy Emler è un pianista e organista parigino che nella sua vita ha scritto molta musica, oltre una cinquantina di partiture per vari strumenti con indirizzi musicali diversi. Ha inciso inoltre più di una trentina di dischi, in parte da titolare, in parte con varie combinazioni tra cui la sua creatura più cara, il MegaOctet, una band composta da vari musicisti che amano improvvisare all’insegna di un affascinante eclettismo sonoro. In questo No Solo Emler è al piano, spesso in solitaria – tanto per smentire parzialmente il titolo dell’opera – accompagnato altre volte da una serie di ospiti che citeremo mano a mano nell’ascolto dei singoli brani dell’album. L’impostazione pianistica, almeno in questo disco, risente moltissimo della impronta classica, con numerosi richiami in filigrana del musicista da Emler preferito, cioè Maurice Ravel a cui dedicò nel 2013 un uscita discografica intitolata My Own Ravel. Aggiungerei un bagaglio di suggestioni ”ambient” che fungono però solo da fondale. Il proscenio è animato, infatti, da una continua invenzione melodica, una raffinata sintassi di periodi assolutamente tonali, quasi senza dissonanze. Insomma non si sconfina mai in acque limacciose, mostrando invece parecchi salti di registro dinamico alternati ad eteree rarefazioni sonore. Teniamo presente che non si tratta di un lavoro onirico né di un viaggio nella pura fantasia ma di una salutare meditazione su sé stessi, un colloquio a tu per tu con il nostro daimon, un open focus che tutti dovremmo organizzare, ogni tanto, riguardo alla nostra essenza più interiore.

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TOdays festival 2021 – torna con un’interessante line up e qualche novità dal 26 al 29 agosto

C O N F E R E N Z E


Articolo di Claudia Losini

Dopo un anno di silenzio, l’estate dello Spazio 211 torna a suonare con la musica di TOdays festival, dal 26 al 29 agosto. Chi conosce la storia del festival e del suo direttore artistico sa bene che la sua forza sta nel non fermarsi mai, nonostante tutto. E nonostante l’edizione 2020 sia saltata, lo spirito di TOdays ha continuato a resistere con Tourdays, un percorso fatto di idee e persone legate al mondo della cultura e della musica per ripensare alle modalità di ripartenza e immaginare un futuro del mondo dello spettacolo insieme.
Il 2021 è un anno molto particolare, ormai possiamo dirlo con certezza, un anno dove ogni scelta di fare porta con sé un messaggio di forza e visione. E la sesta edizione di TOdays Festival è una celebrazione del presente, con uno sguardo puntato verso il futuro: la scelta stessa del cartellone rappresenta tutte le ultime tendenze della musica, in un gioco a volte anche di contrapposizione sonora che, come sempre, ti porta a dire stupito “Non me lo aspettavo”.

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Wolf Alice – Blue Weekend (Dirty Hit, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Di Tommaso

Blue Weekend è un album mutevole che si fa strada tra stili diversi in maniera del tutto naturale, riuscendo a mantenere un equilibrio narrativo che tiene unito un linguaggio intimo e vulnerabile ad uno più audace e potente.
Con questo terzo lavoro, che esce dopo il successo del precedente Vision of Life, i Wolf Alice si confermano una band di tutto rispetto in cui risulta ancor più evidente la crescita creativa e la maturità compositiva e vocale di Ellie Rowsell.

Il quartetto londinese composto da Ellie (voce, chitarra), Joff Oddie (chitarra, voce), Theo Ellis (basso) e Joel Amey (batteria, voce) è riuscito a collezionare successi sin dal primo album del 2015, avanzando poi in maniera progressiva e senza cedimenti. Dopo il secondo lavoro, che li ha portati a trascorrere diversi mesi in tour e ad affrontare lunghi viaggi, la band si è trasferita in un AirB&B nel Somerset ed è stato lì, lontano dai palchi dei festival, dai tourbus, dagli show e dai fan, che sono riusciti a ritrovarsi, a fortificare la loro amicizia e a recuperare la concentrazione giusta per lavorare al nuovo disco. Blue Weekend è stato prodotto da Markus Dravs (Arcade Fire, Björk, Brian Eno, Florence and The Machine) che ne ha magistralmente affinato e definito i suoni.

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