Ricerca

Off Topic

Solo contenuti originali

Autore

Off Topic Magazine

Voci fuori dal coro

Drone San – Drone San (Horribly Loud Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Drone San è una astronave non ben identificata, capitanata da Andrea Sanna e Nicola Pedroni, avvistata sui cieli italiani e pronta a farci atterrare su pianeti sconosciuti.
Drone San è anche il titolo del loro primo album, autoprodotto per l’etichetta da loro stessi fondata Horribly Loud Records, un album che si compone di musica elettronica “suonata” e che fa riferimento alla scena post-jazz contemporanea. Pedroni e Sanna si sono incontrati casualmente in un jazz club e hanno composto e arrangiato l’album su una base improvvisativa su cui hanno strutturato la scrittura vera e propria, utilizzando strumenti analogici e digitali come batterie montate, tagliate e rimontate in layer con drum machine vintage, Fender Rhodes, software, oggetti come vecchi pianoforti, corde, molle e giocattoli amplificati con microfoni piezoelettrici o ripresi all’interno di suggestive location naturali. Il disco è stato infatti registrato in Sardegna non solo all’interno dello studio di registrazione, ma addentrandosi tra boschi e nelle tipiche domus de janas, tombe preistoriche scavate nella roccia.

Continua a leggere “Drone San – Drone San (Horribly Loud Records, 2022)”

Tommaso Sgammini | Filippo Macchiarelli – Stànzia (Abeat Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Dato che la legge dell’ambivalenza domina il Mondo, anche in una disgraziata deriva come l’epidemia da Covid ci si può trovare un elemento – almeno uno – vantaggioso. Quindi, si prendano due musicisti bravi, chiudendoli necessariamente in una stanza coi loro “giochi” – in questo caso un pianoforte e un contrabbasso – per tenerli lontano quanto possibile dai virus e si potrà ottenere qualcosa di bello e inaspettato, ad esempio un lavoro come questo Stànzia, uscito qualche settimana fa per la Abeat. I due musicisti in questione sono giovani e con adeguati studi sia classici che jazz alle spalle. Tommaso Sgammini al piano è alla sua prima prova da titolare mentre Filippo Macchiarelli, il contrabbassista, ha già nel carniere due precedenti album, un lavoro uscito nel 2019, About songs registrato in solitudine con voce e basso elettrico e un altro disco più recente in quintetto, il maturo Il vento è fuori, di cui ricordo volentieri oltre alla musica una suggestiva foto di copertina. C’è da rimarcare inoltre la presenza aggiuntiva in tre brani di Camilla Battaglia, cantante dall’escursione vocale straordinaria – ma quante ottave copre? – e figlia di Stefano Battaglia e Tiziana Ghiglioni, due nomi già di per sé luccicosi nel panorama del jazz italiano. La Battaglia ha esordito giovanissima con il Renato Sellani Trio nel 2010 e ha proseguito il suo percorso ufficiale con l’etichetta Dodicilune in due lavori usciti nel 2016 e nel 2018, rispettivamente Tomorrow-2 more Rows of Tomorrows e Emit:Rotator Tenet. I tre attori di questo Stànzia non sono quindi certo alle prime armi e rappresentano parte di quella “meglio gioventù” del jazz italiano che di mese in mese, qui su Off Topic, riusciamo a recensire con sempre grande piacere. I due musicisti percorrono questa uscita discografica tra diversi brani originali e due standard, più il rifacimento di una composizione appartenente al soundtrack del film ll Maratoneta del 1976. Al di là dell’orecchio necessariamente ben temperato che questa musica richiede all’ascolto, con la sua struttura ricca di sorprese, ricordi classici e di memorie jazz-mainstream, occorre che in questa circostanza ci si lasci andare emotivamente a seguire l’immaginazione di questi musicisti, pensandoli in una stanza confortevole, che si scambino impressioni, sensazioni, risoluzioni melodiche, dando fondo al loro bagaglio ricco di sentimenti ed espressività. Non bisogna aver timore della formazione scarna, qui non si ascoltano esuberanze strumentali maniacali – del tipo “senti come son bravo” – ma nemmeno momenti di malinconica accidia. Se c’è una qualità su cui mi sentirei di scommettere, questa è la sincerità d’intenti, a metà tra uno sforzo introspettivo e la pura, semplice gioia “fanciullesca” di suonare, senza particolari rimuginazioni intellettualistiche.

Continua a leggere “Tommaso Sgammini | Filippo Macchiarelli – Stànzia (Abeat Records, 2021)”

Tim Berne | Gregg Belisle-Chi – Mars (Intakt Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quando si sente parlare di chitarre in un disco jazz, spesso si storce il naso. Quando poi, invece di sentir solo parlare, si sente la chitarra suonare, allora il discorso cambia. Quasi sempre cambia in meglio, forse perché il chitarrista conosce le difficoltà a cui sta andando incontro e sa che lo sposalizio tra “chitarra” e “jazz” potrebbe essere problematico, con qualche grandiosa eccezione che porta i nomi di Django Reinhardt, Franco Cerri, Pat Metheny, Bill Frisell e una manciata di altri musicisti. A questi nomi celeberrimi e a qualche altra decina, possiamo ora aggiungere anche il nome del giovane chitarrista newyorkese Gregg Belisle-Chi, astro nascente della chitarra acustica e profondo conoscitore della musica di Tim Berne e, va da sé, che allora questo matrimonio “s’aveva da fare”. Ci ha pensato David Torn ad officiare il rito, ovvero produrre questo magnifico disco, dal titolo Mars.

Continua a leggere “Tim Berne | Gregg Belisle-Chi – Mars (Intakt Records, 2022)”

Little North – Familiar Places (April Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Il giovane trio danese Little North, lascia un’impronta sensazionale sulla scena jazz americana, unendo le due culture musicali, sopra mondi differenti e espansivi. Ad un anno dall’uscita del precedente Finding Seagulls, che li ha lanciati nel sound contemporaneo, si confermano con questo nuovo percorso Familiar Places prodotto dalla sofisticata etichetta April Records, con base a Copenaghen. I paesaggi visionari si espandono nell’aria, con un’energia grezza e corposa, innalzando le composizioni in un vortice delicato e da pelle d’oca. All’interno dell’album danno un forte contributo sonoro, anche alcuni ospiti illustri, come il chitarrista svedese Viktor Spasov e il trombettista Kasper Tranberg. Oltre a questo livello musicale più tecnico e di spessore, rimane l’essenza personale del trio, che disegna paradisi profondi e tematiche struggenti da tenere d’occhio.

Continua a leggere “Little North – Familiar Places (April Records, 2022)”

Alexander Hawkins Mirror Canon – Break a Vase (Intakt Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Derek Walcott, poeta premio Nobel per la letteratura nel 1992 di cui forse troppo presto ci si è dimenticati, nel discorso di accettazione del premio ebbe a dire: “Rompi un vaso e l’amore che ricompone i frammenti sarà più forte dell’amore che dava per scontata la sua simmetria quando era integro”. A ricordarcelo è Kevin Le Gendre, nelle note di copertina che accompagnano l’ultimo, straordinario lavoro di Alexander Hawkins, grande pianista e non vorrei aggiungere di che genere, poiché le sua composizioni non sono strettamente imbrigliabili in un solo genere. Il disco, appena uscito per l’etichetta Intakt Records, si intitola appunto Break a Vase dove Alexander porta a spasso sugli infiniti ed inesplorati territori, straordinari musicisti: Neil Charles al contrabbasso, Stephen Davis, alla batteria, Richard Olátúndé Baker alle percussioni, Shabaka Hutchings ai sax e al flauto, Otto Fischer alla chitarra elettrica. L’ensemble, allargato rispetto al consueto trio con cui suona abitualmente Hawkins, si chiama Mirror Canon. Non si tratta di una stramberia, di una trovata originale, ma di un preciso riferimento, un riferimento (colto, come colto è Alexander Hawkins) ad un dispositivo contrappuntistico, il “canone a specchio” appunto, creato dalla geniale mente matematico-musicale di Johan Sebastian Bach. Proprio una raffinata ed instancabile ricerca musicale contrappuntistica sta alla base della composizione dei brani di questo disco e in generale dei percorsi di ricerca di Alexander Hawkins, compositore che alla ricerca più libera ha sempre associato il massimo rigore formale.

Continua a leggere “Alexander Hawkins Mirror Canon – Break a Vase (Intakt Records, 2022)”

Erik Palmberg – In Between (Naxos Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Questo disco, In Between, è stato registrato a Tullinge, un sobborgo di Stoccolma di ventimila anime a un passo dalle grandi foreste attorno alla capitale. All’interno di quest’opera avvertiamo il respiro ritemprante dei grandi spazi. Non credo, infatti, che possa considerarsi banale constatare che Natura e Musica, come del resto avviene in tutte le forme d’arte, si siano storicamente sempre confrontate e influenzate l’una con l’altra. In effetti la tromba di Erik Palmberg come la si ascolta in questo lavoro – seconda pubblicazione discografica del trombettista svedese – pur essendo per molti versi legata alla tradizione del  jazz occidentale, risente anche di una innegabile componente ambientale. Le timbriche e le ritmiche presenti nell’album non rescindono il cordone ombelicale con gli antichi maestri ma nel contempo mantengono un certo mood distaccato che permette ai musicisti di creare un pianeta tutto loro. L’impronta nordica viene quindi in parte caratterizzata da una certa ombra malinconica e da una velata sensazione di solitudine rimarcata da suoni cristallini e trasparenti, come spesso si avvertono nella musica degli artisti nord-europei. In effetti parte dei suoni di In Between – in Distant Signals ad esempio – sono stati ottenutiutilizzando una camera di risonanza in sala d’incisione, dove gli echi avvertibili sono naturali e non risentono quindi di una correzione digitale come normalmente avviene negli studi di registrazione. Le influenze sul modo di suonare di Palmberg sono scuramente molteplici ma le maggiori suggestioni percepibili provengono dall’Europa, da Kenny Wheeler – canadese di nascita ma attivo in Inghilterra fin dal 1952 – ma anche da Enrico Rava e Paolo Fresu, in questo secondo caso soprattutto  per gli interventi al flicorno. In realtà le relazioni di Palmberg sono eterogenee, riassumendo nelle sue note un lungo patrimonio culturale ereditato da molti trombettisti della storia del  jazz occidentale. Il profilo di Palmberg, come quindi si può capire, non è molto originale di per sé ma quel che conta è la musica creata dal suo gruppo che riesce a distinguersi, a trovare una propria strada per creare uno stile, quanto meno riconoscibile, all’interno del vasto panorama jazzistico attuale.

Continua a leggere “Erik Palmberg – In Between (Naxos Records, 2021)”

Cat Power – Covers (Domino, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

La realtà delle cover, è un po’ come la giungla descritta da Rudyard Kipling nel suo famoso romanzo: misteriosa. Si tratta di un mondo sacro e profano allo stesso tempo, in quanto, confrontarsi con un brano altrui, significa averne interiorizzato il concetto per poter poi imprimere qualcosa di proprio e trasmettere un nuovo e più approfondito messaggio. Solo ed esclusivamente con questa formula, una canzone o un’intera selezione di cover, risulterà vincente. Per chi scrive, la riproduzione fine a se stessa non ha senso di esistere. Fatta la dovuta premessa, presentiamo la nuova uscita di Chan Marshall, al secolo Cat Power, un’artista poliedrica, abituata a vestire brani altrui con il proprio tocco personale. Covers non è il primo esperimento in tal senso, nella sua carriera Cat Power ha già dedicato due interi dischi alla riproposizione di brani. Quest’ultimo lavoro è stato preceduto da Jukebox (del 2008) e The Covers Record (del 2000), album che si apriva con la famosa (I Can’t Get No) Satisfaction (del duo Rollingstoniano Mick Jagger/Keith Richards), completamente spogliata della carica aggressiva e resa lunare da una sola chitarra ripetitiva e affascinante come un cielo notturno pieno di stelle. E a proposito di Rolling Stones, l’artista li omaggia nuovamente con un’emozionante versione di You Got The Silver, reperibile però solo nell’edizione giapponese. Questo è lo spirito con il quale Chan Marshall affronta il non facile compito di appropriarsi di una canzone altrui e renderla al 100% Cat Power.

Continua a leggere “Cat Power – Covers (Domino, 2022)”

Chelsea Carmichael – The River Doesn’t Like Strangers (Native Rebel Recordings, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

C’è qualcosa di misteriosamente ermetico, nella musica di Chelsea Carmichael. Con tradizioni familiari giamaicane ma inglese di nascita, originaria di Warrington, città posta a nord-ovest dell’sola britannica, la sassofonista Carmichael arriva ad incidere il suo primo album con l’aiuto di Shabaka Hutchings, già affermato musicista jazz londinese. Hutchings, rimasto colpito dalla personalità della Carmichael, l’ha invitata a registrare per la propria neonata etichetta Native Rebel Records e il risultato di questa collaborazione è The River Doesn’t Like Strangers. Ermetismo, dicevo. Non certo a livello sonoro, data la vasta disponibilità di suoni “naturali” – da menzionare le percussioni di Eddie Hick – ed altri più effettati, questi ultimi soprattutto per l’intervento della chitarra elettrica di Dave Okumu. Il profilo enigmatico di questa musica sta nel fatto che sembra orientarsi contemporaneamente in varie direzioni diverse, da momenti quasi paesaggistici con suoni lunghi e pacati fino a frangenti free ma anche includendo parentesi funkeggiati di provenienza caraibica caratterizzate da suoni tribal-dance che arrivano a lambire l’area pop-rock – mi sono tornati alla mente persino gli sfortunati Morphine dei ’90. C’è anche un po’ di Giamaica, tra le righe, proposta con discrezione, e certe suggestioni africane nello stile ad esempio di Fela Kuti e Tinariwen. L’eterogeneità di queste influenze sono in parte attribuibili alla variegata mescolanza di elementi linguistici e tradizionali che offre attualmente una città cosmopolita com’è Londra. La considerazione fondamentale è comunque come questa musica appaia molto vitale, sia quando si semplifica in strutture lineari vicino al reggae-rock e sia quando prende più convintamente la strada segnata dal jazz. Una ventata d’eccitazione psicofisica la scuote lungo gli appassionanti – ma alle volte anche distaccati – interventi di sax. Un basso dub – ad opera di Tom Herbert – in ossequio alle radici culturali della Carmichael – fa vibrare il ventre e completa la formazione a quartetto.

Continua a leggere “Chelsea Carmichael – The River Doesn’t Like Strangers (Native Rebel Recordings, 2021)”

Tania Bruguera – La verità anche a scapito del mondo @ PAC, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo e immagini di Mario Grella

Si potrebbe dire che Tania Bruguera è un’attivista politica più che un’artista, ma proprio per questo, una grande artista, certamente una delle più influenti nel mondo dell’arte contemporanea. Per chi volesse entrare nella materia viva della sua arte, al PAC di Milano fino al prossimo 13 febbraio le performance e le opere di La verità anche a scapito del mondo. Le performances di Tania Bruguera non sono però meri esercizi estetici o stramberie concettuali, sono atti partecipativi che hanno le loro radici nella denuncia della violazione dei diritti umani e in particolare, soprattutto in questa mostra del Pac, di quelli del popolo cubano e dei migranti. “Fiat veritas et pereat mundus” è la citazione latina che la filosofa Hannah Arendt pronunciò in risposta al giornalista Gunther Gaus alla televisione tedesca negli anni Sessanta: sia detta la verità anche a scapito del mondo, appunto. Verità difficili da ammettere, ma anche più difficili da nascondere. E proprio in omaggio ad Hannah Arendt si apre la mostra: nella stanza uno una sedia a dondolo sulla quale sedersi e dare lettura di un fondamentale testo della della Arendt, “Le origini del totalitarismo”, così come fece la Bruguera il 20 maggio del 2015, aprendo la sua casa a L’Avana e dalla cui esperienza nacque l’INSTAR, ovvero l’Instituto dell’Artivismo Hanna Arendt” che porta avanti una sorta di alfabetizzazione civica contro ogni dittatura.

Continua a leggere “Tania Bruguera – La verità anche a scapito del mondo @ PAC, Milano”

WordPress.com.

Su ↑