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Voci fuori dal coro

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Voci fuori dal coro

I am a fish @ Opificio, Novara – 23 gennaio 2020

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Piatto di pesce, questa sera all’Opificio, ormai divenuto il vero jazz club della città, con I am a fish, così hanno scelto di chiamarsi, in questa formazione diretta da Marco Carboni alla chitarra, Lorenzo Blardone alle tastiere, Gianluca Zanello al sax alto, Andrea Grossi al contrabbasso e Andrea Bruzzone alla batteria. Se di pesce si tratta, speriamo almeno si tratti di sardine. Comunque sia, il “pesce” risulta non solo molto digeribile, ma anche di ottima qualità.
Devo ammettere che in tutti questi anni di NovaraJazz, ho imparato ad apprezzare la chitarra elettrica in una formazione jazz cosa che, fino a qualche anno fa, mi risultava indigesta, con le sole eccezioni delle loro eminenze Django Reinhardt, Kenny Burrell, Bill Frisell, John Scofield, Franco Cerri e pochi altri. 

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The Dining Rooms – Art is a cat (Schema Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Stefano Ghittoni e Cesare Malfatti tornano con il loro progetto The Dining Rooms con l’ottavo album. Nato come evoluzione di Subterranean Dining Rooms, già side project di Peter Sellers and The Hollywood Party, accoglie sonorità elettroniche, atmosfere cinematiche con influenze dub, folk e soul.
Art is a cat, uscito a distanza di cinque anni dal disco strumentale Do hipsters love Sun (Ra)? con un riferimento chiaro alla filosofia musicale di Sun Ra, racchiude tutte le sfaccettature della musica dei Dining Rooms, in 19 brani dove le parti vocali sono magistralmente inframezzate con i classici strumentali della band.

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Jojo Rabbit – di Taika Waititi (Germania, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Per una volta cominciamo dalla colonna sonora. Può un film sul nazismo incominciare con “I want to hold your hand” dei Beatles, comprendere in sé Tom Waits e chiudersi con “Helden”, ovvero la versione tedesca di “Heros” di David Bowie? Sì, può, ma il regista deve essere in odore di genialità e il neozelandese Taika Waititi lo è. “Jojo Rabbit”, tratto dal romanzo “Caging Skies” della scrittrice belga-neozelandese Christine Leunens, racconta in maniera grottesca ed ironica la storia di  Jojo Bletzer, un ragazzino di dieci anni, appartenente alla “Gioventù hitleriana”, che ha la “facoltà”di parlare direttamente con Hitler, come il  Calvin di Bill Watterson parla col la sua tigre Hobbes.

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Lorenzo Petrantoni – City Maps and Stories (Moleskine, 2018)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Se si definisse Lorenzo Petrantoni un illustratore, lui si arrabbierebbe. Lui sa di non esserlo eppure crea libri illustrati e molto altro. A suo dire, non sa minimamente disegnare nemmeno una pera. Probabilmente è vero, ma le sue storie e i suoi racconti sono comunque storie e racconti fatti di segni. Ed è così anche per l’ultimo meraviglioso lavoro, City Maps and Stories, edito da Moleskine, un viaggio attraverso “segni” di quindici città nel mondo: Barcellona, Berlino, Buenos Aires, Capetown, l’Havana, Hong Kong, Istanbul, Londra, Milano, New York, Parigi, San Francisco, San Pietroburgo, Shangai e Vienna. Viviamo in un universo segnico, amava ripetere Umberto Eco e Lorenzo Petrantoni dissemina le sue città di segni.

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Sorry we missed you – di Ken Loach (Gran Bretagna, Francia, Belgio, 2019)‎

C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Vedere un film di Ken Loach è una sorta di rito. I suoi film hanno, quasi esclusivamente, un solo soggetto: il proletariato urbano inglese. Non stupitevi troppo se uso questo termine “marxiano” (e marxista), Ken Loach resta profondamente marxista, nelle tematiche, nelle poetiche, probabilmente anche nelle aspirazioni. È questa la sua cifra stilistica. Sorry, we missed you è uguale a tutti gli altri suoi film, solo che non ci sono più le miniere del Galles e le “Colliery Bands”, le grandi manifatture, i pubs, ma al loro posto ci sono i lavoratori atipici dei nostri giorni, un corriere con il suo furgone, sua moglie assistente domiciliare e i loro figli con qualche problematica.

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Brunori Sas – Cip! (Island, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Letizia Grassi

Cip! questo il titolo del nuovo album di Brunori Sas uscito il 10 gennaio. Undici tracce che parlano dell’uomo e delle sue contraddizioni, entrambi inseriti nel grandioso e misterioso universo. Ciò che in un certo senso sorprende dell’intero disco è il significato intrinseco in ognuno dei singoli, ovvero l’importanza del contesto in cui è inserita la vicenda umana. Lo stesso Brunori lo ribadisce: “Con questo nuovo progetto volevo riconsiderare, in una sorta di Gestalt forma calabra, il rapporto fra ciò che ho sempre considerato centrale – la vita degli uomini – e ciò che ho da sempre considerato periferico – l’universo che ci ospita”.
Compito degli ascoltatori è quello di dotare di significato personale le undici tracce che compongono Cip!, il cui titolo onomatopeico è particolarmente curioso. Infatti, il pettirosso rappresentato sulla copertina dell’album è simbolo di semplicità e di fierezza combattiva allo stesso tempo. Sembra che l’obiettivo del cantante calabrese sia quello di creare un esercito di pettirossi, all’interno del quale ognuno si senta libero di esprimere la propria creatività.

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Francesco Piu – Crossing (Appaloosa Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

In questo viaggio musicale ho sognato di portare Robert Johnson qua, in mezzo al Mediterraneo. Ho provato a miscelare la via maestra del blues del Mississippi con le percussioni africane, i suoni ancestrali della mia isola, la Sardegna, con le corde dell’oud e del bouzuki che vibrano sulle coste del Mare Nostrum. Il tutto contaminato da un pizzico di elettronica per farlo rivivere nei giorni nostri. Questo è il mio Crossing”.

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Gianluca Zanello Quartet @ Opificio, Novara – 16 gennaio 2020

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Quante sere passate all’Opifico per “Taste of Jazz”! E quanti musicisti passati da qui; tanti da cominciare a creare una tradizione, forse una “Legacy” come direbbero gli anglosassoni. Questa sera è la volta del Gianluca Zanello Quartet che, come ricorda Gianluca stesso, torna a suonare insieme dopo molto tempo, almeno in questa formazione. Certo che la musica rende la vita densa, poiché vista la giovane età dei musicisti mi piacerebbe sapere cosa significa per lui “molto tempo”, ma alla fine del concerto non ho il coraggio poi di chiederglielo, perché ho un po’ di paura per la risposta. Scherzi a parte, il quartetto che presenta tutti brani originali, si destreggia bene con un jazz molto gradevole, ben strutturato, senza scossoni e questo, molto spesso non è affatto un difetto.

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Nora Krug – Heimat, l’album di una famiglia tedesca (Einaudi, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Può una tedesca che vive negli Stati Uniti d’America, avere nostalgia della sua Heimat (che possiamo tradurre un po’ forzatamente con “patria”), benché la Heimat della sua infanzia sia stata la Germania nazista? Sì, può. E può a patto che, in qualche modo, come si usa e si abusa dire, faccia i conti col proprio passato. Heimat di Nora Krug è un lungo rito di esorcismo che prende la forma di una straordinaria “graphic novel” edita da Einaudi per la collana “Stile libero extra”. Un processo introspettivo e una ricerca sul campo, quello di Nora Krug: il processo introspettivo  è mosso dal ricordo e dalla nostalgia delle “cose di casa”, dagli odori (ma questa in letteratura non è una novità), dagli oggetti (e nemmeno questa lo è), dai luoghi (e anche qui andiamo sul già letto e già visto).

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