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Voci fuori dal coro

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Voci fuori dal coro

Foals @ Fabrique, Milano – 16 maggio 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Ambrogio Brambilla

Everything Not Saved Will Be Lost part 1, quinto disco della carriera dei Foals, è uscito un mese e mezzo fa e questa di Milano è l’unica data italiana, prima occasione di testare dal vivo le nuove canzoni in attesa di una possibile replica estiva e, soprattutto, della pubblicazione della seconda parte, attesa per l’autunno.
Per il momento siamo soddisfatti: la band inglese sembra tornata all’ispirazione fresca degli inizi, con un lavoro che recupera le coordinate stilistiche dell’esordio Antidotes, mescolandole con l’immediatezza Pop di Inhaler.
Il Fabrique è pienissimo, molto vicino al sold out, come del resto già accaduto tre anni fa in occasione del tour precedente. Questo è un gruppo le cui quotazioni sono in costante ascesa e che soprattutto qui da noi ha sempre goduto di grande fortuna ma è anche curioso segnalare la presenza di numerosi stranieri: fosse gente in Erasmus, in vacanza o appositamente venuta per seguire il proprio gruppo preferito, resta il fatto che si è respirato un clima parecchio internazionale. .

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Giovanni Lindo Ferretti “A cuor contento” @ Live Music Club, Trezzo Sull’Adda 9 maggio 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Cinzia D’Agostino, immagini di Alessandro pedale

I C.C.C.P. hanno rappresentato il Dio Punk in Italia negli anni ottanta, un punk unico e assolutamente nuovo che non incarnava i classici stereotipi inglesi o americani dei tempi. Con il loro stile che racchiudeva rock, new wave, dark, musiche popolari accompagnate sul palco da vere e proprie performance e teatro d’avanguardia, hanno senza dubbio lasciato un segno indelebile che ancora oggi non lascia indifferenti nuovi e vecchi ascoltatori. Sarà per questo che i concerti di Giovanni Lindo Ferretti sono sempre affollati di pubblico adorante, proprio come stasera al Live Music Club di Trezzo.

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The National – I am easy to find (4AD, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

“It takes life to love life”. Non c’entra nulla ma per qualche strana ragione il corto di Mike Mills (non quello dei R.E.M. bensì un regista di stanza a Los Angeles) a cui questo disco si accompagna, mi ha fatto venire in mente l’ultimo verso di quella famosa poesia dell’Antologia di Spoon River, “Lucinda Matlock”, che tra parentesi è anche una delle poche a non essere ammantata di rabbia e cupa disperazione.
C’è una donna che nasce, cresce e muore, la storia di una vita piuttosto ordinaria, coi suoi alti e bassi, momenti bui e luminosi, tristi e allegri. Una vita, appunto. Senza dire nulla, senza discorsi, senza teorizzazioni. Eppure è abbastanza per far vedere che la vita, in sé, è una roba meravigliosa. Non so a voi ma a me proprio questa mancanza di un’idea di fondo esplicitata, questo fluire inarrestabile di eventi raccontati nella loro più pura quotidianità, ha messo davanti agli occhi ancora di più il nocciolo della questione: che la vita, appunto, è un dono bellissimo di cui dovremmo tutti essere grati.

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Andrea Cubeddu – Weak Like A Man (Autoprodotto, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

Il blues italiano ha iniziato bene il 2019 e questo nuovo album di Andrea Cubeddu si candida autorevolmente ad entrare nella lista dei migliori dell’anno. Il cantautore blues sardo, giunto al suo secondo lavoro, terzo se si considera anche l’EP On The Street del 2016, ha dato seguito al sorprendente ed emozionate Jumpin’ Up And Down del 2017 con tredici tracce incentrate sull’uomo e le sue debolezze.

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The Winstons – Smith (Sony Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Eleonora Montesanti

E’uscito lo scorso 10 maggio Smith, il secondo lavoro dei fratelli Winstons: Enro, Rob e Linnon, che vediamo questa volta nei panni di tre santoni vestiti di bianco e con un trucco piuttosto marcato, provenienti da chissà quale galassia.
Il titolo dell’album è un richiamo al protagonista del romanzo distopico 1984 di George Orwell, che si chiama proprio Winston Smith, ma è anche un gioco di parole che avvolge il power trio di fascino e mistero: The Winston’s Myth.

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Fast Animals and Slow Kids – Animali Notturni (Warner Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Tamburino

Fermatevi tutti un attimo.
Mettetevi sul divano, fate sedere con voi la persona che amate (o anche solo il pensiero di lei). Fate un respiro profondo, premete play e chiudete gli occhi.
È così che sarete pronti a dare il benvenuto al ritorno dei Fast Animals and Slow Kids e di Animali notturni, il loro quinto disco e primo ad uscire per la grande casa discografica Warner, uscito alla mezzanotte del 10 maggio.

Se avete già iniziato ad ascoltarlo avrete capito perché ci si raccomanda di non stare in piedi: l’inizio spiazza. Il distorsore è puntato poco sopra lo zero e sembra che i ragazzi siano intenzionati a lasciarlo così, sul punto di prevalere per mordere il freno un istante prima.

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Mumford and Sons @ Mediolanum forum – Assago (Mi), 29 aprile 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Giacomo Starace e immagini sonore di Monica Alabianca Sala

Il Forum di Assago è pieno, il pubblico raccolto attorno al palco centrale in attesa. Poi la musica di sottofondo si spegne e cala il buio, mentre si alzano le voci che accolgono l’ingresso dei Mumford & Sons. Senza indugio inizia il concerto sulle note di Guiding Light. È difficile descrivere le emozioni di ciò che è stata la sera del 29 aprile. Prima del tour mondiale avevano anticipato che lo show sarebbe stato diverso da quelli a cui il loro pubblico era abituato, a partire dall’inserimento del palco centrale. Certamente i giochi di luce strepitosi hanno contribuito a creare atmosfera, ma, come in questo decennio di carriera, il vero spettacolo sono stati loro: Marcus, Ted, Winston e Ben. Mi ha particolarmente colpito l’atteggiamento tenuto per tutta la durata dell’esibizione: una maturità e familiarità col palco, ma specialmente col pubblico, con il quale hanno comunicato per lo più in italiano. Gli spettatori del Forum più volte li hanno portati a sorridere, ogni volta che le migliaia di voci si alzavano per cantare con loro.

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The Cranberries – In the End (BMG, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Lo scorso 26 aprile è stato pubblicato In The End, l’ultimo album dei Cranberries con la voce di Dolores O’Riordan. E’ la fine di una lunga storia d’amore e d’amicizia iniziata con i Cranberries oltre venti anni fa, io appena maggiorenne, loro un gruppo di quattro ragazzi dalla verde Irlanda, capitanati dalla O’Riordan. Ci misero poco a far breccia nel mio cuore, per le ritmiche facili, ma geniali nel contempo, e perché di donne che facevano rock in quegli anni ce n’erano poche, dominava il pop e, nella sua semplicità, Dolly aveva un non so che di ribelle. Subito iniziammo ad imitarla nel look: anfibi, t-shirt, jeans e capelli cortissimi, nulla di più semplice ed economico, era una ragazza qualunque, una che per sbarcare il lunario, come tanti, faceva la cameriera in un pub, ma il destino le aveva riservato altro, con quella voce particolare che madre natura le aveva donato, non sempre tecnicamente perfetta dal vivo, ma unica nel suo genere, con quei vocalizzi tipici delle sonorità celtiche.

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Virginiana Miller: Benvenuti nell’America irreale di McCoy

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

“In questo camerino ci sono stati anche Kurt, Dave e Chris…”. Sono al Bloom di Mezzago assieme ai Virginiana Miller, siamo seduti nel piccolo stanzino che funge da backstage, le pareti interamente tappezzate di scritte e adesivi, testimonianza viva di trent’anni di amore per la musica dal vivo. Ci sono passati in tanti, da questo storico locale, ma è inevitabile che il primo pensiero vada ai Nirvana, che qui furono protagonisti di due concerti leggendari, uno nel 1989, ai tempi di “Bleach”, l’altro nel 1991, quando “Nevermind” era già uscito ma, almeno da noi, non aveva ancora fatto il botto. I presenti di quella sera non immaginavano certo di stare partecipando ad un qualcosa che ci saremmo ricordati per sempre e per noi che non c’eravamo, è piuttosto inevitabile lasciarsi andare al fascino eterno della storia… Solo per poco, però. Questa sera c’è da parlare di un disco, The Unreal McCoy, che segna il ritorno, dopo sei anni, di quella che è una delle band più importanti del panorama musicale italiano. Oggi i tempi sono cambiati, certe sonorità vengono liquidate come una faccenda per vecchi, come ironizza da tempo l’account Instagram di “Nonno Indie”. Il sestetto di Livorno non appare molto preoccupato da questi cambiamenti; semmai, ha risposto prendendo una decisione mica da ridere: si è messo a cantare in inglese. Proprio loro, che hanno in Simone Lenzi uno dei più grandi parolieri italiani e che sono stati tra i primissimi a far fare un passo avanti alla tradizione cantautorale di cui per troppo tempo siamo stati prigionieri. Col cambio di idioma è cambiata anche la musica, anche se non troppo: The Unreal McCoy è in parte un tributo alla tradizione stelle e strisce ma a conti fatti rimane un disco dei Virginiana Miller, fresco ed ispirato come era lecito aspettarsi. Ne abbiamo parlato con Simone Lenzi (voce), Daniele Catalucci (basso), Giulio Pomponi (tastiere) e Antonio Bardi (chitarra), qualche ora prima della data di Mezzago, la terza in assoluto di questo nuovo tour. Tra una battuta e l’altra (perché, da buoni toscani, le cazzate a raffica non sono mancate), siamo comunque riusciti a capire che la situazione della band è ottima e che questo ritorno potrebbe aprire una nuova fase decisamente molto interessante.

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