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Claudia Losini

Badbadnotgood – Talk Memory (XL recordings, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Si definiscono sempre studenti, i membri della band canadese alt jazz Badbadnotgood, e di certo i loro lavori hanno dimostrato la loro voglia di continuare a crescere. Matthew Tavares, Alexander Sowinski e Chester Hansen si sono incontrati proprio al college, studiando jazz e da subito si sono incontrati in un terreno comune, quello dell’amore per l’hip hop, in particolare MF Doom e Odd Future. Il loro primo album BBNG è stato accolto con grande clamore dalla critica come una fresca reinterpretazione del jazz, e, grazie al loro sound innovativo hanno attirato a loro una serie di artisti tra cui Tyler, The Creator, Daniel Caesar, Mick Jenkins, Kendrick Lamar, e la loro musica è stata usata nelle sfilate di Louis Vuitton.
Talk Memory è il loro quinto album, il primo però senza Matthew Tavares, che ha lasciato la band nel 2019, e il secondo (dopo IV, uscito nel 2016) insieme a Leland Whitty, sassofonista che ha collaborato a lungo con loro e ora è membro fisso dell’ensemble.

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Spencer. – Are U Down? (4AD, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Spencer Miles Abraham Allen è di New York e ha 22 anni. Fin da piccolo (il suo middle name gli è stato dato in onore di Miles Davis) studia musica, in particolare la tromba, si avvicina al jazz con un programma estivo, ma è da sempre autodidatta. Comincia a produrre i suoi brani nel 2018, con l’EP Want you back, che riscuote notevole successo, a cui segue Are you down?, il suo album di debutto, che l’ha già posto tra gli “artisti del 2022 da tenere d’occhio”.
E a buon merito, perché Spencer., da vero “nerd” della musica come si definisce, spazia tra suoni vintage e autotune, tra jazz, hip hop rock e pop, mostrando una grande varietà di approcci, perché a lui piace che gli ascoltatori si soffermino non solo sul contenuto, ma anche sulla produzione stessa dei brani.

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F.S. Blumm & Nils Frahm – 2X1=4 (Leither, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Il produttore di elettronica neoclassica Nils Frahm e l’icona tedesca F.S. Blumm tornano a collaborare con il quarto disco 2×1=4, titolo che a primo acchito potrebbe ricordare un orwelliano 2+2=5.
Qual è il recondito senso di questa moltiplicazione? Due compositori producono insieme il quarto disco, molto banalmente, oppure la creatività di due teste insieme può creare un’opera che oltrepassa addirittura ciò che avevano pensato immaginabile.
E in effetti questo disco è molto diverso dalle produzioni precedenti: fin dall’inizio Music for lovers, music versus time e in seguito Music for wobbling, music versus gravity, una sorta di doppio concept album, se così vogliamo vederlo, dove la musica esplora il concetto di tempo e gravità, sezionando il suono fino a scomporre ogni singola nota, indugiando nelle chitarre e nel piano, per sublimare la fragilità e le emozioni e congelarle in un istante. Anche Tag Eins Tag zwei, che a sua volta è un concept album a sé stante, non si allontana da questi binari, ma traccia con maggiore forza la sinergia emotiva di Blumm e Frahm.

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TOdays festival 2021 – torna con un’interessante line up e qualche novità dal 26 al 29 agosto

C O N F E R E N Z E


Articolo di Claudia Losini

Dopo un anno di silenzio, l’estate dello Spazio 211 torna a suonare con la musica di TOdays festival, dal 26 al 29 agosto. Chi conosce la storia del festival e del suo direttore artistico sa bene che la sua forza sta nel non fermarsi mai, nonostante tutto. E nonostante l’edizione 2020 sia saltata, lo spirito di TOdays ha continuato a resistere con Tourdays, un percorso fatto di idee e persone legate al mondo della cultura e della musica per ripensare alle modalità di ripartenza e immaginare un futuro del mondo dello spettacolo insieme.
Il 2021 è un anno molto particolare, ormai possiamo dirlo con certezza, un anno dove ogni scelta di fare porta con sé un messaggio di forza e visione. E la sesta edizione di TOdays Festival è una celebrazione del presente, con uno sguardo puntato verso il futuro: la scelta stessa del cartellone rappresenta tutte le ultime tendenze della musica, in un gioco a volte anche di contrapposizione sonora che, come sempre, ti porta a dire stupito “Non me lo aspettavo”.

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Nu Genea – Marechià

   V I D E O


Articolo di Claudia Losini

A distanza di 3 anni dal loro lp di enorme successo, Nuova Napoli, i Nu Guinea tornano sulle scene con un nuovo nome e una nuova canzone. I musicisti/dj Massimo Di Lena e Lucio Aquilina hanno deciso di chiamarsi Nu Genea, riprendendo il termine greco che significa nascita. È quindi una nuova nascita, quella del duo napoletano di base a Berlino, ma che non sradica la profonda ricerca storiografica sui suoni che nei secoli sono approdati sulla costa di Napoli. Nu Genea è un nome che sentono più vicino al concetto di sviluppo sonoro che parte da territori inesplorati per essere rielaborata in qualcosa di nuovo, originale, pervaso da groove, funk, disco, elettronica e folk.


Anche in Marechià, il nuovo brano che inaugura questa stagione di rinascita, si spera, per tutti, l’influenza dei popoli che sono passati nel territorio napoletano è molto chiara: questa volta è la lingua francese a predominare, grazie alla collaborazione con l’artista francese Célia Kameni, una lingua che arriva da Oltralpe ma che ha avuto un’ascendente molto forte nel dialetto e nel vocabolario partenopeo, arrivando fino ai giorni nostri. Il risultato è una canzone estiva, funk quanto basta per farci ballare e romantica come un tramonto sul lungomare di Marechiaro, simbolo di quella dolce vita italiana che faceva sognare i divi degli anni 60, affacciati su terrazze che guardano il Vesuvio.
Il videoclip, diretto da Guido Lombardi e Fabio Gargano è stato girato a Napoli. Protagonista un irresistibile “nuotatore”che vaga per la città coinvolgendo e facendo incuriosire i passanti; il tutto ambientato nel folkloristico e surrealistico mondo dei Nu Genea.

Populous – Stasi (La Tempesta Dischi, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Un disco perfetto per “meditare, fare petting, leggere tarocchi”, dice Andrea Mangia, aka Populous, riguardo a Stasi, ma anche perfetto per ammirare il mare all’alba, guardare la luna dalla finestra la notte, aspettare silenziosamente un tram all’alba.
Questo è un album estivo, di quelle estati solitarie, che scorrono lente, che ti ricordano l’infanzia dove le lunghissime giornate venivano sostituite da altrettanto lunghe serate, quando il tempo rallentava quasi fino a una paralisi, e tutto era dilatato, sospeso, in attesa. 
Stasi suona come le onde del mare che lentamente accarezzano i sassolini della spiaggia, riecheggia di campi di grano assonnati che ondeggiano sotto il sole cocente, ha il sapore del pomeriggio cittadino in pieno agosto, quando l’asfalto si bagna di arsura e la strada si trasforma in un mare.

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Onyricon – Music For Monorail (Machiavelli Music Publishing, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

C’era una volta a Torino, nel 1961, l’Esposizione Internazionale del Lavoro. In occasione di questo evento e del centenario dell’unità d’Italia, fu costruito un quartiere, tra Nizza e Millefonti, Italia 61. C’era un parco con una fontana a stella, il Circarama, un sistema di proiezione cinematografica a 360° della Walt Disney, la cabinovia che collegava, passando sopra il Po, il Parco del Valentino con il Parco Europa sulla collina di Torino. E c’era una monorotaia, simbolo della tecnologia, del boom italiano degli anni, dello sviluppo e della proiezione verso un futuro quasi fantascientifico, come si sognava negli anni 60.
Quella monorotaia venne dismessa qualche mese dopo la sua inaugurazione, per poi essere abbandonata e, pian piano, diventare un ricordo, un’icona di quel passato florido che non ritornerà più. Tutt’oggi è possibile vedere, arrivando a Torino, una parte dei binari, che sono diventati uno scenario quasi post industriale, affascinante e decadente.

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Sons Of Kemet – Black To The Future (Impulse! Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

I Sons Of Kemet sono uno dei complessi jazz britannici più acclamati negli ultimi anni, grazie anche alla presenza di Shabaka Hutchings, sassofonista e clarinettista originario delle Barbados, leader, oltre che di questo gruppo, anche dei Shabaka and the Ancestors, membro anche dei Comet is Coming, altro gruppo jazz di ispirazione 70s e basato soprattutto sull’improvvisazione delle jam session.
Ha suonato il sassofono per Sun Ra, Floating Points, Mulatu Astatke, giusto per citare alcuni nomi.
L’impronta principale dei Sons of Kemet è il folk caraibico che incontra la musica africana: il sound è tribale e tocca le corde più nascoste dello spirito in ciascuno di noi. Come dice Shabaka, ognuno interpreta i brani secondo la propria cultura, ma il messaggio finale deve essere necessariamente universale.
E anche nel loro quarto disco, Black to the future, i Sons of Kemet vogliono trasmettere un messaggio, chiaro e molto forte: affinché l’umanità progredisca, bisogna considerare cosa significa essere “Black to the future”, bisogna ridefinire e riaffermare il significato della lotta per il black power.

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Julia Stone – Sixty Summers (Arts & Crafts / BMG, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Julia Stone è sicuramente più conosciuta per la sua collaborazione con il fratello Angus, un duo indie folk, intimo e sognante, attivo dal 2007.
Meno promossa dai media è la sua carriera solista, cominciata nel 2011 con The Memory Machine e proseguita con By The Horns. La cantautrice australiana nel suo terzo lavoro, Sixty Summers, si slega dall’immaginario folk un po’ selvaggio che ha sempre contraddistinto le sue produzioni, spesso con toni scuri e con tematiche più legate all’amore, per rinascere in una nuova figura, più libera e molto più pop.
Di questa nuova vita sono complici Thomas Bartlett e l’iconica St.Vincent, co-produttori del disco, che hanno lasciato spazio a Julia, permettendole di acquisire quella fiducia che forse non era ancora del tutto emersa nelle precedenti uscite.

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