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Claudia Losini

Nu Genea – Bar Mediterraneo (Carosello Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Anticipato dai singoli Marechià e Tienaté, Bar Mediterraneo è il nuovo disco dei Nu Genea, il duo di produttori che da Napoli ci portano all’esplorazione dei suoni di tutto il mondo.
Napoli è da sempre per loro un golfo da cui partire e verso cui approdare, in un costante scambio di sonorità, lingue, che ben vengono trasposte nei loro brani, ma non solo: il tempo è la nave con cui si attraversano luoghi e parole, che trasporta nel presente le influenze funk, disco degli anni 70 e 80, come se non ci fosse una definizione lineare del suo scorrere. Tutto è contemporaneo, nel Bar Mediterraneo dei Nu Genea. E così una poesia di Raffaele Viviani del 1931 convive con il groove jazz-funk ne La Crisi, Vesuvio rilegge una canzone folk napoletana del 2003 dello storico gruppo operaio E Zezi attraverso un coro di bambini e una cavalcata di ritmo disco che rende il tutto una sorta di rito tribale.

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Röyksopp – Profound Mysteries ([PIAS], 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

The inevitable end dei Röyksopp sembrava un dichiarazione di intenti, e di fine. Uscito nel 2014, era quasi un commiato alla musica così come l’abbiamo sempre intesa. Avevano infatti affermato che quello sarebbe stato l’ultimo lavoro pubblicato con la “classica forma di disco”. Otto anni dopo Svein Berge e Torbjørn Brundtland tornano sulle scene con Profound Mysteries, un lavoro che abbraccia la nuova filosofia del duo norvegese: è stato infatti anticipato da un corto intitolato Nothing but ashes e da un portale dove si invitava a “premere R” per ascoltare stralci musicali differenti. Dallo stesso portale si può accedere inoltre a una serie di cortometraggi, tutti accompagnati dai nuovi brani. Un progetto audio visuale a tutti gli effetti, non un’idea innovativa nel genere, ma sicuramente un mezzo efficace per il concept del disco, ossia quello di raccontare la fascinazione per il mistero, l’infinito e l’impossibile. Per questo, il portale si apre su un nuovo simbolo, una sorta di triscele intrecciato come se fosse un triangolo di Penrose: un chiaro richiamo a un immaginario mistico, a un altro universo e alla magia.

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C’mon Tigre – Cosa ci definisce come essere umani

I N T E R V I S T A


Articolo di Claudia Losini

I C’mon Tigre ci hanno abituato a farci trasportare in mondi immaginari grazie alle loro influenze musicali ricche e provenienti da tutto il mondo. Scenario si presenta in modo diverso, come uno spaccato della realtà contemporanea che ci permea e ci circonda, è un invito a riflettere sui temi sociali, ecologici e a domandarci cosa ci rende umani. Con questo disco, i C’mon Tigre vogliono mostrarci i contrasti, l’unione, le bellezze e le disgrazie, ci vogliono dimostrare che non siamo diversi l’uno dall’altro, e ce lo mostrano insieme alle fotografie del premiato Paolo Pellegrin, che a sua volta racconta l’umanità in tutte le sue sfaccettature. È un disco profondo che necessita di un ascolto attento e di una mente aperta alle domande e alla riflessione, e noi di Off Topic abbiamo voluto approfondire meglio insieme ai C’mon Tigre le tematiche trattate…

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Hugo Race Fatalists – Once Upon a Time in Italy (Santeria Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Once Upon a Time in Italy è il nuovo disco di Hugo Race, che ci ha lavorato, insieme ai Fatalists e a Georgia Knight e TJ Howden, negli ultimi due anni. L’album contiene 10 nuove canzoni fortemente emotive e una cover – Hurdy Gurdy Man di Donovan.
Già l’anno scorso aveva pubblicato l’album Dishee, anch’esso concepito e scritto durante il lockdown, un periodo di forzatura e costrizione per il musicista, abituato a essere sempre in movimento, che l’hanno portato a esorcizzare il momento.

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Animal Collective – Time Skiffs (Domino, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Quando si parla di Animal Collective, la prima cosa che salta alla mente è la loro follia sonora che li ha resi, all’inizio del millennio, una della band più all’avanguardia del panorama indietronico e sperimentale. Fin dal 2000, anno in cui uscì Spirits they’ve gone, spirits they’ve vanished, Panda Bear, Avey Tare, Geologist e Deakin hanno spalancato al pubblico le porte del loro magico mondo, fatto di ritmi distorti, note spezzate, giocando con la forma canzone e con il suono come noi lo percepiamo spostando il confine tra l’orecchiabile e il caotico, facendolo cadere in un buco nero fatto spesso di visioni e deliri.
Con Sung Tongs si è andato a costruire quello che è il segno distintivo degli Animal Collective, con Leaf House, uno dei brani che tutt’oggi rientrano tra i meglio riusciti del collettivo americano. Strawberry Jams anticipa quello che poi sarebbe stato Merriweather post pavillion, forse l’album più mainstream che ha ricevuto la benedizione del popolo hipster, innamorato all’unanimità di My Girls.

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Drone San – Drone San (Horribly Loud Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Drone San è una astronave non ben identificata, capitanata da Andrea Sanna e Nicola Pedroni, avvistata sui cieli italiani e pronta a farci atterrare su pianeti sconosciuti.
Drone San è anche il titolo del loro primo album, autoprodotto per l’etichetta da loro stessi fondata Horribly Loud Records, un album che si compone di musica elettronica “suonata” e che fa riferimento alla scena post-jazz contemporanea. Pedroni e Sanna si sono incontrati casualmente in un jazz club e hanno composto e arrangiato l’album su una base improvvisativa su cui hanno strutturato la scrittura vera e propria, utilizzando strumenti analogici e digitali come batterie montate, tagliate e rimontate in layer con drum machine vintage, Fender Rhodes, software, oggetti come vecchi pianoforti, corde, molle e giocattoli amplificati con microfoni piezoelettrici o ripresi all’interno di suggestive location naturali. Il disco è stato infatti registrato in Sardegna non solo all’interno dello studio di registrazione, ma addentrandosi tra boschi e nelle tipiche domus de janas, tombe preistoriche scavate nella roccia.

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Go Dugong – Meridies (Hyperjazz Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

La danza come esorcizzazione, un rituale per liberare le donne dall’isteria provocata da morsi di tarantole, scorpioni o serpenti.
Questa tradizione, radicata nel sud Italia e in particolar modo in Puglia, è il fulcro dell’indagine di Go Dugong, che già nell’ep TRNT (2019, Hyperjazz Records), aveva esplorato i ritmi della tarantella per rielaborarli e farli suoi.
Meridies, l’ultimo lavoro pubblicato sempre per Hyperjazz in partnership con La Tempesta, è un approfondimento fondamentale di questa tradizione musicale, folkloristica e magica, che viene filtrata attraverso la lente dell’elettronica per farla evolvere e renderla contemporanea.
Siamo tutti stati confinati tra le mura di appartamenti per un anno, vivendo quella che può essere definita una isteria moderna, da qui la necessità di liberarci del malessere e ritrovare il contatto con il nostro corpo e la nostra fisicità.

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Bo!led – Tra improvvisazione jazz e costruzione elettronica

I N T E R V I S T A


Articolo di Claudia Losini

Sono giovani ma molto prolifici, i componenti del quartetto milanese Bo!led, progetto nato nel 2019 e composto da Amedeo Nan alla chitarra, Matteo Castiglioni alle tastiere, Maurizio Gazzola al basso, tutti e tre già componenti del progetto jazz hip hop Studio Murena, e il batterista Andrea Gamba, conosciuto anche come Daykoda.
I Bo!led guardano all’estero, in particolare alla rigogliosa scena jazz contemporanea inglese che attualmente conta nomi come The Comet is Coming e Sons Of Kemet – usciti dalla nicchia del genere per spopolare a festival di musica elettronica- e all’America, al sound di Chicago in particolare.
Ma la band di cui si sente l’influenza maggiore sono i canadesi Badbadnotgood, che hanno portato la loro piccola rivoluzione musicale, quella di svecchiare il jazz per contaminarlo con l’elettronica, a un successo mondiale.
Different, Us è il primo lavoro registrato in studio, che già afferma il loro sound fresco, ben bilanciato tra ritmi jazz ed elettronici, dove gli strumenti creano un dialogo di volta in volta differente, come in Broken Days, dove la batteria incalza il ritmo della chitarra, ricca di sfumature. Blue Room è il brano più accattivante nella sua essenzialità, con un intermezzo che strizza l’occhio a sonorità più tribali e al world sound, così come la title track, Different, Us che con il suo susseguirsi di alti e bassi ci trasporta in una sera metropolitana.
I Bo!led stanno facendo in Italia quello che all’estero guardiamo con stupore: rivoluzionare un genere per farlo evolvere e renderlo più contemporaneo. In occasione di questa uscita, abbiamo contattato Matteo Castiglioni per fargli alcune domande…

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Badbadnotgood – Talk Memory (XL recordings, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Si definiscono sempre studenti, i membri della band canadese alt jazz Badbadnotgood, e di certo i loro lavori hanno dimostrato la loro voglia di continuare a crescere. Matthew Tavares, Alexander Sowinski e Chester Hansen si sono incontrati proprio al college, studiando jazz e da subito si sono incontrati in un terreno comune, quello dell’amore per l’hip hop, in particolare MF Doom e Odd Future. Il loro primo album BBNG è stato accolto con grande clamore dalla critica come una fresca reinterpretazione del jazz, e, grazie al loro sound innovativo hanno attirato a loro una serie di artisti tra cui Tyler, The Creator, Daniel Caesar, Mick Jenkins, Kendrick Lamar, e la loro musica è stata usata nelle sfilate di Louis Vuitton.
Talk Memory è il loro quinto album, il primo però senza Matthew Tavares, che ha lasciato la band nel 2019, e il secondo (dopo IV, uscito nel 2016) insieme a Leland Whitty, sassofonista che ha collaborato a lungo con loro e ora è membro fisso dell’ensemble.

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