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Claudia Losini

Nubiyan Twist – Freedom Fables (Strut Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

L’Inghilterra, patria della pioggia, del punk e del brit pop. E di Gilles Peterson, producer e broadcaster che ha contribuito a promuovere il grande successo della world music dal 2016 in avanti. Non c’è da stupirsi quindi se i Nubiyan Twist provengono proprio da Londra. Attivi dal 2009, sono un collettivo che spazia dal jazz al soul, dalla ritmica brasiliana fino all’elettronica più inglese.
Freedom Fables, terzo album e primo senza Nubiyan, co fondatrice del collettivo, condensa alla perfezione le diverse fonti di ispirazione di ogni componente, dal jazz all’afrobeat, dal dub all’elettronica, fino a diventare una lunga jam session dove si inseriscono anche collaborazioni con i più importanti nomi della scena inglese, tra cui Pat Thomas, Cherise (premiata come Jazz FM Vocalist of the Year nel 2019), il rapper sassofonista vincitore di un Grammy Soweto Kinch, e l’ormai componente fisso K.O.G., cantante e rapper.

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The Fratellis – Half Drunk Under A Full Moon (Cooking Vinyl, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

La storia della band di Glasgow segue la classica linea del “fai un singolo che tutti ascolteranno fino alla nausea e poi scompari”. I Fratellis, con il loro album di debutto Costello Music hanno invaso i club e le serate indie a suon di Chelsea Dagger, canzone che peraltro conosciamo ancora tutti a memoria. Il primo album è stato una rivelazione, e la loro carriera prometteva bene: era uscito al momento giusto, con il suono giusto. Se non che, come spesso accade, il secondo disco non fu all’altezza e la band si sciolse.
Per tornare nel 2013 con We Need Medicine, seguito 3 anni dopo da Eyes Wide, Tongue Tied, dove è chiaro il tentativo di appropriarsi del sound di Arctic Monkey e Strokes, e andare avanti in una ricerca stilistica forse troppo seriosa rispetto agli scanzonati inizi, ma con risultati poco soddisfacenti e a dir poco già sentiti. Parliamoci chiaro, non è che l’intera discografia sia da denigrare, prendiamo come esempio In Your Own Sweet Time del 2018, dove il sound è finalmente più personale, riprende dai sixties, dal garage senza dimenticare il folk. Un disco vario, orecchiabile e decisamente più adulto dei precedenti.

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Architects – For Those That Wish To Exist (Epitaph Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

For Those That Wish To Exist esce tre anni dopo Holy Hell, dedicato alla scomparsa del membro della band Tom Searle (fratello del cantante Dan), scomparso nel 2016. Questo album sente quindi la mancanza di una parte fondamentale nella composizione dei brani, per quanto nella loro carriera, gli Architects si erano già spostati da una impronta mathcore fino a diventare i portatori del vessillo del metalcore. A livello di suoni, questo disco si discosta dalle produzioni precedenti, per modellarsi su un modello forse più mainstream, più accessibile e meno spinto, accantonando anche un poco i tecnicismi che da sempre li hanno contraddistinti.

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Structure – XX (Riff Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

XX da non confondersi con “ventesimo”, indica in genetica il cromosoma femminile. Stefano Giovannardi, in arte Structure, che nel suo percorso unisce sempre musica e biologica, in questo nuovo lavoro esplora tutte le sfumature dell’essere donna.
Per andare a fondo in questa ricerca, si affida a 10 protagoniste che apportano la loro individualità e la loro personalità, scegliendo testi e lingua delle canzoni: Barbara Cavaleri Chiara Castello, Ely Nancy Natali, Francesca Bono, Francesca Palamidessi, Laura Boccacciari , Manuela Pellegatta, Maria De Vigili, Silvia Caracristi, Verdiana Raw.

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Mogwai – As The Love Continues (Rock Action Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Quando è uscito il nuovo singolo dei Mogwai, Ritchie Sacramento, il primo pensiero è stato “La canzone che suona più Ride dei Mogwai”. Effettivamente è un brano che avrebbe potuto scrivere la band di Andy Bell, e, a prima impressione, poteva anticipare un intero album molto più cantato, molto più shoegaze e molto meno post-rock.
Invece As the love continues, decimo disco ufficiale al netto delle (pur sempre meravigliose) colonne sonore, si pone come un’opera omnia che racchiude tutte le tappe di sperimentazione che hanno caratterizzato la produzione della band scozzese. 

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Clap Your Hands Say Yeah – New Fragility (CYHSY Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Come si combatte quella nostalgia dell’epoca d’oro dell’indie, quegli anni che dal 2001 al 2006 hanno accompagnato la post adolescenza di tante persone? I Clap Your Hands Say Yeah non fanno altro che alimentare questo sentimento: con il loro omonimo primo disco, uscito nel 2005, autoprodotto, dal sapore lo-fi e quella voce così particolare, quella di Alec Ounsworth, così sfacciata nel suo essere stonata senza troppe pretese, un po’ come era quella di Daniel Johnston.
Dopo 15 anni la band di New York torna con un disco, forse il più politico e il più completo da quell’esordio che ha aperto la strada a tantissime band indie. Il titolo, New fragility, è ispirato da un racconto di Wallace, “Per sempre lassù”, un racconto di fragilità, coraggio e candida bellezza di un ragazzino che sale una scaletta per tuffarsi in piscina, il giorno del suo compleanno, metafora del suo affacciarsi alla pubertà e quindi all’età adulta.

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The Notwist – Vertigo Days (Morr Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Avevo circa vent’anni quando ascoltai per la prima volta i Notwist, e tutt’oggi la canzone Consequences è nella mia personale classifica delle canzoni che mi hanno cambiato la vita.
I Notwist vengono dalla Germania, hanno un passato da band post-hardcore ma si sono fatti conoscere con Neon Golden, un disco electro-pop con influenze post-rock che può essere tranquillamente considerato il loro masterpiece.
La loro caratteristica principale, oltre alla sperimentazione costante di suoni, è l’improvvisazione: ascoltare un live dei Notwist significa immergersi per più di due ore in loop, deviazioni sonore, e accettare il disassemblamento di ogni brano in qualcosa di nuovo a cui non si è abituati. Non c’è un concerto simile all’altro, e lo stesso pezzo non suonerà mai due volte uguale.  

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Il domani, il tempo e la musica: intervista a Tōru

I N T E R V I S T A


Articolo di Claudia Losini

Tōru Watanabe è il protagonista di Norwegian Wood, uno dei romanzi più belli scritti da Haruki Murakami. Toru è anche il nome d’arte di Elia Vitarelli, cantautore toscano, già all’attivo con la band I fiori di Hiroshima: peculiare questa scelta, perché richiama le atmosfere dei romanzi dell’autore giapponese, spesso contrastate da amori impossibili, mondi paralleli e storie crude. Domani è il suo disco d’esordio, uscito poco prima della pandemia a febbraio e anticipato dal singolo Soli e il 20 novembre è uscito un brano Il tempo, in collaborazione con Lucio Leoni. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Elia, per approfondire le tematiche del suo disco.

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Gorillaz – Song Machine – Season 1 Strange Timez (Parlophone, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Diciannove anni fa, quando ancora i cellulari avevano l’antenna e l’adsl era per pochi eletti, MTV, ai tempi ancora il principale veicolo di trasmissione di musica nuova, trasmetteva il video di Clint Eastwood, un video in animazione che sollevò una questione tra tutte: chi sono questi personaggi animati che cantano e si muovono in un mondo parallelo? Perché non si vedono i componenti del gruppo? Semplice, perché i Gorillaz sono stati il primo gruppo virtuale: di fatto, la band in carne e ossa non esiste.

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