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Claudia Losini

Il domani, il tempo e la musica: intervista a Tōru

I N T E R V I S T A


Articolo di Claudia Losini

Tōru Watanabe è il protagonista di Norwegian Wood, uno dei romanzi più belli scritti da Haruki Murakami. Toru è anche il nome d’arte di Elia Vitarelli, cantautore toscano, già all’attivo con la band I fiori di Hiroshima: peculiare questa scelta, perché richiama le atmosfere dei romanzi dell’autore giapponese, spesso contrastate da amori impossibili, mondi paralleli e storie crude. Domani è il suo disco d’esordio, uscito poco prima della pandemia a febbraio e anticipato dal singolo Soli e il 20 novembre è uscito un brano Il tempo, in collaborazione con Lucio Leoni. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Elia, per approfondire le tematiche del suo disco.

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Gorillaz – Song Machine – Season 1 Strange Timez (Parlophone, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Diciannove anni fa, quando ancora i cellulari avevano l’antenna e l’adsl era per pochi eletti, MTV, ai tempi ancora il principale veicolo di trasmissione di musica nuova, trasmetteva il video di Clint Eastwood, un video in animazione che sollevò una questione tra tutte: chi sono questi personaggi animati che cantano e si muovono in un mondo parallelo? Perché non si vedono i componenti del gruppo? Semplice, perché i Gorillaz sono stati il primo gruppo virtuale: di fatto, la band in carne e ossa non esiste.

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Hugo Race and The True Spirit – Star Birth : Star Death (Gusstaff Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Difficile al giorno d’oggi, per qualsiasi artista non lasciarsi coinvolgere dal rapido susseguirsi degli eventi. Nemmeno Hugo Race, con oltre trent’anni di attività alle spalle e quindici album, può rimanere indifferente alla contemporaneità.
Nasce così Star Birth : Star Death, un doppio album dove vengono svelate due facce della stessa medaglia, l’ombra della caduta e lo slancio della rinascita. Due antitesi costrette a vivere insieme.
Registrato a cavallo tra gli incendi che hanno devastato l’Australia e la pandemia globale, questo è un album che necessariamente riflette la realtà del momento. Race spiega che quando le stelle si allineano, tutto acquista un senso, anche questo susseguirsi di catastrofi apparentemente sadiche che si accavallano tra loro.

Bright Eyes – Down in the Weeds, Where the World Once Was (Dead Oceans, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Nel 2005 ascoltai per la prima volta I’m wide awake, it’s morning. Scoprii quel disco per caso, e mi innamorai della voce di Conor Oberst. Un colpo di fulmine. Non avevo mai ascoltato folk, ma quelle canzoni, tutte, a distanza di 15 anni ancora mi fanno bruciare gli occhi a causa delle lacrime trattenute. Questo perché Conor Oberst ha un dono particolare, che è quello di raccontare esperienze terribili, ma quasi come se fossero canzoni della buonanotte.

Down in the weeds, where the world once was per me si lega direttamente alla prima canzone di quel disco del 2005 At the bottom of everything: quando tocchi il fondo, devi trovare qualcosa che ti dia la forza di risalire. Per continuare e farsi forza. “I think about how much people need – what they need right now is to feel like there’s something to look forward to. We have to hold on. We have to hold on.”

Lucio Corsi @ Auditorium Horszowski, Monforte D’Alba (Cn), 01 agosto 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Claudia Losini, immagini sonore di Flavio Amelotti

Quando per la prima volta ho sentito Frecciabianca di Lucio Corsi, con quel riff di chitarra psichedelica ad aprire la canzone, ho pensato “Finalmente non il solito cantautore”. Lucio Corsi, classe 1993, che ancora si domanda cosa farà da grande, e ancora non sa che grande lo sta già diventando.
Nella cornice suggestiva dell’anfiteatro Horszowski di Monforte d’Alba, Lucio si presenta sul palco seguito dalla sua band. Lui, come sempre, dall’elegante presenza d’altri tempi, indossando una camicia con volant e scarpe silver glitterate, i capelli lunghi sciolti. In effetti a primo acchito potrebbe sembrare un modello (e ricordiamo che ha anche sfilato sulla passerella di Gucci), o un glam rocker degli anni 70. E in effetti l’attitudine glam rock c’è, e si sente fin dal primo attacco.

Structure – Mindscore (Autoprodotto, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Stefano Giovannardi, già autore di numerosi progetti di cui vi abbiamo parlato in precedenza (due, Alex Cremonesi, Cesare Malfatti), stavolta propone un disco totalmente autoprodotto, sotto lo pseudonimo di Structure: sua la musica, i testi, le voci, gli strumenti e il mix.

Ph Giovanni Salinardi

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Le Marina – Libera (The Sound Of Everything, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Libera, pubblicato per l’etichetta inglese The sound of everything è l’ep di esordio di Le Marina, compositrice e cantautrice toscana, che ha vissuto per 10 anni a Londra. La sua narrazione è secca e profonda: l’ep chiede all’ascoltatore di addentrarsi nell’animo dell’autrice, in un costante dialogo tra io e ego, alla scoperta di ogni sfaccettatura che compone la sua persona. Non ci sono fronzoli in questa produzione, non è una pillola per edulcorare la solitudine o perdersi in un sogno. È l’incontro con una realtà, con il disagio di sentirsi soli, con la depressione e l’ansia, raccontate attraverso l’unico modo possibile per esprimersi, la musica, per poter finalmente trovare quella sensazione di libertà.

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Populous – W (Wonderwheel Recordings, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Un manifesto di libertà e un inno alla donna. W, come “Women”, fin dalla copertina, realizzata dall’artista queer berlinese Nicola Napoli, è un omaggio alla femminilità, espressa senza distinzioni e limiti di genere. Dentro, tutte le artiste che hanno influenzato la vita di Populous, da Grace Jones a Ru Paul, da Missy Elliot a Loredana Bertè. Ed è per questo che sceglie di collaborare con artiste e amiche per ogni brano dell’album: Sobrenadar, Kaleema, Sotomayor, Emmanuelle, Barda, Weste, Cuushe e le italiane M¥SS KETA, L I M, Matilde Davoli e Lucia Manca sono le sacerdotesse che ci accompagnano in un rito di iniziazione dove la donna si trasforma in una nuova divinità neopagana, in grado di guidare l’umanità nel futuro.

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Subsonica – Mentale Strumentale (Sony Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Il sovraffollamento dei social in questi 60 giorni di lockdown ha portato gli artisti a confrontarsi con all’annosa questione: pubblicare nuovo materiale o non pubblicare? A fronte dell’impossibilità, spesso, di potersi trovare in studio a registrare materiale nuovo, c’è chi si è riversato su IG con dirette quotidiane, c’è chi, come Nick Cave, ha dichiarato di “farsi da parte e usare questa opportunità e riflettere su quale esattamente sia la nostra funzione” (frase poi prontamente ritrattata con un live streaming di brani per 24 ore su YouTube), c’è chi invece, come i fratelli Gallagher, ha aperto i cassetti impolverati del materiale mai pubblicato.
Anche i Subsonica hanno colto questa occasione per rivangare materiale inedito e pubblicare un disco strumentale, scritto nel 2004, poco dopo la pubblicazione di “Controllo del livello di rombo”.

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