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Claudia Losini

Múm @ Hiroshima Mon Amour, Torino – 29.09.22

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Claudia Losini

Avevo quasi dimenticato quanto sia bella l’esperienza di sentire i Múm dal vivo. L’ultima volta, anzi, l’unica, fu nel 2009 a Spazio 211, quando presentarono Sing along to songs you don’t know.
Scoprii i Múm, il cui nome non si significa nulla, se non che la disposizione delle lettere ricorda due elefanti che si guardano intrecciando le proboscidi, con il loro primo album, preso perché già dal titolo mi aveva fatto capire che tipo di musica avrei ascoltato: Yesterday was dramatic – today is OK. In realtà la tristezza in questo primo album passava quasi in secondo piano sulla sperimentazione glitch, un genere che agli inizi del 2000 stava esplodendo. Brani come I’m 9 today e The ballad of the broken birdie records sono rimasti dei classici. Così come Green grass of tunnel e l’incredibile We have a map of the piano entrambe di Finally we are no one.

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The Mars Volta – The Mars Volta (Clouds Hill, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Mi ricordo ancora la prima volta che ascoltai De-loused in the comatorium, il primo disco dei Mars Volta: rimasi abbagliata. Non era il tipo di musica che ascoltavo quotidianamente, ma il loop sonoro in cui fui trascinata, così preciso nel dipingere la sensazione di estasi psichica e di deliri di morte, fu per me un’esperienza del tutto nuova. Così anche il loro live.
Decisi che amavo i Mars Volta, in particolare Cedric Bixler Zavala e Omar Rodriguez-Lopez, le due menti dietro anche gli At the Drive In, come tutti gli amori post adolescenziali che si rispettino, con passione ma anche con razionalità.
Questa premessa per dare l’idea delle aspettative, piuttosto alte, su The Mars Volta, uscito dieci anni dopo l’ultimo disco Noctourniquet (2012).

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Szun Waves – Earth Patterns (Leaf Label, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Szun Waves è un ensemble londinese, composto dal produttore Luke Abbott, Laurence Pike dei PVT alla batteria e Jack Wyllie dei Portico Quartet al sassofono, che combina elementi jazz sperimentali con l’elettronica.
Il trio ha, fin dal loro esordio At sacred Wall del 2016, esplorato il free jazz senza alcun tipo di costrizione, in un risultato impattante e immediato, uscito da 6 ore di improvvisazione. Anche New Hymn to Freedom del 2018 è stato registrato senza alcuna modifica successiva: qui l’immediatezza quasi rock dell’album viene evoluta in ambient elettronica e filtrata con del jazz spirituale.

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TOdays 2022, l’importanza di continuare a credere

L I V E – R E P O R T


Articolo di Claudia Losini, immagini sonore di Federico Cardamone

Anche quest’anno, a fine agosto, ci troviamo a fare i conti con l’estate finita, il rientro al lavoro, ma soprattutto a fare il resoconto del TOdays festival, che, da 8 anni a questa parte, ci accompagna verso settembre.
Cominciamo col dire che la line up di quest’anno è stata coraggiosa, con tanti nomi da scoprire durante il weekend, con Tash Sultana headliner il venerdì e FKJ il sabato, mentre il big di richiamo di questa edizione, i Primal Scream, sono saliti sul palco la domenica per un’unica data italiana celebrativa dei 30 anni di Screamadelica.
Ma, come è successo nel 2021, la scelta delle band non è casuale: nel rappresentare la contemporaneità e i suoni del futuro prossimo, anche questa volta Gianluca Gozzi ci sorprende e ci offre una selezione di musica di cui sentiremo parlare, e tanto, nei prossimi mesi.

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TOdays festival 2022 – Altro giro altra corsa (dal 26 al 28 agosto)

C O N F E R E N Z E


Articolo di Claudia Losini

Il video teaser presentato alla conferenza stampa parla chiaro: siamo pronti per un altro giro di giostra.
In un mondo che stava già vivendo una pesante crisi culturale, dove due anni di pandemia hanno quasi stroncato un settore, chi lavora per fare cultura non deve fermarsi, deve continuare a girare per creare una spinta positiva che non si limiti solo al puro intrattenimento commerciale.
Todays festival lavora da 7 anni per portare a Torino un’offerta musicale che non si limita alla moda del momento o al facile incasso, ma che ha l’obiettivo di educare il pubblico e far scoprire nuovi generi, nuove band, nuovi orizzonti. Anche quest’anno si cerca di superare i confini, con una celebrazione del presente che, affiancando nomi di livello internazionale come Primal Scream e Arab Strap a figure emergenti come Geese e Hurray for the Riff Raff, vuole dare spazio alla musica che verrà, spostare la centralità verso luoghi di confine, sperimentare opposti per generare nuovi equilibri.
E così per 3 giorni, dal 26 al 28 agosto, il palco di Spazio211 ospiterà artisti internazionali che rappresentano la diversità, la contemporaneità e il futuro.

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The Dining Rooms – Turn To See Me (Schema Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Tornano, dopo 2 anni da Art is a Cat, i Dining RoomsStefano Ghittoni e Cesare Malfatti – per raccontarci nuove storie in musica.
Turn to see me può essere considerata l’evoluzione del precedente album, ma raccoglie l’oscurità e il senso di smarrimento che ha permeato il periodo del lockdown; un’oscurità che però brilla di momenti luminosi e di speranza. In questo senso è un album costruito sullo strumento e sulla composizione, dove anche la parola diventa più importante della canzone.
Energy and love è, sotto questo punto di vista, uno dei brani più rappresentativi del disco: un brano profondo, con spoken word, che, quasi come un mantra, ricorda l’importanza della musica, che dona energia e che diventa amore, un modo universale per sopravvivere a tempi bui.

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Hugo Race – Italia, visioni cinematografiche e ricordi

I N T E R V I S T A


Articolo e immagini di Claudia Losini

Incontro Hugo Race prima del live al Blah Blah di Torino, il 26 maggio. Lui, insieme ai Fatalists, sta concludendo in questi giorni il tour che l’ha portato, dopo 2 anni, a girare l’Italia. Si avvicina con caffè e una fetta di crostata, ci sediamo e cominciamo a chiacchierare di come sia andato il concerto della sera precedente a Milano, con un pubblico molto caloroso. Parliamo dell’Italia, delle piccole differenze che si possono notare tra il pubblico proveniente dalle varie regioni e città, e del fatto che ogni luogo abbia una sua caratteristica da rivendicare e con cui abbellirsi. Mi racconta dell’Australia, delle sue distanze enormi e delle relative complessità nell’organizzare i tour che si svolgono nelle principali città, arrivando poi al ritmo lento, naturale, siciliano.
Ho sempre avuto una deferenza nei confronti degli artisti di alto livello e calibro, ma Hugo mi mette a mio agio, è una persona allo stesso tempo affascinante, umile e accomodante. Comincio con il chiedergli come mai abbia proprio deciso di trasferirsi in Sicilia, tra tutti i luoghi…

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Nu Genea – Bar Mediterraneo (Carosello Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Anticipato dai singoli Marechià e Tienaté, Bar Mediterraneo è il nuovo disco dei Nu Genea, il duo di produttori che da Napoli ci portano all’esplorazione dei suoni di tutto il mondo.
Napoli è da sempre per loro un golfo da cui partire e verso cui approdare, in un costante scambio di sonorità, lingue, che ben vengono trasposte nei loro brani, ma non solo: il tempo è la nave con cui si attraversano luoghi e parole, che trasporta nel presente le influenze funk, disco degli anni 70 e 80, come se non ci fosse una definizione lineare del suo scorrere. Tutto è contemporaneo, nel Bar Mediterraneo dei Nu Genea. E così una poesia di Raffaele Viviani del 1931 convive con il groove jazz-funk ne La Crisi, Vesuvio rilegge una canzone folk napoletana del 2003 dello storico gruppo operaio E Zezi attraverso un coro di bambini e una cavalcata di ritmo disco che rende il tutto una sorta di rito tribale.

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Röyksopp – Profound Mysteries ([PIAS], 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

The inevitable end dei Röyksopp sembrava un dichiarazione di intenti, e di fine. Uscito nel 2014, era quasi un commiato alla musica così come l’abbiamo sempre intesa. Avevano infatti affermato che quello sarebbe stato l’ultimo lavoro pubblicato con la “classica forma di disco”. Otto anni dopo Svein Berge e Torbjørn Brundtland tornano sulle scene con Profound Mysteries, un lavoro che abbraccia la nuova filosofia del duo norvegese: è stato infatti anticipato da un corto intitolato Nothing but ashes e da un portale dove si invitava a “premere R” per ascoltare stralci musicali differenti. Dallo stesso portale si può accedere inoltre a una serie di cortometraggi, tutti accompagnati dai nuovi brani. Un progetto audio visuale a tutti gli effetti, non un’idea innovativa nel genere, ma sicuramente un mezzo efficace per il concept del disco, ossia quello di raccontare la fascinazione per il mistero, l’infinito e l’impossibile. Per questo, il portale si apre su un nuovo simbolo, una sorta di triscele intrecciato come se fosse un triangolo di Penrose: un chiaro richiamo a un immaginario mistico, a un altro universo e alla magia.

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