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TEATRO

Ferito a morte @ Piccolo Teatro Strehler, Milano

T E A T R O


Articolo di Mario Grella

Napoli è una città che ti ferisce a morte o ti addormenta. È questo l’assunto di base e la conclusione del magnifico testo di Raffaele La Capria, adattato per il teatro da Emanuele Trevi e portato in scena in questi giorni al Teatro Strehler di Milano per la regia di Roberto Andò, una coproduzione del Teatro di Napoli, Teatro Nazionale, Teatro dell’Emilia Romagna, Teatro Stabile di Torino. Andò è un napoletano non ortodosso, se mi si passa il termine, ovvero uno di quei napoletani, la cui “napolitanità” (io lo chiamerei di più “napoletanismo”) non gli ottunde le facoltà mentali e quindi non gli impedisce una visione critica della “capitale del Mezzogiorno d’Italia”. Appartiene cioè a quella schiera di artisti, registi, musicisti che, lontani dal manicheismo di maniera e dal facile folklore che ormai sembra dominante quando si cita Napoli, sa guardare in profondità i vizi e i vezzi della società e della popolazione napoletana. In realtà l’elenco potrebbe essere piuttosto nutrito e potrebbe comprendere registi come Paolo Sorrentino e Mario Martone, scrittori come Roberto Saviano, attori come Tony Servillo, ma anche musicisti come Peppe Barra o il compianto Pino Daniele.

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Il Gene del Nulla – Intervista a Gene Gnocchi

I N T E R V I S T A


Articolo di Barbara Guidotti

Approda il 20 gennaio a Fidenza – sul palco del Teatro Magnani – il nuovo spettacolo di Gene Gnocchi, che torna in “patria” nelle vesti di segretario del Partito del Nulla, presiedendo una “convention” che sta riscuotendo consensi in tutti i teatri italiani. Dopo l’esordio, con una campagna elettorale alternativa a quella che ha preceduto le votazioni del 25 settembre, il “partito” di Gene, con le sue disincantate e paradossali dichiarazioni d’intenti, è uscito dalla dimensione dei media e dei social, portando la satira politica a misurarsi direttamente col pubblico in sala.
Il successo del Nulla dice molte cose: dice che Gene Gnocchi ha avuto una felice intuizione, maturata dopo anni di frequentazione dei talk show nelle reti pubbliche e private, dice che la gente è stanca delle promesse disattese, dice che tanto vale dire chiaro e tondo che non c’è più nulla da promettere, se non il Nulla stesso.
La disillusione si nasconde dietro l’ironia, e mette in scena l’amarezza che dilaga in tutti noi di fronte a una politica che rispecchia le tante contraddizioni e incongruenze di chi la pratica.
Lo sguardo stralunato di Gene che occhieggia dai manifesti elettorali è quello di sempre, forse con qualche ombra in più che lo rende ancora più vero; come uno di noi che cerchi di capire e dare un senso a quello che gli sta succedendo intorno, disorientato da una realtà che riesce sempre a superarsi nei propri fallimenti.
Intanto, di teatro in teatro, la messa in scena sconfina nella vita vera, la finzione viene presa sul serio, la macchina del Nulla miete proseliti; Off Topic ne ha incontrato il leader per approfondire la genesi del suo spettacolo, e capire quale direzione abbia preso la nave del Nulla: ne è scaturito il ritratto  di un uomo e di un attore per cui la comicità è molto di più che una cifra stilistica, perché  rappresenta una chiave di lettura della realtà e insieme una via di salvezza al non-senso del quotidiano.

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Lo strano caso della signora di Klimt. Una storia di emersione dall’inconscio

T E A T R O


Articolo di Barbara Guidotti

Presentato presso il Salotto Illuminato di Salsomaggiore Terme il 29 Ottobre 2022, Lo strano caso della Signora di Klimt è uno spettacolo che – pur nella complessità e nella ricchezza del contenuto, in cui si intrecciano differenti piani concettuali e cronologici – conserva tuttavia una profonda coerenza interna, grazie all’utilizzo di una chiave di lettura unitaria che rappresenta il filo conduttore di tutta la narrazione.
Immergendosi nelle foto d’epoca, negli epistolari e nei documenti d’archivio, Simone Santi, coadiuvato da Elisabetta Ferri e sotto la regia di Paolo D’Anna, ricostruisce accuratamente tanto la vita e l’opera di Klimt quanto lo scenario storico che ne fu il contesto, svelando i legami fra le diverse espressioni artistiche e culturali che segnarono il momento di transizione fra Ottocento e Novecento.
Lo fa ispirandosi alla storia del Ritratto di signora (ricostruita da Ermanno Mariani nel testo “Il mistero del doppio ritratto”, ndr) esposto nella galleria d’arte del mecenate piacentino Giuseppe Ricci Oddi fino al 1997, anno in cui fu misteriosamente trafugato per essere poi ritrovato, in circostanze altrettanto misteriose, nel 2019.  

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Gli ultimi giorni di Van Gogh. Il diario ritrovato – di e con Marco Goldin – Teatro Nuovo, Salsomaggiore Terme (PR)

T E A T R O


Articolo di Barbara Guidotti

Ci eravamo congedati da Marco Goldin nel backstage del suo spettacolo “Gli ultimi giorni di Van Gogh. Il diario ritrovato”. Lo rivediamo sul palco del Teatro Nuovo di Salsomaggiore, al suo debutto.
Quando le luci in sala si spengono, e il sipario finalmente si apre, lo sguardo viene catturato dai pannelli luminosi sullo sfondo, che sprigionano gli inconfondibili colori delle pennellate di Van Gogh; a lato, stagliati sulla scenografia e sovrastati dal lucernario che si affaccia sul cielo stellato, la sedia, il tavolino e la lampada – che ci sono ormai così familiari – a tratteggiare in modo essenziale la stanza in cui l’artista visse i suoi ultimi istanti.
“Ci sono braci che non si spengono mai…”: la voce fuori campo di Marco Goldin si diffonde ovunque, proiettandoci direttamente nella storia. È il locandiere Ravoux ad accoglierci, quando, a funerali avvenuti (“se ne sono andati tutti”) svela di custodire il diario di Van Gogh; il bianco e nero delle foto d’epoca e i contributi filmati ci riportano al passato, mentre le immagini dei luoghi e dei paesaggi reali si fanno per magia quadri, come accade al municipio di Auvers.

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Vincent Van Gogh: l’ultimo viaggio

I N T E R V I S T A


Articolo di Barbara Guidotti

L’addio al mondo di Vincent Van Gogh nel nuovo spettacolo di Marco Goldin: parole, musica e suggestioni visive per raccontare il congedo dalla vita di un artista eternamente sospeso fra malinconia e passione.

A quattro anni esatti dall’evento “La grande storia dell’Impressionismo”, Marco Goldin – storico dell’arte, saggista, narratore – ritorna sul palco del Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme per presentare in prima nazionale il suo nuovo spettacolo, “Gli ultimi giorni di Vincent Van Gogh. Il diario ritrovato”, che andrà in scena il 5 novembre.
Il diario ritrovato in un cassetto non è che un espediente narrativo per proiettare il pubblico all’interno della dimensione umana di Van Gogh, e farlo partecipe delle ultime tappe del suo percorso artistico ed esistenziale, da Saint Remy a Parigi e infine a Auvers-sur-Oise, dove il suo “viaggio” troverà la definitiva conclusione.
Abbiamo incontrato Marco Goldin nel backstage, per avere qualche anticipazione e approfondire i temi portanti di questo lavoro carico di suggestioni, basato sull’omonimo romanzo – edito da Solferino – uscito nelle librerie il 15 settembre: a teatro vuoto, i pannelli luminosi ad alta definizione che costituiscono la scenografia riproducono con estrema nitidezza i quadri di Van Gogh, creando un’esplosione di colore su cui si stagliano i pochi ma essenziali oggetti che rendono immediatamente riconoscibile la ricostruzione della stanza che accolse le ultime ore dell’artista.

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TOdays festival 2022 – Altro giro altra corsa (dal 26 al 28 agosto)

C O N F E R E N Z E


Articolo di Claudia Losini

Il video teaser presentato alla conferenza stampa parla chiaro: siamo pronti per un altro giro di giostra.
In un mondo che stava già vivendo una pesante crisi culturale, dove due anni di pandemia hanno quasi stroncato un settore, chi lavora per fare cultura non deve fermarsi, deve continuare a girare per creare una spinta positiva che non si limiti solo al puro intrattenimento commerciale.
Todays festival lavora da 7 anni per portare a Torino un’offerta musicale che non si limita alla moda del momento o al facile incasso, ma che ha l’obiettivo di educare il pubblico e far scoprire nuovi generi, nuove band, nuovi orizzonti. Anche quest’anno si cerca di superare i confini, con una celebrazione del presente che, affiancando nomi di livello internazionale come Primal Scream e Arab Strap a figure emergenti come Geese e Hurray for the Riff Raff, vuole dare spazio alla musica che verrà, spostare la centralità verso luoghi di confine, sperimentare opposti per generare nuovi equilibri.
E così per 3 giorni, dal 26 al 28 agosto, il palco di Spazio211 ospiterà artisti internazionali che rappresentano la diversità, la contemporaneità e il futuro.

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Lo strano caso della Signora di Klimt – di Simone Santi

T E A T R O


Articolo di Lucia Dallabona

Simone Santi, scrittore e articolista originario di San Secondo Parmense è dotato di una sensibile curiosità che utilizza per approfondire, e poi narrare, storie che mettono sempre al centro “l’umana esperienza”.
In quest’ottica ha ritenuto una sfida ambiziosa, ma altrettanto stimolante, l’invito rivoltogli dall’amico e regista Paolo d’Anna: scrivere un testo teatrale che avesse per protagonista una figura femminile dal fascino immortale come la “Signora di Klimt”, partendo, in particolare, dalle sue peripezie piacentine.
Questo ritratto, uno dei più conosciuti del pittore austriaco, eseguito nel 1916-17, infatti, non solo è inspiegabilmente sparito dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi nel febbraio 1997, dove era custodito dal 1925, anno dell’acquisto; ancor più incredibilmente, durante lavori di manutenzione del giardino, è riapparso per caso nel 2019 in un vano esterno del museo, quindi a pochi metri da dove era stato trafugato.   
Rimane avvolta nel mistero anche la scoperta, sotto i colori del Ritratto di Signora, di un secondo volto: il Ritratto di Ragazza, realizzato da Klimt nel 1910 e per motivi sconosciuti ricoperto successivamente con un nuovo dipinto, avente per soggetto la stessa modella.

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Pour un oui ou pour un non – Umberto Orsini e Franco Branciaroli – Teatro Verdi, Fiorenzuola d’Arda (PC)

T E A T R O


Articolo di Barbara Guidotti

Quando il sipario si apre, solo tre colori dominano la scena: il bianco, il rosso e il nero. Il bianco dell’arredamento, dei libri, della finestra aperta sull’esterno, delle parole scritte col gesso sul muro nero che si fa lavagna. Nero come le due figure che si muovono sulla scena, intorno a un divano rosso come il risentimento che a poco a poco affiora mentre il dialogo si fa incalzante. Due amici, uno di fronte all’altro, si misurano in un dialogo serrato in cui il non detto, il sottinteso, l’insinuato apre incrinature che diventano solchi profondi e incolmabili non solo tra tra due uomini, ma tra due mondi, due visioni dell’esistenza, due piani prospettici: l’oscurità della tana dove barricarsi, perché “la vita è là/ semplice e tranquilla”, troppo estranea da accogliere (la citazione di Verlaine si interrompe sull’orlo del rimpianto: “che hai fatto, tu che qui/ piangi senza tregua,/ dimmi che hai fatto, tu/ della tua giovinezza?”), e la normalità di un’esistenza che scorre sui binari di una rassicurante e apparente certezza.

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Andrea Pennacchi, il Pojana ma non solo.

T E A T R O


Articolo di Annalisa Fortin

Ha ottenuto uno straordinario successo al Teatro Comunale di Vicenza il doppio appuntamento con Andrea Pennacchi. Le pièce portate in scena nelle due serate sono state diametralmente opposte. La prima più intima, dal titolo Mio padre, in cui l’attore padovano racconta la storia di suo padre, partigiano, che durante la guerra viene rinchiuso in un campo di concentramento al quale sopravvive. La successiva Pojana e i suoi fratelli più divertente e ilare, in cui i fratelli maggiori del Pojana, presentati da Pennacchi, ovvero Edo la security, Tonon il derattizzatore, Alvise il nero e altri nuovi personaggi, raccontano le storie del nordest che fuori dai confini della Padania nessuno ancora conosce. In entrambi gli spettacoli il protagonista è accompagnato dall’amico e collaboratore a tutto campo Giorgio Gobbo e dal musicista Gianluca Segato.

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