T E A T R O


Articolo di Alessandro Tacconi

Se verrà la guerra, Marcondiro’ndera
se verrà la guerra, Marcondiro’ndà
sul mare e sulla terra, Marcondiro’ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?
Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.
(Fabrizio De André, Girotondo)

Fate l’amore non la guerra! Lo scriveva Aristofane nel 411 a.C. ma le bestie umane non ci sentono proprio. Se la guerra continuerà nessun più l’amore farà, anche perché gli uomini impegnati al fronte moriranno o quando torneranno troppe ne avranno viste e fatte e la loro coscienza gli rimorderà!
Agrodolce, grottesco e terribilmente attuale il monito di Lisistrata del commediografo greco, tradotto da Nicola Cadoni, liberamente trattato da Emanuele Aldrovandi e Serena Sinigallia, che ne ha curato anche la regia.

Lo spettacolo in cartellone al Teatro Carcano a Milano dal 24 febbraio al 1 marzo è stato prodotto da Teatro Carcano e Inda e dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico. In scena la magnifica decana delle attrici italiane, Lella Costa, e sei attori altrettanto sublimi (in ordine alfabetico) Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini.    

Gli americani sono molto fortunati,
perché dovunque vanno per esportare la libertà
trovano il petrolio.
(Michel Serra)

Il plot in breve. Lisistrata, il cui nome significa “colei che scioglie gli eserciti”, organizza uno sciopero sessuale delle donne greche per fermare la Guerra del Peloponneso. Le donne occupano l’Acropoli di Atene per controllare il tesoro statale, costringendo gli uomini a firmare la pace. I personaggi in scena, ormai decrepiti a eccezione di Lisistrata, da qualche millennio rievocano ogni anno la famosa vicenda ateniese. La speranza vana che il monito serva prima o poi per mettere al bando la smania di guerre dei maschi!

Il tono dello spettacolo vuole essere anche lieve: ci sono i lazzi, le battute, i doppi sensi neppure così velati, anche perché l’argomento si presta, ma risuona nel fondo il tamburo delle teste di legno dei guerrafondai. Gli attori tornano “giovani” e interpretano anche ruoli del sesso opposto perché questo è, come viene ripetuto diverse volte durante la rappresentazione, “Teatro!”. Il teatro ha più senno della vita vera? A quanto pare è proprio così! E così oltre alla messa in scena degli episodi salienti dello “sciopero” vi sono momenti di meta teatro, in cui si spiega e si annodano fili al nostro sciagurato tempo presente. Il tempo storico viene annullato e ogni cosa si dipana nel qui e ora.

In quest’epoca di pazzi
Ci mancavano gli idioti dell’orrore
(Franco Battiato, Bandiera bianca)

Abbiamo forzato un po’ il senso del celebre verso del cantautore e compositore siciliano? Chi sa. Però è in corso da troppi secoli un orrore senza UNA fine che ama il colore rosso in tutte le sue sfumature e giustificazioni, perché se devi fare la pelle al tuo prossimo un motivo puoi sempre trovarlo. Come riuscire a fermare la follia che dilaga nei palazzi del potere? La soluzione di Aristofane fu forse una boutade come quella di Jonathan Swift nella Modesta proposta durante la terribile carestia irlandese, che scriveva al governo di Londra di continuare pure a fregarsene dei suoi conterranei perché si sarebbero mangiati i propri figli! A mali estremi…

Le ultime parole le lasciamo volentieri a un pacifista “senza se e senza ma” come lo scrittore e musicista patafisico Boris Vian nella sua celebre canzone Il disertore: “Del sangue ad ogni costo / Andate a dare il vostro / Se vi divertirà / E dica pure ai suoi / Se vengono a cercarmi / Che possono spararmi / Io armi non ne ho.”

Photo © Serena Serrani

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