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Maurizio Cattelan – Breath Ghosts Blind @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Non andate a vedere questa mostra perché potreste rimanere delusi, oppure andateci perché non vi deluderà. Dipende da quali emozioni cerchiate nell’arte. Anzi dipende da quali emozioni cerchiate tout court. La mostra che propone Pirelli Hangar Bicocca, è una mostra per tutti e per nessuno, come disse del suo “Also Sprach Zarathustra”, Friderich Nietzsche. In uno spazio colossale sono esposte “solo” tre opere-installazioni di Maurizio Cattelan, se vogliamo legate tra loro dall’idea del ciclo della vita, come affermano Roberta Tenconi e Vincente Todolì nella piccola e preziosa brochure; anche se non sono sicurissimo che Maurizio Cattelan la pensi necessariamente allo stesso modo. La prima è un’opera-installazione creata con un materiale nobile come il marmo di Carrara: Breath è composta da una figura umana in posizione fetale e dal suo cane (o forse da “un” cane), sdraiato accanto. Sono due piccole figure nell’immenso e buio atrio dell’Hangar. Chi sono? Sono una figura umana e un cane. Cosa rappresentano? Una figura umana e un cane. Forse si tratta di un clochard con il suo cane che ha trovato rifugio in un capannone industriale. Forse riposano. Forse no.

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Serata Contemporanea @ Teatro Alla Scala, Milano – 7 luglio 2021

L I V E – R E P O R T – D A N Z A


Articolo di Annalisa Fortin

Quando si parla di danza, ci sono dei corpi di ballo che la rappresentano nella sua interezza, nella sua dimensione più esemplare e raffinata. Uno di questi è il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.
La sensazione che si ha quando si assiste ad un balletto eseguito da questi danzatori è quella di credere che i ballerini scaligeri siano esseri speciali dai connotati sovrumani. Quando le prime luci di scena illuminano corpi e movimenti, la testa dello spettatore inizialmente vacilla per poi ridestarsi. Dopodiché una sensazione di benessere e armonia lo pervade, capendo così che davvero la bellezza può salvare il mondo.
Se si pensa che il Corpo di Ballo della Scala dia il meglio solo nei grandi classici, si commette un errore. A dimostranza di questo in Serata Contemporanea, il 7 e 8 luglio scorsi, sono stati presentati cinque debutti e una prima assoluta, insieme al ritorno di Forsythe.

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Francesco Bianconi @ Castello Sforzesco – Milano, 13 luglio 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Lino Brunetti

Forever, oltre ad essere stato uno dei dischi più belli dell’anno passato, almeno per il sottoscritto, ha rappresentato per Francesco Bianconi il capitolo del definitivo raggiungimento della maturità. Che, lo capisco, è un giudizio un po’ strano da dare, per un artista che è in giro da oltre vent’anni e che con i Baustelle ha scritto un pezzo non secondario della musica italiana.
Eppure, quando ai tempi de I mistici dell’occidente e di Fantasma aveva provato a virare verso un cantautorato in qualche modo più sofisticato, i risultati non erano stati del tutto convincenti.
La sua prima prova da solista, arrivata dopo i due volumi de L’amore e la violenza, che avevano riportato la sua band madre sul terreno Pop a lei più congeniale, è invece di tutt’altra pasta. Le orchestrazioni, il linguaggio della musica classica contemporanea, una scrittura di livello altissimo che trascende qualunque tipo di etichetta o dimensione precostituita, per abbracciare il piano di una bellezza assoluta e senza tempo, sono tutti dati che rendono la parola “capolavoro” niente affatto esagerata.
È un disco che meritava di essere portato dal vivo ed è per questo che i continui rinvii a causa della situazione pandemica, dopo che già la pubblicazione era stata rinviata, facevano male.
Oggi finalmente si riesce a recuperare e la data milanese, nell’elegante cornice del Castello Sforzesco, è indubbiamente un’occasione privilegiata per ascoltare queste canzoni, approfittando anche della fortunata congiuntura metereologica che ha tenuto i violenti temporali previsti, confinati a poche ore prima dall’inizio.

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Pollio @ Ride – Milano, 18 settembre 2020 [opening act Nove]

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Gran bel posto il Ride. Ampio, accogliente, situato nella zona dell’ex mercato di Milano, oggi nel pieno centro della rinnovata vita notturna portata dalla riqualificazione dei Navigli. Se togliamo la difficoltà di raggiungerlo in macchina, alla fine è perfetto: palco e luci notevoli, area verde spaziosa che garantisce tutto il distanziamento di cui c’è bisogno per poter tornare ad organizzare qualcosa di decente.
Già, la musica sta lentamente ripartendo e anche se le limitazioni di cui sono oggetto i grandi eventi rimarranno presumibilmente a tempo indeterminato (tant’è che un futuro incentrato unicamente sui concerti in streaming sembra molto meno un incubo distopico rispetto a qualche mese fa), la scena del nostro paese, quella che non ha mai macinato grandi numeri, potrebbe utilizzare questo momento (si spera) di transizione per tornare a farsi vedere e fare quello che più ama fare.
Non è un caso, in effetti, che proprio quello di Fabrizio Pollio sia stato il mio primo live post lockdown. Era inizio luglio, al Parco Tittoni di Desio e non sembrava vero di essere di nuovo fuori casa a sentire musica dal vivo. Due mesi e diversi concerti dopo (tanti ma ovviamente non quanti avrei voluto) l’appuntamento è ancora con l’ex Io?Drama, in questa ottima cornice milanese.

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Divisionismo. La rivoluzione della luce @ Castello visconteo-sforzesco, Novara

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Che bel secolo per le rivoluzioni è stato il XIX! Intendo riferirmi alle rivoluzioni artistiche, naturalmente, perché per le altre vale il motto hegeliano per cui “tutto ciò che è reale è razionale” e morta lì come si usa dire, senza dare troppi giudizi. La rivoluzione della luce di cui parla il titolo della bella mostra sul Divisionismo al Castello di Novara, fino al 5 aprile prossimo e che ormai tutti i miei concittadini avranno visitato, è una rivoluzione formale, quella della scomposizione della luce e, come molte rivoluzioni ebbe i natali in Francia e poi fu anche in qualche modo “esportata” in Italia, anche se qualche storico dell’arte storce il naso solamente a sentirne parlare. Comunque sia, il Divisionismo italiano è stato un movimento molto importante e molto piacevole da gustare,  nonostante qualche evidente “credit” e basta dare un’occhiata a “Il Ponte” di Pellizza da Volpedo del 1892 per notarne la sua derivazione “seuratiana”. Anche Plinio Nomellini ci prova a fare l’impressionista alla Renoir, con i suoi  “Baci di sole” del 1908, ed il bello è che ci riesce, con quel fogliame traforato dal sole che fa quasi lo stesso effetto di quello della celeberrima “Altalena” del Musée d’Orsay.

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Australia. Storie dagli antipodi @ PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Gli “antipodi” secondo gli antichi greci erano un’ipotetica terra situata nell’emisfero opposto a quello abitato e conosciuto. I nostri antipodi oggi sono, più o meno, Australia e Nuova Zelanda. Proprio all’arte contemporanea australiana è dedicata la mostra aperta il 17 dicembre scorso al PAC di Milano dal titolo “Australia, storie dagli antipodi”. Cosa racconta la mostra degli artisti contemporanei agli antipodi? È facile immaginare, che in epoca di globalizzazione, fatto salvo il “genius loci”, le idee, i temi di interesse, i gangli del pensiero, non siano poi tanto diversi. Se in Europa ormai l’arte contemporanea, almeno da tre-quatto anni, ha decisamente virato verso i temi ambientali, le grandi migrazioni dei popoli, in Australia la situazione è praticamente identica.

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Wes Anderson | Juman Malouf – Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori @ Fondazione Prada, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Sembra proprio che Miuccia Prada e Patrizio Bertelli ci abbiano preso gusto e con loro, anch’io. Dopo che Luc Tuymans ci ha presentato, sul finire del 2018, la sua “compilation” barocca, adesso è la volta di Wes Anderson e della moglie Juman Malouf che ci presentano la loro personale “Wunderkammer”, messa insieme previa spoliazione di due magnifici musei viennesi, il Kunsthistorisches Museum e alcuni dipartimenti del Naturhistorisches Museum. Il risultato è, a dir poco, strabiliante e credo che questa sia una delle più belle mostre visitate quest’anno a Milano (ma anche tra quelle viste a Parigi e Londra).

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Patti Smith @ Prima diffusa – Padiglione Visconti – Milano, 1 dicembre 2019

L I V E  R E P O R T


Articolo di Giacomo Starace 

Il 1° dicembre, la solita Milano piovosa e autunnale ha accolto una figura artistica che è impossibile da definire e rinchiudere sotto l’etichetta di rockstar di tempi passati e ormai finiti: Patti Smith, la sacerdotessa del rock, invitata a un evento gratuito e ristretto facente parte dell’insieme di serate che introducono la prima del teatro La Scala. Grande appassionata di arte, letteratura e ovviamente musica, la Smith ha sottolineato più volte la gratitudine per essere stata invitata a un evento legato al teatro milanese. Accompagnata sul palco dalla figlia Jesse Smith al pianoforte e da Tony Shanahan al basso e alla chitarra, ha eseguito alcuni dei suoi pezzi più famosi e delle brevi letture attorno ai temi amore e arte. 

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Cerith Wyn Evans – ….the Illuminating Gas @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Ci sono luoghi che sembrano costruire l’opera. Che figura farebbero le statue di Lorenzo il Magnifico, quella di Giuliano de’ Medici, quella del Giorno, della Notte, del Crepuscolo e dell’Aurora fuori dalla Sagrestia Nuova di San Lorenzo? Certo conserverebbero il loro pregio, ma ci sembrerebbero “fuori contesto”. Anche le ciclopiche installazioni di tubi al neon di Cerith Wyn Evans, fuori dal mistico spazio del Pirelli HangarBicocca, non sarebbero la stessa cosa.
Scultura allo stato gassoso, se vogliamo, la grandiosa installazione di Evans, che dopo le scorribande nella cultura underground e post-punk, della seconda metà degli anni Ottanta, nel corso dei quali il suo interesse è rivolto alla sperimentazione video, oggi sembra puntare verso le installazioni, utilizzando materiali più vari quali specchi, neon, piante, fuochi d’artificio, proiettori, strobosfere che gli consentono di intraprendere un lungo viaggio di natura sinestesica, attraverso luce, suono, tempo, materia/e.

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