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Mondo Reale @ Triennale, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

“Man in the boat” di Ron Mueck e “Real World” di Alex Cerveny, sono certamente tra le opere d’arte contemporanea che tra la scorsa primavera e l’inizio dell’autunno hanno suscitato in me le maggiori emozioni. Naturalmente non le uniche visto che, nella consueta parentesi parigina di fine estate, ho avuto modo di turbarmi, e non poco, con “Echo2” di Philippe Parreno, al centro della Rotonde della Bourse de Commerce (purtroppo mi sono colpevolmente perso “Storia della notte e destino delle comete” di Gian Maria Tosatti nel Padiglione Italia alla biennale veneziana, ma non si ha quasi mai tempo per tutto). Certamente si tratta di umori e riflessioni molto diverse, ma per chi scrive, di sicuro queste sono le tre opere d’arte più suggestive di questo 2022. Chi volesse condividere questo mio godimento estetico/estatico, ha ancora tempo fino all’undici dicembre per lasciarsi inquietare da “Man in the Boat” e da “Real World”, esposte entrambe, nella magnifica mostra intitolata appunto Mondo Reale realizzata, non per caso direi, con la parigina Fondation Cartier, nell’ambito della XXIII Esposizione della Triennale di Milano, intitolata “Unknow Unknows”.

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Milano Music Week 2022

P R E S E N T A Z I O N E


Recensione di Riccardo Provasi

Ieri ci siamo trovati alla periferia sud di Milano, precisamente alla Santeria Toscana, tempio della musica live della città, per assistere alla rassegna stampa introduttiva della sesta edizione della Milano Music Week. Pensata per la settimana tra il 21 e il 27 novembre, vedrà Milano autoincoronarsi “capitale italiana della musica”, colorando l’intera città e invadendola di note ed emozioni in grado di attrarre appassionati da tutta Italia.

Il sindaco Giuseppe Sala ha introdotto coloro che hanno direttamente lavorato alla realizzazione di questo progetto: Nur Al Habash, direttrice generale dell’iniziativa, accompagnata sotto il profilo dell’ideazione dai cantautori Colapesce e Dimartino, piacevolmente sfidati ad uscire dal mero ruolo di artisti e porsi dall’altro lato, quello dell’organizzazione. Numerosi e di notevole importanza sono i promotori dell’iniziativa, una rete di imprese e soggetti cardine nel mondo della musica, come la Fimi, Assomusica, Nuovoimaie e la SIAE, a loro volta organizzatori e moderatori di alcune delle iniziative e dei talk presenti durante l’intera settimana.

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Porcupine Tree @ Mediolanum Forum, Assago (MI) – 24 ottobre 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Andrea Notarangelo

Un ottobre decisamente caldo accoglie i Porcupine Tree per il loro rientro nelle scene tredici anni dopo l’ultima uscita in studio. La band è in tour per la promozione del nuovo disco, quel Closure/Continuation, che è uscito a giugno, ha diviso i fan, e che in questa tappa meneghina verrà riproposto nella sua interezza in alternanza a pezzi storici del repertorio. Il Mediolanum Forum è tutto esaurito come nelle migliori occasioni e alla temperatura quasi estiva che fa da cornice a questo autunno anomalo, ulteriori tinte calde sono dipinte sugli sguardi di chi ha atteso, con impazienza da un anno, questo momento. La band sale sul palco con disinvoltura ed è proprio Steven Wilson, leader e ideatore del progetto in quel lontano ‘87, che prende parola per scusarsi con il pubblico per l’attesa infinita. I fan lo perdonano da subito, dal momento in cui parte l’attacco di Blackest Eyes, traccia di apertura di quell’album capolavoro che corrisponde al nome di “In Absentia” e che dal 2002 in avanti proietta i Porcupine Tree da ‘stupido sogno’ (per citare l’intro del concerto, Stupid Dream, oltre che titolo di un altro pregevole disco), a fenomeno rock di portata mondiale. Un palazzetto intero raccoglie l’invito a cantare in coro il famoso ritornello I got wiring loose inside my head / I got books that I never ever read / I got secrets in my garden shed / I got a scar where all my urges bled, ma la gente chiude gli occhi e prosegue all’unisono fino al termine del brano. La band si è ripresa il suo pubblico e dai cenni d’intesa con Richard Barbieri e Gavin Harrison (rispettivamente tastierista e batterista storici), si capisce che sarà una serata magica. Come anticipato, Wilson precisa che verranno suonati tutti i brani dell’ultimo disco e infatti, in successione, vengono proposti Harridan, Of the New Day e Rats Return che sono rispettivamente, primo, secondo e terzo brano di Closure/Continuation, nonché singoli promozionali. A giudicare dalla risposta del pubblico si può affermare con certezza che le canzoni sono state ben assimilate e sono già entrate a far parte dell’immaginario collettivo.

 

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Vertigo Film Fest @ Anteo Palazzo del Cinema, dal 21 al 23 settembre 2022

C I N E M A


Articolo di Lucio Vecchio e Fabio Bresciani

Dal 21 al 23 settembre si è svolto in tre serate all’Anteo Palazzo del Cinema la terza edizione del Vertigo Film Fest, festival milanese dedicato ai cortometraggi nato nel 2019. I corti presentati, provenienti da vari paesi nel mondo e divisi in tre categorie (Animazione, Fiction, Documentario), si sono distinti per la loro qualità e per i temi sollevati. Per avvicinare questo mondo al pubblico si sono tenuti interessanti dibattiti post visione in cui gli spettatori hanno potuto porre domande e curiosità ai registi presenti in sala. Inoltre chi ha partecipato alle serate ha potuto votare tramite un Qr Code i cortometraggi in gara assegnando il Premio del Pubblico.

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SOHN @ Biko, Milano – 19 settembre 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Fabio Campetti

Arriva in Italia Christopher Micheal Taylor, meglio conosciuto come SOHN (rigorosamente in capslock), polistrumentista londinese ora di stanza in Spagna, in Catalunya, capace di imporsi da quasi un decennio a questa parte all’attenzione del pubblico più attento alla musica di qualità, dopo, per altro, un inizio di carriera underground e ben tre album con la band Trouble Over Tokyo, non a caso incide, fin dall’esordio, per 4AD, probabilmente la migliore etichetta di sempre, quella da guinness dei primati, in grado, di fatto, di non sbagliare mai un artista o una pubblicazione, un tempo si comprava, ora si “strimma” a scatola chiusa.
Dicevo il buon SOHN torna in circolazione per presentare il suo terzo album Trust, successore di Tremors e Rennen, il suo disco più intimista, non per questo meno riuscito dei precedenti che lo hanno fatto conoscere agli appassionati e ad una critica unanime, in versione plebiscito a decretarne le indubbie capacità produttive quanto a sottolinearne un talento cristallino nel scegliere e scrivere melodie.

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The Smile @ Fabrique, Milano – 14 luglio 2022 (opening Robert Stillman)

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Fabio Campetti

Passa anche per l’Italia il tour di The Smile, nuovo progetto dei golden boys Thom Yorke e Johnny Greenwood in fuori uscita dai Radiohead, nato durante il primo lockdown.
Confesso che l’avventura solista dello stesso Thom non mi aveva mai, più che convinto, perché trattasi di episodi inattaccabili, quantomeno conquistato a dovere e nemmeno gli Atoms for Peace, seppur di livello, avevano monopolizzato i miei ascolti di allora, mentre questo nuovo lavoro mi ha letteralmente rapito, non a caso il primo con la presenza, in pianta stabile, di Greenwood, uno dei musicisti più importanti e influenti di sempre, spesso e volentieri prestato al cinema, con un parallelismo fatto di colonne sonore di prestigio.
La differenza rispetto agli episodi succitati, la fa una scrittura ritornata al centro dell’attenzione, una ritrovata verve da sala prove, con l’arrivo dietro le pelli di Tom Skinner, batterista di una delle band più chiacchierate del momento, quei Sons Of Kemet alfieri e punto di riferimento di un nuovo jazz contemporaneo, tra l’altro anche loro a breve a Milano.
Il disco A Light For Attracting Attention, per quanto mi riguarda, è già nella short list dei migliori di questo 2022, la solita produzione impeccabile di Nigel Goddrich, il fantomatico sesto Radiohead, colui che c’è sempre stato e che ha contribuito agli album seminali e fondamentali della band di Oxford, un disco che ci riconsegna l’accoppiata Yorke / Greenwood sempre ai piani altissimi della musica moderna e non delude assolutamente le giustificate attese, aggiungendo un’ulteriore passo in avanti ad una carriera mastodontica.

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Elmgreen & Dragset – Useless Bodies? @ Fondazione Prada, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo e immagini di Mario Grella

Se qualcuno pensasse che artisti come Orlàn o Stelarc che, qualche decennio fa, alterando, distorcendo e anche maltrattando il loro corpo, avessero preconizzato il futuro del cyber-corpo e ci avessero visto giusto, ebbene si sbagliava. O almeno si sbagliava in parte poiché, se è vero che gli innesti cibernetici sono diventati una pratica quotidiana in campi come la chirurgia o la scienza, in arte il corpo umano è andato molto oltre le preconizzazioni immaginifiche della body art: il corpo umano oggi è semplicemente scomparso. E quando non è scomparso del tutto, è mummificato, finto, talvolta un simulacro nemmeno presente. A sostenerlo e a dimostrarlo ampiamente è la straordinaria mostra Useless Bodies? di Elmgreen & Dragset alla Fondazione Prada di Milano, visitabile fino al prossimo agosto. La presenza fisica dell’uomo post-industriale e post-tutto, sembra non necessaria o comunque sembra aver perso la propria centralità, proprio il corpo che per l’arte è stato quasi tutto. La mostra di Elmgreen & Dragset, danese il primo, norvegese il secondo, ha optato per installazioni site-specific che si possono definire sontuose, occupando tutti gli spazi espositivi della Fondazione, il Podium prima di tutto, con un allestimento dichiaratamente ispirato alla prima e memorabile mostra della Fondazione Prada, quel “Serial Classic” allestita proprio da Rem Koolhaas, che della fondazione è l’architetto e curata da Salvatore Settis. In questo primo, introduttivo e magnifico spazio espositivo, sono esposte sculture figurative, classiche e contemporanee, ma che sembrano evocare simulacri di corpi più che corpi stessi, proprio per la loro dialettica vero/falso e con un fitto gioco di sguardi e rimandi tra scultura del passato e scultura contemporanea. Tra le opere esposte la copia in gesso dell’Atleta con lo strigile, calco in gesso del 1938, notissimo anche col nome di Apoxyomenos, copia di epoca romana del II secolo d. C. da un originale greco del IV secolo a.C. E già qui il gioco dei rimandi incrociati è affascinante.

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Un’estate rovente – concerti a Milano

N E W S


Articolo di Stefania D’Egidio

L’estate milanese si preannuncia rovente e non solo per le temperature torride che di solito imperversano sulla pianura padana, ma perché finalmente sono ricominciati i grandi concerti dopo due anni di calma piatta. Gli appuntamenti sono così tanti , in ogni parte della città e nel hinterland, da far accapponare la pelle e ce n’è davvero per tutti i gusti, ve ne elenchiamo giusto alcuni per stuzzicare l’appetito: il 16 giugno, in data unica al Magnolia arriva la cantautrice e rapper zambiana Sampa The Great, un mix di hip hop, afro e jazz che farà impazzire chi ha amato i Fugees di Lauryn Hill, se invece vi piacciono le chitarre belle pesanti ecco che l’Alcatraz di Milano propone il 19 giugno i Black Label Society del mitico Zakk Wylde, tra i dieci migliori chitarristi al mondo.

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Balthazar @ Fabrique, Milano – 8 maggio 2022 (opening Sylvie Kreusch)

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Fabio Campetti

Che il Belgio fosse una fucina di talenti l’avevamo capito già da un pezzo, dato che i Balthazar sono solo uno degli ultimi collettivi arrivati da lì ed esportati in tutta Europa.
Situazione che invece non è ancora capitata alla musica italiana, almeno fino ad ora, che negli anni, ha sì avuto proposte allineate, tradotte in tutta una serie di artisti potenziali, capaci e credibili nel saper cantare in inglese, (cito tra i tanti arrivati, i Giardini di Mirò e gli Yuppie Flu sulla cresta dell’onda soprattutto a metà anni zero) che non sono, però, mai riusciti ad imporsi all’estero, nonostante la pubblicazione di dischi che avrebbero meritato questo tipo di percorso.
Dicevo i Balthazar, che suonano stasera in quel del Fabrique per la loro pluri-posticipata data milanese, sono ormai una certezza, seguendo le orme dei fratelli maggiori, dai deus ai Soulwax o perché no, anche fino agli Hooverphonic che sul versante dream pop hanno regalato soddisfazioni, si sono imposti piano piano, per arrivare ad una titolarità di una propria e giustificata tappa di un tour europeo, che sta regalando loro un meritato e significativo riscontro.

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