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Milano

The Dream Syndicate @ Magnolia, Segrate (Mi) – 19 giugno 2019

L I V E  R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Alessandro Pedale

Quando nel 2012 Steve Wynn ha riunito per la prima volta i Dream Syndicate, non erano in molti a pensare che sarebbe durata. Avrebbe dovuto esserci una data sola, poi le cose sono andate bene, ci sono state altre date, poi un vero e proprio tour, poi un disco, un tour e infine ancora un altro disco.
These Times è uscito ad aprile ed è un molto diverso da How Did I Find Myself Here, che ne aveva sancito il ritorno in studio dopo 29 anni di assenza. È molto più psichedelico e nonostante alcuni episodi molto tirati e classicamente rock, appare nel complesso più contemplativo, ricercato. Qua e là, come nel primo singolo “Black Light” o nella conclusiva “Treading Water Underneath the Stars”, l’impressione è proprio quella che si siano volute esplorare sonorità nuove, andando a giocare più con le suggestioni e con le atmosfere, piuttosto che con la durezza dei suoni e le cavalcate elettriche.

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The Zen Circus @ Circolo Magnolia, Segrate (Mi) – 14 giugno 2019

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Articolo di Giovanni Tamburino, immagini sonore di Alessandro Pedale

Sono da poco passate le 20 quando varchiamo i cancelli del Circolo Magnolia, con l’aria umida dell’idroscalo e un cielo denso di nuvole dall’aspetto per nulla rassicurante. Poco male, i “veterani” di centinaia di concerti sembrano quasi sperare che qualche goccia cada a rinfrescare nel corso di una serata che già adesso inizia a sembrare una festa vera e propria. La gente gira tra il palco e la zona dei bar e fast food con un panino o una birra in mano, parla, scherza, offre una sigaretta ai compagni di fila ai bagni chimici. Si aspettano solo i festeggiati, gli ospiti d’onore.
Perché il motivo per cui siamo qui oggi non è semplicemente quello di fare casino. O meglio, ovviamente sì, ma abbiamo un paio di ragioni extra: il Canta che ti passa tour non è semplicemente il classico giro estivo su e giù per lo Stivale, ma il ritorno alla propria tribù dopo l’incursione al festival di Sanremo e soprattutto il riverbero della gloriosa serata di aprile a Bologna in cui gli Zen Circus hanno celebrato vent’anni dall’uscita del primo disco accompagnandola con la pubblicazione della raccolta Vivi si muore (1999 – 2019).

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Foals @ Fabrique, Milano – 16 maggio 2019

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Ambrogio Brambilla

Everything Not Saved Will Be Lost part 1, quinto disco della carriera dei Foals, è uscito un mese e mezzo fa e questa di Milano è l’unica data italiana, prima occasione di testare dal vivo le nuove canzoni in attesa di una possibile replica estiva e, soprattutto, della pubblicazione della seconda parte, attesa per l’autunno.
Per il momento siamo soddisfatti: la band inglese sembra tornata all’ispirazione fresca degli inizi, con un lavoro che recupera le coordinate stilistiche dell’esordio Antidotes, mescolandole con l’immediatezza Pop di Inhaler.
Il Fabrique è pienissimo, molto vicino al sold out, come del resto già accaduto tre anni fa in occasione del tour precedente. Questo è un gruppo le cui quotazioni sono in costante ascesa e che soprattutto qui da noi ha sempre goduto di grande fortuna ma è anche curioso segnalare la presenza di numerosi stranieri: fosse gente in Erasmus, in vacanza o appositamente venuta per seguire il proprio gruppo preferito, resta il fatto che si è respirato un clima parecchio internazionale. .

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Edda @ Santeria Toscana 31, Milano – 28 marzo 2019 [opening Manitoba]

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Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Alessandro Pedale

Arrivo al Santeria che i Manitoba sono nel pieno del loro set. La band toscana, uscita un anno fa con “Divorami”, ci dà dentro alla grande col suo rock potente e di chiara derivazione nineties. Sicuramente bravi ma è una proposta che, declinata in quel modo, mi lascia indifferente.

In fondo al locale, nel frattempo, vicino al banchetto del merchandising, un Edda visibilmente gioviale e su di giri, è intento a salutare e ad abbracciare chiunque gli si presenti vicino, tanto che più che un artista prossimo a salire sul palco, appare come un padrone di casa intento a trattenere gli ospiti. Riflesso naturale di un processo di maturazione e direi di quasi ringiovanimento, che nel giro di poco meno di dieci anni lo ha fatto passare da un quasi completato processo di autodistruzione ad una definitiva rinascita artistica.

Inutile parlare di lui come dell’ex cantante dei Ritmo Tribale. Inutile anche cercare segni di una possibile reunion coi suoi ex compagni (che da pochissimo sono tornati, con ottimi risultati, a scrivere canzoni), men che meno aspettarsi che ripeschi qualche episodio del suo passato durante i concerti. Arrivato al quinto disco, Stefano Rampoldi non ha perso un briciolo della sua sana follia, quel suo essere perennemente sopra le righe e fuori dai ranghi, ma allo stesso tempo appare un uomo in pace con se stesso e, soprattutto, pacificato con il proprio mestiere di musicista (che è davvero un mestiere, ormai, visto che da qualche anno è tornato a fare il professionista a tempo pieno).

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Massimo Volume @ Auditorium di Milano – 14 marzo 2019

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Ambrogio Brambilla

Sei anni senza Massimo Volume sono lunghi da passare. Sarà per questo che il loro ritorno dal vivo, dopo così tanto tempo dall’ultima volta, ha generato un livello di entusiasmo che non ci sembrava di aver notato nel precedente tour. Il pubblico è accorso numeroso sia nella loro Bologna, sia a Roma, che è andata sold out; a Pisa la data è stata addirittura raddoppiata, a Rivoli è già tutto esaurito e anche Milano, indiscussa capitale musicale del paese, ha risposto benissimo, tanto che l’Auditorium Fondazione Cariplo, sede del concerto, è praticamente pieno.

La scelta di iniziare dai teatri è particolare, bisogna ammetterlo. Il concept sonoro del gruppo è da sempre più adatto ai piccoli club e semmai in teatro vi avremmo visto un disco come “Cattive abitudini”, più distensivo e raccolto. Fatto sta che, sarà per la voglia di provare qualcosa di nuovo, ma stasera siamo tutti qui seduti nelle nostre poltrone. Che da un certo punto di vista è anche positivo (la vecchiaia avanza e ogni tanto è anche bello godersi un concerto da seduti, potendo oltretutto stare attenti anche alle più piccole sfumature), dall’altra un po’ meno, perché quando hai davanti un gruppo come i Massimo Volume, stare fermi e composti può davvero assumere le fattezze di una tortura.

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Murubutu @ Magazzini Generali, Milano – 7 marzo 2019 [opening Carlo Corallo]

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Articolo di Giovanni Tamburino, immagini sonore di Alessandro Pedale

Mentre consumiamo quella che ormai è la tradizionale cena a base di focacce prese all’Esselunga davanti ai Magazzini Generali, iniziamo a vedere la gente che si affretta verso il luogo dell’evento. La fila all’ingresso non è molto lunga al momento dell’apertura, ma il sold out è annunciato e il locale non ci mette molto a riempirsi. È un’occasione speciale: uno dei primi concerti in un club del prof. Alessio Mariani aka Murubutu, alle prime battute del tour promozionale per Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli, il suo ultimo disco uscito il 1° febbraio per Mandibola Records.

Oltre ad essere numeroso, il pubblico è estremamente vario sia a livello umano – gente evidentemente vestita secondo i codici della scena rap più dura e pura fino a quelli che hanno tutta l’aria di essere metalheads rodati – che per età, da ragazzini a padri di famiglia. Prove più che evidenti per dimostrare come il protagonista della serata si distingua nell’ambiente musicale da cui emerge e come sia riuscito a conquistarsi un seguito ampio e lontano dai canoni del mainstream.

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Wild Nothing @ Santeria Social Club, Milano – 7 marzo 2019 [opening Old Fashion Lover Boy]

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Stefania D’Egidio

Era passato un po’ in sordina Indigo, quarto disco dei Wild Nothing. Un po’ perché era uscito ad agosto, un po’ perché forse, almeno secondo la vulgata, a Nocturne, il capitolo della consacrazione, non era seguito qualcosa di altrettanto immediato e roboante. Eppure non ci voleva molto ad accorgersi che Life of Pause era di fatto anni luce avanti in quanto a varietà stilistica e perizia compositiva, mostrando Jack Tatum padroneggiare più che mai i mezzi della propria scrittura, oltre che rifiutarsi di ripetere fino all’eccesso la formula vincente del suo Jangle Pop velato di atmosfere Dream.

Il quarto capitolo della saga dell’artista di Blacksburg, Virginia, di fatto unico depositario dell’universo creativo Wild Nothing, è un ideale compendio di tutto quanto espresso in passato, più diretto di Life Of Pause ma allo stesso tempo sempre indulgente ad un certo gusto retromaniaco, tra Synth pomposi ed avvolgenti e atmosfere smaccatamente New Romantic. Un disco che forse non contiene hit sfolgoranti, capaci da sole di fare la differenza, ma che nel complesso raggiunge un livello medio più che discreto, testimonianza ideale di un gruppo che, non sarà più sulla bocca di tutti gli appassionati come 7-8 anni fa, ma è ancora più che mai degno di rimanere nel novero di quelli che contano.

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La Rappresentante di lista @ Serraglio, Milano – 3 febbraio 2019

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Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Alessandro Pedale

Non c’è probabilmente nulla di storicamente fondato nel famoso episodio di Lady Godiva, nobildonna inglese dell’XI secolo che, all’inizio della dominazione normanna, cavalcò nuda per le strade di Coventry per convincere il marito, feudatario del luogo, a togliere una tassa che gravava pesantemente sulla popolazione. Ciononostante, il personaggio è sempre stato usato (per lo meno nella cultura anglosassone) come simbolo di certe tematiche quali l’uso del corpo e l’emancipazione della donna. Quarant’anni dopo essere divenuta iconica anche nel mondo musicale, grazie ai Queen e alla loro “Don’t Stop Me Now”, adesso la lady diviene ispiratrice del terzo album de La Rappresentante di Lista. Go Go Diva, che ha segnato il ritorno discografico del duo palermitano a tre anni di distanza dal fortunato “Bu Bu Sad” è infatti stato scelto come titolo proprio ad evocare quella donna e la sua sfida radicale al marito e alle leggi del tempo.

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Calcutta @ Forum, Assago (Mi) – 21 gennaio 2019

Articolo di Luca Franceschini immagini sonore di Ambrogio Brambilla

La prima ed unica volta che ho visto Calcutta dal vivo è stata nel dicembre del 2015, si era all’Ohibò di Milano, c’era stato un soldout clamoroso (tantissima gente fuori in cerca di un biglietto) e fu un concerto piuttosto imbarazzante, con lui che sembrava ubriaco e che stonava ogni due note ed una band di onesti mestieranti che suonavano i pezzi come se fosse la prima volta o quasi che li provavano.
Fu un trionfo assoluto. La gente cantava i testi come se non ci fosse un domani e l’atmosfera generale era da “abbiamo trovato il Messia”.
Avrei potuto replicare la primavera successiva, quando Edoardo chiuse il Miami sul palco de La Collinetta, all’interno di un’edizione dove, sullo stage principale, si erano da poco esibiti I Cani di Niccolò Contessa, uno dei principali fautori del successo di “Mainstream”. La scelta di non far coincidere i set dei due artisti creò un ingorgo tale che, prima volta nella mia vita, non riuscii neppure lontanamente a procurarmi un posto decente per vedere qualcosa e quindi me ne tornai a casa. Non senza essere assordato, mentre camminavo per raggiungere la macchina, da migliaia di voci che come se fossero una sola intonavano “Frosinone”. Una roba assurda, giuro.


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