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Divisionismo. La rivoluzione della luce @ Castello visconteo-sforzesco, Novara

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Che bel secolo per le rivoluzioni è stato il XIX! Intendo riferirmi alle rivoluzioni artistiche, naturalmente, perché per le altre vale il motto hegeliano per cui “tutto ciò che è reale è razionale” e morta lì come si usa dire, senza dare troppi giudizi. La rivoluzione della luce di cui parla il titolo della bella mostra sul Divisionismo al Castello di Novara, fino al 5 aprile prossimo e che ormai tutti i miei concittadini avranno visitato, è una rivoluzione formale, quella della scomposizione della luce e, come molte rivoluzioni ebbe i natali in Francia e poi fu anche in qualche modo “esportata” in Italia, anche se qualche storico dell’arte storce il naso solamente a sentirne parlare. Comunque sia, il Divisionismo italiano è stato un movimento molto importante e molto piacevole da gustare,  nonostante qualche evidente “credit” e basta dare un’occhiata a “Il Ponte” di Pellizza da Volpedo del 1892 per notarne la sua derivazione “seuratiana”. Anche Plinio Nomellini ci prova a fare l’impressionista alla Renoir, con i suoi  “Baci di sole” del 1908, ed il bello è che ci riesce, con quel fogliame traforato dal sole che fa quasi lo stesso effetto di quello della celeberrima “Altalena” del Musée d’Orsay.

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Australia. Storie dagli antipodi @ PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Gli “antipodi” secondo gli antichi greci erano un’ipotetica terra situata nell’emisfero opposto a quello abitato e conosciuto. I nostri antipodi oggi sono, più o meno, Australia e Nuova Zelanda. Proprio all’arte contemporanea australiana è dedicata la mostra aperta il 17 dicembre scorso al PAC di Milano dal titolo “Australia, storie dagli antipodi”. Cosa racconta la mostra degli artisti contemporanei agli antipodi? È facile immaginare, che in epoca di globalizzazione, fatto salvo il “genius loci”, le idee, i temi di interesse, i gangli del pensiero, non siano poi tanto diversi. Se in Europa ormai l’arte contemporanea, almeno da tre-quatto anni, ha decisamente virato verso i temi ambientali, le grandi migrazioni dei popoli, in Australia la situazione è praticamente identica.

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Wes Anderson | Juman Malouf – Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori @ Fondazione Prada, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Sembra proprio che Miuccia Prada e Patrizio Bertelli ci abbiano preso gusto e con loro, anch’io. Dopo che Luc Tuymans ci ha presentato, sul finire del 2018, la sua “compilation” barocca, adesso è la volta di Wes Anderson e della moglie Juman Malouf che ci presentano la loro personale “Wunderkammer”, messa insieme previa spoliazione di due magnifici musei viennesi, il Kunsthistorisches Museum e alcuni dipartimenti del Naturhistorisches Museum. Il risultato è, a dir poco, strabiliante e credo che questa sia una delle più belle mostre visitate quest’anno a Milano (ma anche tra quelle viste a Parigi e Londra).

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Patti Smith @ Prima diffusa – Padiglione Visconti – Milano, 1 dicembre 2019

L I V E  R E P O R T


Articolo di Giacomo Starace 

Il 1° dicembre, la solita Milano piovosa e autunnale ha accolto una figura artistica che è impossibile da definire e rinchiudere sotto l’etichetta di rockstar di tempi passati e ormai finiti: Patti Smith, la sacerdotessa del rock, invitata a un evento gratuito e ristretto facente parte dell’insieme di serate che introducono la prima del teatro La Scala. Grande appassionata di arte, letteratura e ovviamente musica, la Smith ha sottolineato più volte la gratitudine per essere stata invitata a un evento legato al teatro milanese. Accompagnata sul palco dalla figlia Jesse Smith al pianoforte e da Tony Shanahan al basso e alla chitarra, ha eseguito alcuni dei suoi pezzi più famosi e delle brevi letture attorno ai temi amore e arte. 

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Cerith Wyn Evans – ….the Illuminating Gas @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Ci sono luoghi che sembrano costruire l’opera. Che figura farebbero le statue di Lorenzo il Magnifico, quella di Giuliano de’ Medici, quella del Giorno, della Notte, del Crepuscolo e dell’Aurora fuori dalla Sagrestia Nuova di San Lorenzo? Certo conserverebbero il loro pregio, ma ci sembrerebbero “fuori contesto”. Anche le ciclopiche installazioni di tubi al neon di Cerith Wyn Evans, fuori dal mistico spazio del Pirelli HangarBicocca, non sarebbero la stessa cosa.
Scultura allo stato gassoso, se vogliamo, la grandiosa installazione di Evans, che dopo le scorribande nella cultura underground e post-punk, della seconda metà degli anni Ottanta, nel corso dei quali il suo interesse è rivolto alla sperimentazione video, oggi sembra puntare verso le installazioni, utilizzando materiali più vari quali specchi, neon, piante, fuochi d’artificio, proiettori, strobosfere che gli consentono di intraprendere un lungo viaggio di natura sinestesica, attraverso luce, suono, tempo, materia/e.

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Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna @ Gallerie d’Italia, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Spesso nella storia dell’arte due artisti furono in competizione. Magari una competizione a distanza, magari non sincronica e magari nemmeno una vera competizione, diciamo un “controcanto”, un allievo che supera il maestro o solo un termine di paragone. Successe con Cimabue e Giotto, con Raffaello e Michelangelo, Canaletto e Guardi e gli esempi potrebbero essere innumerevoli.
Anche Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen furono rivali nella Roma settecentesca, classicista e cosmopolita. Che poi proprio da loro nascesse la scultura moderna, come dice il titolo della grandiosa mostra allestita presso le Gallerie d’Italia di Milano, è tutto da vedere; ma si sa che i curatori sono sempre alla ricerca di un filo conduttore, di una tematica, di un trait-d’union, di un pretesto insomma, che giustifichi le loro scelte.

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Alex Prager – Silver Lake Drive @ Fondazione Sozzani, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Cosa hanno in comune Alex Prager e Duane Hanson? Apparentemente niente: una è nata in California, l’altro nel Minnesota, una è fotografa e regista, l’altro era uno scultore. Eppure passeggiando nel fascinoso “premier étage” di Corso Como, quello della Fondazione Sozzani, il legame tra i due appare più che evidente. Solo che mentre le figure di Hanson sono sculture iperrealiste, quelle di Prager sono fotografie; “artificiale” VS “reale” verrebbe da dire. Ma in entrambi è sempre l’iconico e raggelante concetto di “realtà” a dominare la scena.

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King Gizzard & The Lizard Wizard @ Alcatraz, Milano – 15 ottobre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Ambrogio Brambilla

I King Gizzard & the Lizard Wizard sono una band fuori dal comune, direi che è un’affermazione banale ma assolutamente inevitabile. 
Al di là del nome che si sono scelti, che basterebbe da solo a farci parlare per mezz’ora, gli australiani si sono distinti anche dal punto di vista dell’amministrazione della propria carriera e dei propri contenuti musicali: non ci sono molti gruppi, in effetti, che hanno pubblicato 14 dischi in sette anni, cinque dei quali, tra l’altro, nel solo 2017. E non esiste altro gruppo in grado come loro di giocare coi generi e le etichette, stravolgendoli, indossando maschere ed incarnando di volta in volta la veste che è loro più congeniale. Che sia il Jazz di “Sketches of Brunswick East”, la psichedelia rarefatta e vagamente progressiva di “Gumboot Soup”, l’Heavy Metal di “Murder of the Universe” o ancora le bordate stoner di “Nonagon Infinity” o “Polygondwanaland”, ogni uscita di questi simpatici pazzoidi rappresenta un punto di vista unico, un lato differente della loro personalità. 

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The Strumbellas @ Santeria Toscana 31, Milano – 8 ottobre 2019

L I V E R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Alessandro Pedale

Partiamo da una considerazione personale: chi mi conosce si stupirà certamente di sapere che sono stato spettatore di un concerto degli Strumbellas, conoscendo bene la mia avversione per band della nuova ondata Folk come Mumford and Sons, The Lumineers, Of Monsters and Man e cose così. Per carità, benissimo quando il genere è declinato con una certa profondità e sofisticatezza (vedi Midlake, San Fermin, i primi Avett Brothers, i primi Band of Horses, The Decemberists, ecc.) ma quando ci sono ingenuità melodiche, ammiccamenti adolescenziali e banali contaminazioni di Pop radiofonico, rimango piuttosto freddo a riguardo.
Ecco, gli Strumbellas appartengono in tutto e per tutto a quest’ultima categoria e, se funzionassi solo ed esclusivamente con il metro della coerenza, dovrei schifarli fino alla morte. Invece, contro tutte le le previsioni, mi piacciono, mi sono piaciuti fin dal momento in cui mi sono imbattuto in “Spirits”, attualmente la loro più grande hit, li ho intervistati (e sono decisamente simpatici, ve lo assicuro), li ho visti dal vivo e posso dire che sia stato un bel concerto, con tutti i limiti del caso, come a breve dirò.

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