L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Marco Cassé
Se hai una meta,
anche il deserto diventa una strada.
(Proverbio tuareg)
Chi l’avrebbe detto che un gruppo di musicisti che suonava per strada, ai matrimoni e ai banchetti in Algeria avrebbe fatto così tanta strada? Merito della tanto amata e criticata world music? Possibile. Merito di musicisti del calibro di Ali Farka Touré e Youssun Dour che hanno aperto la strada ad altri colleghi africani? Possibilissimo. Sta di fatto che domenica 20 aprile all’Alcatraz di Milano salgono sul palco, indossando i loro abiti tradizionali tuareg, i Tinariwen.

Sala gremita da qualche migliaio di persone per questi ormai celebri e celebrati artisti africani. Prima del concerto fuori dal locale e in sala ci sono alcuni personaggi abbigliati al modo tuareg, lo stesso che vestono i musicisti sul palco. Insieme a loro alcuni spettatori si fanno scattare delle foto: musica & folklore…
Il tour segue l’uscita del loro ultimo e decimo album: Hoggar pubblicato da Wedge all’inizio dell’anno. La formazione originale vede avvicendarsi nuovi musicisti oltre ai tre storici fondatori: Abdallah Ag Alhousseyni, Ibrahim Ag Alhabib, Touhami Ag Alhassane.
Dio ha creato i paesi ricchi d’acqua
perché gli uomini ci vivano,
i deserti perché vi trovino la loro Anima.
(Proverbio tuareg)

I Tinariwen hanno fatto talmente proprio questo modo di intendere la vita, che paiono averlo trasfuso nella musica che suonano. I ritmi tradizionali non sono quasi mai frenetici, danno l’impressione di un cammino lento e determinato. Non è necessario cambiare passo, poiché se senti il battito profondo dentro te stesso, quello ti guiderà fin dove tu vorrai. Nella musica del gruppo c’è anche questo aspetto: se la si ascolta con sufficiente trasporto è possibile “dimenticarsi”. Il ritmo ripetitivo dei brani è implacabile: morbido eppure insinuante. Certo, ci si può ballare ma se gli si lascia spazio sufficiente quello scava sempre più in profondità e allora si assiste a un concerto che può diventare un’esperienza “trascendentale”!
Mi rendo conto che usare un simile aggettivo nella “Uè ciccètti town”, dedita unicamente al guadagno, alla produttività e all’efficienza ha il sapore di un’eresia, di una bestemmia. Certo ti ci puoi avvicinare al trascendente ma… pagando qualcuno perché ti indichi la via. L’importante a Milano è pagare sempre e comunque per qualsiasi passo tu faccia. Se paghi allora vale la pena.

I Tinariwen offrono invece uno spettacolo sincero e professionale, che può darti delle opportunità e questo grazie alle migliaia di concerti tenuti in tutto il mondo dalla pubblicazione del loro primo album nel 2001. Un sentito plauso va anche a Ponderosa che ha fatto in modo che un altro gruppo così interessante potesse esibirsi qui a Milano.
Chi corre sempre saprà meno cose
di chi resta calmo e riflette.
(Proverbio tuareg)
Setlist:
Alkhar dessouf
Imidiwan Takyadam
Le Chant des Fauves
N’ak Ténéré Lyat
Sagherat Assani
Kek Alghalm
Imidiwan Win Sahara
Amassakoul
Amidinim Ehaf Solan
Tahoult
Tahalamot
Assawt
Erghad Afewo
Matadjam
Bis
Soixante Trois
Sastanàqqàm
Chaghaybou










Immagini sonore © Marco Cassé





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