L I V E – R E P O R T
Articolo di Paola Tieppo e James Cook, immagini sonore © Paola Tieppo
Abbiamo ‘scoperto’ Ana Carla Maza in una serata estiva del 2023, nella suggestiva ambientazione au bord du lac del Tremezzina Music Festival, grazie a Saul Beretta, ed è stata una folgorazione. Ana Carla, nata a Cuba e cresciuta a l’Avana, ha iniziato a suonare il violoncello a 7 anni, a 12 si è trasferita con la famiglia in Spagna e successivamente a Parigi dove ha completato gli studi classici e quelli di musicologia alla Sorbona. Stupita dal fatto che al conservatorio non proponessero composizioni per il suo strumento create da donne, ha iniziato a scrivere musica, ad ibridare il suono con i ritmi sudamericani ed a portare la sua vitalità sul palco. Ad oggi ha attirato un pubblico trasversale che le ha consentito di suonare dal vivo in 25 paesi per oltre 400 concerti, sempre accompagnandosi con il suo fido strumento. Al suo terzo appuntamento a Milano, il secondo al Blue Note, l’abbiamo ritrovata in trio, come nel tour dello scorso anno, con la pianista e tastierista spagnola Mily Pérez ed il batterista e percussionista cubano Jay Kalo, non ancora 30enne e già con molte collaborazioni importanti ed alla guida di diverse formazioni.

Ana Carla Maza ha una forza creativa travolgente, fonde radici e contemporaneità in un linguaggio sonoro vibrante in cui convivono jazz latino, pop, rock e suggestioni urbane. Questo concerto è giunto in un momento particolarmente significativo del suo percorso: nei giorni in cui viene pubblicato il nuovo album Alamar, che prende il nome dal quartiere de l’Avana nel quale si sono conosciuti i suoi genitori ed è nata lei. Durante la serata ha accennato, come d’uso in spagnolo, alle origini della sua famiglia: nel barrio che ha accolto molti bambini cileni in esilio dopo il colpo di stato del 1973 di Pinochet c’era anche il padre con i suoi fratelli e la nonna. Nel momento in cui gli esuli dovevano rientrare nella loro patria, i genitori di Ana Carla si sono incontrati ed il padre si è fermato lì, nel quartiere in cui viveva la madre. Qualche anno dopo è nata lei. Intitolando il disco Alamar ha voluto rendere omaggio alla sua storia e a quella della generazione precedente.

Al secondo set, puntuali, entrano prima i due musicisti e per ultima Ana Carla, con un vaporoso vestito rosso fuoco, sandali da ballo dorati e… la grinta che ben conosciamo! Dice subito che è molto felice di essere per la terza volta a Milano e parte con un ritmo dominicano. Molti sono i brani dal nuovo disco, praticamente sconosciuti ai presenti, ma Ana Carla sa bene come coinvolgere il pubblico, che reagisce molto attivamente, e quando si avvicina ai bordi del palco sembra voler abbracciare la gente che la ascolta. Cogliamo qualche titolo: naturalmente Alamar e poi Corazoncito Mío, Ma Chérie e la travolgente Cha Cha Chá!, durante la quale la Maza è particolarmente scatenata, pur non essendosi mai risparmiata un attimo. Il viaggio sonoro della serata attraversa salsa, bossa nova, cumbia, samba, reggae e tango in un flusso continuo di energia, tecnica e libertà espressiva… una tempesta magnetica rivitalizzante. Ci racconta che la sua è una familia de músicos dove non si può fare praticamente altro: il padre è pianista, la madre cantante e chitarrista, anche presente nell’ultimo album ed in qualche data del tour, la sorella violinista. Quando suona Caribe, una clave cubana, lancia un messaggio politico auspicando che i governi non si dimentichino della situazione terribile in cui versa il suo paese natale, ma che, nonostante questo momento così difficile per loro, i cubani non smettono di cantare, ballare e sorridere: “Caribe es la alegría de vivir, de enamorarse, es el sol e el amor!”.

Qualche altra incursione nei primi album contempla un accenno al tango ed al suo maestro Astor Piazzolla, con l’esecuzione dell’omonimo brano. Poi un dolce piano solo di Mily sostenuta dalla delicatezza delle percussioni di Jay e la violoncellista che pizzica le corde più lentamente. Ad un certo punto il Blue Note si trasforma davvero in una sala da ballo latinoamericana: Ana Carla che non ha mai smesso di saltare, ‘dimenarsi’, correre da un lato all’altro del palco, roteando e trascinando il suo “strumento dificil e bonito”, al grido di “Milano up!”, ci induce ad alzarci in piedi a danzare e cantare con lei. Fra passato e presente, come si fa a non terminare con l’esplosione di A Tomar Café, il tormentone che ci ha fatti innamorare di lei in quella estate e che, dal primo ascolto, non ti lascia più? Invece, fortunatamente, c’è ancora un brano e Ana Carla scende in mezzo a tutti noi cantando e districandosi tra i tavolini e le persone che ballano e quando risale sul palco invita a seguirla, cosa forse inusuale per l’atmosfera seriosa del club milanese ma decisamente gradita dai presenti, che pure non hanno mai smesso di battere le mani, canticchiare, schioccare le dita su richiesta dell’instancabile cubana e muoversi a tempo. Con estrema disponibilità e simpatia, Ana Carla ci raggiungerà poi per autografi, foto insieme e anche due chiacchiere, felice che siamo tornati ad ascoltarla. Indubbiamente uno spettacolo esuberante, che lascia negli animi leggerezza, buonumore e… beh sì, questa volta siamo in due, ma crediamo molti di più, a dire #eiovadoadormirefelice













Immagini sonore © Paola Tieppo


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