R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Carmelo Pipitone continua a muoversi fuori asse, e questa è già una presa di posizione. Quinto Quarto, suo quarto album da solista, è un disco che si muove tra scarti improvvisi e momenti più lineari, alternando invettiva e riflessione senza mai stabilizzarsi davvero. La chitarra è il perno, ma non domina: accompagna, sporca, a volte si ritrae.
C’è una tensione costante tra il bisogno di dire e quello di sottrarre. Il disco si muove continuamente tra lingue e registri – italiano, siciliano, inglese, arabo – senza mai essere esercizio di stile. È piuttosto un modo per frammentare il discorso, riflettere un presente che non ha più un centro unico. I testi si smembrano, e riflettono un presente confuso dove anche il linguaggio perde compattezza.

L’album si apre con Mother’s Love, un brano strumentale che funziona come intro, che già incrina l’atmosfera. La segue OM il cui testo in inglese, ridotto all’osso, diventa un mantra svuotato. Il respiro di cui parla il testo diventa un gesto meccanico, ripetuto. Boffe a Manu China è un brano di attacco, ritmo e rabbia, in cui il siciliano diventa la lingua della frattura. La stessa lingua si ripresenta in Cane fantasma e qui si fa strumento esistenziale, intrappolata in un loop senza redenzione. Filo di lana continua con simboli fragili di identità e ricerca, e diventa uno dei brani più stratificati dell’album, alternando italiano e inglese. Scemo Shuffle usa nuovamente il siciliano per raccontare il sarcasmo, il grottesco di una società svuotata, raccontata senza filtri. Tossica mente è uno dei momenti più compatti del disco. La figura del “martire” contemporaneo viene smontata pezzo per pezzo. La scrittura più lineare, sebbene incisiva, è lasciata all’italiano – esattamente come accade in Livido al cuore patetico. Ci avviciniamo alla chiusura con Barabba che è il mio brano preferito di Quinto Quarto: qui si mescolano arabo, italiano, riferimenti religiosi, e poesia di Rumi. Abbiamo poi Solchi tra le mani – terzo e ultimo brano interamente in italiano, in tensione profonda tra memoria e assenza, e infine Quasi aprile – una chiusura intima, tra siciliano e inglese.

Carmelo Pipitone continua a lavorare fuori da una comfort zone evidente, costruendo un linguaggio che accetta l’incoerenza come parte del processo. Quinto Quarto è un disco irregolare, e lo è per scelta. Cerca e traccia una serie di traiettorie che si incrociano e a volte si contraddicono, in una verità discontinua e a volte difficile da accettare. È irregolare, spigoloso, a tratti volutamente scomodo. Ma è proprio lì che trova il suo centro.

Hanno suonato:
Carmelo Pipitone: voci, chitarre, basso, percussioni
Paolo Pischedda: pianoforte in “Solchi tra le mani”
Alì Belazi: voci in “Barabba”
Mattia Boschi: violoncelli in “Solchi tra le mani” e “Mother’s love”
Gnut: voci in “Scemo Shuffle”
Valerio Pompei: batteria in “Tossica mente”
Max Codeluppi: chitarra elettrica in “Quasi aprile”
Federico Fiamma: cori in “Livido al cuore patetico” e basso in “Tossica mente”

Tracklist:
01. Mother’s love
02. OM
03. Boffe a Manu China
04. Cane fantasma
05. Filo di lana
06. Scemo shuffle
07. Tossica mente
08. Livido al cuore patetico
09. Barabba
10. Solchi tra le mani
11. Quasi aprile


Foto copertina e artwork © Benedetta Balloni

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