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Rareş – Curriculum Vitae (Needn’t, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

“Mandi pure il suo Curriculum Vitae, le faremo sapere…”
È la frase che potrebbe pronunciare chiunque abbia voglia di scoprire un giovane artista come Rareş che, con la freschezza e la baldanza del primo approccio, si mette in gioco col suo album Curriculum Vitae che conta 11 tracce.
Si tratta di una presentazione che fa breccia e che punta dritto all’obiettivo, senza giri di parole. Con le idee ben chiare ambisce all’essenziale, nonostante la sua giovane età.
L’artista rumeno, cresciuto a Marghera e trasferitosi a Bologna per studiare al Conservatorio, è armato di una voce intensa, calda, malinconica, dal sapore pop ma con una radice soul che, insieme ad un assetto di chitarre pulite dell’indie rock, dona una ventata di freschezza e verità in un mix di moderno r&b, spunti funky e ballad simil-swing.

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Irreversible Entanglements – Who Sent You? (International Anthem/Don Giovanni, 2020)

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Recensione di Mario Grella

Camae Ayewa con i suoi “messaggi” un po’ sconclusionati, ma suggestivi, Keir Neuringer al sax e alle percussioni, Aquiles Navarro alla tromba e percussioni, Luke Stewart al contrabbasso e percussioni, Tcheser Holmes alla batteria e alle congas, sembrano essere molto convinti del loro jazz-punk-rock ed effettivamente il suono è molto ben amalgamato, piuttosto originale, anche godibile, soprattutto per quel sottofondo continuo, ma mai invasivo di percussioni coniugate in mille maniere. Bella, cristallina e ficcante la tromba di Aquiles Navarro, un contrabbasso pieno di personalità quello di Luke Stewart che sa far vibrare anche il silenzio, atonale e rumoristico quanto basta il sax di Keir Neuringer, insomma gran bella musica. 

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Claver Gold & Murubutu – Infernvm (Glory Hole Records, 2020)

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Articolo di Giovanni Tamburino

Da una selva sonora di scratch e basi strumentali sinistre iniziano a riecheggiare alcune tra le terzine più celebri del viaggio che stiamo per intraprendere in maniera ben diversa dai tempi dei banchi di scuola.
Il 31 marzo, in occasione della ricorrenza della fine della prima parte del viaggio di Dante Alighieri, con Selva Oscura si apre INFERNVM, il joint album di Claver Gold e Murubutu, maestri e protagonisti assoluti dello storytelling all’italiana, che non fanno mistero della passione per la penna del Sommo Poeta e ci fanno incontrare con uno sguardo nuovo la celebre cantica della Divina Commedia.

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Pearl Jam – Gigaton (Monkeywrench Records, 2020)

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Articolo di Luca Franceschini

A sentire Josh Evans, che lavora col gruppo dal 2008 e che ha co-prodotto il disco assieme alla band, la regola che i cinque si sono dati per queste nuove canzoni è stata “nessuna regola”: sperimentare tutte le idee che potessero venire fuori, sovraincidere, assemblare le varie parti, far sembrare elettronica una batteria che invece è suonata totalmente in modo tradizionale (è il caso di “Dance of the Clairvoyants”), inserire piccoli loop elettronici e chitarre a dodici corde suonate da Matt Cameron (“Alright”). Tutto questo lo ha raccontato al sempre ottimo Claudio Todesco, un’autorità quando si parla di Pearl Jam e le parole di colui che per la prima volta dopo diverso tempo ha sostituito in studio Brendan O’ Brien (anche questa una novità, in effetti) ci riportano uno scenario quasi idilliaco, dove la band ha lavorato in tutta calma (ci hanno messo quasi tre anni, tra una cosa e l’altra), quasi mai assieme (ma gli anni passano e non si può certo pretendere da degli over 50 lo stesso atteggiamento cameratesco ed entusiasta che avevano agli esordi) e con la seria intenzione di realizzare qualcosa di memorabile.

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Paolo Bacchetta Yerkir – The Storytellers (Auand, 2020)

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Recensione di Mario Grella

Ho sempre un po’ di timore ad ascoltare un lavoro discografico, dove la chitarra elettrica la fa da padrone. È un pregiudizio, lo so. Purtroppo per chi è cresciuto a Jimi Hendrix, Carlos Santana, Eric Clapton, Pat Metheny, Paul Motian e Leo Kottke, tanto per buttare lì (a casaccio), un po’ di nomi che siano congruenti con la mia età, tutto il resto tende a sembrare una vana rincorsa a qualcuno di irraggiungibile. Discorso stupido? No, profonda ed inconscia verità, depositata e sedimentata nel cuore. Mi ci vogliono sempre due o tre brani prima che io riesca davvero a concentrarmi sulle sonorità di una chitarra.

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Teardo oltre Teardo. Ellipses dans l’harmonie – Lumi al buio (Specula Records, 2020)

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Recensione di Nadia Merlo Fiorillo

L’intenzione era di ispirarsi a Thomas More e alla sua Utopìa, ma l’occasione ha propiziato l’incontro fortuito con l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, conservata nella sua edizione originale nell’archivio della Fondazione Feltrinelli. Nasce così – come suggestione della silloge illuministica del sapere scientifico, artistico e pratico – Ellipses dans l’harmonie – Lumi al buio, il nuovo album di Teho Teardo.
A dire il vero, che da Moro si sia passati a Diderot e d’Alembert poco cambia. Pur nel salto di due secoli, infatti, resta intatto lo spirito del disco: il suo richiamo alla razionalità e al sapere critico come solo baluardo contro superstizioni e dogmatismi, che tradotti all’oggi fanno rima con l’idiozia dei sovranismi. E degli oscurantismi.

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Dimitri Grechi Espinoza – The Spiritual Way (Ponderosa Music Records, 2020)

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Recensione di Mario Grella

Certo che Grechi Espinoza, mira in alto; direi che più in alto proprio non si possa. L’uscita, il 20 marzo appena trascorso, del suo ultimo lavoro, intitolato The Spiritual Way per la Ponderosa Music Records, fa parte del progetto denominato Oreb, il monte dove Mosé incontro Dio. Scusate se è poco. Del resto, il musicista non fa mistero del fatto che la sua musica è, per scelta deliberata, una ricerca dell’ascesi. Mi sia concesso riportare le parole dello stesso Dimitri: “Per sviluppare le virtù naturali un uomo lavora prima di tutto a perfezionare se stesso. Per perfezionare se stesso, prima di tutto regola i battiti del proprio cuore. Per regolare i battiti del cuore regola il respiro, per regolare il respiro concentra la mente. Per concentrare la mente rendi perfetta la volontà, sviluppando il più possibile le conoscenze. Le conoscenze si sviluppano penetrando l’essenza delle cose. Penetrata l’essenza delle cose la conoscenza raggiunge il suo grado più elevato. Quando la conoscenza è arrivata al suo grado più elevato, la volontà diventa perfetta. Perfetta la volontà, la mente diviene stabile. La mente stabile calma il respiro così che anche i battiti del cuore diventano regolari. Regolati i battiti del cuore l’uomo è privo di difetti.L’uomo privo di difetti è in equilibrio e opera con equanimità, compassione, giustizia e rettitudine nel Mondo.

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Dente – Dente (INRI/Picicca/Artist First, 2020)

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Articolo di Claudia Losini

Quando un disco è scritto dal profondo dell’anima, si sente fin dalla prima nota. Dente, nel suo omonimo disco, si mette a nudo, parla di sé e lo fa con canzoni nate dai tasti di un pianoforte, scritte tra stazioni di treni e interni di casa. C’è tanta provincia, quella in cui è cresciuto, ci sono i sogni, c’è la musica che ci salverà tutti, c’è tanta indagine introspettiva, tra momenti di sconforto e di speranza, ci sono il tempo che passa e gli insegnamenti dell’amore, il passato che non si può cambiare e il domani immaginato.

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Shabaka and the Ancestors – We are sent here by history (Impulse!, 2020)

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Recensione di Mario Grella

La sensazione della pienezza, qualche volta, corrisponde alla sensazione della sazietà. Non sempre la sazietà corrisponde ad uno stato di totale benessere, poiché qualche volta ci piacerebbe essere meno sazi, ma contemporaneamente la sazietà può anche essere sintomo dello stato di benessere. Non avremmo mangiato né una cosa di più, né una cosa di meno. Avremmo voluto mangiare esattamente quello e quanto abbiamo mangiato. Se, magnanimamente, decideste di passarmi il paragone un po’ pecoreccio, potrei aggiungere che è proprio una sensazione di “sazietà spirituale” quella che si prova dopo aver ascoltato We are sent here by history, secondo album di Shabaka & The Ancestors, pubblicato da Impulse!.

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