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Recensione

Jon Bryant – Cult Classic (Nettwerk, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Svegliarsi in paradiso stropicciandosi gli occhi per la lunga dormita, accorgersi di essere circondato da un popolo strano discendente da Woodstock, in attesa che la star entri in scena. Ecco che dall’alto inizia a scendere verso di noi una nuvola, iniziano le prime note e una voce celestiale comincia a cantare. Appare in una luce divina il magico mondo di Jon Bryant, come nella copertina del suo nuovo album Cult Classic; angelico nello sguardo ma con l’animo maledetto, come d’altronde deve essere una star del circuito che si rispetti.
33 anni (ma guarda un po’), nato ad Halifax, la voce più ammaliante e penetrante del Canada fornisce una prova di maturità che non può passare inosservata. Avete presente i brividi lungo la schiena che vi hanno accompagnato nell’ascolto del pluripremiato album di Bon Iver? Si esatto, proprio quello con la meravigliosa Holocene! Ok ora immaginatelo mentre si diletta con testi e musica made in Australia dei Tame Impala in versione zucchero a velo e gocce di malinconia.

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Lucy Spraggan – Today Was A Good Day (Cooking Vinyl Limited, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Chi di noi non si è svegliato una mattina decidendo che quel giorno sarebbe stato un grande giorno? Qualcosa di speciale e magico sarebbe dovuto accadere, un connubio pieno di emozioni e buone sensazioni.
Questo è lo spirito che vuole incanalare nelle nostre vene la ragazza uscita da X Factor UK 2012, la dolce Lucy Spraggan. Nel 2013 la giovane cantante piazza il suo primo album Join the club al numero 7 nella UK album chart facendosi conoscere in tutto il mondo. Di lì a poco avrebbe suonato sul palco dove ogni artista musicale britannico sogna di poter salire ovvero Glastonbury. Un mix perfetto fra il folk della scozzese Amy Mcdonald e il volto rock femminile dell’ultimo decennio in Inghilterra, KT Tunstall. Ascoltando in rotazione le sue canzoni, Lucy si rivela una vera e propria luce in mezzo a tante tenebre musicali, ossessionate dal mercato discografico, a scalare chart e ad aumentare le visualizzazioni sui Social.

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Dentro Caravaggio: il film-evento che porta l’arte di Caravaggio fino al presente

C I N E M A


Articolo di Eleonora Montesanti

Nuovo appuntamento con La Grande Arte al Cinema, la serie di documentari sulla pittura distribuita in Italia da Nexo Digital. Si tratta di un altro film su uno degli artisti più famosi e controversi della storia dell’arte: Caravaggio. Ma non preoccupatevi se pensate di conoscere già la sua storia e le sue opere: Dentro Caravaggio – diretto da Francesco Fei, sceneggiato da Jacopo Ghilardotti e con l’importante partecipazione dell’attore Sandro Lombardi – è un’opera che attraversa i diversi luoghi caravaggeschi e li proietta nel nostro presente.

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Caveleon – Caveleon (Futurissima, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Se al primo ascolto qualcosa ti colpisce, allora vuol dire che qualcosa si è mosso; e in un periodo in cui le proposte musicali crescono esponenzialmente, riuscire a fare breccia nell’ascoltatore e nella sua curiosità, è un grande risultato.
Per farlo alle volte basta poco, ma è un poco che include molto, sia in qualità sia nell’approccio dei brani, o più romanticamente potremmo parlare di “alchimia”. Escono e si presentano con un Ep dal titolo fiabesco: Caveleon, e cercando qua e là, scopriamo che indica sia il luogo dove è nato il disco, sia il nome del progetto primordiale da cui nasce tutto.
La band è composta da cinque ragazzi che arrivano da percorsi musicali differenti, e che si sono poi ritrovati a scrivere e a condividere i propri strumenti in un seminterrato a cui simpaticamente hanno dato il nome di “The Cave”. Probabilmente al suo interno potremmo trovare Leo Einaudi in veste di cantautore e polistrumentista, la bella voce di un’altra cantautrice che risponde al nome di Gulia Vallisari, il batterista Agostino Ghetti, e poco più in là Federico Cerati intento a giocare con le sue “macchine musicali”. Prendetevi una ventina di minuti e seguiteci nell’ascolto se vi va.

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AA.VV. – Faber Nostrum (Sony, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Recentemente è stata rilasciata una compilation intitolata Faber Nostrum nella quale molti esponenti di quello che ormai diamo per definito come it-pop, reinterpretano dei brani dello storico cantautore genovese. Mi hanno chiesto di parlarne proprio perché io quando De Andrè era in vita non ero nemmeno nato, mentre ho visto in diretta la crescita esponenziale degli ultimi anni dei protagonisti di questo progetto. Sia comunque chiaro che a casa mia sono cresciuto a pane, De Andrè (e Springsteen) quindi comunque la sua discografia la conosco; rimane che non l’ho vissuto realmente e che non potrò mai farlo, che tra me e la sua musica per quanto possa approfondirla e avvicinarmici, rimarrà sempre come un vetro a dividerci perché io gli anni da lui cantati non li ho mai vissuti. Il disco è composto da quindici cover, alcune delle quali anche in parte riscritte, che ti accompagnano per un’ora abbondante.

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The Chemical Brothers – No Geography (Virgin EMI Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Federica Faith Piccoli

Dopo quasi quattro anni di attesa, il duo britannico formato da Ed Simons e Tom Rowlands torna all’attacco e fa un centro perfetto, senza disilludere nessuna delle nostre aspettative. Trasognati, fuori dal tempo e dallo spazio ci troviamo in un paese senza una geografia precisa, persi in atmosfere anni ’80 alla Joy Division e New Order, in locali fumosi pieni di luci artificiali dai guizzi colorati. Ci basta chiudere gli occhi per pochi istanti sulle note di Gravity Drops o The Universe Sent me per tornare indietro di quasi trent’anni, quando i The Chemical Brothers, sgomitavano nel panorama musicale underground, mescolando techno, rock e musica psichedelica. Se pensavate di trovare i soliti The Chemical Brothers, beh.. dovrete ricredervi!

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Catfish And The Bottlemen – The Balance (Island Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

“Senti, la distanza tra di noi, potrebbe aver richiesto un po’ di tempo… una volta eliminata questa differenza sei risultata come una dei miei amici… una volta ogni tanto le piccole cose mi fanno sorridere… “ (LONGSHOT trad.) Benedetto sia il Galles e benedetto sia il frutto della sua madre terra che ha dato alla luce la band indie rock numero uno al mondo. E non esagero! I Catfish and the Bottlemen sono quanto di più vero, raro, potente e graffiante esista sulla faccia del pianeta.

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The National – I am easy to find (4AD, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

“It takes life to love life”. Non c’entra nulla ma per qualche strana ragione il corto di Mike Mills (non quello dei R.E.M. bensì un regista di stanza a Los Angeles) a cui questo disco si accompagna, mi ha fatto venire in mente l’ultimo verso di quella famosa poesia dell’Antologia di Spoon River, “Lucinda Matlock”, che tra parentesi è anche una delle poche a non essere ammantata di rabbia e cupa disperazione.
C’è una donna che nasce, cresce e muore, la storia di una vita piuttosto ordinaria, coi suoi alti e bassi, momenti bui e luminosi, tristi e allegri. Una vita, appunto. Senza dire nulla, senza discorsi, senza teorizzazioni. Eppure è abbastanza per far vedere che la vita, in sé, è una roba meravigliosa. Non so a voi ma a me proprio questa mancanza di un’idea di fondo esplicitata, questo fluire inarrestabile di eventi raccontati nella loro più pura quotidianità, ha messo davanti agli occhi ancora di più il nocciolo della questione: che la vita, appunto, è un dono bellissimo di cui dovremmo tutti essere grati.

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Pijamaparty – Ca$h Machine (Black Candy Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Ca$h Machine è il primo progetto del collettivo Pijamaparty, il quale ha come unica regola proprio quella di non averne. Questo disco infatti non è inquadrabile, ha tantissime influenze diverse che sorprendentemente riescono a stare assieme in maniera molto genuina. Sono quindici tracce nel quale assistiamo ad un fluorescente e ambiguo flusso di coscienza, connotato da una particolare nota bambinesca che rende il tutto più ballabile.

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