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Recensione

Bad Uok – Lateless (Trouble In The East Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Raramente una jazz band si raduna attorno ad un batterista, ma Andrea Grillini è molto di più che un batterista, è un compositore ed un catalizzatore di suoni e Lateless è la prova provata che Andrea sia più un “calamitatore” di suoni che un mero batterista. Lateless è il secondo disco dei Bad Uok, ovvero Andrea Grillini (Drums), Leonardo Rizzo (Fender rodhes), Andrea Calì (piano) e Federico Pierantoni (Trombone).

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Nils Frahm – Tripping With Nils Frahm (Erased Tapes/Audioglobe, 2020)

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Articolo di Elena Di Tommaso

Non occorre affrettarsi a preparare le valigie, in questo viaggio è sufficiente portare solo sé stessi, consapevoli di intraprendere percorsi mai esplorati.
Tripping with Nils Frahm è l’ultimo lavoro del poliedrico pianista, compositore e produttore tedesco Nils Frahm in cui l’autore raccoglie le registrazioni tratte da quattro esibizioni tenute al Funkhaus di Berlino nel 2018, un luogo magico nonché una delle tappe del suo lungo tour mondiale in cui ha presentato l’album All Melody. Il Funkhaus, noto per la sua acustica eccezionale, è stato anche sede dello studio di registrazione di All Melody ed è riuscito a catturare in maniera ineccepibile i virtuosismi tecnici e l’intensità emotiva di questa ipnotizzante esibizione dal vivo.

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Manlio Maresca – Noisy Games (Auand, 2020)

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Recensione di Riccardo Talamazzi

C’è un ospite scomodo in questa musica. Un poltergeist imprevedibile che corre tra gli strumenti gettando un deciso, caotico scompiglio tra una ritmica fondamentalmente di matrice noise-rock e l’essenziale accoppiata di tromba e sax che invece ci rimanda dalle parti di certo jazz d’ispirazione free. Questo ospite tutt’altro che silenzioso è la chitarra di Manlio Maresca che più che un lavoro di cucitura tra le parti si organizza in una dinamica opposta, cioè gioca a slegare tutto quello che si può slegare, accentuando a volte quasi con maligna voluttà le distanze tra le economie e le direttive tra gli strumenti. Le note biografiche di Maresca ci raccontano di strette collaborazioni con Steve Albini, l’uomo che ha tratteggiato il profilo sonico di gruppi seminali americani come Pixies e Nirvana, e Steve Piccolo, bassista dei Lounge Lizards. Guarda caso due alfieri di due modalità espressive diverse che si sono sempre cercate, cadendo spesso l’una nell’orbita dell’altra.

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Tell No Lies – Anasyrma (Aut Records, 2020)

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Recensione di Mario Grella

Non è facile scrivere di certi lavori musicali, come questo Anasyrma dei Tell No Lies, gruppo composto da Nicola Guazzaloca al piano, anche autore dei brani, Edoardo Marraffa ai sax sopranino e tenore, Filippo Orefice al sax tenore, Luca Bernard al contrabbasso, Andrea Grillini alle percussioni, con l’aiuto esterno di Christian Ferlaino al sax baritono, Francesco Guerri al violoncello e Federico Pierantoni al trombone. Quando non è facile scriverne, significa che è facile ascoltarli e anche introiettarli e questo perché la musica ha preso il sopravvento su teorie, concezioni, spiegazioni che qualche volta rendono tutto più macchinoso, soprattutto se chi scrive si compiace di ciò che scrive (e capita un po’ a tutti di dire bugie). Allora lasciamoli suonare e penseremo alla fine cosa dire o cosa scrivere…

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Barbiero | Manera | Sartoris – Woland (Autoproduzione, 2020)

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Recensione di Riccardo Talamazzi

Il dilemma più complesso, nell’affrontare il problema del Male, riguarda proprio il monoteismo. Come può un unico Dio che è sommo bene ed infinito amore concedere spazio al Male? Un tema, questo, che ha interessato non solo la filosofia ma anche l’arte in molte sue diverse forme. In questo specifico contesto è la letteratura con il romanzo di Bulgakov, il “Maestro e Margherita”, a raccontare in un affascinante affresco pubblicato postumo negli anni ’60 la critica satirica al sistema comunista sovietico, persecutore, come tutti i regimi assolutisti, della libertà d’espressione. In una sorta di rovesciamento del gioco delle parti sarà proprio la Russia degli anni ’30 a rappresentare il Male mentre Woland – il diavolo – con la sua compagnia di demoni, paradossalmente costituirà il riscatto del Maestro, cioè lo scrittore perseguitato dal potere su cui s’incentra la storia di Bulgakov. In questo fascinoso disco di Massimo Barbiero, Eloisa Manera ed Emanuele Sartoris, tre musicisti di livello internazionale con alle spalle esperienze musicali composite, si cerca di rendere una storia complessa come quella dell’autore russo attraverso una sintesi operata dalla musica per mezzo dell’incredibile batteria di Barbiero, del sapiente e spesso struggente uso del violino della Manera e del pianoforte di Sartoris cui spetta il difficile compito di legare tra loro i dialoghi dei personaggi tratti dal romanzo e tradotti simbolicamente in dinamiche strumentali. 

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Julius Project – Cut The Tongue (JM Distribution, 2020)

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Recensione di Aldo Pedron

Dopo 40 anni (il primo brano fu concepito il primo gennaio del 1978) è uscito Cut The Tongue, primo album prog di Julius Project, dalla mente del tastierista (e avvocato leccese) Giuseppe Chiriatti. Un’opera che Julius pubblica insieme a storici nomi del prog nazionale e mondiale, dall’arrangiatore Paolo Dolfini a Richard Sinclair, leggenda della scena inglese di Canterbury, passando per l’ex Maxophone Marco Croci. Alla voce solista e nei cori c’è Bianca Berry, la figlia di Julius (con tanto di narratore, Profeta, Boy e family friend a parlare e cantare). Un album dalla genesi travagliata ed un progetto intenso che racconta in 18 brani e quasi 60 minuti di musica senza interruzioni il percorso interiore del giovane protagonista Boy, interpretato dalla voce di Bianca Berry. Boy è un ragazzo che si sente annebbiato perché la sua vita non ha senso: dapprima si chiude in sé stesso, poi, su indicazione di un amico di famiglia, si affida ad un “profeta” che gli decanta le meraviglie della ricchezza e l’importanza dell’apparenza, fino a quando, la notte di San Silvestro, Boy non si rende conto che si tratta soltanto di false illusioni. All’alba, in una dimensione onirica, ascolta la voce di uno spirito guida che gli raccomanda di “tagliare la lingua” (Cut The Tongue) ai falsi profeti… Alla fine Boy, troverà il significato della sua esistenza, accettando la solitudine come virtù (a tratti mi ricorda l’idea del fenomenale doppio LP del 1969 Tommy degli Who, una delle prime opere rock in assoluto della storia).

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Michele Fazio Trio – Free (Abeat Records, 2020)

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Recensione di Riccardo Talamazzi

Molte volte cerchiamo nella musica carezze emotive anziché complesse costruzioni armoniche, ritmi tribali, stati d’animo stridenti o cupe catabasi di certi artisti maledetti. Andiamo in cerca semplicemente di un po’ di piacevolezza e questo è forse, per molti di noi, il primo obiettivo che ci si aspetta dall’arte. Di certo non è sbandando tra le contraddizioni che ci si cala nel cuore dell’espressione artistica. Sono le accettazioni, le riflessioni, le sensazioni e le emozioni a cui ci abbandoniamo che guidano la comparsa dello stupore e della sorpresa. L’ascolto di questo quinto lavoro di Michele Fazio ci può regalare tutte le emozioni di cui abbiamo bisogno. Il pianista pugliese vanta nel suo curriculum numerose collaborazioni con artisti che provengono dalla musica leggera (parliamo tra gli altri di Patty Pravo, Francesco Tricarico, Antonella Ruggero, Fabio Concato) e con registi cinematografici come Rubini e De Cataldo per i quali ha firmato le colonne sonore dei loro film.

Photo © Roberto Cifarelli

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Joel Ross – Who Are You? (Blue Note Records, 2020)

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Recensione di Riccardo Talamazzi

Un giovane vibrafonista di circa vent’anni che si fa accompagnare da musicisti altrettanto giovani, più o meno suoi coetanei ed ex compagni di studi, tra cui la persona più anziana – si fa per dire – è l’arpista Brandee Younger di trentasette anni. Questo è l’importante biglietto da visita di Joel Ross, un artista a tutto tondo, esperto batterista ed anche pianista ma che proprio col vibrafono è arrivato al suo secondo lavoro edito dalla benemerita Blue Note. Dopo il bell’esordio Kingmaker dello scorso anno è ora la volta di questo nuovissimo Who are you? in cui Ross si fa sostenere, tra gli altri, da Immanuel Wilkins al sax, autore da par suo di un pregevole lavoro d’esordio (Omega). Joel Ross viene da Chicago ma è nel calderone vitale di New York che comincia a suonare e a selezionare i musicisti che lo accompagneranno nei suoi due album. Non ci vuole molto a risalire alle influenze di questo artista che, per sua stessa ammissione, segnala Milt Jackson come principale ispiratore del suo approccio allo strumento.

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Marco Colonna & Alexander Hawkins – Dolphy Underlined (Fundacja Słuchaj Records, 2020)

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Recensione di Mario Grella

Per fare certe cose ci vuole coraggio, nella musica, come in tante altre attività. Celebrare un musicista come Eric Allan Dolphy, non richiede solo coraggio, ma anche convinzione di poterlo fare e, naturalmente, occorre avere talento. A dire la verità c’è anche chi si butta a capofitto in una impresa avendone la vocazione, ma non possedendone gli strumenti. Quando chi ha la vocazione, ha anche gli strumenti per farlo (e non parlo degli strumenti musicali, naturalmente), allora il gioco è fatto. È questo il gioco del grande clarinettista Marco Colonna e dello straordinario pianista Alexander Hawkins, capaci di cimentarsi con la memoria di un mostro sacro della musica (non solo del jazz) come Eric Dolphy, anche se questo gioco era altamente pericoloso. Lo è prima di tutto per l’incontenibile ecletticità del musicista e la sua inimitabile originalità, ma il clarinetto basso è anche il pane quotidiano di Marco Colonna e l’idea di rendere omaggio a Dolphy in compagnia di un pianoforte, molto “pensato” come quello di Hawkins, non poteva che essere una soluzione adeguata. Da questo incontro, “Bello come l’incontro di un ferro da stiro e di una macchina da cucire su di un tavolo anatomico” aveva scritto Lautremont, definizione assai adatta alla musica del grande clarinettista americano che potrebbe anche piacere ai nostri due musicisti, scaturisce un disco di eccezionale bellezza, di misurata originalità e di raffinato pregio: “Dolphy Underlined” uscito nello scorso mese di ottobre.


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