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Recensione

M¥ss Keta – Paprika (Island/Universal, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Venerdì 29 Marzo è uscito Paprika, il nuovo disco di M¥ss Keta. Prima di parlare del disco in sè ci tengo a sottolineare che per lei e tutto il suo progetto stra vedo. Mi ha conquistato inizialmente con In gabbia (anche grazie alla citazione alla mia Busto Arsizio) per poi riconfermarsi in tutti i progetti successivi, che alla fine la hanno portata a Una Vita In Capslock, ovvero la ciliegina sulla torta. Ammetto che le aspettative riguardanti questo disco non erano altissime, dopo quello precedente era veramente difficile riconfermarsi. Inoltre quando ho visto la tracklist, con moltissimi featuring, i quali potevano fate felici un po’ tutti (Guè Pequeno, Gabry Ponte, Mahmood…) non ero convintissimo.

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Bruno Belissimo – Stargate (Vulcano produzioni, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Belissimo, con una “l” sola. Proprio così, pronunciato all’americana. Bruno Belissimo, producer italo-canadese di base a Bologna, ha rilanciato l’italodisco con un album omonimo, riportando in auge i suoni che hanno reso grande l’Italia negli anni 80, ma adottando uno stile personale, fatto di linee di basso potenti e influenze da film sci-fi.

E proprio queste sono la base del nuovo album Stargate, titolo che per me ricorderà sempre quel film che ha segnato la mia infanzia dopo Jurassic Park.

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Unkle – The Road: Part II/Lost Highway (Songs for the Def, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

La lunga autostrada artistica degli Unkle passa dalle sponde del fiume Avon, fra le contee di Gloucestershire e Somerset, un percorso che parte da Bristol e arriva fino a Londra. È proprio su quest’asse geografica che nasce nella metà degli anni 90 il fenomeno TRIP HOP, la creazione di un genere che rappresenta il viaggio oltre la mente di chi ascolta. I padri fondatori furono i leggendari Massive Attack, il controverso Tricky e gli struggenti Portishead. Le influenze a cui ha portato questo movimento sono state molteplici, come gli artisti che ne hanno tratto spunto e uno di questi è stato sicuramente Dj Shadow. È da qui che parte la nostra “Lost Highway”.

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Ex – Bumaye (Smav Factory, 2018)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Il primo disco degli Ex è uscito a settembre e si intitola Bumaye, un disco di nove tracce (tra cui una strumentale) per un totale di mezz’ora scarsa. Il risultato è esattamente ciò che ci potevamo immaginare dopo aver ascoltato il primo singolo (Muta, che abbiamo avuto la possibilità di presentare in anteprima).

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Sick Tamburo – Paura e l’amore (La Tempesta Dischi, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Sicuramente non è un caso che i gruppi più interessanti ed originali della scena italiana vengano da Pordenone e indossino una maschera. Dopo i Tarm, sempre sotto l’etichetta La Tempesta, arriva Paura e l’amore dei Sick Tamburo a ricordarci come si fa ad andare in controtendenza rispetto ai canoni contemporanei. Solo dopo due anni da Un giorno nuovo, Gian Maria Accusani, Elisabetta Imelio e la loro band hanno di nuovo la voglia di trasmetterci emozioni forti, stavolta due sentimenti importanti, la paura e l’amore.

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Fabrizio Cammarata – Lights (800A/Kartel Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giacomo Starace

Dopo due anni da Of Shadows, Fabrizio Cammarata torna con un nuovo album, Lights, che sembra porsi in una posizione antitetica rispetto al precedente. Da un lato le ombre e dall’altro le luci. Tuttavia, entrambi gli elementi sono collegati, perché non esisterebbe l’uno senza l’altro. Sono quindi due facce del viaggio all’interno di se stesso che il cantautore palermitano ha intrapreso. Pensando a come si è articolata la carriera di Fabrizio, viene un po’ il tremore alle gambe: si incontrano nomi storici, come Damien Rice o Patti Smith o Ben Harper… soprattutto Rice viene in mente ascoltando Lights, caratterizzato da un folk molto intimo e profondo, grazie anche al lavoro del produttore Dani Castelar.

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Lovecats – Lovecats (autoproduzione, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Chiara Bernini

“L’unione fa la forza” e i Lovecats lo sanno.
Con una carriera decennale alle spalle trascorsa in prima linea sulle scene underground italiane, i tre amici laziali Piero, Alessandro e Stefano, hanno unito le forze dando alla luce, il 4 Febbraio scorso, il primo EP della loro band omonima Lovecats. Composto da cinque tracce, esso, è il frutto delle esperienze che i tre hanno rispettivamente maturato nel corso del tempo, suonando per tutta Italia ed esibendosi, inoltre, nei più importanti centri musicali europei quali Inghilterra e Germania.

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Maximo Park – As Long As We Keep Moving (Cooking Vinyl Limited, 2019)

R E C E N S I O N E

Articolo di Manuel Gala


Se gli anni 90 sono stati per il popolo britannico un ricco menù dal sapore BRIT POP, la paura dei cuori beatlesiani e degli addetti ai lavori di ritrovarsi senza identità nel nuovo millennio stava pian piano diventando concreta con lo scioglimento di alcune delle band UK più famose. Chi avrebbe ereditato il dualismo Oasis/Blur? Chi avrebbe riempito le pagine musicali dei tabloid inglesi e del magazine New Musical Express? Nasce, agli albori degli anni 2000 nel Regno Unito, una nuova corrente indie rock destinata finalmente a portare note e sprazzi di freschezza sonora, di puro rock e genialità da far impazzire ancora una volta le arene e gli stadi.

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Vinilici – Perchè il vinile ama la musica (Mescalito Film, 2018)

C I N E M A


Articolo di Luca Franceschini

Ci sarebbe da essere nostalgici, raccontando quanto erano belli i tempi in cui la musica era una ragione di vita e non un sottofondo, in cui i vinili erano un mondo intero da scoprire e dentro i negozi di dischi nascevano amicizie e si costruivano legami. È un mondo che non c’è più, ci dicono, e noi dovremmo essere tristi e piangere la sua scomparsa.

C’è un’altra verità, però: la vita continua, la musica c’è ancora perché ancora sono vivi i bisogni che spingono a crearla e ascoltarla. Semplicemente, si trovano nuovi modi. E potrebbe addirittura succedere che tornino in auge quelli vecchi. Per cui se oggi, a 70 anni dalla sua invenzione, il vinile pare vivere una seconda giovinezza (quanto sia consistente il fenomeno ancora non è dato saperlo ma qualcosa senza dubbio si muove), raccontarlo all’interno di un documentario può coincidere con un discorso sul presente, non per forza su un mondo che non c’è più.

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