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Recensione

Adesso Live Ep. 01 – The Softone (31 gennaio in streaming)

A D E S S O – L I V E


Articolo di Giovanni Carfì

Dopo una prima serie di esibizioni live che hanno visto la partecipazione e la voglia di mettersi in gioco di 12 artisti, torna Adesso Live, riprendendo da dove ci eravamo fermati e aprendo il format attraverso una partnership con Music-Diary.

La formula per ora resta invariata; esibizioni dirette e senza nessun tipo di filtro, pensate per dare l’opportunità a chiunque di conoscere ed apprezzare una performance priva di qualunque artificio. Artisti che accettano di suonare per voi in diretta, in modo da riuscire a restituire una piccola parte di ciò che avviene a bordo palco, dove il taglio amatoriale vuole portare l’ascoltatore in una dimensione più intima.

Il primo appuntamento è con The Softone, venerdì 31 gennaio, ore 12.30, ovunque voi siate sulle pagine Facebook di: Off Topic e Music Diary

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Silent Fires – Forests (Amp Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Karoline Wallace voce, Hilde Marie Holsen tromba, Håkon Aase violinoe percussioni, Alessandro Sgobbio piano, sono i Silent Fires e Forests è il loro primo lavoro. Non so quanto possano essere silenziosi i fuochi, soprattutto quando si manifestano nelle foreste, ma probabilmente il  lavoro di questi artisti ha avuto una genesi precedente al propagarsi degli incendi che stanno divorando interi continenti. Mi è sempre piaciuto interrogarmi (anche), sui titoli dei brani e sui nomi dei gruppi; non la ritengo una questione di poco conto, ma piuttosto rilevante semanticamente, poiché le parole, in qualche caso, sembrano supplire o evocare atmosfere, o suggerire emozioni che la musica poi dovrebbe veicolare.

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Hozier – Wasteland, Baby! (Rubyworks, Island Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Un album assolutamente da avere nel proprio bagaglio culturale, nel proprio bagaglio fisico, pronti per una destinazione ignota al genere umano. Stavolta inizierò a ritroso, come nel film Il curioso caso di Benjamin Button, perché è ciò che farete anche voi tutti, ascoltando questo indimenticabile capolavoro di Hozier. Il seguito dell’omonimo lavoro uscito nel 2014 si rivela un turbinio di emozioni pronte a sconvolgere l’animo dell’ascoltatore.

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Tool – Fear Inoculum (Tool Dissectional/RCA, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Federica Faith Piccoli

Con una copertina degna di film fantascientifici come Stargate e Avatar, e forti richiami tribali ed esoterici, i Tool tornano dopo 13 anni di lontananza dal panorama musicale moderno.
Cos’è cambiato da 10,000 Days o dagli ancor meno recenti (ma per i fan, indimenticati), Lateralus e Ænima?
Il gruppo americano, fondato dal cantante e compositore Maynard James Keenan, torna alla ribalta con un album studiato e curato nei minimi dettagli, che ci propone atmosfere dense di profumi orientali, riff di chitarra alla Petrucci, controtempi degni dei più grandi maestri Jazz, e tracce vocali che si fondono in un turbinio di dissacrante misticismo.

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Brunori Sas – Cip! (Island, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Letizia Grassi

Cip! questo il titolo del nuovo album di Brunori Sas uscito il 10 gennaio. Undici tracce che parlano dell’uomo e delle sue contraddizioni, entrambi inseriti nel grandioso e misterioso universo. Ciò che in un certo senso sorprende dell’intero disco è il significato intrinseco in ognuno dei singoli, ovvero l’importanza del contesto in cui è inserita la vicenda umana. Lo stesso Brunori lo ribadisce: “Con questo nuovo progetto volevo riconsiderare, in una sorta di Gestalt forma calabra, il rapporto fra ciò che ho sempre considerato centrale – la vita degli uomini – e ciò che ho da sempre considerato periferico – l’universo che ci ospita”.
Compito degli ascoltatori è quello di dotare di significato personale le undici tracce che compongono Cip!, il cui titolo onomatopeico è particolarmente curioso. Infatti, il pettirosso rappresentato sulla copertina dell’album è simbolo di semplicità e di fierezza combattiva allo stesso tempo. Sembra che l’obiettivo del cantante calabrese sia quello di creare un esercito di pettirossi, all’interno del quale ognuno si senta libero di esprimere la propria creatività.

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Francesco Piu – Crossing (Appaloosa Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

In questo viaggio musicale ho sognato di portare Robert Johnson qua, in mezzo al Mediterraneo. Ho provato a miscelare la via maestra del blues del Mississippi con le percussioni africane, i suoni ancestrali della mia isola, la Sardegna, con le corde dell’oud e del bouzuki che vibrano sulle coste del Mare Nostrum. Il tutto contaminato da un pizzico di elettronica per farlo rivivere nei giorni nostri. Questo è il mio Crossing”.

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Pitchtorch – Pitchtorch (Autoprodotto, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Pitchtorch è il debutto omonimo del trio composto da Mario Evangelista, chitarrista e compositore facente parte dei The Gutbuckets, il bassista/contrabbassista Danilo Gallo dei Guano Padano e le pelli di Marco Biagiotti dei The Vickers. Un trio capace e dal background ricco e articolato, ideale per la realizzazione di questo lavoro nel quale la prima impressione che si avverte è quella di spazi liberi, ariosi e dall’ampio respiro, base ideale per un alt-folk impolverato da sabbie blues.

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King of The Opera – Nowhere Blues (A Buzz Supreme, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

King of The Opera incarna una creatura dalle nuove sembianze nata nel 2012 dalla mente di Alberto Mariotti (dopo il definitivo abbandono del moniker di Samuel Katarro), battezzata nello stesso anno al Primavera Sound di Barcellona e che genera, a otto anni dalla sua nascita, il secondo album di inediti Nowhere Blues.
Il titolo dell’album è un tributo agli amati bluesman afroamericani del primo dopoguerra, che intitolavano i loro blues col nome delle città che li avevano ispirati o in cui li avevano scritti. Un legame viscerale quindi con lo spazio circostante che diventa una sorta di genius loci. In questo “nowhere” però non si trovano città precise, sentimenti chiari e ricordi limpidi. Si tratta piuttosto di un NON-luogo in cui si viene catapultati in una dimensione onirica e quasi spaziale e dove, al più, sono visibili solo le impronte di un viaggiatore perso e completamente immerso in un mondo sconosciuto, dove l’immaginazione in maniera decisa e prorompente disegna interpretazioni suscitate da quell’insieme di suoni nient’affatto imbrigliati, grazie ai quali si sperimenta ritrovandosi in mondi paralleli.
Il luogo d’approdo è quindi tutto da esplorare: “Così ho indossato la tuta da astronauta e sono partito per vedere cosa c’era. Era arrivato il momento di iniziare a raccontare le cose da una prospettiva completamente diversa e per me ancora sconosciuta.”

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Emma Frank – Come Back (Just In Time Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Si intitola Come Back, ed è l’ultimo lavoro di Emma Frank, per la precisione il quarto album, dopo Ocean Av del 2018, e senza considerare le varie collaborazioni a cui ha partecipato. Un ritorno, letterario nel titolo, pratico e poco teorico nella stesura del disco, ma per capire questo facciamo un piccolo passo indietro, tornando proprio al 2018.

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