R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
Affidandosi emotivamente ad un’indubbia capacità introspettiva, il trentatreenne milanese Soldier Blue – alias Niccolò Fiorentino Polipo – arriva al suo quarto EP Ethical Love, dopo aver esordito nel 2014 con il primo EP Brand New Step. Caratteristica comune di tutti i lavori di Soldier Blue è quella di saper costruire ballate trasparenti e voluttuosamente malinconiche, attraverso un timbro vocale dotato di un piacevole vibrato che lo allinea un poco a quel certo movimento autoriale vicino all’irlandese Damien Rice e, in misura minore ma spiritualmente analoga, anche a figure più delineate come Jeff Buckley. Soldier Blue pratica un pop acustico dai toni pacati ma con sfumature intense, aiutato con discrezione da un gruppo di musicisti ben attento a non prevaricarne le tonalità espressive. Gli arrangiamenti sono essenziali ma non certo poveri e spesso si registra un’interessante punteggiatura ritmica, come nella title track eponima dell’album, che spezza la quiete guidando il flusso della traccia verso territori addirittura esotici.

L’attenzione ai testi, tutti scritti in inglese – in effetti, per motivi legati alla sua professione egli vive attualmente all’estero – s’intreccia senza sforzo con le linee melodiche delle proprie canzoni, proponendo un carteggio quasi diaristico con l’ascoltatore. Si può leggere, anche in modo abbastanza evidente tra le linee, il manifestarsi di quel nascosto legame che unisce tra loro memoria, desiderio e perdita, mentre l’album si muove in una dimensione nostalgica che ha le fattezze di un autentico disincanto poetico. Ma più di tutto, ciò che colpisce è, in prima misura, la toccante e composta sincerità che si muove al di sotto della musica e, secondariamente, una dissonante solarità, quasi un ossimoro tra ricerca di luce e presenza ineluttabile dell’ombra. Leggo dalle note stampa la dichiarazione dell’Autore presa da uno scritto di C.G Jung, “Io cerco la persona che sappia amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo…”. Ethical Love finisce così per sembrare qualcosa di più di una semplice raccolta di canzoni, mostrandosi con tutta la sua naturale nobiltà in un paesaggio emotivo bello e rischioso, come lo sono da sempre i sentimenti dichiarati pubblicamente. Si racconta quindi di corrispondenze amorose ma anche di rifiuti e di inevitabili allontanamenti per cui, alla fine, resta l’impressione che nessuno raggiunga pienamente quello che cerca. Le ballate vengono realizzate su basi di chitarra acustica suonata dallo stesso Soldier Blue, mentre le tastiere sono a cura di Martine Rérolle e Clemence Faurère. La batteria è disposta tra le bacchette di Alessandro Ianicelli e il basso elettrico è di Giuseppe La Grutta, mentre in altre circostanze compare anche il contrabbasso di Vincenzo De Fraia. Tra gli ulteriori strumenti acustici bisogna segnalare la viola di Pietro Montemagni e il mandolino di Matthew Cole, impegnato peraltro anche alla lap steel guitar. Chiude il parco strumenti la chitarra elettrica di Adriano Moncada. Un ruolo importante è dovuto anche alla presenza di ulteriori interventi vocali, spesso corali, sia della già citata Faurére che di Beatrice Nicolini.
Il primo brano che ascoltiamo di questo EP è Bitter Lemons of Cyprus, introdotto dalle domestiche note di un pianoforte verticale su cui scivola il canto dell’Autore. La melodia scorre con levità ed un sottile senso di struggimento comprovato dalle parole del testo “…Portami con te, lungo questa strada che non ho mai percorso prima, dove la luna allunga il suo sguardo sui poveri e la musica li conforta…Dimmi, Evi, perchè i limoni coltivati a Limassol lasciano quel sapore amaro in fondo alla gola?…” Il chorus resta nella mente a tal punto da trovare il proprio posto nella nostra personale playlist. La presenza della batteria offre al brano quel po’ di dinamismo che lo mantiene sempre sull’onda e il coro finale dall’intensità gospel è realmente da brividi. Aurélie è una ballata in ¾ sostenuta dalla chitarra acustica e da qualche accordo di organo. Si percepisce anche una chitarra elettrica come presenza discreta, tra i cori e l’incremento dinamico. L’intervento della ritmica contribuisce al convinto trascinamento del pezzo che non s’illanguidisce troppo, nonostante il testo evochi l’evidenza di una dichiarazione amorosa “…Dammi da mangiare involtini di carta di riso, mentre camminiamo fino alle Marolles, imboccami questa vita che va di corsa, va di corsa.” L’immagine offerta da questa traccia è quasi cinematografica, personaggi, sguardi, pensieri e luoghi sembrano sfilare davanti agli occhi della mente come fotogrammi di un film di Truffaut.

In Envy and Gratitude emerge il sentimento dell’amarezza e delle rivendicazioni, l’altro lato di una storia d’amore che affiora quando tutto finisce. Accompagnamento essenziale, voce, controvoce, chitarra e viola sono strumenti sufficienti per descrivere un livore nemmeno troppo mascherato che percorre i versi di questa canzone “…Qualcosa nel modo in cui il nostro amore sarebbe potuto essere un giorno…A che serve tutta quest’invidia? Cos’è quella luce sulla riva?…qualcosa che avrei dovuto smettere di desiderare tempo fa...” May Day lavora inizialmente su accordi diminuiti per accentuare quella sensazione dolorosa che compare quando gli eventi non evolvono nella direzione auspicata. Accompagnamento interessante, con l’innesto di percussioni e suoni elettronici, con un bel giro di basso che sottolinea la profondità armonica del brano stesso, pur nella sua semplice linearità. Il testo non fa decisamente sconti “…Anche se questo amore era destinato a te, lo darò via e ora tu sarai lì a guardare. E anche se questo amore era fatto per due, lo darai via ora, è il giorno di maggio, il giorno di maggio ed è troppo tardi.” Ma, dopo tutto questo patire, le cose cambiano e sembra in meglio nella title-track, Ethical Love. La musica prende una strada diversa, s’arricchisce di percussioni e cori di sapore africano, mostra una versatilità collettiva ed un pizzico di sfrontatezza armonica che forse è mancata nei brani precedenti. Il parlato che si ascolta da una voce recitante in francese riporta parzialmente i versi di una poesia di Paul Verlaine, mentre il testo di Soldier Blue sembra esemplificare con chiarezza il senso di questo album “...Odio un amore egoista che ti lascia desiderare di più, il volto è quello di un angelo amorevole ma il cuore è fatto di pietra…Io voglio un amore etico, un amore che sia giusto per me…”.
Giunto al termine di questo percorso, Ethical Love pare voglia sottrarsi a una definizione univoca per collocarsi piuttosto in quella zona liminale dove la musica incontra la riflessione. Non è soltanto un lavoro sull’amore, ma una meditazione sulle sue condizioni di possibilità, sulle sue fratture interne. Riguarda la tensione irrisolta tra desiderio e realtà che ne costituisce, forse, la più autentica verità. Soldier Blue non offre risposte, né indulge in consolazioni facili. Piuttosto, dispone di frammenti, tracce, indizi, come se ogni brano fosse una scheggia di senso sospesa in un equilibrio instabile. Resta così, al fondo, una forma di consapevolezza quieta ma inesorabile, cioè che amare significhi anche accettare la possibilità della perdita come sua grammatica segreta, e che ogni legame, per quanto luminoso, porti inscritto in sé il proprio limite. In questa prospettiva, Ethical Love si rivela come un piccolo trattato emotivo, un dispositivo poetico che rivela con le sue canzoni come ogni sentimento, anche il più puro, mantenga un certo retrogusto amaro. Come i limoni di Cipro, appunto.
Tracklist:
01. Bitter Lemons of Cyprus
02. Aurélie
03. Envy and Gratitude
04. May Day
05. Ethical Love





![Sonia Spinello con Sonia Candellone – Time don’t move [anteprima video + intervista]](https://offtopicmagazine.net/wp-content/uploads/2026/04/Spinello_Candellone_ETEREA-©Riccardo-Botta.jpg)
Rispondi