T E A T R O
Articolo di Mario Grella
Quando si è tentati di mettere le mani su un capolavoro, bisognerebbe sempre cercare di resistere alla tentazione pensando che i capolavori, sono tali, anche perché bastano a sé stessi. La loro esistenza, per così dire, non abbisogna di ciò che viene prima, anche se magari ciò che viene prima ne costituisce il brodo di coltura, ma soprattutto non ha alcuna necessità di ciò che viene dopo. Claudio Longhi, regista di Miracolo a Milano, in scena in queste settimane allo Strehler di Milano, sembra non aver fatto questo genere di considerazioni nella trasposizione del capolavoro cinematografico, datato 1951, diretto da Vittorio De Sica e scritto da Cesare Zavattini. Eh no, purtroppo la coppia Claudio Longhi alla regia con la riscrittura di Paolo Di Paolo, non ha funzionato allo stesso modo.

Probabilmente l’idea di proporre, nella stagione del Piccolo, una pièce su Milano era una tentazione troppa ghiotta per resistervi, ma contemporaneamente, a ben vedere, era anche una operazione un po’ provinciale che comunque il pubblico sembra aver molto gradito, visto il sold out per tutte le rappresentazioni e addirittura l’aggiunta di una ulteriore data finale per soddisfare tutte le richieste possibili. Stupisce un po’ che Claudio Longhi, regista di un certo peso e allievo di Ronconi, sia caduto in tentazione. Forse il ricordo indelebile de El nost Milan di Carlo Bertolazzi, diretto da Giorgio Strehler, ha avuto un certo peso nella scelta di riproporre al pubblico milanese un’opera teatrale che avesse per protagonista la città e lo stesso Longhi non ne fa mistero, proprio nell’introduzione al programma di sala. Ma significativo particolare è che Bertolazzi ha scritto un’opera teatrale, mentre qui i rischi del passaggio da una forma artistica ad un’altra erano parecchio pericolosi.

Si potrebbe obbiettare che anche il film di De Sica è tratto da un romanzo, con la differenza però, non di poco conto, che la scrittura cinematografica tratta da Totò il Buono fu dello stesso autore del romanzo, ovvero “un certo” Cesare Zavattini. Insomma quelli visti qualche sera fa, nello spettacolo allo Strehler, sono, a mio parere, dei tableau vivant tratti dalle sequenze più note del film, realizzati con tanta, tanta buona volontà, ma che hanno prodotto una pallida sinopia della grande pellicola. Era difficile fare di meglio, ma è evidente che non basta un velo sul quale far scorrere brevi sequenze del film e ripetere poi pedissequamente sul palcoscenico quanto raccontato dalle immagini: impossibile riprodurre quelle atmosfere a metà tra il Neorealismo e il “realismo magico” di quel capolavoro che, ricordiamolo, scontentò il pubblico più progressista per essere troppo “magico” e consolatorio. Così come altrettanto scontentò il pubblico più conservatore che lo ritenne un film troppo “politico”, persino un po’ “comunista” che anche allora (come oggi del resto) era considerato un discreto insulto.

Il pubblico dello Strehler ha reagito bene, pur se con più di una defezione alla fine del primo tempo, probabilmente da parte del pubblico più smaliziato e maturo. La carta Giulia Lazzarini mi è sembrata piuttosto ammiccante, anche se l’attrice era oltremodo adatta nel ruolo di Lolotta, madre adottiva di Totò. E qui, a mio avviso, è stato commesso un altro peccato di superbia, cioè quello di voler far atteggiare il Totò del film e del romanzo di Zavattini, con la figura della marionetta creata dal Principe De Curtis, sovrapponendo per analogia nominale i due Totò, che nulla hanno a che vedere l’uno con l’altro. Un’operazione rischiosa ma soprattutto gratuita. Insomma, nonostante la verve di Luca Guanciale nei panni di Totò, della grandissima decana del teatro italiano, Giulia Lazzarini che ha interpretato in maniera sublime Lolotta, nonostante anche il grandissimo impegno delle allieve e degli allievi della scuola di teatro Luca Ronconi, il miracolo a Milano non si è ripetuto. Come i capolavori, anche i miracoli accadono una volta sola e questo andrebbe sempre tenuto nella debita considerazione.






Photo © Masiar Pasquali





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