R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
Con Sketch Book, Bruce Sudano sceglie la forma più essenziale e sincera possibile per raccontarsi: una raccolta di schizzi, bozze, canzoni lasciate respirare nella loro nudità, dove arrangiamenti ridotti e atmosfere intime diventano il mezzo ideale per mettere al centro parole, melodie e fragilità. Dopo una carriera lunghissima attraversata tra scrittura, pop, soul e classic songwriting americano — dai Brooklyn Dreams alle collaborazioni con Donna Summer, Dolly Parton e Michael Jackson — Sudano torna con un lavoro che sembra voler rallentare il tempo, osservando il mondo e sé stesso da una distanza più silenziosa e riflessiva.
Registrato come una sorta di diario personale, Sketch Book raccoglie brani già pubblicati, riletture recenti e tre inediti, componendo un mosaico coerente fatto di malinconia, memoria, inquietudine sociale e speranza residua.

Quello che colpisce subito di Sketch Book è la capacità di Bruce Sudano di togliere invece che aggiungere. Ogni brano sembra costruito attorno a un equilibrio fragile, lasciando che siano le canzoni a parlare senza sovrastrutture. È una scelta che rende il disco estremamente diretto – le melodie emergono con naturalezza, la voce mantiene un tono vissuto e autentico, mentre gli arrangiamenti sembrano accompagnare i testi quasi in punta di piedi. Sudano lavora molto sulla sottrazione. Dentro queste canzoni convivono folk americano, soft rock, soul e songwriting classico, con una scrittura che alterna riflessioni personali e osservazioni sociali. In alcuni momenti il disco assume il tono di una confessione privata, mentre in altri sembra invece guardare fuori dalla finestra, verso un’America stanca, polarizzata, spesso incapace di riconoscersi.
Il risultato è un album maturo e consapevole. Si apre con Watching Darkness Fall, un brano apertamente politico e inquieto, nato osservando il clima sociale e istituzionale americano. Sudano preferisce un tono trattenuto, quasi meditativo, che rende ancora più forte il senso di disillusione. La canzone cresce lentamente, accompagnata da un’atmosfera ombrosa e sospesa. Segue Better Than This, una delle tracce più luminose del disco, almeno melodicamente. Dietro la dolcezza dell’arrangiamento si nasconde però una riflessione amara sul presente. Train In The Distance è uno dei tre inediti e forse uno dei momenti più cinematografici dell’album. Il treno lontano diventa simbolo di tempo, partenze e possibilità mancate. La scrittura richiama il miglior folk narrativo americano, con immagini evocative e un andamento quasi notturno. Make The World Go Away è un brano intimo e malinconico, giocato su un equilibrio delicato. L’arrangiamento scarno valorizza la voce e lascia emergere tutta la componente emotiva del pezzo. Damn Lonely on the Road è un pezzo dalla struttura classica americana, tra folk e soft rock. Viene succeduta da One Mistake, altro inedito, costruito attorno al tema dell’errore e delle conseguenze emotive che può lasciare. Una delle tracce più essenziali e riuscite del disco, secondo me. Continuiamo con Beyond The Winter Sky, probabilmente il momento più poetico dell’album. Talkin’ Ugly Truth, Tellin’ Pretty Lies resta musicalmente fedele alla dimensione raccolta dell’album che si chiude con Cardboard World e Better Angels. Se nel primo abbiamo constatazioni amare raccontate con misura, l’ultimo brano s’interroga invece scegliendo una prospettiva intima.
Sketch Book è un lavoro che parla molto del presente — delle tensioni sociali, della fragilità collettiva, del bisogno di autenticità — ma lo fa sempre partendo da una prospettiva personale. Forse è proprio questa la forza dell’album: riuscire a sembrare piccolo e intimo mentre affronta temi universali, riuscendo poi di fatto ad arrivare molto, molto vicino.
Tracklist:
01. Watching Darkness Fall
02. Better Than This
03. Train In The Distance
04. Make The World Go Away
05. Damn Lonely on the Road
06. One Mistake
07. Beyond The Winter Sky
08. Talkin’ Ugly Truth, Tellin’ Pretty Lies
09. Cardboard World
10. Better Angels






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