R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Furlan

«Don’t give up on your dreams
and your dreams won’t give up on you
»
(To Feel Everything)

Love And Pain interrompe gli undici anni di silenzio discografico dei Miami & The Groovers, rock band di Rimini, una delle realtà più quotate e apprezzate della musica indipendente italiana. Attivi dai primi anni duemila, esordiscono su disco nel 2005 con il seminale Dirty Roads, seguito da altri quattro lavori in studio e un paio di live, No Way Back (CD e DVD) e The Flip Side, entrambi del 2013, testimonianza preziosa dell’intensità del loro live act. Venticinque anni on the road, centinaia di concerti e chilometri percorsi lungo tutta la penisola e l’Europa, con qualche puntatina negli USA, hanno fatto guadagnare al gruppo una solida reputazione e un’ampia fan base, conquistata grazie all’integrità artistica che li contraddistingue da sempre. Dopo l’ottimo The Ghost King (2015), il frontman Lorenzo Semprini si è concesso una bella pausa solista con 44 (2021), opera di grande maturità stilistica, scritta in italiano contrariamente all’inglese abituale del gruppo madre (qui presentazione e intervista).

Lo scorso anno i Miami hanno finalmente scoperto le carte pubblicando una serie di singoli, prima quello che sarebbe diventato la title track, poi Don’t Even Try e Any Given Day, presentati in anteprima anche in concerto (come è successo qui), tanto da suscitare un forte interesse nei loro confronti. Aspettativa puntualmente premiata dal rock urbano elettrico e graffiante di Love and Pain, dove convergono attitudine punk, reminiscenze folk e un’inedita vena blues. La band è più affiatata e agguerrita che mai ed esprime l’urgenza di chiunque sia Wild At Heart, selvaggio nell’animo. Trentasette minuti che celebrano l’indomito spirito del rock & roll e incitano a resistere e sentirsi vivi.

Registrato e co-prodotto da Gianluca Morelli al Deck Recording Studio di Rimini, Love And Pain è composto da dieci brani inediti di potente rock adrenalinico che descrivono i «tempi folli e tormentati» che stiamo vivendo e raccontano sogni e speranze di chi non vuole cedere alla crescente violenza di un mondo brutale e vuole continuare a credere in un futuro migliore. Non ci sono scorciatoie né facili vie di fuga, non c’è altro da fare che «continuare a camminare su questo terreno insanguinato». Nessuna resa, mai. Anzi, bisogna «trovare una direzione alla rivoluzione, pensiamo che sia giunto il momento, non c’è più tempo per piangere». Messaggio di stringente attualità che arriva forte e chiaro come ruvida e diretta è la musica che lo veicola. Insieme a Semprini, autore dei testi, incontriamo come di consueto Beppe Ardito alle chitarre, Alessio Raffaelli alle tastiere e Marco Ferri alla batteria, ai quali si è da poco aggiunto Mario Ingrassia al basso.

Flesh And Bones preme subito sull’acceleratore, le chitarre sfrecciano decise nella notte lungo boulevard lucidi di pioggia. «Alla radio parlavano di cuori infranti quando hai detto: questo amore è una luce nell’oscurità». Un pizzico di sana epica springsteeniana introduce uno dei temi ricorrenti dell’album: le relazioni umane, l’amore e l’amicizia sono le uniche cose che contano davvero. «Non abbiamo niente da perdere, il resto lo impareremo lungo il cammino, siamo solo io te».

It’s A Bomb Baby! è un pugno allo stomaco, un’esplosione di puro garage rock viscerale, una feroce invettiva contro il potere e i falsi re che ammorbano le nostre vite: «bacia il mondo, fallo sanguinare, e vendi l’anima per ciò che vuoi ottenere. Guarda una guerra, poi vai a dormire, la tua piccola dose, perché è una bomba, baby».

Di segno opposto No Other Way che ospita alla voce il cantautore di Lione Mike Noegraf, introspettiva ballata folk dal profumo d’Irlanda con la fisarmonica di Raffaelli in primo piano. Cosa fare quando la vita ti volta le spalle e il futuro ti sfugge dalle mani? «Non sappiamo cosa accadrà, ma le tue mani sono qui con me», questo basta per trovare la forza per rialzarsi.

Il ritmo incalzante di Love And Pain colpisce nel segno, valorizzato dal solo incisivo di Ardito e l’eccellente pianoforte di Raffaelli. La canzone fa i conti con le avversità della vita, quando le difficoltà ci stringono all’angolo e ci chiediamo se «abbiamo perso la fede o abbiamo perso noi stessi». La risposta è più vicina di quanto sembri, «a volte le cose di cui hai bisogno si trovano proprio vicino a te», ma il tempo stringe, spezziamo queste catene prima che sia troppo tardi.

Toccante il vibrante romanticismo di Wild At Heart che ospita il fascinoso violino di Federico Mecozzi. Il destino dei protagonisti del brano si compie in una lunga notte estiva, correndo sotto cieli infiniti, danzando fino alle prime luci dell’alba: «la strada ci attende, c’è un luogo in cui possiamo essere noi stessi, non dobbiamo perderci di vista, perché abbiamo un animo ribelle». Chiaro il riferimento all’immaginario tanto caro a un certo signore del New Jersey, riferimento ineludibile per Semprini e soci.
Sulla stessa falsariga si muove l’elettrizzante Any Given Day che certamente avrà un posto importante nelle prossime scalette live, così come The Night I Met Tom Petty, omaggio in classico stile Miami all’indimenticato rocker di Gainesville. Un altro omaggio è la frizzante Violent Femmes, esplicito richiamo nel titolo al combo punk & folk di Milwaukee.

Assoluta novità per il gruppo è Don’t Even Try, testo scritto dall’amico Daniele Tenca, che vede i Miami sposare per la prima volta la più genuina espressione artistica del popolo afroamericano, il blues. Alessio Raffaelli smette i panni di tastierista, imbraccia una cigar box guitar e guida il gruppo in un febbricitante blues con Beppe Ardito alla voce. Il risultato è pregevole, davvero una bella sorpresa. Il brano, arrabbiato e durissimo, prende una posizione netta contro i terribili episodi di violenza occorsi negli Stati Uniti dopo l’insediamento della nuova amministrazione. «Neri e persone LGBT etichettati come fossero una malattia […] fantasmi per le strade di questa città, aghi e sangue a terra […] c’è gente che sta affogando, e tu la tieni sott’acqua, premendo con i piedi, la rabbia salirà e tu ne sarai travolto». Non mi convincerai, non provarci nemmeno a farmi recedere dai miei valori è la sola risposta possibile. Il brano, in questi tempi bui, diventa una forma di resistenza culturale, dimostrazione che il rock non è solo intrattenimento «ma può ancora rappresentare uno spazio di libertà, coscienza critica e partecipazione» come dichiarato dal gruppo stesso.

La conclusiva To Feel Everything riassume e completa alla perfezione il significato del disco. Semprini inizia a cantare accompagnato solo da pianoforte e violoncello, poi entra il gruppo al completo in un crescendo avvincente. Quando la musica sfuma, rimane solo la voce di Joe D’Urso, che recita: «non rinunciare ai tuoi sogni e i tuoi sogni non rinunceranno a te». Un imperativo che è stile di vita, modo di stare nel mondo.

Love And Pain è un signor disco: conquista con un linguaggio diretto, sincero, senza sbavature. Le canzoni graffiano e accarezzano, sono coraggiose, rischiano tutto e vincono. È la forza trascinante del rock, capace di dire in tre minuti tutto il necessario. Amore e dolore fanno parte dello stesso cammino. Per quanto sia difficile, percorrerlo insieme fa la differenza. I Miami & The Groovers finalmente sono back in town. Li aspettavamo, perché abbiamo ancora tanta strada da fare insieme. È un vero piacere averli ritrovati così carichi ed entusiasti. Potevamo chiedere di meglio?

Tracklist:

  1. Flesh And Bones
  2. It’s A Bomb Baby!
  3. No Other Way
  4. Love And Pain
  5. Wild At Heart
  6. Any Given Day
  7. The Night I Met Tom Petty
  8. Don’t Even Try
  9. Violent Femme
  10. To Feel Everything

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