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Andrea Furlan

North Mississippi Allstars [opening Gospel Book Revisited] @ Spazio Teatro 89 – Milano, 17 ottobre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Andrea Furlan, immagini sonore di Antonio Spanò Greco e Andrea Furlan

La carica di simpatia e bravura che ha letteralmente travolto il pubblico accorso numeroso allo Spazio Teatro 89 di Milano, la cornice ideale per godere come si deve della musica di qualità, è stata la chiave del successo di una serata che definire perfetta sembra addirittura riduttivo. In cartellone i North Mississippi Allstars, alla seconda data del tour europeo di promozione del recentissimo Up And Rolling (leggi qui la recensione) e i torinesi Gospel Book Revisited, uno dei più quotati gruppi emergenti del blues italiano (leggi qui l’intervista), con il compito di aprire il concerto e presentare in anteprima Morning Songs & Midnight Lullabies, album che vanta tra gli ospiti, guarda caso, proprio Luther Dickinson.

North Mississippi Allstars

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North Mississippi Allstars – Up And Rolling (New West Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Andrea Furlan

La scintilla che ha fatto scoccare nella mente di Luther e Cody Dickinson l’idea di un nuovo disco dei North Mississippi Allstars è stato un vecchio album di fotografie riapparso nel 2017 dopo essere rimasto dimenticato in un cassetto per più di vent’anni. Nel 1996 il texano Wyatt McSpadden si trova nel North Mississippi per fotografare i musicisti locali: la regione è quella nota per lo stile Hill Country Blues, conosciuto anche come North Mississippi Blues, denominazione che è entrata, guarda caso, anche nel nome della band fondata dai due fratelli. Sono proprio i due giovanissimi figli del leggendario musicista e produttore Jim Dickinson (Rolling Stones, Bob Dylan, Big Star, Replacements) ad accompagnare il fotografo e a presentarlo alle quattro più importanti famiglie musicali della zona in quella che nel ricordo di Luther rimarrà impressa come una domenica perfetta.

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Jaime Michaels – If You Fall (Appaloosa Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Andrea Furlan

Non puoi discutere con il vento, quando il vento decide di soffiare, non puoi parlarne con la pioggia, non ragionerai mai con la neve, è così e basta, non importa quello che puoi credere, il sole sorgerà, poi il sole se ne andrà.” Le cose accadono indifferenti alla nostra vita e al nostro tempo, possiamo solo accettarlo e sentirci parte del flusso. “Forse ci sforziamo troppo di comprendere, forse non capiremo mai la battuta”, però ci siamo, nel qui e ora del tempo che ci viene concesso, “tutto ciò che abbiamo sono verità e fede, e con un po’ di fortuna, un po’ di grazia, e queste promesse che l’amore vince alla fine, qualsiasi istante può cambiarti la vita”. Ci crediamo. Grazia e bellezza sono le sole armi che ci salveranno. “Siamo tutti diretti verso lo stesso ignoto, perciò se vedi qualcuno che ha bisogno di un amico, che pensa che il dolore non finirà mai, aiutalo a rialzarsi quando la vita lo butta giù”. L’accettazione serena di ogni accadimento e la visione positiva dell’esistenza sono indice di grande saggezza, conquistata nel comprendere che “non c’è niente da capire, è semplice come il fatto che respiri […] il Buddha rosso sorride ogni volta che (ci) rendiamo la vita migliore, ogni volta che cerchiamo di rispondere quando chiama la gentilezza”. Semplice: “rilassati e inspira la luce”.

Foto © Paolo Brillo

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Glen Hansard @ Tener-a-mente Festival – Anfiteatro del Vittoriale – Gardone Riviera (Bs) 26 luglio 2019 [opening Mark Geary]

L I V E  R E P O R T


Articolo di Giacomo Starace e immagini sonore di Andrea Furlan

Il Festival Tener-a-mente chiude in bellezza con Glen Hansard, reduce da un tour con Eddie Vedder che l’ha portato anche sulla scena del Firenze Rocks. Con una naturalezza spiazzante, il cantautore irlandese è salito sul palco dell’Anfiteatro del Vittoriale, uno dei più suggestivi d’Italia sia per la storia sia per il panorama caratterizzato dalla bellissima vista sul lago di Garda.

 

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Calexico and Iron & Wine @ T R I P Music Festival – Triennale di Milano, 22 luglio 2019

L I V E  R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Verso la fine del concerto Joey Burns chiede quanti tra il pubblico fossero stati presenti anche alla prima volta italiana dell’accoppiata Calexico/Iron & Wine, sempre a Milano. Fino a qui è stata una serata piacevolissima, ricca di grandi canzoni, suonate alla grande, come era lecito aspettarsi da quegli straordinari musicisti che sono i sei sul palco. Rilassati e divertiti, i nostri hanno scherzato e interagito a più riprese col pubblico, che da parte sua li ha supportati a dovere (e nel momento in cui Joey e Sam hanno imparato la parola “figo”, da loro chiesta per avere un equivalente italiano per “super cool”, è letteralmente finita per tutti, visto che hanno cominciato a metterla dentro in ogni frase, coi risultati più assurdi). Ad ogni modo, quando chiedono chi li avesse visti quella prima volta, sono poche le mani che si alzano, ad occhio e croce non più di dieci. Era il 2005 e da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. I Calexico hanno continuato la loro sfolgorante carriera, rimanendo un nome di punta nel grande romanzo del rock americano. Samuel Ervin Beam, al contrario, che all’epoca della loro prima collaborazione era un cantautore Folk fresco di un album, Our Endless Numbered Days, che ne aveva rivelato tutte le potenzialità (oggi, a 15 anni dall’uscita, è ormai un classico riconosciuto nel genere), ha pian piano aumentato le proprie quotazioni, migliorando come songwriter ed ampliando man mano lo spettro del proprio sound, con dischi uno più bello dell’altro.

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La Crus – Mentre le ombre si allungano @ Teatro Elfo Puccini – Milano, 4 luglio 2019

L I V E  R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Ho visto per la prima volta i La Crus dal vivo nel 1999, al Rolling Stone di Milano, quando “Dietro la curva del cuore”, il loro terzo disco, era appena uscito ed erano ancora una delle band più rappresentative della nuova ondata rock italiana, tra i primissimi a declinare la lezione dei cantautori in una chiave più moderna, attraverso l’uso disinvolto dell’elettronica, sapientemente mescolata con strumenti classici come archi e tromba.

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Giardini di Mirò | Massimo Volume @ Estate Sforzesca – Castello Sforzesco – Milano, 26 giugno 2019

L I V E  R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Giardini di Mirò e Massimo Volume hanno più cose in comune di quanto non sembrerebbe ad un primo sguardo. A partire da un dna musicale che privilegia la creazione di paesaggi sonori e che lavora sui frammenti e sulle suggestioni, a dispetto della normale forma canzone; passando poi per un utilizzo poco canonico della voce, sia che la si metta al servizio del linguaggio del Post Rock, convenzionalmente strumentale, sia che, come accade per i secondi, la si impieghi in narrazioni più o meno declamate che rappresentano un elemento stilistico del tutto nuovo nel nostro universo sonoro. Aggiungiamo che entrambe le band provengono dall’Emilia Romagna (dal reggiano i primi, da Bologna i secondi), che da pochissimo condividono la stessa etichetta, la 42Records, e capiremo che la decisione di fare un tour insieme è apparsa meno sorprendente di quanto si potesse pensare.

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Larry Campbell & Teresa Williams @ Castello Visconti di San Vito – Somma Lombardo (Va), 6 giugno 2019

L I V E  R E P O R T


Articolo di Fabio Baietti e immagini sonore di Andrea Furlan

Torri, fossati, stemmi e chiostri. Una location incantevole per due Artisti che l’incanto, in chi li ascolta, lo provocano con un mix gentile di classe sopraffina e contagiosa empatia. Larry Campbell cambia gli strumenti come un Fregoli dei nostri tempi, eccellendo in ognuno di essi. Se pare ovvietà, per uno che dava il tempo a Mr. Zimmerman, rimarcare i virtuosismi alla sei corde (sempre contestualizzati nel fluido scorrere della canzone), la sua maestria al mandolino ed al violino ha dato colori e profumi diversi a parecchie composizioni. Tra un brano e l’altro, da professionista consumato, si è cimentato con un italiano fruibile, leggermente spruzzato di castigliani idiomi, con il pubblico a colmare i rarissimi vuoti. Il sorriso perenne, tra i folti capelli di un “newyorker” cittadino del Mondo.

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Virginiana Miller: Benvenuti nell’America irreale di McCoy

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

“In questo camerino ci sono stati anche Kurt, Dave e Chris…”. Sono al Bloom di Mezzago assieme ai Virginiana Miller, siamo seduti nel piccolo stanzino che funge da backstage, le pareti interamente tappezzate di scritte e adesivi, testimonianza viva di trent’anni di amore per la musica dal vivo. Ci sono passati in tanti, da questo storico locale, ma è inevitabile che il primo pensiero vada ai Nirvana, che qui furono protagonisti di due concerti leggendari, uno nel 1989, ai tempi di “Bleach”, l’altro nel 1991, quando “Nevermind” era già uscito ma, almeno da noi, non aveva ancora fatto il botto. I presenti di quella sera non immaginavano certo di stare partecipando ad un qualcosa che ci saremmo ricordati per sempre e per noi che non c’eravamo, è piuttosto inevitabile lasciarsi andare al fascino eterno della storia… Solo per poco, però. Questa sera c’è da parlare di un disco, The Unreal McCoy, che segna il ritorno, dopo sei anni, di quella che è una delle band più importanti del panorama musicale italiano. Oggi i tempi sono cambiati, certe sonorità vengono liquidate come una faccenda per vecchi, come ironizza da tempo l’account Instagram di “Nonno Indie”. Il sestetto di Livorno non appare molto preoccupato da questi cambiamenti; semmai, ha risposto prendendo una decisione mica da ridere: si è messo a cantare in inglese. Proprio loro, che hanno in Simone Lenzi uno dei più grandi parolieri italiani e che sono stati tra i primissimi a far fare un passo avanti alla tradizione cantautorale di cui per troppo tempo siamo stati prigionieri. Col cambio di idioma è cambiata anche la musica, anche se non troppo: The Unreal McCoy è in parte un tributo alla tradizione stelle e strisce ma a conti fatti rimane un disco dei Virginiana Miller, fresco ed ispirato come era lecito aspettarsi. Ne abbiamo parlato con Simone Lenzi (voce), Daniele Catalucci (basso), Giulio Pomponi (tastiere) e Antonio Bardi (chitarra), qualche ora prima della data di Mezzago, la terza in assoluto di questo nuovo tour. Tra una battuta e l’altra (perché, da buoni toscani, le cazzate a raffica non sono mancate), siamo comunque riusciti a capire che la situazione della band è ottima e che questo ritorno potrebbe aprire una nuova fase decisamente molto interessante.

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