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Andrea Furlan

Amenoblues Festival 2018: Il programma

Articolo a cura di Andrea Furlan

Lo stupendo borgo piemontese di Ameno, posto sulle colline che circondano il lago d’Orta, ospita dal 2005 l’Amenoblues Festival, fortemente voluto dal direttore artistico Roberto Neri che insieme ad un gruppo di appassionati ha voluto realizzare il desiderio di coniugare la buona musica con la scoperta di un territorio per la maggior parte ancora poco conosciuto ma con un grande fermento culturale.

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Eloisa Atti – Edges (Cose Sonore / Alman Music, 2018)

Articolo di Andrea Furlan

“Siamo fatti della stessa sostanza sogni e la nostra piccola vita è circondata dal sonno.” (William Shakespeare, La Tempesta, Atto IV)

L’immagine di copertina, tratta dal ciclo Le sognatrici della designer Paola Cassano, è la chiave d’accesso al mondo fantastico di Eloisa Atti, cantante e musicista bolognese, qui ritratta sullo sfondo di un cielo stellato, intenta a suonare con gli occhi chiusi la concertina, evocativa rappresentazione dell’universo sonoro suggestivo e intrigante che stiamo per scoprire. Il sogno è lo strappo nella tela del reale, il luogo delle infinite possibilità che la musica, arte impalpabile per sua natura, riesce a cogliere e tradurre nel variopinto intreccio di generi e sensibilità. Una sognatrice, come lei stessa si definisce, che ha realizzato il proprio sogno americano utilizzando i materiali offerti da country, jazz, blues e gli stilemi del pop più raffinato ed elegante secondo una prospettiva melodica tutta italiana.

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Lowlands @ Spazio Teatro 89 – 10th Anniversary of the Last Call – Milano, 7 aprile 2018

Emozioni di Fabio Baietti immagini sonore di Andrea Furlan

L’uomo con la barba folta ha già cercato le giuste parole, ma i ricordi lo costringono a trovare “solo” quelle delle sue canzoni
La band è un porto sicuro, quello in cui c’è un pub con la pinta di scura pronta a rinfrescare la gola
Si è già cantato, sorriso, applaudito, ma l’uomo con la barba folta è fuoco che deve scaldare la malinconia che inizia a serpeggiare in platea
Chiede un rispettoso ed amichevole silenzio
Quello cosi difficile, a volte, da ottenere con i banconi affollati e cuori poco avvezzi alla poesia
Buio, anzi penombra
La spina si stacca, l’uomo con la barba folta dematerializza la sua mole possente in una voce senza volto
Il fantasma che  fluttua nelle tenebre e che sta per scomparire inizia la sua ultima chiamata
Lo intravedi camminare piano, trovando la metrica perfetta tra cadenza dei passi e parole al sapore di malto
Si sofferma pochi istanti ad intuire volti familiari
Quelli di chi rimane, quelli dei fuggitivi e quelli a cui è rimasta intatta la voglia di pregare.
Un puzzle che si compone in un incastro acustico da brividi sotto pelle
Solo due flashes per fermare invano la magia, l’uomo con la barba è sotto di me, di noi
Notti insonni, mal di cuore, verità troppo spesso non rivelate
Risale sul palco, le spalle leggermente ricurve sulla chitarra, ancora un’ultima strofa
Il Sole sta tramontando, è ora di andarsene
Per ritornare

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Imarhan @ Ohibò, Milano – 4 aprile 2018

Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Andrea Furlan

La parola Imarhan, nella lingua Tamashek, parlata dall’omonima tribù Tuareg da cui provengono, significa “colui del quale mi importa”; il loro nuovo disco, il secondo della loro carriera, s’intitola “Temet”, vocabolo che in italiano suonerebbe come “connessioni”. Sono due dati interessanti, che già dicono molto di quello che è interessante sapere di questa band.
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Sam Amidon & Guano Padano – Da Cantù un ponte gettato tra Italia e America

Live report di Andrea Furlan Immagini sonore di Roberto Bianchi

Quella strana vecchia America.

Lui, Sam Amidon, cantautore estroverso, divaga dal folk tradizionale verso ardite sperimentazioni sonore, loro, i Guano Padano, indomiti esploratori dalla via Emilia al West, oltrepassano i confini della musica strumentale mixando spaghetti western, tex-mex e free jazz, entrambi con la mente ben aperta al nuovo e disponibili all’incontro. Due mondi apparentemente lontani che trovano invece molti punti in comune. Lo ha dimostrato il concerto di cui sono stati protagonisti a Cantù nell’accogliente club All’1&35circa di Carlo Prandini che ancora una volta ha messo in cartellone due nomi decisamente interessanti.

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Kelela @ Teatro Principe, Milano – 19 febbraio 2018

Articolo di Simone Nicastro immagini sonore di Andrea Furlan

Kelela è bellissima. Di quella bellezza ipnotica, insieme genuina e sensuale, in cui ogni espressione e gesto sembra fatto di pura grazia ed intensità. Poi quando la sua voce inizia a “muoversi” nello spazio del Teatro Principe di Milano, vestito di rosso/club londinese, ti rendi conto che questa bellezza estetica è soltanto l’elemento aggiunto (e piacevolissimo) ad una bellezza artistica da vera prima della classe.

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Mary Gauthier – Rifles & Rosary Beads (Appaloosa Records, 2018)

Recensione di Andrea Furlan

There is no higher healing than turning trauma into art” Larry Moss

Di traumi Mary Gauthier ne sa certamente qualcosa. Il primo, devastante, lo subisce ancora in fasce, quando viene abbandonata dalla madre. Un anno in orfanotrofio, poi una famiglia adottiva da cui però scappa. Droga, alcool, riabilitazione. Ormai adulta, rintraccia la madre naturale, ma viene respinta. Non è stata affatto semplice la sua vita, una continua lotta contro i propri demoni e le troppe domande irrisolte. Scrive la sua prima canzone a 35 anni ed è la svolta. La musica è la sua ancora di salvezza, diventa uno degli autori più apprezzati e profondi, capace di sublimare il dolore e la sofferenza in arte di altissimo livello. La narrazione stessa è una cura, nel suo album del 2010, The Foundling, affronta proprio l’abbandono e le ferite che faticano a rimarginarsi. Tutta la sua opera del resto è un incessante riflettere sulle pene dell’esistenza, dell’amore, delle relazioni umane e della ricerca di una serenità possibile e desiderata.

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Colter Wall @ Legend Club – Milano, 31 Gennaio 2018

Colter Wall

Live report di Andrea Furlan, immagini sonore di Stefania D’Egidio

È un Legend Club gremito quello che attende al varco Colter Wall per l’unica data italiana del suo tour europeo. C’era molta attesa intorno al suo nome dopo l’exploit di una sua canzone, Sleeping On The Blacktop, apparsa nella colonna sonora di Hell Or High Water, e il primo album (seguito all’EP Imaginary Appalachia contenente la canzone del film) pubblicato lo scorso anno, un esordio già maturo e sorprendente che aveva lasciato tutti di stucco. Una voce profonda, baritonale, che inequivocabilmente ricorda quella di Johnny Cash, l’uomo in nero, e una serie di canzoni molto belle scritte con in mente Townes Van Zandt, Guy Clark, Waylon Jennings. A parlare attraverso di lui è la tradizione, l’outlaw country, il folk e le sue regole non scritte.

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Eugenio Finardi @ Blue Note, Milano – 13 Gennaio 2018

Diventare negli anni un “classico”: Eugenio Finardi 2018

Articolo di E. Joshin Galani, immagini sonore di Andrea Furlan

Girare come una pazza per cercare parcheggio, quasi un’ora spesa nella speranza di lasciare la macchina, non dico regolare, ma semplicemente parcheggiata, rimanere incastrata nelle file del traffico in tilt per il lavaggio strada post mercato, mi ha fatto temere di non riuscire ad arrivare puntuale per la prima data milanese di Finardimente al Blue Note di Milano.

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