L I V E – R E P O R T


Articolo di Fabio Baietti e immagini sonore di Andrea Furlan

Metti una serata in uno dei ritrovi cult della buona musica in quel di Milano, in cui l’inconfondibile cadenza fiorentina si mescola alla schietta parlata meneghina.

La premessa era quella di dare lustro, on stage, ad artisti della benemerita La Chute Dischi, resiliente casa discografica gigliata, nel cui catalogo è assai arduo trovare proposte che assecondino le mode vacue ed artisti buoni per ascolti usa e getta, propri della nostra contemporaneità.

In realtà, nelle due ore abbondanti dello show, ci è stata donata una serie di suggestioni per suoni e, ancor più, parole che hanno toccato cuore e cervello dei numerosi presenti.

Fabrizio Coppola

Spiazzante ma, certamente, unico il modo in cui lo ha fatto la carismatica Daniela Bedeski, frontwoman del progetto RosaRubea. Una vera e propria performance, tra teatro d’avanguardia, approccio mitteleuropeo e suoni talmente compositi da apparire, tra loro, inconciliabili. Invece, il mix eterogeneo di prorompente fisicità, vocalità peculiare, suoni synth-noise e carillon in libera uscita ha stregato l’audience.

Il filo conduttore delle varie proposte succedutesi sul palco, è stato condensato, a mio parere, in un concetto di fondo, il mettersi in gioco.

Non rimanere pavidi ed indifferenti difronte ad una società che vuole anestetizzare l’Impegno, artistico o sociale che sia, con lo spettro del pensiero unico non poi così lontano.

Daniela Bedeski

Fabrizio Coppola, rocker di razza quanto agitatore culturale di riconosciuta importanza (qui la recensione dell’ultimo Heartland), ha posto l’accento su quante storture, ambiguità e bassezze morali ammantino la nostra vita quotidiana. Il messaggio politico che ci fa arrivare, al netto di nomi e cognomi, non è uno stereotipato richiamo alle parole d’ordine dell’ideologia ma un appello ad aprire gli occhi sulle storture che ci circondano, a non voltarsi dall’altra parte, a reclamare dignità. Il suo set acustico è stato di forte impatto emotivo; voce, chitarra e carisma nell’interpretare la splendida Al suolo, l’urticante La stupidità (con dito indice incorporato) e la recente, profonda, Tutto questo blu.

Fabrizio Coppola

Il fantasma di Tom Joad che lascia spazio a quello di Platone. Sembra un passaggio di testimone al limite dell’assurdo; invece, il set di Massimiliano Larocca (padrone di casa in trasferta) è stata la perfetta altra faccia della medaglia del suo blood brother milanese. L’artista fiorentino può vantare, in una carriera che avrebbe meritato più visibilità mediatica, un ultimo album di valore artistico assoluto. Quel Daimon (qui la recensione) che il messaggio di cui sopra, lo fa arrivare tramite l’allegoria, testi pregni di poesia e riferimenti ad epoche lontane nel tempo ma limitrofe alla sensibilità dell’ascoltatore. Senza il supporto della sua eccellente band, Larocca ha enfatizzato, con la sua vocalità ed una pregevole tessitura alla chitarra acustica, i testi di canzoni quali Leviatano, il ballabile filosofico Nessun perduto amore e, soprattutto, una versione scarnificata di Giorni di Alcione da applausi fragorosi.

Massimiliano Larocca

Altre parole chiave sono state collettivismo e, in contrapposizione, delocalizzazione. La prima, relativa all’atmosfera che regna a La Chute e alla sua concreta realizzazione, ha trovato immediato riscontro nell’eccellente set di Mago Santo. Il duo composto da Ivo Minuti ed Alice Chiari, forte di un caratteristico connubio tra elettrico e classico, dato dall’impasto tra chitarra e violoncello, ha usufruito delle pennellate folkeggianti, fornite dall’ospitata di Daniela Romano alla fisarmonica. Su questo tappeto sonoro di indubbio interesse, le liriche di forte impatto sociopolitico (Piano sequenza su tutte, oltre a Polifemo e Rivoluzione francese), unite ad una voce che flirta con il declamatorio ed il ciampiano, hanno destato l’interesse e l’approvazione della platea e di chi scrive, sicuro nuovo fan del combo gigliato.

Mago Santo

Pier Adduce & Tresette, alias la poesia che fa meditare. Perché la cicogna (simbolo del nuovo lavoro dell’ex leader dei mai dimenticati Guignol) è simbolo di una natività che non può essere relegata a mera nascita di una creatura. La sottolineatura di Adduce sulla metafora della creatività artistica, sul suo significato per chi la propone e per chi ne beneficia ha trovato sfogo in un set ad alto tasso di elettricità, con i duetti ad alto voltaggio tra le sei corde del leader e quella di Antonio Marinelli, la maestria di Fabrizio Carriero dietro ai tamburi (leggio compreso…) e le tessiture new-wave di Luca Olivieri alle tastiere e alle programmazioni. Dove vola la cicogna è disco che merita ascolti approfonditi, esempio plastico di quanta buona musica ci sia ancora da ascoltare e supportare nel nostro Paese. Una serata da ricordare a lungo, con la sottintesa promessa di ricambiare la visita, magari a quel Circolo Progresso, contraltare fiorentino de La Schighera.

Pier Adduce & Tresette

Massimiliano Larocca

Fabrizio Coppola

Daniela Bedeski

Mago Santo

Pier Adduce & Tresette

Daniela Bedeski

Pier Adduce

Mago Santo

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