R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
Il timbro naturalista della chitarra classica di Rino De Patre, cinquantacinquenne musicista abruzzese, ci riavvicina ad una dimensione più umanizzata rispetto a quella contemporanea, spesso soffocata da suoni sintetici ed elettronici. Per questo motivo, la tonalità calda della chitarra con corde di nylon risveglia dal torpore digitale in cui siamo quotidianamente immersi, al fine di recuperare un sottotesto comunicativo più immediato, quasi casalingo. Della chitarra di De Patre, Off Topic si è già occupata recensendo Gadara (2022) – leggi qui – il lavoro di Luca Aquino che contraccambia la partecipazione con la sua presenza in questo Di Sera, ultima prova del chitarrista e terza pubblicazione dopo The Dawn From My Heart (2010) e Sound of The Rainbow (2021). Siamo di fronte ad un’opera che si muove con passo lieve e discreto ma capace di insinuarsi nelle pieghe più intime dell’ascoltatore. Innanzitutto il titolo in italiano, rispetto agli album precedenti, aiuta con la sua connaturata allusione poetica, a recuperare anche inconsciamente un messaggio più diretto, almeno per un pubblico nostrano.

La chitarra, ancora una volta protagonista, di forte impronta classica ma spesso con sfumature folk, latine e inclinazioni jazz-melodiche, diventa strumento narrante di una certa migrazione dello spirito che conduce lontano dal rumore del quotidiano verso una dimensione più raccolta e riflessiva. La tecnica autoriale, pulita e netta a testimonianza di un’elevata padronanza dello strumento, non si impone mai in maniera assoluta, restando al servizio di una scrittura elegante, fatta di equilibrio e attenzione alle sfumature. Si tratta, in definitiva, di una bella calligrafia del sentimento, un esercizio di stile che trova nella compostezza la propria cifra distintiva. Questo album, peraltro, si configura come un oggetto musicale costruito attorno a una grammatica sonora ben definita, evitando ogni gesto retorico e privilegiando una stesura misurata, però pur sempre analitica. Si avverte come la scelta delle note sia stata armonicamente oculata e soppesata, e ciò fa pensare come all’opera si sia riservata una particolare attenzione al dettaglio. Il lavoro d’improvvisazione viene maggiormente delegato ai musicisti che accompagnano l’Autore, soprattutto ai due fiati, probabilmente più a proprio agio con questa attitudine tipicamente jazzistica che non lo stesso De Patre. In questo senso, l’album si presenta come un attraversamento controllato della memoria e delle sue risonanze, e per riuscire in questo intento occorre saper gestire i singoli suoni con la padronanza che certamente ha offerto un’impostazione strumentale proveniente da studi classici. L’atteggiamento dell’Autore tende a considerare strategicamente la gestione dei silenzi alla stregua dell’utilizzo dei suoni, aiutando la musica a cercare così un punto d’incontro più efficace con chi ascolta. Non dobbiamo pensare però a questo album come un lavoro dagli orizzonti chiusi. L’intersezione tra un cauto jazz moderno ed elementi di carattere più tradizionale, non produce conflitti evidenti, tutto è ricondotto a un equilibrio interno che rifugge il contrasto per collocarsi invece su un piano di raffinata simmetria espressiva. Ci sono sguardi ben aperti verso forme musicali contemporanee ed altri rivolti verso un passato comunque rispettosamente rivisitato e ri-elaborato secondo una sensibilità attuale. De Patre, nello specifico, compie un’operazione di questo tipo proponendo con coraggio una versione personale di un notturno di Chopin che si inserisce nel tessuto dell’album con naturalezza, senza risultare estranea. Le atmosfere riprodotte dall’alone acustico della chitarra non cercano la spettacolarizzazione ma costruiscono spazi sonori dilatati, dove il tempo sembra sospendersi con un senso di distacco meditativo, portandosi magari appresso un leggero languore malinconico. De Patre è affiancato, in questo album, da Alfredo Paixão al basso, Pasquale Fiore alla batteria – ben conosciuto da Off Topic, citato in almeno sei o sette occasioni – e alle percussioni, Stefano Amerio intervenuto alle tastiere in Easy – oltre ad occuparsi della registrazione, impeccabile come sempre – Bob Sheppard al sax soprano – leggi qui – e Luca Aquino alla tromba e al flicorno, musicista di cui Off Topic si è occupata a lungo – per avere più informazioni conviene digitare il suo nome nell’apposito spazio di ricerca nella home page.
Si comincia l’ascolto con Landscape, dove la chitarra di De Patre sembra mantenere fede al titolo del brano, descrivendo uno spazio che s’apre tutt’attorno. La melodia appare piuttosto semplificata, con frasi reiterate che s’adagiano sulla ritmica discreta che la sostiene – brushing, lievi percussioni e note di raccordo per il contrabbasso. Nella parte finale il tempo pare irrobustirsi, precedendo la comparsa di un breve intervento del flicorno di Aquino, abile nel descrivere lontananze e spazi aperti come vibranti luoghi dell’anima. Spring Wind mostra una chitarra arpeggiata che tratteggia inizialmente immagini circolari come mulinelli ventosi, a cui s’affiancano gli ariosi accordi di tastiera e il lavorio di spazzole. Ancora una volta interviene Aquino, in questo caso con la tromba in un accompagnamento più incisivo e un poco più lungo rispetto al precedente, approfittando anche di un apporto leggermente più robusto della ritmica. Regina si costruisce con una struttura decisamente complessa, a metà tra un ricercare per liuto e una ballata tradizionale scozzese – in alcuni passaggi sembra di avvertire un tocco quasi alla John Renbourn. Il tema viene ripetuto più volte, possiede una propria onirica leggerezza, una levità rimarcata dall’accompagnamento soffuso da parte della ritmica.

Mediterranea possiede una vibrazione interna più raccolta e trattenuta mentre una batteria secca e battente accompagna la chitarra nelle sue affascinanti progressioni, sempre di carattere circolare. Interviene il flicorno di Aquino con un melodioso apporto, distribuito in due momenti distinti, a contornare l’ellissi sonora impostata da De Patre. Concepito sembra avvicinarsi a sonorità latine con un costrutto melodico più complesso ed una maggior varietà d’insieme, per poi sfociare in un momento decisamente più jazzato da cui emerge il brillante soprano di Sheppard. L’impressione fino ad ora, è che vi sia un crescendo progressivo, dal brano iniziale ai susseguenti, in termini di complessità e studio armonico. Il Respiro pare confermare, almeno parzialmente l’ipotesi di cui sopra. Un brano di sola chitarra con salti tonali, pieno di chiaroscuri, di potente matrice classica e condotto con estrema pulizia sonora, insomma una traccia di grande e profonda bellezza. The Choice s’insedia su un ritmo lento e cadenzato, con una certa enfasi drammatica, un po’ meno interessante dal punto di vista dello sviluppo armonico. Si avverte qualche tastiera di sottofondo – le note stampa indicano che sono state aggiunte dallo stesso De Patre – ma è la comparsa di un liquido sax soprano nella seconda metà del brano che promuove una seducente tensione jazzy con inaspettate sfumature nordico-scandinave. The Minstrel dimostra un’irresistibile solarità alla Leo Kottke in un brano poco decifrabile dal punto di vista formale, con passaggi quasi rock, forse con la presenza di una doppia chitarra sovraincisa. Ad ogni modo la traccia è molto godibile e sovverte le atmosfere rilassanti e meditative dei brani precedenti. Arriviamo quindi alla versione del Notturno opera 9 n. 2 di F. Chopin. Devo dire che, nonostante personalmente sia sempre stato molto dubbioso riguardo la rivisitazione di brani classici in veste moderna, questa prova di De Patre mi ha molto colpito per la personalissima trascrizione operata per chitarra. Con un cambio di tonalità rispetto alla partitura originale – dal Mi bemolle maggiore al Sol maggiore – la natura del cordofono si esprime in questa veste senza tradire i suoi aspetti più intimi, quasi stemperando un poco la profonda natura meditativa di questo notturno del compositore polacco. Ottima operazione! Easy nasce da un’idea che si dimostra forse di facile esecuzione per chitarra ma armonicamente tutt’altro che scontata, sulla quale Aquino, accompagnato anche da profondi suoni percussivi, disegna un’efficace e lenta linea melodica. Si arriva alla title track Di Sera, un suggestivo brano che dimostra di potersi esprimere, con l’aiuto del soprano di Sheppard dolce e tagliente come un vento freddo, in territori jazz perfettamente a portata di mano dell’Autore che evidenzia così un eclettismo ben lontano dall’essere poco più di un capriccio creativo. Si chiude con una traccia alternativa di Concepito che non mi sembra mostri sostanziali cambiamenti rispetto alla versione ascoltata in precedenza.
La scrittura di De Patre appare orientata a una forma di equilibrio maturo, dove ogni elemento, timbrico, armonico o dinamico, viene calibrato con attenzione, senza cedere a facili compiacimenti virtuosistici o ad un eccesso di derive espressive. Anche nei momenti di maggiore apertura, permane una sorta di vigilanza formale, un autocontrollo che impedisce alla musica di smarrire il proprio asse. L’Autore ha lavorato quindi senza perdersi, in modo sintetico, restituendo valore al dettaglio e al silenzio come elementi strutturali. Di Sera comunica una sensazione di composta continuità nello strutturare un flusso sonoro che accompagni senza essere invasivo e che suggerisca più di quanto dichiari. Da questo punto di vista la timbrica naturale della chitarra aiuta molto la sensazione di raccoglimento e di pacata riflessione che si avverte un po’ in tutti i brani.
Tracklist:
01. Landscape
02. Spring Wind
03. Regina
04. Mediterranea
05. Concepito
06. Il respiro
07. The Choice
08. The Minstrel
09. Notturno (op. 9 n. 2)
10. Easy
11. Di sera
12. Concepito – Alternate Take
Photo © Isabella Missio






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