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Voci fuori dal coro

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Voci fuori dal coro

Gli Scordati di Joe – Vol. 47

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Leonard Cohen – Thanks For The Dance (Columbia Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Letizia Grassi

Quando esce l’album di un grande artista di solito è accompagnato da un non so che di riverenziale. Ma, se l’album in questione rappresenta una raccolta delle ultime registrazioni di Leonard Cohen, beh, non rimane che sedersi e, in rispettoso silenzio, lasciarsi invadere dalla poeticità della sua musica.
Ebbene, a distanza di tre anni dalla morte del grande artista, ecco spuntare Thanks For The Dance. L’album, curato dal figlio Adam Cohen, rappresenta una prosecuzione di You Want It Darker, uscito nel 2016, qualche settimana prima della scomparsa di Leonard. E, infatti, Thanks For The Dance ha proprio tutte le caratteristiche di un congedo, quello dell’artista canadese che, serenamente accettando la fine della sua vita, compone i suoi ultimi versi.

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Amelie Tritesse: anche a Teramo esiste una scena musicale

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Ho conosciuto gli Amelie Tritesse per caso ed in maniera piuttosto curiosa: due mesi fa Rumore ha pubblicato una bella inchiesta sul giornalismo e sull’editoria musicale. Trovandomi in qualche modo da quella parte della barricata (anche se ovviamente in maniera totalmente approssimativa e dilettantistica) l’ho letto con piacere e ho poi scritto a Manuel Graziani, uno degli autori, per ringraziarlo e per offrirgli un paio di mie considerazioni sull’argomento. Tra una cosa e l’altra, è venuto fuori che suona e che ha un gruppo, gli Amelie Tritesse, appunto, con il quale ha pubblicato due dischi.
L’ascolto su Bandcamp del loro secondo lavoro Sangue di provincia mi ha davvero colpito: l’unione dello spoken word alle parti cantate e degli arpeggi di chitarra stranianti a fraseggi ed atmosfere al confine tra il Garage Punk e la New Wave, mi sono sembrate subito caratteristiche fuori dal comune, come se l’eccletismo dei Pere Ubu incontrasse la complessa costruzione di paesaggi sonori tipica dei Massimo Volume. Mi è venuta voglia di saperne di più e così ho chiamato Manuel al telefono e mi sono fatto raccontare un po’ di cose della sua band, dell’ultimo disco, della sua passione per la scrittura e dei prossimi progetti futuri. Chiacchierata interessante ed una band che, pur non facilissima come proposta, merita senza dubbio di essere ascoltata…

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CLUB TO CLUB, la sfida dei festival – Torino 30 ottobre/03 novembre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Claudia Losini

“Ma perché vi fate chiamare festival di musica elettronica, se non c’è l’elettronica?”
Nei commenti alla pagina del festival, quest’anno, si sono lette tante domande di questo genere.
Premesso che da circa 3 o 4 anni il festival ha cambiato direzione, spostandosi dall’elettronica in senso stretto del termine al genere avant-garde pop, quella di quest’anno è stata una scelta che determinerà il futuro di ClubtoClub, che in 19 anni ha modificato spesso la sua espressione, mai perdendo però la sua natura di festival che sponsorizza la musica del futuro.

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En Declin – A Possible Human Drift Scenario (My Kingdom Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Una pausa obbligata, necessaria per ricrearsi e per delineare nuove sonorità e una nuova identità. Dieci tracce, per dieci anni di assenza/resistenza e perseveranza verso il proprio sentire.

En Declin nascono nel 1996, pubblicano ben presto un demo, seguito da un Ep e dal disco Trama nel 2005 e Domino/Consequence qualche anno dopo, per poi sparire indebitamente dalla scena. Si sa che spesso le cose nascono, cambiano e si trasformano, e così si trovano a far fronte a defezioni interne che inizialmente minano la band, ma è talmente forte la voglia di andare avanti e di non lasciar spegnere la candela accesa con i precedenti lavori, che prendono una decisione dura, ma matura, ovvero di proseguire lo stesso in tre; Andrea Aschi (chitarra), Maurizio Tavani (voce), Marco Campioni (batteria e programmazioni).

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Temples live @ Circolo Magnolia – 24 novembre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Alessandro Pedale

L’impressione finale al termine di questo concerto dei Temples è che non si capisce come mai, se i Tame Impala hanno raccolto così tanti consensi negli ultimi anni, la stessa cosa non sia ancora accaduta per loro. La band britannica ha pubblicato tre dischi bellissimi, l’ultimo dei quali, Hot Motion, ha amplificato ancora di più la componente Power Pop, pur all’interno del solito trademark stilistico figlio della psichedelia anni ’70, con spruzzate di Beatles e T. Rex.

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Piero Pelù Live @ Alcatraz (MI) – 19 novembre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Serata da incorniciare quella del 19 novembre all’Alcatraz di Milano: arriva sul palco il “ragazzaccio” per eccellenza del rock’n’roll made in Italy, quel Piero Pelù che, con i suoi Litfiba, faceva battere il cuore a noi liceali degli anni ’90.
A loro il merito di averci fatto capire che la musica italiana non era solo fatta di “trottolini amorosi” e di “Marco se ne è andato e non ritorna più”, ma anche di temi politicosociali e chitarre affilate come lame.

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Siberia: Non volevamo condannarci ad essere poco rilevanti

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Potrebbe essere che in futuro Tutti amiamo senza fine, il terzo disco dei Siberia, venga considerato come “quello della svolta Pop”. In realtà il quartetto livornese, con questa etichetta ci ha sempre flirtato e non solo per l’inno, ironico sì ma anche un filino programmatico, Nuovo Pop italiano, traccia di punta del precedente Si vuole scappare. Dopo anni a battere i territori dell’immediatezza melodica, seppur declinati all’interno di un’appartenenza, volontaria e non, all’immaginario Wave e Post Punk che fa capo a mostri sacri come i Joy Division o a realtà più recenti come gli Editors, i Siberia hanno deciso di liberarsi del tutto da etichette che rischiavano di relegarli per sempre in una dimensione di scontatezza e prevedibilità.
Tutti amiamo senza fine, che arriva all’indomani di un prezioso sodalizio con la Sugar, a cui va ad affiancarsi il sempre solido rapporto con Maciste Dischi (la band è tra l’altro tra le primissime ad aver fatto ingresso nel roster dell’etichetta romana), farà probabilmente storcere il naso ai fan più oltranzisti ma la verità è che è l’album che potrebbe sdoganare finalmente il nome dei Siberia all’interno dei giri che contano. Ne abbiamo parlato con Eugenio Sournia (voce), Cristiano Sbolci Tortoli (basso), Luca Pascual Mele (batteria) e Matteo D’Angelo (chitarra), tentando idealmente di riprendere il discorso da dove l’avevamo lasciato l’ultima volta, circa un anno e mezzo fa.

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Lucci, Ford78, Hube – Unabomber (La Grande Onda, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Tre esponenti della vecchia guardia romana (Ford78 alle strumentali, Lucci e Hube ai microfoni) si sono uniti per la realizzazione di questo Ep composto da sei tracce che dura poco meno di venti minuti. Dopo tanti ascolti e una lunga meditazione su cosa dire e come dirlo per non risultare troppo un criticone (anche se poi probabilmente sarà così) ho deciso di concentrarmi su due semplici punti.

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