L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Dicono che la grandezza di un personaggio si veda dalla coda di gente in attesa per il concerto e per lui, giovedì sera, era tale da mandare in tilt l’intera via Valtellina, complice anche la pioggia battente che imperversava su Milano. Penso di non aver mai visto l’Alcatraz così pieno zeppo neanche per le star internazionali del heavy metal, a dimostrazione che il jazz in Italia piace e piace molto; arrivata alle ore 20.00 in zona, ho vagato come una disperata alla ricerca di un parcheggio, finché verso le 21.00 mi sono arresa e ho lasciato di corsa l’auto in Maciachini con il risultato che sono arrivata inzuppata di acqua sotto il pit. L’orario previsto di inizio concerto non viene rispettato per dare la possibilità a tutti i fans di entrare: alle 21.00 c’era ancora il 50% del pubblico in coda all’entrata.

Personaggio con un curriculum pesante: bassista, compositore e produttore, considerato uno dei maestri del funk per il suo personale stile esecutivo, formatosi alla scuola di Miles Davis, vanta collaborazioni con il cantante Luther Vandross, con il sassofonista David Sanborn e il pianista McCoy Tyner, tanto per fare qualche nome, sicuramente uno dei più abili nella tecnica dello slap anche se Miller non suona solo il basso elettrico, ma anche il clarinetto basso, le tastiere, il sassofono soprano e la chitarra. Classe 1959, cresce in una famiglia di musicisti e così gli viene naturale seguire le orme del padre e dello zio. La sua maestria nella tecnica del thumb lo ha reso un punto di riferimento per altre leggende del basso, come Jaco Pastorius, che ha voluto omaggiare a modo suo durante lo show milanese, e lo ha portato a vincere diversi Grammy Award, a scrivere brani oltre che per Miles Davis anche per altri, a comporre colonne sonore per Spike Lee e ad esibirsi con mostri sacri del calibro di Eric Clapton e Steve Gadd. Uno così non ha bisogno neanche di tante presentazioni: insomma… un bel pezzo da novanta per JazzMi 2023!

Serata caldissima all’Alcatraz, luci belle, acustica perfetta, per la prima volta non c’è bisogno di proteggersi i timpani e si parte subito a razzo con le note che volano leggere tra slappate, assoli di sax e acuti di tromba; Marcus nella sua grandezza non dimentica mai di incitare i colleghi che lo accompagnano, alla tromba Marquis Hill, al sax Alex Han, alle tastiere Brett Williams e alla batteria Alex Bailey, dividendo equamente gli applausi con loro e, a dire il vero, se li meritano tutti perché ognuno dei quattro gregari riesce a prendersi il suo spazio per un degno assolo. Tutti tengono il tempo con le mani o con i piedi e si va avanti senza grandi pause, fatta eccezione per una breve, ma importante riflessione sull’importanza della pace nel mondo, in questo periodo di grandi sofferenze, e per un simpatico siparietto in cui la band intona un happy birthday alla madre di uno dei componenti, presente in sala tra il pubblico. Particolarmente emozionante il pezzo suonato con il clarinetto basso e lo scatenato assolo di pianoforte, che a me, cresciuta con l’associazione jazz = Gli Aristogatti, ha riportato alla mente la scena della festa con il siamese che si scatena sulla tastiera. Non me ne vogliano gli appassionati di jazz… ma, in fondo, il potere della musica è proprio quello di evocare immagini diverse in ogni persona.

Due ore abbondanti di grande musica in cui, nella prima parte, l’artista ha riproposto i brani del suo repertorio, come Hylife, tratto dall’album Afrodeezia del 2015, o B’s river in cui imbraccia il sintir, strumento a corde nordafricano, per poi esibirsi in Papa was a rolling stone dei Temptations, la canzone che lo ha fatto innamorare del basso, e in due cover di Miles Davis, Mr. Pastorius, ovviamente dedicata a Jaco, prematuramente scomparso nel 1987, e Tutu. Grande trasporto emotivo in Gorée, un brano triste che ripercorre il viaggio degli schiavi africani verso il Nuovo Mondo, e ritmi dal sapore caraibico in Son of Macbeth. Chiude lo show più atteso di questa edizione 2023 di JazzMi con Blast nel bis richiesto a gran voce dai fans. Serata travolgente che rimarrà a lungo nella storia dell’Alcatraz.



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