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Voci fuori dal coro

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Stefania D’Egidio

The Darkness @ Carroponte – Sesto San Giovanni (Mi), 20 luglio 2019 [opening Hangarvain + Noise Pollution]

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Chi, per questioni anagrafiche, non ha vissuto l’epoca d’oro del glam, guardando i Darkness dal vivo potrà assaporarne i fasti: gli ingredienti ci sono tutti, dal look colorato ed eccentrico alla teatralità delle esibizioni, il tutto condito con un pizzico di autoironia che non guasta mai.

Jake Clemons @ Libritudine – Lissone (Mb), 20 giugno 2019 [opening Bocephus King]

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Quando di cognome fai Clemons la musica ce l’hai nel sangue e non puoi che essere un predestinato. Nipote del mitico Clarence, il gigante buono per anni al fianco di Bruce Springsteen con il suo sax, Jake ne ha ereditato non solo la stazza (impossibile non notarne la presenza sul palco), ma soprattutto il talento, tanto da esserne il legittimo erede all’interno della E Street Band dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2011.

 

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Rammstein – Rammstein (Ume/Spinefarm, 2019)

R E C E N S I O N E

Articolo di Stefania D’Egidio

Non è un album per vecchi il settimo lavoro dei Rammstein, uscito il 17 maggio per Ume/Spinefarm, a dieci anni di distanza da Liebe ist fur alle da, senza titolo, quasi a voler dire:” trovatelo tu”, la cui copertina  è già una dichiarazione di intenti con un fiammifero che spicca su sfondo bianco, in attesa di essere acceso, nulla di più rappresentativo per una band che ha fatto dei live pirotecnici il suo marchio di fabbrica, pionieri del genere industrial, insieme ai Nine Inch Nails, ma con il grande merito, rispetto ai colleghi statunitensi, di essere arrivati al successo pur utilizzando l’idioma meno musicale d’Europa, il tedesco.

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The Cranberries – In the End (BMG, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Lo scorso 26 aprile è stato pubblicato In The End, l’ultimo album dei Cranberries con la voce di Dolores O’Riordan. E’ la fine di una lunga storia d’amore e d’amicizia iniziata con i Cranberries oltre venti anni fa, io appena maggiorenne, loro un gruppo di quattro ragazzi dalla verde Irlanda, capitanati dalla O’Riordan. Ci misero poco a far breccia nel mio cuore, per le ritmiche facili, ma geniali nel contempo, e perché di donne che facevano rock in quegli anni ce n’erano poche, dominava il pop e, nella sua semplicità, Dolly aveva un non so che di ribelle. Subito iniziammo ad imitarla nel look: anfibi, t-shirt, jeans e capelli cortissimi, nulla di più semplice ed economico, era una ragazza qualunque, una che per sbarcare il lunario, come tanti, faceva la cameriera in un pub, ma il destino le aveva riservato altro, con quella voce particolare che madre natura le aveva donato, non sempre tecnicamente perfetta dal vivo, ma unica nel suo genere, con quei vocalizzi tipici delle sonorità celtiche.

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Patrizia Laquidara @ Teatro Fontana – Milano, 17 aprile 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Simone Nicastro e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Ogni volta che scrivo una recensione o un report di un concerto, ma anche esprimo semplicemente un commento o una battuta sull’argomento “musica”, il mio intento principale è, in qualche modo, cercare di trasmettere a chi mi legge come e quanto valga nella mia vita l’ascolto di alcune canzoni o la partecipazione ad un’esibizione dal vivo. Un intento, direi, piuttosto banale e nella maggior parte dei casi, tra l’altro, anche fallimentare. Il punto è che ci sono poi alcune esperienze per cui il fardello di questa mal riuscita trasmissione mi risulta anche più gravoso del solito perché tanto e tale e la bellezza sperimentarla che vorrei che almeno tutti quelli che mi “conoscono” riuscissero a provarla.

Una di queste esperienze è stata assolutamente il concerto di Patrizia Laquidara dell’altra sera al Teatro Fontana di Milano. Patrizia Laquidara è una artista che seguo fin dai suoi esordi e penso di averla vista dal vivo almeno sette o otto volte. La sua discografia è di qualità sopraffina oltre ad essere quasi un unicum nel panorama nazionale: Patrizia Laquidara è una “equilibrista” che asseconda una visione artistica ricercata e personale sempre in divenire ed eccezionalmente “pura” nel formarsi/trasformarsi davanti al suo pubblico.

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Wild Nothing @ Santeria Social Club, Milano – 7 marzo 2019 [opening Old Fashion Lover Boy]

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Stefania D’Egidio

Era passato un po’ in sordina Indigo, quarto disco dei Wild Nothing. Un po’ perché era uscito ad agosto, un po’ perché forse, almeno secondo la vulgata, a Nocturne, il capitolo della consacrazione, non era seguito qualcosa di altrettanto immediato e roboante. Eppure non ci voleva molto ad accorgersi che Life of Pause era di fatto anni luce avanti in quanto a varietà stilistica e perizia compositiva, mostrando Jack Tatum padroneggiare più che mai i mezzi della propria scrittura, oltre che rifiutarsi di ripetere fino all’eccesso la formula vincente del suo Jangle Pop velato di atmosfere Dream.

Il quarto capitolo della saga dell’artista di Blacksburg, Virginia, di fatto unico depositario dell’universo creativo Wild Nothing, è un ideale compendio di tutto quanto espresso in passato, più diretto di Life Of Pause ma allo stesso tempo sempre indulgente ad un certo gusto retromaniaco, tra Synth pomposi ed avvolgenti e atmosfere smaccatamente New Romantic. Un disco che forse non contiene hit sfolgoranti, capaci da sole di fare la differenza, ma che nel complesso raggiunge un livello medio più che discreto, testimonianza ideale di un gruppo che, non sarà più sulla bocca di tutti gli appassionati come 7-8 anni fa, ma è ancora più che mai degno di rimanere nel novero di quelli che contano.

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Skunk Anansie – 25Live@25 (Carosello Records, 2019)

R E C E N S I O N E

Articolo di Stefania D’Egidio

Pochi giorni fa gli Skunk Anansie hanno pubblicato un doppio album live che celebra i 25 anni di carriera della band, ripercorrendone le tappe fondamentali, dai tempi dello Splash Club di King’s Cross fino ai giorni d’oggi, conservando immutata quella carica di adrenalina che li ha sempre contraddistinti. La prima volta che mi sono imbattuta nella band era il lontano 1994, facevo l’ultimo anno di liceo, a pochi mesi dall’esame di maturità, mi sembrano passati secoli: erano appena arrivati i cd, ma noi compravamo ancora le musicassette da un celebre ingrosso di Bologna, non esisteva internet né c’erano gli mp3, se volevi ascoltare le novità dovevi stare come me sintonizzato sulle frequenze di Rai Stereo Notte, di nascosto dei genitori, perché l’indomani si andava a scuola e a mezzanotte dovevamo essere tutti sotto le coperte, altro che musica! E così indossavi il tuo bel pigiamino, salutavi tutti, ti chiudevi in camera e a mezzanotte in punto sotto il piumone, ma con le cuffie per non farti sgamare.

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Vanarin @ Circolo ohibò – Milano, 26 gennaio 2019 [opening Baseball Gregg]

Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Sabato 26 i Vanarin sono passati al Circolo Ohibò di Milano per l’ultima tappa del loto tour; attorno a loro si sono create grandi aspettative, dato l’esordio scoppiettante  e l’importante collaborazione con una vecchia conoscenza del rock italiano, Roberta Sammarelli dei Verdena, che dopo averli ascoltati ne è diventata la manager.  

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I Hate My Village – I Hate My Village (La Tempesta, 2019)

Articolo di Stefania D’Egidio

I Hate My Village è l’ultimo ambizioso progetto di Adriano Viterbini, chitarrista tra i più talentuosi ed eclettici del panorama musicale italiano, già membro dei Bud Spencer Blues Explosion e di Milano Elettrica, in collaborazione con Fabio Rondanini, batterista di Calibro 35 e Afterhours, ai quali si è aggiunto in un secondo momento una vecchia conoscenza del rock nostrano, Alberto Ferrari dei Verdena.

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