R E C E N S I O N E

Recensione di Stefania D’Egidio

Di lui un poco longimirante personaggio della tv inglese disse che aveva una “faccia troppo decadente” per bucare lo schermo, tanto che, nelle prime apparizioni di The Smiths, le uniche inquadrature di Johnny Marr erano sulle mani e sulla chitarra. Valutazione talmente sbagliata che, quattro decadi dopo, siamo ancora qui a parlare di Marr, così talentuoso da sopravvivere alla fine della band formata con Morrisey, in quel di Manchester, e da intraprendere una carriera solista altrettanto notevole, che lo ha portato anche a collaborare con grandi nomi del panorama musicale mondiale, come The Pretenders, New Order, Bryan Ferry, Kraftwerk, Talking Heads, Beck, Oasis. Richiestissimo come sessionman, negli anni post The Smiths si è dilettato anche nella produzione e, di fatto, dei quattro mancuniani, che deliziarono il mondo dal ’82 al ’88, è l’unico a tener testa all’ex solidale Morrisey: Andy Rourke purtroppo ci ha lasciato nel 2023, a causa di un tumore al pancreas e Mike Joyce ha intrapreso una carriera da dj e conduttore radiofonico. Restano quindi solo loro due a tenere accesa quella “luce che non si spegne mai”. Morrisey è passato in Italia giusto un mese fa, Marr arriverà a novembre, ma, nel frattempo ha pubblicato un nuovo album live di 22 tracce, uscito lo scorso 19 settembre per BMG.

Look Out Live! è un album che riassume tutta l’energia delle esibizioni di Marr, tra atmosfere magiche, inni electro-soul e schitarrate graffianti. Non avrà la sensualità del primo Morrisey, che si presentava con fiori sul palco, ma una voce che trasmette la stessa brillantezza del suo stile chitarristico. Registrato durante lo spettacolo tutto esaurito al Hammersmith Apollo di Londra nel 2024, una delle ultime tappe dello Spirit Power Tour, che seguiva all’omonimo album del 2023. La tracklist inizia con Sensory Street Live, con quel suono di sirena che contribuisce a mantenere alta la tensione fino alla partenza della musica. Mani che tengono il tempo e raffiche di distorsione per oltre cinque minuti. Poi inizia una carrellata di grandi successi come l’allegra Panic, This Charming Man, Please, Please, Please Let Me Get What I Want.

Non mancano brani elettrizzanti come Generate! Generate! o Spirit Power and Soul con una ritmica dance che ricorda un pò i New Order e la chitarra che rimanda invece al primo maestro di Marr, Billy Duffy di The Cult, suo vicino di casa quando aveva tredici anni. Un ritornello tutto da urlare al cielo con un assolo da manuale. Sui successi di The Smiths ho poco da aggiungere che non sia già stato detto, sono brani che hanno fatto la storia della musica inglese, tanto da influenzare scrittori, registi e band venute nei decenni successivi agli anni ’80, che saranno pur stati “l’inizio della fine” per qualcuno, ma hanno comunque sfornato un’enorme quantità di artisti, ciascuno con uno stile diverso e capaci comunque di lasciare un’impronta indelebile.

Per ascoltare la prima traccia acustica bisogna aspettare Somewhere, bella per il suono della chitarra e per la freschezza della sua voce: se non ne conoscessi l’età potrei tranquillamente pensare che si tratti della voce di un ventenne. L’aria si fa più cupa invece con l’intro di Walk Into The Sea, un riff quasi ossessivo su un tappeto di synth, poi i classici accordi taglienti e il giusto pathos, per mantenere alta l’adrenalina del pubblico. Una voce femminile squarcia il palco nell’intro di The Answer, pezzo velocissimo a forte connotazione punk, la tempesta prima della quiete di Please, Please, Please Let Me Get What I Want: quanta magia racchiusa in quei 04.44 minuti di arpeggi e strumming. Non capirò mai perchè il passato con The Smiths evochi tanto dolore in Morrisey, tanto da volerne vendere i diritti d’autore, in fondo non sono molti gli artisti a potersi vantare di aver creato tali successi. Il brano seguente Armatopia è un bel booster di energia, già dalle prime note viene voglia di saltellare e si continua così anche con Hi Hello, con la tesa How Soon Is Now e l’elettrizzante Easy Money. Seguono due bei duetti con Neil Tennant, il frontman dei Pet Shop Boys, la cover di Rebel Rebel di Bowie in cui Tennant non sfigura affatto e Getting Away Whit It in cui, per la prima volta, il basso ruba la scena alla chitarra di Johnny.

Il finale è da brividi con sei canzoni, una più bella dell’altra, da You Just Haven’t Earned It Yet, Baby, al capolavoro There Is A Light That Never Goes Out, da The Passenger, cover di Iggy Pop, a New Town Velocity, brano dal sapore un pò nostalgico, da Stop Me If You Think You’ve Heard This One Before a Big Mouth Strikes Again. In conclusione un album live imperdibile per chi, come me, ha amato e ama tuttora la musica inglese, non solo per i fedelissimi di The Smiths. Non resta che sperare che la scaletta al Fabrique di Milano il 6 novembre sia la stessa, per rivivere le medesime emozioni che si provano ascoltando questo disco con in più il piacere di vedere quel “volto decadente” che in tanti veneriamo.

Tracklist:
LATO A:
01. Sensory Street (05:47)
02. Panic (02:51)
03. Generate! Generate! (04:45)
04. Spirit Power and Soul (05:13)
05. This Charming Man (03:05)
06. Somewhere (04:04)
07. Walk Into the Sea (05:49)
08. The Answer (03:39)
09. Please, Please, Please Let Me Get What I Want (04:44)
10. Armatopia (03:51)
11. Get the Message (05:37)
12. Hi Hello (04:47)
13. How Soon Is Now? (05:05)
14. Easy Money (04:55)
15. Rebel Rebel (feat. Neil Tennant) (04:10)
16. Getting Away With It (feat. Neil Tennant) (07:19)
17. You Just Haven’t Earned It Yet, Baby (03:43)
18. There Is a Light That Never Goes Out (06:44)
19. The Passenger (04:09)
20. New Town Velocity (05:34)
21. Stop Me If You Think You’ve Heard This One Before (04:06)
22. Bigmouth Strikes Again (03:51)



One response to “Johnny Marr – Look Out Live! (BMG, 2025)”

  1. […] ritmico che ogni tanto fa un’incursione sulle tastiere. Si parte a bomba e, avendo ascoltato Look Out Live!, l’ultimo album, me lo aspettavo: Generate! Generate! è quello che ci vuole per scaldare […]

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