L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Sapevo sarebbe stata una serata tutta “pelle d’oca”, l’aspettavo da ormai due mesi, avendo perso il concerto di Morrisey, per questo mi sono presentata al Fabrique anche con i postumi di un’influenza e totalmente afona. Giunta al botteghino, non potendo comunicare, ho tirato fuori un cartello con su scritto: “sono senza voce, devo ritirare un accredito foto per Off Topic” e così mi sono guadagnata un sorriso dall’addetta e il tanto agognato braccialetto giallo per accedere al pit. Ero là solo per Marr, ma ad un certo punto sbucano sul palco quattro giovani ragazzi che, pronti e via, cominciano a pestare sugli strumenti come se non ci fosse un domani. Dicono di chiamarsi The Clockworks, dall’Irlanda, e segnatevi il nome, come ho fatto io, perché questi spaccano di brutto e ne sentiremo di sicuro parlare in futuro. Pochi fronzoli e tutta sostanza, con un basso bello potente in stile Joy Division o i più recenti Fontaines D.C.

Suonano per i canonici 20 minuti concessi ai gruppi di apertura, poi giusto un’accordata agli strumenti ed ecco che alle 21.00, dietro un muro di amplificatori Fender arriva il nostro Johnny con una band a quattro, due chitarre, basso e batteria con il chitarrista ritmico che ogni tanto fa un’incursione sulle tastiere. Si parte a bomba e, avendo ascoltato Look Out Live!, l’ultimo album, me lo aspettavo: Generate! Generate! è quello che ci vuole per scaldare l’atmosfera. Il pubblico, manco a dirlo, è quello delle grandi occasioni, prevalentemente composto da gente matura, quella cresciuta a pan e The Smiths, ma nel mezzo anche qualche millenials con tanto di vinile al seguito. Gli ingredienti sono quelli che hanno reso Marr famoso, prima con Morrisey e soci, poi nella carriera solista: arpeggi e ritmiche veloci, come in Spirit and Power Soul, Bigmouth Strikes Again o in Easy Money, ma anche melodie dolcissime, (da brividi l’esecuzione di Please, Please, Please Let Me Get What I Want), fino a suoni elettronici, come in Armatopia, e un pizzico di psichedelia con i glissati della rocciosa How Soon Is Now?, la canzone che, secondo i discografici della Rough Trade, sarebbe stata un fiasco e, invece, dopo quarant’anni risuona ancora come un gran bel pezzo.

Lo show prosegue spedito come un treno carico di emozioni per poco meno di due ore, c’è spazio per tutte le hits del passato, per assoli da capogiro e anche per una bella cover di The Passenger di Iggy Pop. Il muro di amplificatori fa il suo dovere, ma anche la gran cassa della batteria rimbomba come un tuono, per non parlare del basso avvolgente: insomma si capisce che c’è grande sintonia con la band che lo accompagna. Mi godo il concerto nota per nota, fino all’ultima canzone, che non può che essere There Is A Light That Never Goes Out. Sensazioni belle quelle che si liberano nei cori del pubblico, anche quando gli strumenti taciono per pochi istanti, per dare spazio al vocale. Quando alla fine le luci del Fabrique si riaccendono e la band scende dal palco mi lascio andare ad una considerazione da boomer, sarà perchè tra poco farò cinquantanni o forse perchè sono nostalgica per la musica…ma cosa ci dobbiamo fare noi con i gruppi che girano ora sulla scena quando abbiamo avuto gente come The Smiths ???

Setlist:

  1. Generate! Generate!
  2. Panic
  3. Armatopia
  4. New Town Velocity
  5. Spirit Power and Soul
  6. It’s Time
  7. Hi Hello
  8. This Charming Man
  9. Somewhere
  10. Please, Please, Please Let Me Get What I Want
  11. Spin
  12. Walk Into the Sea
  13. Bigmouth Strikes Again
  14. Easy Money
  15. How Soon Is Now?
  16. Getting Away With It
  17. The Passenger
  18. Stop Me If You Think You’ve Heard This One Before
  19. Ophelia
  20. There Is a Light That Never Goes Out

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere