R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Del Noce
Backstage dell’operazione: risale al 2016 il primo contatto tra Joe Harvey-Whyte, giovane artista britannico multidisciplinare, ma eminentemente attivo quale innovatore della pedal-steel, e l’affine spirito di Geir Sundstøl, più attempato pluri-strumentista norvegese, e segnatamente multi-chitarrista. Il primo, operoso “all’incrocio tra musica ambient/sperimentale, arte visiva e suono ambientale”, ammetteva la grande fascinazione operata dall’album d’esordio del secondo (Furulund), pervenuto alla produzione individuale in età matura, praticamente in coda ad una fittissima carriera di quasi ubiquitario sideman.
Ne conseguì un’articolata frequentazione, comprendente scambi pluriennali di idee e numerose visite ai rispettivi studi, condensatasi infine nel 2024 ad Oslo, con a disposizione “cinque giorni per fare qualcosa con due pedal-steel”, senza nessun reale programma preliminare.

Ciò particolarmente in contrasto con l’abitudine di Sundstøl di lavorare ad un album per circa un anno e mezzo, ma ammettendo come “una rivelazione” un modo di procedere così spedito ed intuitivo, semplicemente iniziando a suonare.
Tematicamente, i titoli dell’album Langeleik si rifanno a corsi d’acqua e località costiere, tra Gran Bretagna e Norvegia, di suggestiva ispirazione poi tradotta con grande libertà formale, e comunque pervasive nelle scelte espositive. “Sento l’oceano e i fiumi quando ascolto l’album”, secondo le impressioni di Harvey-Whyte.
Quanto all’esperienza sonora, nessuna particolare sorpresa dunque nell’immergersi (fluvialità obbliga…) negli ondulanti languori che improntano già l’iniziale Tana, setosa e contemplativa quanto appena turbata dalle increspature di una ritmica vetrosa; Otra Mantra non contraddice le implicazioni del titolo nell’esporre un clima misterico e pulviscolare, in un dialogo speculare tra i contitolari. Si discostano le cortine della coscienza negli interrogativi quasi cosmogonici dell’esplorativa Lea Dub, preludendo ad un passaggio ulteriormente disincarnato (Ribbles), conducente alla diversa drammaturgia di Rørvikelva, segnata dalla recitazione del poeta Ivar Orvedal, che s’impone con calore sul fluire delle dense onde strumentali.

Certamente più metallescenti ed ‘industrial’ le timbriche in Bleikstranda (in origine, nome di candida distesa sabbiosa), d’intrigante cupezza; serotina decantazione degli umori in The Tyburn, più abitata dagli intercambi tra i telai e le corde d’acciaio. Sembra di avventurarsi verso la periferie dell’Universo ed abbandonare lo stato vigile entro il plasma ulteriormente libero dalla Forma in Tista Lengter, scandita dai cullanti flussi dei cordofoni; Der elvene møtes (“dove i fiumi s’incontrano”) segna con coerenza formale l’epilogo nel sereno clima di un dilatato tramonto, in un’esposizione nitida e concisa.
Solo in apparenza uniforme in termini stilistici, Langeleik è in realtà (anche in virtù di un ricco instrumentarium) un ventaglio di sottile esplorazione repertoriale. Sembra interrogarsi sui flussi del tempo e sulle meccaniche della natura la sequenza del presente album, molto caratterizzata da una dominante psichedelica, e specialmente investita sulla vita interstiziale della vibrazione in termini formali, ed in senso ispirativo particolarmente attenta, come già detto, alla potenza della dimensione naturale, partendo dalle molteplici attrattive del paese ospitante. Stando alle parole del britannico co-leader:
“Nutro un profondo amore per la Norvegia. Dal viaggio in autostop da Londra a Tromsø alla ricerca dell’aurora boreale quando avevo 18 anni, al tour che ho fatto in lungo e in largo per il paese con Susanne Sundfør, alle avventure alle Lofoten e ora alla realizzazione di questo disco a Oslo con Geir. Ho trascorso molto tempo a conoscere il paese e a creare legami emotivi con le persone e il paesaggio. Dal punto di vista sonoro, questo disco è meno tipicamente ‘ambient‘ o ‘americana‘ rispetto ad altri miei lavori recenti – Per me è norvegese.”
Musicisti:
Joe Harvey-Whyte: pedal steel, chitarra acustica, Optigan, shruti box
Geir Sundstøl: National guitar, pedal steel, bass harmonica, mandolino, minimoog Suiko st10
Jo Berger Myhre: contrabbasso
Anders Engen: batteria
Erland Dahlen: batteria, percussioni
Ivar Orvedal: voce
Tracklist:
01. Tana [4:39]
02. Otra Mantra [2:59]
03. Lea Dub [3:34]
04. Ribbles [4:13]
05. Rørvikelva [3:33]
06. Bleikstranda [3:30]
07. The Tyburn [3:12]
08. Tista lengter [3:48]
09. Der elvene møtes [2:08]
Joe Harvey-Whyte page
Langeleik su BANDCAMP
Photo © Roberto Johnson






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