L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio
Quando si dice Australia si pensa subito al rock degli Ac/Dc, al pop degli Inxs, a Nick Cave, a Kyle Minogue, ma quasi a nessuno viene in mente quel cantautorato contemporaneo, che vede in Courtney Barnett una punta di diamante. Viso acqua e sapone, con un look da liceale, naviga nelle acque del panorama musicale internazionale già dal 2015, quando il suo album Sometimes I Sit and Think, and Sometimes Just Sit fu definito da Rolling Stone il migliore album di debutto. Idee chiare fin dall’inizio la ragazza, con la fondazione di una sua etichetta discografica, la Milk! Records con la quale ha inciso i suoi primi EP. Da allora partecipazioni a trasmissioni televisive, classifiche Billboard, Grammy Award e colonne sonore. Due anni dopo la collaborazione con Kurt Vile nell’album Lotta Sea Lice, che vede la luce nell’ottobre 2017, e poi non si è più fermata, tanto che la sua ultima fatica, Creature of Habit, è ormai il sesto lavoro in studio.

Il 1 ottobre Courtney ha fatto tappa ai Magazzini Generali di Milano, preceduta da un quartetto francese, Huarinami, sorprendenti per grinta e voglia di giocarsi al meglio le loro carte per quello che, a detta della frontman, è il concerto più importante da quando hanno esordito.




Alle 21.00 in punto Barnett sale sul palco con una formazione a tre: lei sul lato sinistro, al centro Stella Mozgawa, già batterista delle Warpaint, e sulla destra il bassista Bones Sloane, che l’accompagna fin dagli inizi. Sbircio la scaletta e noto subito che è bella carica, alla fine saranno infatti ben ventidue le canzoni proposte al pubblico. La formazione a tre, lo si capisce da subito, non deve ingannare perchè il suono è di grande spessore, la pedaliera della chitarra non lascia alcun dubbio: se basso e batteria garantiscono una certa solidità, le sei corde Fender sprigionano tutte le sfumature necessarie per rendere perfetta la serata. Mozgawa pesta sulla batteria come fosse tuono nel bel mezzo di una tempesta, Sloane sembra in disparte, con fare tenebroso, ma solo in apparenza perchè il segno, comunque, lo lascia sempre nelle trame sonore dei pezzi.

Si potrebbe definire uno show “nudo e crudo”, di grande sostanza e senza fronzoli, che procede dritto quasi senza pause, ad eccezione di quei pochi secondi necessari al cambio delle chitarre. Di basi quasi nulla, così, se qualcuno negli ultimi anni ha provato nostalgia per i cari vecchi amplificatori, questo è il concerto giusto. Tirato, concreto, costruito tra vecchi pezzi e i singoli del nuovo album, come Stay in Your Line, Mantis, di cui Mozgawa è coautrice, la bellissima Sugar Plum, One Thing At a Time, Site Unseen, Wonder, Same, Great Advice, Another Beatiful Day. Ci sono praticamente tutti, come è giusto che sia, in un tour promozionale il cui scopo è proprio quello di battere il ferro finchè è caldo.

Caldissima è anche l’atmosfera che si respira ai Magazzini Generali: un pubblico prevalentemente di giovani e, a dire il vero, non mi aspettavo neanche un così grosso seguito per un’artista che è al di fuori del circuito delle major. Barnett si conferma comunque cantautrice vera, si esibisce senza alcuna scenografia, con un outfit da ragazza della porta accanto, così come i suoi sodali del resto; una mia amica avrebbe detto: “poca spesa, tanta resa” perchè finalmente la musica torna al centro della scena, chitarra, basso, batteria e amplificatori, niente più ad accompagnare una voce così bella da ricordarmi quella di un idolo della mia infanzia, Chrissie Hynde dei Pretenders. Musicisti autentici: vi dicevo di come Mozgawa picchia sulla batteria con potenza, ma allo stesso tempo con una grande naturalezza, quasi senza sforzo, dal mio angolino sul lato del palco fatico a scorgere anche una sola gocciolina di sudore sulla sua fronte, eppure si riposa solo durante l’assolo di Mostly Patient, il brano da brividi che apre l’ultima parte dello show; un momento di grande intimità tra artista e pubblico con degli arpeggi che sono una carezza delicata per l’anima prima del finale scoppiettante, quasi in stile hard rock, dei brani Pedestrian At Best e Nobody Really Cares. Al termine saranno poco meno di due ore di musica ad altissimo livello, uno spettacolo convincente e rinfrancante per chi ama l’essenziale, che sarà pure invisibile agli occhi, come diceva Saint-Exupéry, ma alle orecchie non sfugge! Dopo tutto non c’è bisogno di grossi effetti speciali quando si è davvero padroni della propria arte.


Setlist:
- Stay In Your Lane
- City Looks Pretty
- Avant Gardener
- Small Poppies
- Mantis
- Same
- History Eraser
- Need a Little Time
- Another Beautiful Day
- Depreston
- Site Unseen
- Great Advice
- Elevator Operator
- Sugar Plum
- Wonder
- Before You Gotta Go
- Write a List of Things to Look Forward To
- One Thing at a Time
Encore:
- Mostly Patient (Solo)
- Canned Tomatoes (Whole)
- Pedestrian at Best
- Nobody Really Cares If You Don’t Go to the Party












Immagini sonore Ⓒ Stefania D’Egidio






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