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Nick Cave

Nell & The Flaming Lips – Where the Viaduct Looms (Bella Union, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Inusuali allineamenti planetari nel cielo musicale. Alla voce: Nell Smith, una ragazza di 14 anni, alla sonorizzazione: The Flaming Lips; sul set siderale: nove brani di Nick Cave. L’inconsueto e  particolare lavoro scaturito da questa collisione, uscito lo scorso 26 novembre per Bella Union, prende il nome di Where the Viaduct Looms.

Come può compiersi una simile sinergia astrale? Questa è un’ulteriore conferma delle magiche coincidenze della musica, di come un semplice concerto possa sancire l’inizio di qualcosa di straordinario ed inaspettato. Il punto d’incontro si palesò allo Sled Island Music and Arts Festival di Calgary nel 2018, nel cui programma presenziavano anche The Flaming Lips. Nell Smith, originaria di Leeds (Regno Unito), dopo essersi trasferita in Canada con la famiglia, partecipò al concerto dei Lips proprio in quell’occasione. Non era una novizia dei loro spettacoli, a cui aveva più volte partecipato con i suoi genitori, fra le prime file e sempre vestita con lo stesso costume da pappagallo. È qui doveroso fare una precisazione, per chi non fosse familiare con i live di Wayne Coyne e soci. Le esibizioni dal vivo dei ragazzi psichedelici di Oklahoma City sono un piccolo viaggio nel Wonderland. I seguaci spesso si travestono con costumi da animali o con altri tipi di maschere, i settaggi delle luci sono sempre surreali e corredati da video sullo sfondo, coriandoli e palloncini si librano nell’aria… e, non ultimo, l’immancabile bolla di plastica a grandezza d’uomo dentro la quale Coyne attraversa il pubblico.

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Marianne Faithfull with Warren Ellis – She Walks In Beauty (BMG / Warner, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Quando penso alla vita di Marianne Faithfull e al suo nuovo album, She Walks in Beauty, riaffiora alla mia mente la celebre frase di Oscar Wilde: “Rimpiangere le proprie esperienze significa arrestare il proprio sviluppo. Rimpiangere le proprie esperienze significa porre una menzogna sulle labbra della propria vita. È quasi come negare l’esistenza dell’anima.”
Marianne, dal podio dei suoi 74 anni, guardandosi indietro avrà oggi ben poche ombre di rimpianto su cui soffermarsi. La poliedrica artista britannica può vantare una vita intensa, stravagante e singolare, che le conferisce lo status di Signora del Rock, abito che le calza su misura e nella forma più autentica possibile. Baciata dall’incontro con la musica, a soli diciotto anni debutta con As Tears Go By firmata da Mick Jagger e Keith Richards. Qui si apre la sliding door della sua vita che la porterà ad abbandonare gli studi di poesia presso la St. Joseph’s Convent School di Reading, per abbracciare il mondo della musica e del cinema. Fra le sue esperienze cinematografiche degli esordi sono da ricordare Una Storia Americana (Made in USA) di Jean-Luc Godard, Nuda Sotto la Pelle (La Motocyclette) di Jack Cardiff, Hamlet di Tony Richardson e Lucifer Rising di Kenneth Anger. Dopo la rottura con Jagger il fulmineo successo che l’aveva resa l’icona della Swinging London si trasforma in un baratro infernale a cui seguono anni di depressione, abuso di droghe e vita sregolata senza fissa dimora. Anni di silenzio e poi… Broken English, uscito nel 1979, sancisce il suo definitivo riscatto. Da quel momento pubblica altri sedici album studio, la sua biografia Faithfull nel 1994, ritorna al cinema e collabora con vari artisti come Roger Waters, Metallica, P.J. Harvey, Nick Cave, Mark Lanegan e Anna Calvi.

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The Lemonheads @ Biko – Milano, 26 febbraio 2019 [opening Karl Larsson]

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

“Voglio una vita spericolata, che se ne frega di tutto sì” sembra essere stata scritta proprio per Evan Dando, il talentuoso cantante dei Lemonheads che ricordavo dagli anni ’90 non solo per la sua incredibile voce, ma anche per la sua fulgida bellezza, che lo aveva reso, per un breve periodo, tra i personaggi più ricercati del jetset.

Sarà che il concerto di Milano è stato anticipato da rumors negativi sul suo conto, ma fino all’ultimo ho temuto che lo show fosse annullato. Sui social infatti, il racconto di come fosse salito sul palco di Bologna completamente ubriaco, inveendo contro il pubblico e gli altri membri della band e spaccando un paio di chitarre; qualcuno addirittura aveva scritto che era ormai l’ombra di se stesso.

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Nick Cave & The bad Seeds – Distant sky – al cinema giovedì 12 aprile

Articolo di Giovanni Carfì

Giovedì 12 aprile, in contemporanea mondiale avverrà la proiezione di Distant Sky, rappresentazione cinematografica, di una delle date del tour di Nick Cave e dei suoi fidati Bad Seeds.
Per chi non avesse avuto la possibilità di assistere ad una delle tappe del tour, o per chi volesse parteciparvi in maniera voyeuristica, gli basterà una comoda poltrona rossa, e il buio di un cinema per poterne approfittare.

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