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MUSICA

The Black Keys – Delta Kream (NoneSuch Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Ritorno sulle scene per il duo graffiante The Black Keys, che sulle ali energiche e sabbiose del blues proveniente dal Mississipi, affacciano di nuovo la testa sul mondo discografico carico di vibrazioni infinite. Il progetto si forma in Ohio nel 2001 dalla mente visionaria di due musicisti formidabili, come Dan Auerbach e Patrick Carney. Il sound alternative rock si spalma su tutto il loro percorso, con una grinta incendiaria e ad ogni passaggio le sonorità subiscono un mutamento geniale, iniziando dal garage punk a tinte indie rock, fino a ritmi più commerciali, soprattutto nel loro disco di maggior successo a livello internazionale El Camino del 2011, che li lancia anche in radio. Il loro decimo album Delta Kream prodotto per l’etichetta americana NoneSuch Records, affonda le radici nelle terre desolate e mistiche del blues, tornando indietro nel tempo nella loro adolescenza. Il primo singolo rilasciato Crawling Kingsnake apre questo lavoro, segnando un netto cambiamento in fase di registrazione, con l’inventiva del duo sempre in primo piano e con una grande padronanza del suono. Nel videoclip diretto da Tim Hardiman viene illustrato il viaggio di una vita intera, cullando le onde sonore del Delta Blues, il movimento per una generazione intera nato a cavallo degli anni 20, con larghe vedute e un ampio spazio personale all’interno delle sue composizioni…

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Iosonouncane – Ira (Trovarobato/Numero Uno, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Sabrina Tolve

Il 16 dicembre 2019, Iosonouncane annuncia il suo nuovo album Ira.
Prima che la pandemia si abbattesse sul mondo, prima che un’altra visione delle cose potesse effettivamente entrare a far parte della nostra quotidianità, l’idea era un’esecuzione integrale nei teatri per la presentazione dell’album.
Come tutti sappiamo, questo non è accaduto – eppure mi sento di sottolineare quanto un’idea simile potesse avere assolutamente senso.
Ascoltando l’album, infatti, ci si rende conto di quanto quest’opera sia monumentale. Non credo ci siano altre parole per descriverlo.
Ira è un viaggio trascendentale. È una creatura intrinsecamente violenta, che urla contro l’ordine costituito e lo status quo. È un percorso d’analisi e di cammino, fatto di fierezza e alterigia e che ha in sé frammenti di bellezza e calma in un marasma d’emozioni senza freni inibitori.
È un’opera rabbiosa, fatta di collera e provocazione sensoriale, attraverso cui ci si ritrova in contatto, in un certo senso, con il proprio io e con la natura umana esposta in tutte le sue sfaccettature: Ira è il racconto del movimento evolutivo, del senso del sacro, della comunicazione. È una narrazione intrisa di simbolismo, fatta di neologismi e idioglossia, in cui il lavoro di ricerca sonora e l’unione di ogni filamento della trama musicale è a dir poco colossale: è un’opera opulenta, fatta di uno studio minuzioso che traspare con naturalezza già dalle prime note.

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Il Disordine delle Cose – Proprio adesso che ci stavamo divertendo (Freecom Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

Il Disordine delle Cose li ricordo soprattutto per un concerto in apertura ai Perturbazione, al Castello Sforzesco di Milano nell’estate del 2010, nell’ambito del Milano Film Festival. La band di Rivoli era appena uscita con Del nostro tempo rubato e i suoi chitarristi, Gigi Giancursi e Cristiano Lo Mele, avevano prodotto l’esordio di questi loro corregionali, che era uscito l’autunno precedente con diverse ospitate da parte di nomi importanti del circuito indipendente, dagli stessi Perturbazione a Paolo Benvegnù, passando per Carmelo Pipitone, Syria, Marco Notari e diversi altri.
Sono poi arrivati altri due album: La giostra (2012), registrato in Islanda nello studio dei Sigur Rós, e Nel posto giusto, per cui sono invece volati a Glasgow, in quello stesso CaVa Sound che ha visto la nascita di alcuni dei più bei dischi di Mogwai, Belle and Sebastian e Mercury Rev.
Questa dimensione internazionale, accompagnata da un songwriting di prima classe, non è servita a spalancare ai piemontesi le porte di una carriera di successo. Sono sempre rimasti alla stregua di un segreto ben custodito, giusto per usare un’espressione fin troppo abusata, e il cambio di passo che l’Indie italiano ha intrapreso dal 2015 in avanti, li ha fatti uscire definitivamente dai radar.

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Roberto Menabò – The Mountain Sessions: Blues & Guitar Excursions (A-Z Blues, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Spanò Greco

Che lo si ascolti mentre pizzica la sua sei corde o mentre racconta uno dei tanti aneddoti legati al blues, Roberto Menabò attira subito l’attenzione, è difficile resistergli, attratti e catapultati nel mondo tanto leggendario quanto affascinante dei cosiddetti anni ruggenti, i primi decenni del 900 in cui la musica blues e le sue varie declinazioni incominciarono a farsi conoscere a un pubblico più vasto.

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Vasco Brondi – Siamo qui per rivelarci e non per nasconderci

C O N F E R E N Z E


Articolo di Joshin E. Galani

“Siamo qui per rivelarci e non per nasconderci” ecco il mood con cui è stato registrato Paesaggio dopo la battaglia nuovo album di Vasco Brondi, il primo pubblicato a suo nome dopo la conclusione del progetto Le Luci Della Centrale Elettrica. Uscirà il 7 maggio a quattro anni di distanza da Terra. Prodotto dallo stesso Vasco Brondi in collaborazione con Taketo Gohara e Federico Dragogna.
Racconta Vasco: “Paesaggio dopo la battaglia prende il titolo di una canzone, canzone d’amore anomala perché è riferita ad un’entità, una nazione e non ad una persona, mi sono reso conto che poteva essere un buon contenitore per tutti gli altri brani. Il disco è pieno di battaglie intime, collettive, personali, universali ed anche pieno di paesaggi interiori ed esteriori. Paesaggi che sono residui dopo una battaglia, quindi diversi dai precedenti, paesaggi completamente nuovi, gli unici da cui si può ripartire.”

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Ale Ponti – Dead Railroad Line Chronicles (Trulletto Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Spanò Greco

In questa sua seconda prova solista che fa seguito a Going Back To New Orleans, il titolo con cui esordì nel 2015, Ale Ponti, cinquantenne milanese, chitarrista, compositore e bluesman, cita nel titolo uno dei simboli più utilizzati nel blues e nella musica in generale e ci delizia con tredici brani originali per raccontarci altrettante storie della propria vita che procede dritta come un treno nel suo cammino tra passioni, drammi, speranze e sogni, decorandoli con una musica, il blues nella sua forma più datata, quello che in generale si definisce prebellico.

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Coma_Cose – Nostralgia (Asian Fake/Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Poco più di un mese dopo la loro partecipazione a Sanremo i Coma_Cose hanno pubblicato il loro secondo disco: Nostralgia.
Ammetto che questa recensione doveva essere scritta prima, quindici giorni per scrivere di (di fatto) cinque brani che in totale durano appena 20 minuti sono parecchi ma per assurdo è proprio questo ad avermi bloccato.
Un disco così breve non riesce a costruirsi un’identità (o meglio, è molto più difficile), non riesce ad avere degli alti e dei bassi particolarmente marcati, non riesce a darti indicazioni chiare sul percorso intrapreso dagli artisti. Anzi, forse su questo qualcosa ci dice: il continuo ricorrere alla forma canzone, l’eliminazione delle tipiche particolarità testuali e la forzata voglia di cantare anche quando non si è particolarmente bravi danno un’idea ben chiara di una direzione maggior nazional popolare che hanno deciso di seguire.

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Bianco: Ormai i dischi durano da venerdì a venerdì – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Ci sarebbero tante riflessioni da fare, su un titolo come Canzoni che durano solo un momento, che marca i dieci anni di carriera di Alberto Bianco e lo fa in un periodo storico di assoluta transizione per la musica registrata, coi singoli che stanno prendendo sempre più il posto degli album, il cd ormai sparito, il vinile che avanza ma solo per ritagliarsi una nicchia privilegiata in quella riserva indiana in cui si sono volontariamente rinchiusi gli amanti del supporto fisico. Il cantautore torinese raggiunge il traguardo del quinto disco in studio e lo fa con il suo lavoro più maturo e consapevole, canzoni che sono il frutto di una perizia a livello di scrittura che ha ormai raggiunto livelli altissimi, una produzione (ad opera di Tiziano Lamberti) che valorizza ed equilibra ogni elemento in gioco. Come se non bastasse, c’è un trittico di featuring prestigiosi di nomi il cui valore e la cui importanza non deve minimamente essere specificata: Colapesce (in Mattanza), Dente (Morsa) e i Selton (Saremo giovani). Il frutto naturale della carriera di un artista che, oltre a portare avanti il suo personale discorso, è sempre stato inserito in una comunità creativa di colleghi, con cui non ha mai avuto timore di mettere in comune risorse: che si trattasse di produrre Manuale di distruzione a Levante, far parte della band di Niccolò Fabi per due interi tour, o chiedere l’aiuto di amici come GNUT, Luca Carocci e Andrea Bonomo per la scrittura di alcuni pezzi di questo disco. E proprio Niccolò Fabi sarà protagonista di un’ulteriore novità relativa a questo album: nella versione fisica (ma uscirà anche in digitale) di Canzoni che durano solo un momento ci sarà Fantastico, che vede la partecipazione esclusiva del cantautore romano. Un brano meraviglioso, che concretizza anche dal punto di vista compositivo un sodalizio che in questi anni è stato importante e decisivo per entrambi. Abbiamo raggiunto Alberto (simpatico e disponibilissimo) al telefono per una chiacchierata che ha toccato parecchi aspetti del suo lavoro, senza tralasciare qualche interessante considerazione sullo stato attuale del settore musicale, in un momento in cui la ripartenza dell’attività live sembra essere ancora appesa a un filo.

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Giorgio Ciccarelli: Il viaggio in Occidente tra demoni e dei

I N T E R V I S T A


Articolo di Cinzia D’Agostino

Ci sono figure che ti hanno accompagnato anni che, nel loro silenzio e nella loro luminosa ombra, sono riuscite a catturare le tue emozioni e a lasciarti un forte senso di appartenenza che non ti abbandona mai. Perché quella elegante figura con la chitarra in mano che pizzica le corde con classe e grinta, ci ha sempre trasmesso un’energia trascinante, tanto forte che non abbiamo potuto fare a meno di seguirlo nei suoi percorsi. Afterhours a parte, Giorgio Ciccarelli è stato fondatore dei Sux!, artista di alto livello che si è sempre immerso in vari progetti fino al suo percorso solista che vedrà tra pochi mesi la luce del terzo disco. Intanto il 22 aprile è uscito il nuovo singolo Conto i tuoi passi, che farà parte del suo nuovo atteso album, per Le Siepi Digital. Ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere con lui.

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