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MUSICA

Ardecore – 996 – Le Canzoni di G.G. Belli – Vol. 1 e Vol. 2 (La Tempesta Dischi / Believe, 2022)

R E C E N S I O N E


Articolo di Sabrina Tolve

Un album in due volumi, usciti rispettivamente il 3 giugno e il 6 ottobre di quest’anno, 996 – Le Canzoni di G. G. Belli racchiudono 28 dei 2297 sonetti composti da Giuseppe Gioacchino Belli (firma numerica anonima 996) tra il 1831 ed il 1847, ed editi postumi tra il 1864 e il 1865. L’opera è accompagnata da e accompagna un libro, edito da Squilibri, che permette l’accesso all’ascolto in streaming e download dei due volumi, attraverso un QR Code. Il libro contiene i ventotto sonetti con le note autografe del Belli, le partiture, illustrazioni originali realizzate da Marcello Crescenzi e Claudio Elias Scialabba e un’importante prefazione di Marcello Teodonio, presidente del centro studi ‘G.G. Belli’, direttore della rivista di studi belliani «Il 996», e segretario scientifico del Comitato Nazionale delle Opere di Belli.[1]
Le Poesie Romanesche o Il 996 o La Commedia Romana (tutti titoli provvisori dati dal Belli al suo corpus poetico in vernacolo romanesco) racchiudono un quadro popolare che non è andato disperso e che fonda le sue origini nella poetica satirica e giocosa latina estendendolo sino a noi. Gli Ardecore, che già ci avevano deliziato con Vecchia Roma nel 2015 (ne avevo parlato qui), proseguono con un lavoro filologico che ridisegna il Belli in chiave moderna: i versi dei sonetti non sono stati scalfiti, ma la struttura musicale – principalmente acustica -, ne rinforza suoni e risate, bestemmie e invettive, brutalità e rassegnazione.

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Daniele Silvestri @ Teatro Rendano – Cosenza, 5 novembre 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Iolanda Raffaele

L’acrobata sul filo della cosa giusta.
Tra scenicità e musica, tra teatro e palco è apparso così Daniele Silvestri il 5 novembre scorso nella straordinaria location del Teatro Rendano di Cosenza per l’unica data in Calabria del tour “Teatri22”.
Ci ha abituato sempre a grandi sorprese, ma nei teatri ha portato sicuramente in scena l’idea della musica in costruzione, quella che immerge il pubblico in un’esperienza singolare, in cui le canzoni nascono in un istante e il concerto diventa l’occasione per far conoscere quelle già nate o per trovare nuovo materiale umano e nuova ispirazione.
Ci ritroviamo, perciò, a teatro in compagnia del cantante romano che, davanti ad uno scrittoio, immagina parole, butta giù testi, mette insieme frasi che sono già canzoni o lo diventeranno e si muove sulla scia del suo “immaginate che ci sia il pubblico davanti” tenendo vicino a sé una chitarra.
Ritorno artefice del mio destino e nel mio cuore non c‘è più nessuno, forse scrupoli” – queste sono le parole di una canzone nuova, “Scrupoli”, nella cornice di una vera e propria scenetta musicale perché come dice Silvestri “la scenetta è perché siamo a teatro, valeva la pena di fare, di ricreare l’ambiente in cui scriviamo le canzoni”.

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L’Arte come stile di vita – Intervista a Luca Bravo

I N T E R V I S T A


Articolo di Barbara Guidotti

Da Warhol a Banksy è la mostra d’arte che in questi giorni sta creando una piccola rivoluzione a Fiorenzuola d’Arda, una realtà di provincia che per la prima volta si trova ad ospitare, nella storica cornice di palazzo Bertamini-Lucca, opere riconducibili alla pop e street art di autori di levatura internazionale.
Off Topic ha incontrato il curatore della mostra, Luca Bravo, che da anni opera nel mondo dell’arte contemporanea come art consultant e art dealer, e al quale si deve la realizzazione di questa iniziativa “controtendenza”: portando l’arte in una dimensione territoriale non convenzionale, di matrice locale, Bravo ha infatti dato vita ad un evento di notevole risonanza mediatica, ma tale da conservare una caratterizzazione di nicchia ed un’atmosfera intima che ne valorizzano il carattere “sperimentale” e innovativo.

Il percorso della mostra – ideata da Bravo con il Comune di Fiorenzuola d’Arda e la Deodato Arte di Milano -, ci accoglie con il volto di Marilyn Monroe (“This is not by me”, nella rappresentazione pop divenuta ormai iconica di Andy Warhol) e si snoda tra gli stucchi e gli affreschi della location settecentesca (ispirati alle Metamorfosi di Ovidio e dipinti da Bartolomeo Rusca) accompagnando il visitatore in un viaggio nella street art internazionale.
Angelo Accardi (che incorpora nelle proprie opere elementi simbolici introducendoci nel suo mondo “misplaced”), classe 1964, e Daniele Fortuna (che reinterpreta in chiave pop e con tecniche innovative soggetti ispirati alle sculture classiche), classe 1981, sono gli artisti italiani giustapposti a street artists internazionali come Keith Haring, lo statunitense Shepard Fairey (Obey), il francese Thierry Guetta (Mr. Brainwash) ed il celeberrimo Banksy, la cui identità tuttora ignota, unita ai contenuti provocatori delle sue espressioni artistiche, ne ha ormai fatto una figura leggendaria sulla scena dell’arte contemporanea.

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Milo Scaglioni – Sketches in the sand [anteprima video]

I N T E R V I S T A


Articolo di E. Joshin Galani

Torna Milo Scaglioni, songwriter e musicista, dall’indiscutibile talento e sensibilità. Dopo il fantastico esordio con il suo primo album A Simple Present nel 2016, (trovate qui l’intervista) è tornato ad aprile con un nuovo singolo Sketches in the sand.
Abbiamo il piacere di avere in anteprima il video, accompagnato da due chiacchere con l’artista, che ha curato anche la realizzazione della clip. Buon ascolto e buona lettura.

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Death Cab for Cutie – Asphalt Meadows (Atlantic Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Articolo di Sabrina Tolve

Il 16 settembre – e dunque poco meno di due mesi fa, è uscito Asphalt Meadows, decimo album dei Death Cab for Cutie in quasi 25 anni di carriera.
Avevamo lasciato Ben Gibbard durante la quarantena, con i live streaming di Live From Home: ventidue episodi durante i quali venivano rivisitati brani dei primi LP, e con Life in Quarantine – brano solista del 2020.
E in effetti la crisi pandemica, la revisione del proprio io e della vita come la conosciamo, l’esperienza di un nuovo modo di approcciarsi all’esistenza, sono parte della trama di Asphalt Meadows, un album ricco di umanità e turbolenze personali, schietto ma a sua volta sperimentale, quasi a voler sottolineare l’irripetibilità e la precarietà della vita d’ognuno.
È un album che commuove perché sincero: la fine fa paura, e quel terrore primitivo abbraccia l’album anche nei suoi versi più semplici ed essenziali.

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Vincent Van Gogh: l’ultimo viaggio

I N T E R V I S T A


Articolo di Barbara Guidotti

L’addio al mondo di Vincent Van Gogh nel nuovo spettacolo di Marco Goldin: parole, musica e suggestioni visive per raccontare il congedo dalla vita di un artista eternamente sospeso fra malinconia e passione.

A quattro anni esatti dall’evento “La grande storia dell’Impressionismo”, Marco Goldin – storico dell’arte, saggista, narratore – ritorna sul palco del Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme per presentare in prima nazionale il suo nuovo spettacolo, “Gli ultimi giorni di Vincent Van Gogh. Il diario ritrovato”, che andrà in scena il 5 novembre.
Il diario ritrovato in un cassetto non è che un espediente narrativo per proiettare il pubblico all’interno della dimensione umana di Van Gogh, e farlo partecipe delle ultime tappe del suo percorso artistico ed esistenziale, da Saint Remy a Parigi e infine a Auvers-sur-Oise, dove il suo “viaggio” troverà la definitiva conclusione.
Abbiamo incontrato Marco Goldin nel backstage, per avere qualche anticipazione e approfondire i temi portanti di questo lavoro carico di suggestioni, basato sull’omonimo romanzo – edito da Solferino – uscito nelle librerie il 15 settembre: a teatro vuoto, i pannelli luminosi ad alta definizione che costituiscono la scenografia riproducono con estrema nitidezza i quadri di Van Gogh, creando un’esplosione di colore su cui si stagliano i pochi ma essenziali oggetti che rendono immediatamente riconoscibile la ricostruzione della stanza che accolse le ultime ore dell’artista.

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Björk – Fossora (One Little Indipendent Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Articolo di Sabrina Tolve

È un mondo sotterraneo quello di Fossora, decimo album di Björk, un album fatto di livelli stratificati, emozionalmente complesso, che indica la terra come madre universale e territorio inusuale e sconosciuto dal quale si dipana tutta l’architettura cosmica, ostile ed eterna della nascita, della vita e della morte.
Funghi, vagine, cuori e cordoni ombelicali sono la luce di un album che si presenta come un tessuto ctonio che mostra l’abisso delle profondità terrestri.
Il corpo sepolto è quello materno, e il terreno tutt’intorno è nido sofferente e sacrificale: la terra fertile che ha permesso la nascita, l’infanzia, il futuro, si fa trama ancestrale e custode di speranza mentre il tempo scorre via attraverso momenti di vita quotidiana, spesso grottesca, ma reale: perché la morte, proprio come la nascita, rientra inevitabilmente nel ciclo vitale e prescinde da tutte le costruzioni filosofiche ed ideologiche che tentiamo di costruire negli anni. L’incontro con la realtà, la sua accettazione e la sua comprensione, contraddice spesso l’idea e l’immaginario che abbiamo di essa, e la riorganizzazione della concretezza si fa spesso difficile da gestire.

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Comaneci – Anguille (Santeria/ Wallace/ Tannen Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Articolo di E. Joshin Galani

Anguille è l’atteso nuovo album dei Comaneci, in uscita il 14 ottobre. Dopo due EP e tre album, il nuovo lavoro del trio di Ravenna, formato da Francesca Amati, Glauco Salvo, Simone Cavina, compie una svolta. Come un’anguilla l’album delinea la volontà del gruppo di cambiare acqua, dalla dolce alla salata, ed in essa cambiare i propri colori, risplendere nera ed argentea.
Nell’ascolto non siamo più marcatamente nei territori sognanti dei lavori precedenti, si scendo un po’ verso il suolo; del resto le anguille hanno la capacità di muoversi agilmente anche nei tratti terreni.
Album con ospiti illustri: Luca Cavina (bassista dei Calibro 35 Zeus!), Tim Rutili (Califone, Red Red Meat, Ugly Casanova, Loftus) Troy Mytea (Dead Western).
Lasciata una certa forma di incanti alle spalle, l’album si snoda in undici brani.

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Paolo Benvegnù – Metafisica della parola

I N T E R V I S T A


Articolo di Arianna Mancini

Siamo il collettivo Paolo Benvegnù e trasmettiamo l’invisibile”.
Si annunciava così la campagna di crowdfunding che ha preceduto l’uscita del nuovo album del collettivo Paolo Benvegnù: Delle Inutili Premonizioni. Venti Anni di Misconosciuto Tascabile Vol.2 (A Collection of Oldies), pubblicato lo scorso 27 maggio. Un percorso a ritroso in cui Paolo Benvegnù ed i suoi compagni di viaggio (Daniele Berioli- batteria, Gabriele Berioli- chitarra, Luca Baldini- basso, Saverio Zacchei- trombone) hanno reso omaggio con un’attenta ed amorevole riscrittura e rivisitazione a brani del passato che hanno segnato la cultura new wave. In questo percorso di riscoperta, intessuto su dodici canzoni iconiche, tornano alla luce nuove riletture di: Echo & the Bunnymen, Faust’O, Jim Carroll Band, Joy Division, New Order, Peter Murphy, Psychedelic Furs, Roxy Music, Spandau Ballet, Tears for Fears, Venus e Wall of Voodoo.

L’iniziativa di crowdfunding, lanciata sulla piattaforma Produzioni dal Basso, sotto la direzione e produzione di Officine della Cultura prevedeva varie ricompense, fra cui il secret concert di presentazione al Teatro Verdi di Monte San Savino, i concerti in barca a vela sul Lago Trasimeno ed i concerti con registrazione del documentario sulla new wave di Roma, Firenze e Milano.

Le correnti che hanno condotto nel tempo presente Paolo Benvegnù, venti anni dopo gli Scisma, sono traiettorie in cui si è consumata una continua formazione, non solo volta alla ricerca stilistica musicale ma anche immersa a sondare spasmodicamente la parola, nella sua pura accezione di logos, così come veniva intesa dalla cultura greca classica, pensiero e sua concreta manifestazione. L’ampio spettro di ricerca non può che inevitabilmente portare verso l’alto, la poetica di Benvegnù è una poetica verticale, come il suo mare, ma Benvegnù è anche altro, è il cantore degli abissi, della parte più terrestre, della polvere, della carne e del sangue. Con il suo sguardo seziona le vibrazioni impalpabili del non detto ma sa altresì immergere le mani nel fango, dando consistenza a visioni da una duplice prospettiva: metafisica e viscerale.

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