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MUSICA

Tower Jazz Composers Orchestra – Tower Jazz Composers Orchestra (Over studio records, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quasi mai incomincio ad ascoltare un disco dalla prima traccia. E’ un abitudine un po’ surrealista o teosofica se vogliamo. Mi piace affidare “ a sua maestà il caso”, come lo chiamava André Breton, la prima impressione di un disco o di un libro (dove apro una pagina a caso e incomincio a leggere). Così ho fatto dopo aver ricevuto da Eleonora Sole Travagli Tower Jazz Composer Orchestra, album d’esordio dell’omonimo gruppo. E così, appena ricevute le tracce sonore,  via mail,  ho “cliccato” su “Il Maestro, la Voce e la Grancassa”, per il semplice motivo che il titolo mi incuriosiva, con quei suoi echi vagamente collodiani o da “Giornalino di Gianburrasca”. E la sorpresa è stata davvero grande.

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Ginevra Di Marco & Cristina Donà @ Latteria Molloy, Brescia 22 novembre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Cinzia D’Agostino, immagini di Giacomo Ghidinelli

Avevamo già parlato (qui) dello stupefacente omonimo album di Ginevra Di Marco e Cristina Donà uscito il 28 Giugno, un simbolo che ha sancito l’amicizia e l’affinità profonda che accompagna da anni le due artiste. Se lo avete apprezzato, sappiate allora che il live renderà l’ascolto ancora più sorprendente.
Non si tratta semplicemente di un concerto dove vengono eseguite le canzoni dell’album, è un percorso attraversato mano nella mano dalle due cantanti insieme ai loro fedeli compagni di viaggio degli ultimi anni. In poche parole, l’esperienza artistica dell’una si incastonata magnificamente in quella dell’altra, capitolo dopo capitolo, narrata attraverso le loro incantevoli voci, i brani che hanno contraddistinto la loro carriera, quelli che semplicemente hanno significato molto e gli strumenti dei loro musicisti di sempre.

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Leonard Cohen – Thanks For The Dance (Columbia Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Letizia Grassi

Quando esce l’album di un grande artista di solito è accompagnato da un non so che di riverenziale. Ma, se l’album in questione rappresenta una raccolta delle ultime registrazioni di Leonard Cohen, beh, non rimane che sedersi e, in rispettoso silenzio, lasciarsi invadere dalla poeticità della sua musica.
Ebbene, a distanza di tre anni dalla morte del grande artista, ecco spuntare Thanks For The Dance. L’album, curato dal figlio Adam Cohen, rappresenta una prosecuzione di You Want It Darker, uscito nel 2016, qualche settimana prima della scomparsa di Leonard. E, infatti, Thanks For The Dance ha proprio tutte le caratteristiche di un congedo, quello dell’artista canadese che, serenamente accettando la fine della sua vita, compone i suoi ultimi versi.

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Deproducers @ Teatro dal Verme, Milano – 29 novembre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Acido Desossiribonucleico, già la parola preannuncia una serata di quelle impegnative, tanto che quando me l’hanno proposta in redazione ho subito pensato mi stessero tirando un pacco. Poi, leggendo il press kit, mi sono detta: “ah però!” il progetto è di quelli ambiziosi, ripercorrere in un unico viaggio le tappe fondamentali della nostra evoluzione, dal big bang alla comparsa dell’Homo Sapiens. Visionari in questo senso Airc e BPM che patrocinano l’evento, visionari i produttori Cosma, Maroccolo, Sinigallia e Casacci, che hanno risposto alla sfida dando vita al supergruppo Deproducers: per chi non li conoscesse sono tra i produttori discografici più prolifici in Italia, avendo collaborato con nomi di un certo calibro, tra cui PFM, Elio e le Storie Tese, Niccolo Fabi, Max Gazzè, Frankie Hi-Nrg Mc, Litfiba, CCCP, Subsonica e chi più ne ha, più ne metta.

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Amelie Tritesse: anche a Teramo esiste una scena musicale

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Ho conosciuto gli Amelie Tritesse per caso ed in maniera piuttosto curiosa: due mesi fa Rumore ha pubblicato una bella inchiesta sul giornalismo e sull’editoria musicale. Trovandomi in qualche modo da quella parte della barricata (anche se ovviamente in maniera totalmente approssimativa e dilettantistica) l’ho letto con piacere e ho poi scritto a Manuel Graziani, uno degli autori, per ringraziarlo e per offrirgli un paio di mie considerazioni sull’argomento. Tra una cosa e l’altra, è venuto fuori che suona e che ha un gruppo, gli Amelie Tritesse, appunto, con il quale ha pubblicato due dischi.
L’ascolto su Bandcamp del loro secondo lavoro Sangue di provincia mi ha davvero colpito: l’unione dello spoken word alle parti cantate e degli arpeggi di chitarra stranianti a fraseggi ed atmosfere al confine tra il Garage Punk e la New Wave, mi sono sembrate subito caratteristiche fuori dal comune, come se l’eccletismo dei Pere Ubu incontrasse la complessa costruzione di paesaggi sonori tipica dei Massimo Volume. Mi è venuta voglia di saperne di più e così ho chiamato Manuel al telefono e mi sono fatto raccontare un po’ di cose della sua band, dell’ultimo disco, della sua passione per la scrittura e dei prossimi progetti futuri. Chiacchierata interessante ed una band che, pur non facilissima come proposta, merita senza dubbio di essere ascoltata…

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CLUB TO CLUB, la sfida dei festival – Torino 30 ottobre/03 novembre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Claudia Losini

“Ma perché vi fate chiamare festival di musica elettronica, se non c’è l’elettronica?”
Nei commenti alla pagina del festival, quest’anno, si sono lette tante domande di questo genere.
Premesso che da circa 3 o 4 anni il festival ha cambiato direzione, spostandosi dall’elettronica in senso stretto del termine al genere avant-garde pop, quella di quest’anno è stata una scelta che determinerà il futuro di ClubtoClub, che in 19 anni ha modificato spesso la sua espressione, mai perdendo però la sua natura di festival che sponsorizza la musica del futuro.

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Delmoro: viaggio nella Italo Disco

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Se Il primo viaggio, esordio discografico di Mattia Delmoro, ci aveva rivelato il talento compositivo dell’artista friulano, capace di muoversi tra Battisti, Dalla, Colapesce, in una rilettura originale della tradizione e con un utilizzo non banale delle parole, al servizio di un concept sui rapporti famigliari, il successivo ep Balìa ne ha certificato la mutazione genetica, con l’approdo ad un’Italo Disco colorata e accattivante, valorizzata dalla produzione di Matteo Cantaluppi. Livello qualitativo sempre altissimo, adesso si guarda più dalle parti di Alan Sorrenti, una virata che potrebbe risultare spiazzante ma che a conoscere bene i gusti musicali di Mattia, non sorprende poi più di tanto.
A questo si aggiunge l’incontro con i Tiger’s Resort, la band milanese dove alla chitarra milita l’ex Green Like July Marco Verna e che comprende anche Andrea Dissimile (72h, Leute, Nadar Solo) al basso e Stefano Rescaldani alle chitarre e alle percussioni; quest’estate lo hanno accompagnato nelle prime date dal vivo, donando al suo sound quella dinamicità e quella sfumatura Disco Funk che ancora gli mancava. Il live è anche il punto di partenza per questa nostra chiacchierata, che arriva all’indomani di Complesso, il suo nuovo singolo, che come lato B sfoggia una meravigliosa rilettura di Gli parlerò di te dei Righeira, con tanto di featuring di Johnson in persona. Sono andato all’Ohibò, per sentire le prove che la band al completo stava portando avanti in vista dei concerti invernali (partiti nel frattempo da Pordenone il 15 novembre, approderanno a Milano, proprio all’Ohibò, il 19 dicembre). È stata l’occasione per testare con mano l’affiatamento di questa formazione a quattro, che punta moltissimo sul binomio batteria/percussioni e che saprà certamente far muovere a dovere il pubblico.

Saranno date da non perdere. Nell’attesa, ci siamo detti più o meno quello che segue.

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Ivano Fossati e Mina – Mina Fossati (Sony Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Andrea Furlan

C’è ancora speranza in questa terra civilizzata soprattutto dai poeti”. L’inizio è d’impatto, di quelli che fanno subito presa: l’ardente ballata L’infinito di stelle fissa le coordinate di Mina Fossati, l’album di duetti in compagnia di Mina che segna il ritorno di Ivano Fossati otto anni dopo l’annuncio a sorpresa del suo ritiro dalle scene. Le sole note del pianoforte accompagnano la voce di Fossati, “la pioggia è passata e una nuova luce si muove per me”, poi, con discrezione, si fa avanti l’orchestra d’archi e sottolinea l’ingresso della voce di Mina; il brano è toccante, l’intensità dell’interpretazione dei due artisti suscita grande emozione, il testo è nitido, preciso, “vedi che parole semplici, piccola fiamma che risplendi nell’infinito di stelle […] tutto ha un senso, c’è bellezza”.

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En Declin – A Possible Human Drift Scenario (My Kingdom Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Una pausa obbligata, necessaria per ricrearsi e per delineare nuove sonorità e una nuova identità. Dieci tracce, per dieci anni di assenza/resistenza e perseveranza verso il proprio sentire.

En Declin nascono nel 1996, pubblicano ben presto un demo, seguito da un Ep e dal disco Trama nel 2005 e Domino/Consequence qualche anno dopo, per poi sparire indebitamente dalla scena. Si sa che spesso le cose nascono, cambiano e si trasformano, e così si trovano a far fronte a defezioni interne che inizialmente minano la band, ma è talmente forte la voglia di andare avanti e di non lasciar spegnere la candela accesa con i precedenti lavori, che prendono una decisione dura, ma matura, ovvero di proseguire lo stesso in tre; Andrea Aschi (chitarra), Maurizio Tavani (voce), Marco Campioni (batteria e programmazioni).

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