R E C E N S I O N E
Recensione di Nadia Cornetti
Si può essere immensamente retrò eppure freschi e innovativi nello stesso tempo? Con pochissimi nuovi ascolti, sinora, ho avuto questa percezione; certamente l’ho avuta in questo mio ultimo incontro musicale, quello con i Puà. Giovane duo romano, nato dall’incontro quasi casuale tra il cantautore e produttore – nonché fondatore del Pom Pom studio – Edoardo Elia, e la cantautrice e Visual Artist Simona Catalani (già nota nella musica con il progetto Simmcat), i Puà sono il punto d’arrivo di un progetto musicale iniziato tra le mani di Edoardo almeno 5 anni or sono, e culminato, per l’appunto, con la fatale aggiunta della soave voce di Simona a rendere il progetto completo e certamente dotato di una demarcata personalità. Le due voci appaiate, a completarsi e a contrastare all’unisono, sembrano un tutt’uno ma contemporaneamente sono nettamente distinguibili, e donano un tocco acusticamente speciale: il risultato è il loro primo delizioso lavoro, Animali, un album a nove tracce – interamente cantate in lingua inglese – fuori dallo scorso 5 aprile per WWNBB Collective e Dischi Sotterranei.

Il disco completo è stato anticipato, lo scorso febbraio, dalla pubblicazione appaiata dei primi due singoli, Touch Me e Demelza; il primo è stato il vero e proprio primogenito dei Puà, il pezzo che ha fatto comprendere a Edoardo e Simona che, solo miscelando le loro competenze e caratteristiche, l’impronta sarebbe stata convincente: vi consiglio dunque caldamente di ascoltarlo per primo, e non soltanto in quanto prima traccia. Musicalmente si tratta di una ballata soave e dreamy, nella quale l’eco vocale, i delicati synth, la melodia in sé e le chitarre cristalline si prendono per mano e plasmano un’atmosfera vintage molto anni Settanta, ma che non mi sa di “già sentito”. Delicato anche il messaggio, un affetto manifestato nella più sincera delle anti-strategie: la pura e semplice richiesta di aiuto, perché non c’è nulla di male nel manifestare di aver bisogno di qualcuno, siamo umani in fondo. In Demelza torna la paura che le proprie parole paiano “false” e su di una strada musicale fatta di synth i Puà sussurrano parole di speranza nella ricerca della verità dentro di noi. Non è semplice esprimere con leggerezza concetti tanto importanti, senza scadere nel banale, eppure la musicalità così cristallina e limpida si fa qui veicolo per una riflessione intima e personale importante.
Rimane e, anzi, è addirittura amplificata, la malinconia retrò in Magic Dance, bellissimo terzo singolo rilasciato lo scorso marzo, che, da delicato, cresce verso un ritornello vagamente dance ma sempre permeato dalla stessa riconoscibilissima atmosfera rarefatta, tranquilla, con un pizzico di Mercury Rev, dove il bisogno e la riconoscenza alla persona che ci sta accanto torna nell’evocativo messaggio “I’m so satisfied/ I could die tonight right by your side”, in un metaforico viaggio – reiterato quasi come uno schema, nei pezzi di Animali– dal buio verso la luce.
Il disco procede con Beacon Margarita, pezzo dall’esordio freschissimo e un po’ acido, con suoni che mi riconducono al brit pop, a tratti al blues – ma anche al rock psichedelico alla Tame Impala – e dove le voci di Edoardo e Simona si fondono e si alternano giocando e inseguendosi, senza mai urlare, sempre rispettose della delicatezza scelta come mezzo di comunicazione e sempre evocative, tanto da portarmi direttamente verso un pomeriggio in una spiaggia assolata e tranquilla, ma all’ombra delle palme.
Non mi stanca il suono di Animali, e non smette di dare voce alle umane debolezze: la gelosia e l’insicurezza trovano spazio e vengono cantate in Fireman, dove un motivetto orecchiabile – ma guidato dalla consueta tristezza di fondo che permea il Puà-sound – ci aiuta ad accettare sentimenti che forse mai vorremmo dover ammettere di provare. Le energiche Jewel e King Grace si discostano lievemente dalla timidezza sonora per lasciare spazio a un’energico beat, a tratti tribale, che sembra volerci indurre ad abbandonarci in trance a una danza liberatoria; in particolare King Grace mi riporta, senza volerlo, alle atmosfere di quel capolavoro che era Govinda dei Kula Shaker. Dopo la movimentata ed energica Szechuan, dove il ritmo è presto identificato grazie ai due accordi ripetuti fino a insinuarsi piacevolmente nella mente, è il turno di Unusual, il raffinatissimo fanalino di coda che conclude questa piacevolissima e decisamente improntata opera prima dei Puà.
Termino l’ascolto di Animali con un sorriso e con un insegnamento: troppo spesso diamo per scontato che non è necessario urlare per far sentire la propria voce e il proprio messaggio, anche se controcorrente. Ringrazio per questo promemoria i Puà che, con un bellissimo lavoro in punta di piedi, con gentilezza e rispetto, sanno decisamente farsi ascoltare.
Tracklis:
01. Touch me
02. Magic Dance
03. Demelza
04. Beacon Margarita
05. Fireman
06. Jewel
07. King Grace
08. Szechuan
09. Unusual
Photo © Francesca Mirabile




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