L I V E – R E P O R T
Articolo di Monica Gullini, immagini sonore di Katia Castignani
Torneranno cieli immensi
Dentro appartamenti vuoti
E colline e prati verdi
Nei quartieri devastati
Non si ferma il cambiamento
Altre musiche verranno
Spazzeranno come il vento
Questi fiori e noi con loro.
Parto da qui, da Anni Zero, a raccontare una serata magica. Non riesco a smettere di canticchiarla, non mi esce dalla testa. È l’elegia del tempo che passa e del riscoprire se stessi dopo un lungo sonno. Non a caso Joe la tiene per ultimo, sa che è uno dei pezzi più belli di E poi scegliere con cura le parole. Non ci state capendo nulla, lo so. Mi rimetto in carreggiata e torno all’inizio del concerto di Mauro Ermanno Giovanardi a Urbica Velostazione lo scorso 2 maggio. Si tratta di un edificio adibito al recupero delle biciclette ora riadattato a spazio culturale: resta traccia ovunque delle due ruote e chi gestisce questo luogo lo fa con una cura e una gentilezza rare.

La band non si fa attendere: insieme a Joe due musicisti eccellenti, Eugene e Chiara Castello. Si parte subito coi brani del nuovo album: l’elettronica e frenetica Un errore, l’ammissione di essere uno scherzo di natura volto all’anarchia del desiderio, la frenetica Veloce e La coscienza della mia generazione, argomento tanto caro al frontman quanto il festival che ha ideato e che porta avanti da anni. È con Il buio nella pelle che Giovanardi prende la parola e parla al pubblico, raccontandone la genesi. È un brano nato durante un momento di sconforto e che porta con sé un’immensa disillusione. Mauro lo canta sopra un delicato mormorio di tastiera, dando voce a una profonda tristezza. “Ora so perché le parole non mi vengono più, sfiorano un’idea, stanche rubano un pensiero e vanno via“: è il canto di un’anima che ha perso la bussola, che fatica a riconoscersi ma nonostante tutto va avanti. Perché E poi scegliere con cura le parole è un viaggio dentro se stessi, una riflessione su errori, sentimenti e decisioni che a volte si trasforma in una caduta lungo il cammino ma ciò che stupisce è la voglia di rimettersi in gioco. Tornano tanti temi, l’identità, l’orgoglio, il coraggio, vero motore dell’intero album. E l’amore, che riemerge da un passato recente, quello dei La Crus, grazie a Proteggimi da ciò che voglio, trascinante canzone pop che fa scatenare il pubblico.

Continuiamo a ballare col pezzo che segue, Per cantare più forte, anche questo dall’ultimo disco: l’alchimia tra i tre musicisti è totale, Giovanardi invade ogni angolo del palco e usa tutta l’aria che ha nei polmoni per ingannare la morte e sentirsi più vivo e poi si raccoglie in se stesso. Le luci si abbassano, tutto è essenziale per l’entrata in scena di Dentro me, successo dei La Crus di qualche tempo fa. La voce di Joe abbraccia le tonalità basse riempiendole di calore e scandisce ogni singola parola mentre tutti intorno chiudiamo gli occhi, ma è con Come ogni volta che la sala esplode in una commovente preghiera d’amore. Bellissimi i cori di Eugene e Chiara, che dalle postazioni accompagnano un frontman visibilmente emozionato. Una lettura crepuscolare introduce Nel centro di Milano, sempre struggente e piena di pathos; la serata prosegue con la nuova versione di Un garofano nero, completamente rivisitata in chiave dub da Eugene. Giovanardi non esclude di inciderla e farebbe bene, perché ha un tiro incredibile. Stato di necessità e coraggio sono il fulcro di Fermami, meravigliosa ballad impreziosita dai cori. “Rivoluziono le fasi e le frasi”, ripete il frontman in un susseguirsi di atmosfere new wave, per poi lasciare il testimone a Io confesso, cantata allargando le braccia, con l’intento di abbracciare tutti. “Un’altra possibilità io la voglio“, chiude Mauro in un sussurro per poi passare a una lettura e infine alle romantiche Desio e Ogni voglia di noi due, nuova traccia che incarna il desiderio in tutte le sue forme.

Ed ecco che chiude la scaletta Anni Zero, traboccante di esperienze, vita vissuta e speranze. Il trio saluta il pubblico e sparisce ma le luci sono ancora basse e sappiamo che avranno ancora qualcosa da dirci. Chiara, Eugene e Mauro tornano sul palco e suonano Dragon e Stringimi ancora, canzoni dal fascino senza tempo; sembrano scritte l’altro ieri e il trio le porta in scena con passione immutata, lanciandosi sguardi di intesa, soddisfatti delle meravigliose atmosfere che sanno regalare. La serata non smette di emozionare e Pensiero Stupendo chiude un live set pressoché perfetto. Il frontman invita il pubblico ad aspettare perché, allo scoccare della mezzanotte, compirà gli anni.
Nel giro di mezz’ora ci troviamo di fronte a un oste dai capelli rossi che mesce vino e sporziona torta a tutti i presenti e la festa scoppia gioiosa. È con un abbraccio a lui e a Chiara che la mia serata si conclude, con ancora mille emozioni addosso e la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di bello e importante. Risalgo in auto cantando il velluto sotterraneo di Anni Zero e penso a quanto sono fortunata ad avere artisti meravigliosi a portata di mano. Mentre il motore si accende ripenso agli sguardi tra Joe e Chiara, così grati e commoventi, e all’ora e mezza di viaggio che mi aspetta, ma non importa. Anche stasera abbiamo ingannato la morte, direbbe il saggio. Me lo ripeto col sorriso stampato sulle labbra mentre l’auto sparisce veloce nella notte.











Immagini sonore © Katia Castignani
Immagini sonore © Katia Castignani




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