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Alex Cremonesi: Creare musica con altri mezzi

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Incontro Alex Cremonesi in un bar di Milano, durante un freddo e piovoso tardo pomeriggio di dicembre. Da sempre poco uso ai riflettori, preferisce lavorare dietro le quinte, da dove ha dato corpo non solo alle canzoni dei La Crus (suoi molti testi ma anche alcune delle idee legate alle musiche) ma anche a diversi progetti successivi, frutto dell’incontro proficuo tra il mondo musicale e quello dell’arte contemporanea (alcuni di questi saranno ripercorsi nella chiacchierata che seguirà, a me preme ricordare, tra quelli non citati, il suo lavoro nello splendido “Dna”, l’ultimo disco dei Deproducers). Autore di parole molto più che musicista ma, a suo modo, musicista anch’esso, se musica è non solo suonare uno strumento ma anche collezionare e assemblare suoni per creare qualcosa di nuovo a partire da elementi già concepiti da altri. La prosecuzione della poesia con altri mezzi, è forse la sua più grande opera, da questo punto di vista. Partire da una manciata di brevi testi poetici, ruotanti attorno al mondo della psicanalisi e a quello dell’estetica relazionale, per chiedere ad un numero vastissimo di cantanti e musicisti di dar vita a quelle parole in base alla propria ispirazione; dopodiché, assemblare il tutto facendo nascere una nuova creatura. Del risultato finale ve ne abbiamo già parlato qualche settimana fa. Qui, in questa lunga chiacchierata, Alex è entrato più nel dettaglio del processo creativo e ha spiegato che cosa ci sia di veramente “originale” in un’opera come questa. Che è soprattutto rivolta a chi avesse voglia di leggere la realtà al di fuori della prospettiva canonica.

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Alex Cremonesi – La prosecuzione della poesia con altri mezzi (Riff records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

Alessandro o “Alex” Cremonesi non è mai stato un artista facilmente inquadrabile. Ha legato il suo nome principalmente all’operato dei La Crus, di cui ha scritto, insieme a Mauro Giovanardi, praticamente tutti i testi, influenzandone la poetica ma senza mai apparire in prima persona sul palco, essenziale e allo stesso tempo defilato.
Negli anni successivi allo scioglimento del gruppo si è impegnato in numerosi progetti, spesso e volentieri sperimentali e poco canonici, il più delle volte in compagnia di Lagash, lo pseudonimo con cui Luca Saporiti dei Marlene Kuntz firma i suoi molteplici lavori e collaborazioni al di fuori del gruppo.
La prosecuzione della poesia con altri mezzi è però una questione diversa, soprattutto perché è la prima volta, almeno da quel che mi è dato di ricordare, che il paroliere inscrive il proprio nome in copertina, per un progetto che seppur frutto di un’unica, enorme joint venture, è comunque roba sua.

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La Crus – Mentre le ombre si allungano @ Teatro Elfo Puccini – Milano, 4 luglio 2019

L I V E  R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Ho visto per la prima volta i La Crus dal vivo nel 1999, al Rolling Stone di Milano, quando “Dietro la curva del cuore”, il loro terzo disco, era appena uscito ed erano ancora una delle band più rappresentative della nuova ondata rock italiana, tra i primissimi a declinare la lezione dei cantautori in una chiave più moderna, attraverso l’uso disinvolto dell’elettronica, sapientemente mescolata con strumenti classici come archi e tromba.

la-crus-teatro-elfo-puccini-foto-di-andrea-furlan

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Cesare Malfatti (La Crus): Vent’anni dopo, le ombre si allungano ancora [l’intervista]

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Non è una reunion ma siamo felici lo stesso: Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti, ovvero due terzi dei La Crus, tornano insieme per riproporre Mentre le ombre si allungano, lo spettacolo teatrale che, mescolando canzoni, poesie e immagini, ha rappresentato la declinazione più interessante e, da un certo punto di vista, maggiormente funzionale al modo in cui il gruppo milanese ha sempre amato presentarsi.
Si partirà con tre serate al Teatro dell’Elfo (la prima, il 2 luglio, è già sold out, si replica il 3 e il 4), luogo a cui loro sono da sempre molto legati e non solo per il fatto che compare in uno dei loro brani più belli, “Inventario”. A pochi giorni dalla partenza del tour, abbiamo chiamato al telefono Cesare Malfatti, per farci raccontare il motivo che li ha spinti a tornare in scena con questo lavoro e per cercare di capire un po’ di più che cosa dovremo aspettarci, visto che non tutti, vent’anni fa, hanno avuto modo di esserci. Tra una cosa e l’altra, non abbiamo resistito alla tentazione di domandare se, prima o poi, i La Crus decideranno di tornare in pianta stabile, colmando un vuoto che col passare del tempo si fa sempre più grande…

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