R E C E N S I O N E
Articolo di Monica Gullini
E poi scegliere con cura le parole. Non poteva avere titolo migliore il nuovo lavoro di Mauro Ermanno Giovanardi, voce dei La Crus e anima dalla grande sensibilità. Mai così ispirato, mai così attento alla timbrica e ai versi, l’artista lombardo confeziona un disco curatissimo dove occasioni perse, tempo che scorre, passione e tradimenti sono temi principali e al tempo stesso il filo rosso che lega ogni traccia. Una sottile nostalgia si insinua nelle strofe, nell’uso dei toni bassi, nella new wave mista a pop e canzone d’autore. Non ha più nulla da perdere e lo spiega sin dal principio, da Il buio nella pelle, delicata e profonda ballad che lo mette totalmente a nudo: i pensieri lo assalgono di notte, quando è solo e intorno c’è silenzio. La disillusione si fa spazio dentro lui e le parole giuste lo prendono alla sprovvista ma è un attimo e zac, se ne vanno più veloci di come sono arrivate.

Il suo è un canto malinconico, l’espressione di chi vorrebbe mimetizzarsi (questo circo a me non va più giù) e poi subito dopo atteggiarsi a Kierkegaard. Veloce cambia passo, è un frenetico correre verso la luce, dove il futuro è un miraggio e un’accozzaglia di sensazioni riconducibili all’effimero. Devi andare più veloce, più veloce delle macchine, devi correre: quante volte non ci siamo concessi quella pace tanto agognata? La coscienza della mia generazione è figlia di queste riflessioni perché è la diretta conseguenza del non assumere alcuna posizione, riprende infatti il tema della rivoluzione, tanto caro a Giovanardi. La protagonista ha perso ormai qualsiasi velleità di ribellione e si adatta a una vita asettica, così come Luca e gli altri, disillusi, spenti e stanchi. È un affascinante electropop quello che la traccia delinea e si infrange nella dolce nostalgia di Anni Zero. Le stagioni trascorrono veloci negli occhi di Caterina, che cerca di resettare tutto e ripartire, mentre Annalisa in metropolitana ha in cuffia la stessa canzone che sua madre ascoltava tanti anni fa: il futuro fa capolino, il cuore torna a battere, il tempo si ferma, consapevole che spazzerà via le brutture. Torneranno cieli immensi dentro appartamenti vuoti, non si ferma il cambiamento, canta Joe sfoderando un registro basso che è parte integrante del brano che segue, Amore Giuda. Il tradimento è alla base dei rapporti umani, è una sirena che ammalia col suo canto e così fa Mauro, che nel ritornello si sposta su tonalità più alte incarnando quell’istinto che ci porta a deragliare. La tastiera impazza, i fiati e i cori sono la perfetta cornice a una canzone che da una parte avvolge, dall’altra induce alla riflessione. Com’è fallace la natura umana, ci ricordano le parole e da un sentimento spiazzante si passa al bisogno assoluto rappresentato da Di struggente amore. Apro gli occhi e tu sei qui, non ho altro che te, racconta Giovanardi. È una preghiera elettronica che allunga i tentacoli anche nella traccia seguente, Fermami, che si distingue però nel tappeto di piano e nella leggera percussione sul fondo. Echi delicati si rincorrono, come gli stati di necessità e le priorità che il protagonista si prefigge, mentre nel finale fa capolino il synth. La new wave incornicia Per cantare più forte e le sonorità ricordano molto da vicino i primi La Crus, mentre Il numero che viene dopo è un testo importante che riprende il tema della disillusione e della mancanza di coraggio. È un testo importante che riprende il tema della disillusione e della mancanza di coraggio: in quale tasca hai messo il tuo orgoglio uomo, canta Joe, ti vedo magro non proprio al top, rincara la dose con amarezza. L’individuo non esiste più, e Un errore lo ribadisce con convinzione, trascinando l’uomo in un vortice di tastiere anni 80 e desideri mai incarnati. La ricerca dell’amore di Ogni voglia di noi due diventa un monologo disperato in Ha ragione Schopenhauer, ballad dal sapore jazzato che canta le mille declinazioni di una storia finita male. Inquietudine, insonnia e quel dolore tanto caro al filosofo tedesco che destabilizza, tramortisce: si conclude così E poi scegliere con cura le parole, un album coraggioso come nessun altro nella produzione dell’artista milanese, un lavoro intenso, ricco di collaborazioni eccellenti (Colapesce, Francesco Bianconi, Leziero Rescigno, tanto per citarne alcune), sfumature e sentimenti contrastanti, perfettamente descritti dalle stesse parole che prima accarezzano, poi tagliano senza pietà. Non c’è che dire: sai scegliere bene, caro Joe. Ti attendiamo sul palco.
Tracklist:
01. Il Buio Nella Pelle
02. Veloce
03. La Coscienza Della Mia Generazione
04. Anni Zero
05. Amore Giuda
06. Di Struggente Amore
07. Fermami
08. Per Cantare Più Forte
09. Il Numero Che Viene Dopo
10. Un Errore
11. Non Credo Nei Miracoli
12. Ogni Voglia Di Noi Due
13. Ha Ragione Schopenhauer
Photo © Silva Rotelli




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