L I V E – R E P O R T


Articolo di Nicola Barin, immagini sonore © Gabriele Lugli

Nella splendida cornice della Sala dei Cavalli a Palazzo Te si incontrano due artisti di prim’ordine, Federico Calcagno con il suo ottetto e Myra Melford. La residenza artistica commissionata dall’Associazione 4’33” e dal suo patron Matteo Gabutti, alla pianista, vede la realizzazione di un progetto originale e l’incontro con il clarinettista Federico Calcagno e il suo ottetto composto da Aleksander Sever, Nabou Claerhout, Pedro Ivo Ferreira, Nikos Thessalonikefs, Pau Sola Masafrets,  Adrián Moncada, José Soares. Due set, nel primo l’ottetto di Calcagno propone i suoi brani e poi in chiusura i pezzi elaborati con la Melford, una serata superba che si contraddistingue per la libertà formale e l’indubbia caratura dei due protagonisti.

La complessità in questo caso si mantiene costante e va di pari passo alla bellezza timbrica: le linee melodiche e gli strumenti si inseguono a volte saturando la percezione sonora.
Linee melodiche che si intersecano, che colloquiano ma in maniera discontinua, ogni strumento porta il proprio contributo, un sottile equilibrio scorre ed unisce jazz e musica contemporanea in un’ottica a tratti quasi cameristica. Calcagno sovraintende con calma e sapienza. Le prospettive si capovolgono velocemente e ci si ritrova in territori inaspettati, la sensazione è di camminare su un precipizio e l’adrenalina che si sprigiona è meravigliosa. Gli strumenti a percussione dialogano coesivamente mentre legni e ottoni esplorano le possibilità più intime del loro strumento si in termini timbrici che ritmici.

Una serata indimenticabile che vorremmo si ripetesse all’infinito, che ci ricorda le parole del filosofo Giorgio Agamben: «come ogni opera di poesia e di pensiero, non può essere conclusa, ma solo abbandonata (e, eventualmente, continuata da altri)». Ecco ciò che si scorge: l’incontro tra la Melford e Calcagno è pregna di possibilità e offre a loro, o ad altri musicisti, l’opportunità di confrontarsi con ciò che hanno messo in opera per continuare e procedere con un discorso che offre la bellezza della non facile inesauribilità.

Immagini sonore © Gabriele Lugli

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