C I N E M A
Articolo di Alessia Palermo
Un viaggio in salita, un viaggio durato poco più di un lustro, un viaggio mostrato attraverso semplici, eppure efficaci inquadrature su strada, questo è il viaggio dei Carnival of Fools, band nata nel 1988, la cui cornice oscilla tra post-punk e rimembranze blues. Attraverso l’utilizzo di materiale d’archivio, con riprese di concerti e piccoli stralci di vita quotidiana, ci troviamo davanti un progetto che è una vera e propria prova di esistenza. Ciò che in apparenza è perso, viene riscoperto, con un significato nuovo, interpretabile in mille modi diversi, utilizzato nella sua imperfezione come tassello indispensabile per la verità che si sta raccontando. Perché alla fine questo documentario ha trasmesso proprio questo: una verità ferma e lucida, di questo percorso iniziato con i Carnival of Fools e proseguito con i La Crus e i Santa Sangre.

Non c’è nostalgia, il banale ricordo dei tempi andati, bensì una voglia lampante di raccontare ciò che è stato per com’è stato e per come effettivamente ha influenzato il suo panorama di riferimento. Con un’ossatura basata su un’intervista molto lunga a Mauro Ermanno Giovanardi, cantante dei Carnival of Fools prima e dei La Crus poi, si snodano le vicende sia delle due band sia della Vox Pop, etichetta discografica attraversata dai più grandi artisti dell’epoca e creata dallo stesso Giovanardi (insieme, tra gli altri, a Manuel Agnelli). Attraverso testimonianze, racconti, anche aneddoti leggeri, siamo difronte a uno dei temi cardine di questo documentario, oltre che il ricordo, ossia lo spirito di collaborazione, contornato da una competitività mai irrispettosa, o anche il rispetto stesso di un modo diverso di creare o arrangiare, che può essere solo ricchezza e mai un impedimento o un mondo a parte. Questo spirito di collaborazione trasuda dai discorsi degli intervistati, tra cui Manuel Agnelli e Violante Placido, passando per gli ex membri della band Luca Talamazzi, Jorge Gunther e Max Donna, oltre a produttori discografici e fonici, che dà vita a un corollario umano di esperienze riunitesi sotto la voglia di raccontare cinematograficamente un’esperienza in comune.
La semplicità del racconto a livello visivo lascia spazio a due interessanti piccole gemme nel quadro totale dell’opera: vengono ripetute più volte, infatti, delle inquadrature con una ruota panoramica e con una giostra. Personalmente le ho ricollegate al tema del viaggio, uno dei perni di questo documentario. Un viaggio circolare che, pur oscillante, porta verso l’obiettivo prefissato; un viaggio in salita sicuramente, ma anche verso cui rivolgersi insieme.





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