L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore © Luca Onyricon Giglio

Non seguiamo il flusso. Lo deviamo. Artisti fuori dal tempo, i Bluvertigo tornano dal vivo con il nuovo tour Essere umani e lo fanno nei loro percorsi più esistenziali Monza/Asti. Si presentano sul palco più decadenti e dandy che mai. Nella loro formazione originale (non proprio originale visto che il primo chitarrista fu Marco Pancaldi, sostituito dopo il primo disco Acidi e Basi da Livio Magnini), tornano a suonare in Piemonte e più precisamente ad AstiMusica, uno dei più importanti festival musicali italiani che, nel mese di luglio, offre ogni sera uno o più concerti di diverso genere musicale. Uno spettacolo che ripercorre il loro repertorio e riafferma il linguaggio artistico che li ha resi una delle band più iconiche e innovative della scena musicale italiana negli anni 90 e tutt’ora rimangono estremamente attuali, sia dal punto di vista sonoro che di scrittura dei testi. Un live quello di Asti che ha intrecciato musica, identità e presenza, in linea con il concept del tour: Non è intrattenimento, è presenza.

Morgan (Marco Castoldi), Andy (Andrea Fumagalli), Livio Magnini e Sergio Carnevale hanno scardinato regole e aspettative, portato nelle canzoni un modo diverso di pensare il suono e la scrittura: un equilibrio alchemico di rock, elettronica, synth pop, new wave e cultura visiva, generando un immaginario che sfuggiva alle categorie. Blob Rock come amavano definirsi negli anni 90. In questo percorso all’avanguardia si è costruito un territorio unico, una eclettica periferia sonora, dove mondi diversi convivono in un equilibrio alchemico che sfiora una perfezione possibile.

Un viaggio nella Trilogia chimica
Il concerto si è aperto sotto i migliori auspici di una scaletta millimetrata ma aperta alle solite, geniali improvvisazioni di Morgan e soci. Sin dalle prime note l’atmosfera si è fatta densa, sospesa tra il rigore tecnico dei sintetizzatori e l’ironia pungente che da sempre contraddistingue la band. In apertura la band ha suonato Decadenza, brano che racconta la perdita dei valori e la disillusione di una società sempre più distante dall’umanità. A seguire, Il dio denaro, feroce critica all’ossessione per il denaro e alle conseguenze che la ricerca della ricchezza può avere sui rapporti tra le persone.

Nel corso della serata la band ha ripercorso oltre trent’anni di carriera, riportando sul palco alcuni dei brani che hanno segnato la storia e il successo del gruppo. Non sono mancate Cieli neri, con la sua malinconica riflessione sulla fine di un amore, La crisi, che ha trasformato il momento di difficoltà in un’occasione di consapevolezza e risveglio interiore, Zero e L’assenzio, il celebre brano presentato al Festival di Sanremo nel 2001, entrambi ricchi di richiami letterari, giochi linguistici e tecniche di scrittura in cut up. Il climax è arrivato sulle note di Fuori dal tempo, cantata all’unisono da una platea eterogenea: dai fan della prima ora, cresciuti con le cassette del gruppo, ai giovanissimi che stanno riscoprendo la new wave italiana.

Tra una canzone e l’altra Morgan ha dialogato più volte insieme al pubblico. Ha ringraziato i presenti per la presenza e sottolineato quanto per lui sia importante vedere le persone cantare insieme alla band. «Per me è davvero molto importante che voi cantiate le nostre canzoni. Siamo molto contenti di aver scritto questi testi che ricordate dopo 30 anni. Vi vedo cantare parola per parola insieme a me», dice Morgan, raccogliendo l’applauso della platea. Oltre i ringraziamenti al pubblico, Morgan ha dedicato un pensiero a Massimo Cotto, giornalista e scrittore astigiano scomparso nel 2024, con il quale aveva condiviso un profondo rapporto di amicizia, definendolo «un intellettuale libero, un amico e un uomo di grande talento».

Non si è trattato di un semplice live, ma di un percorso artistico costruito attorno al significato di questo concetto, che dà il nome al tour e che attraversa musica, immagini e testi. Sullo sfondo, l’identità grafica ha lasciato senza parole. Visual ideati e realizzati da Sergio Carnevale e Alex Tacchi. Pixel, geometrie e richiami all’anatomia meccanica accompagnano il live sul suo filo conduttore, ovvero l’identità dell’uomo che riesce a sopravvivere anche in un mondo governato da codici e sistemi.

Ed è lì che si riconosce la loro firma: nel dettaglio inaspettato, nella scelta imprevedibile, nella capacità di far dialogare elementi multimediali, nel riportare al centro il concetto di essere umani, come il titolo del tour, accompagnato da una locandina fatta di pixel e geometrie: in questo quadro di anatomia meccanica affiora il concetto di essere umani, la cui identità sopravvive a schemi e codici e il cui battito cardiaco, spesso ridotto a segnale a intermittenza, resta un’irriducibile luce oltre il sistema.

l pubblico astigiano è stato trascinato in un vero e proprio viaggio ipnotico attraverso i capisaldi della loro discografia, a partire dai successi storici estratti dalla celebre “trilogia chimica” (Acidi e Basi, Metallo non Metallo e Zero). Pezzi ormai stratificatisi nel corso degli ultimi 30 anni, creando strati su strati nel suolo del tempo ed entrati di diritto nell’immaginario della musica alternativa italiana. Morgan ha guidato lo show con la sua teatralità magnetica, dialogando costantemente con un Andy in stato di grazia, i cui ricami ai sintetizzatori rimangono il marchio di fabbrica del gruppo. A blindare il muro sonoro ci hanno pensato la precisione ritmica di Sergio Carnevale, le sferzate rock della chitarra di Livio Magnini e il supporto preciso ed indispensabile di Lele Battista ai synth e al basso.

Quello di AstiMusica non è stato solo un semplice concerto, ma la prova generale di un tour che si preannuncia caldissimo e che toccherà i principali festival italiani nelle prossime settimane. La band ha portato sul palco una performance eclettica e coinvolgente, tra rigore tecnico e ironia. Anche in questo nuovo tour i Bluvertigo tornano a costruire uno spazio sonoro e visivo in cui musica, identità e presenza si intrecciano, a rivendicare il loro status di cult band della musica italiana e, a giudicare dall’energia sprigionata in Piazza Alfieri, La Loro Dimensione è ancora decisamente altissima.

Immagini sonore © Luca Onyricon Giglio

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