L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Daniela Pontello
Lo senti questo odore?
È la puzza che emana il nostro cuore
Venduto per qualche canzone d’amore
Per qualche sorriso, per qualche milione
Hai visto quanto siamo sani?
E quanto questo ci rende disumani?
Io preferisco il male
Da sempre il nostro talento migliore
(The Zen Circus, Il Male)
È con questa hit che aprono il concerto conclusivo del loro lungo tour i The Zen Circus. La cornice è quella del Castello Sforzesco meneghino lunedì 7 settembre poco dopo le 21:30. Negli anni la fortezza ha accolto ogni genere di artisti teatranti e musicanti, che non sono mai riusciti a intaccare e trasfigurare l’essenza stessa del luogo in cui avveniva l’evento. “Suonate, recitate, ballate fate tutto quello che volete, ma sappiate che io sarò ancora qui così quando voi non ci sarete più!” sembra ammonire la dimora sforzesca. E ne ha tutte le ragioni. The Zen Circus apportano una buona dose di rock… punk rock… indie rock… insomma ROCK punto e basta entro le spesse mura del fortilizio.

L’entrata del gruppo è preceduta dal celebre tema di Guerre stellari dopodiché inizia la cavalcata da un brano all’altro, fino alla “canottata” del cantante sulla fiumana di fan che lo fanno scivolare sopra le proprie teste: andata e ritorno fino a metà cortile con pioggia di gavettoni da parte del service. Un simpatico intermezzo che viene replicato spesso durante i live del gruppo. L’energia sprizza e fiotta dal palco sul pubblico. Il cortile del castello è letteralmente gremito da migliaia di persone, giovani e meno giovani (che hanno “20 anni + 20 anni + 20 anni” come Ufo!), che cantano brani tutt’altro che rasserenanti e pacificanti.
Mi chiamo MDM, sì esatto, senza A
Sta per mani di merda e non so mai che giorno è
La prima maschera che ho avuto era un sorriso e l’occhio afflitto
Non cerco una stanza, cerco una complicità
C’è chi si gloria di avere una grande empatia
Nella retorica del giusto ho perso identità
Spruzzavo la felicità sui muri quando ti vedevo
Poi è passato un treno, davvero
(The Zen Circus, Miao)

The Zen Circus salgono sul palco con la sicurezza dovuta alla realizzazione di undici album, un Ep, una raccolta e un romanzo anti-biografico. Vent’anni di carriera e oltre mille concerti, che li hanno visti cimentarsi in ogni genere di situazione e condizione. Il gruppo è composto da Andrea Appino voce, chitarra e armonica, Massimiliano “Ufo” Schiavelli basso e cori, Karim Qqru batteria, washboard e cori, Francesco “Il Maestro” Pellegrini chitarra e cori.
Il suono è compatto ed è cresciuto album dopo album e nei concerti dei palchi nazionali e internazionali, riportando lo spirito padre del folk e del punk al moderno cantautorato. Testi taglienti e spregiudicati che dicono di un sentirsi spesso fuori posto. Parole che possono perfino disturbare l’ascoltatore perché non fanno sconti a nessuno, dando voce a pensieri ed emozioni che spesso neghiamo perfino a noi stessi. L’ironia è un condimento che non attenua il senso di spaesamento che le persone minimamente senzienti avvertono giustamente in questi ultimi anni. Migliaia di persone cantano i loro testi facendoli sentire meno isolati e soli. Ma non per questo meno disperati, soprattutto quando viene da dire al prossimo: Andate tutti affanculo!

Al cinismo più bieco e posato
Tipo quello da cantautorato
Esser stronzi è dono di pochi
Farlo apposta è roba da idioti
A chi è andato a vivere a Londra
Berlino, a Parigi, Milano, Bologna
Ma le paure non han fissa dimora
Le vostre svolte son sogni di gloria
(The Zen Circus, Andate tutti affanculo)











Immagini sonore © Daniela Pontello






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