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The Zen Circus

Re del Kent – Sottocultura (Autoproduzione, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Le polemiche successive alla vittoria dei Måneskin a Sanremo 2021 mi hanno fatto capire che, in Italia, i consumatori di musica si dividono in tre fazioni: quelli che seguono le mode del momento, nello specifico la trap, per lo più ragazzi sotto i 25 anni, quelli nostalgici, che vivono nel ricordo dei Led Zeppelin e dei Black Sabbath, snobbando qualsiasi tentativo di emulazione, come appunto i Måneskin o i Greta Van Fleet, e, infine, quelli che pur rimpiangendo i tempi che furono, apprezzano lo sforzo di alcuni nuovi gruppi di portare avanti un genere musicale, il rock, dato ormai per morto e sepolto, nel tentativo di arginare l’invasione di autotune e basi campionate. Io appartengo a quest’ultima schiera, consapevole che il meglio è già passato, ma nello stesso tempo fiduciosa nel futuro perché, classifiche a parte, l’underground, sia italiano che estero, qualche bella sorpresa ancora la riserva ogni tanto: è vero che bisogna fare un lavoro di ricerca certosino, non limitarsi ad ascoltare le playlist di Spotify e delle altre piattaforme di streaming, scorrere le mille proposte che il web ti propina ed ecco che, a volte, ti arriva l’onda giusta.

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The Zen Circus: scrivere e registrare musica, questo è il nostro ossigeno – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Joshin E. Galani

L’ultima casa accogliente, nuova emozione discografica degli Zen Circus, uscita a novembre scorso. Nove brani inediti, la registrazione avrebbe dovuto essere fatta negli USA, per la pandemia il viaggio è stato rinviato. Nell’album c’è il corpo, il tempio in cui ripararsi, c’è una nuova ritmica in cui orientarsi. A rispondere alle nostre domande con le sue bacchette c’è Karim Qqru, il batterista dei The Zen Circus, con cui è veramente sempre piacevole chiacchierare, buona lettura.

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The Zen Circus – L’ultima casa accogliente (Polydor/Universal, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Ogni volta che ascolto un nuovo disco, soprattutto italiano, mi immergo a pensare a come renderà dal vivo, poi mi ricordo del periodo storico in cui viviamo e mestamente mi ridirigo sui binari della realtà e provo a concentrarmi su questi nuovi meccanismi. La promo oggi non può di certo essere lo showcase, gli album escono in punta di piedi dai social, dove scopro da un post che introduce il singolo Appesi alla Luna che un nuovo lavoro degli Zen sta uscendo, mentre imperversano gli ascolti su Spotify o Amazon Music. E intanto che cerco consolazione perché non so quando potrò di nuovo sudare in mezzo alla folla di un live, la trovo commuovendomi mentre la voce di Andrea Appino mi grida nelle orecchie un po’ di rabbia, un po’ di chirurgica analisi della realtà, un po’ di ricordi di fanciullezza e di illusioni di libertà a cui siamo ancora immancabilmente aggrappati.
Non sono mai stata una fan estrema del Circo Zen, sebbene io li abbia sempre apprezzati e seguiti, quanto una grande estimatrice del cantautore Appino, il grande paroliere, il ragazzo dal sorriso ammaliante e dall’accento squisitamente e odiosamente toscano, dalla voce inconfondibile che mi procura sempre una stretta al cuore ed un brivido lungo la schiena non appena le mie orecchie ne percepiscono il timbro.

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Maestro Pellegrini: L’avventura solista tra Zen Circus e Conservatorio

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini 

Dagli esordi acerbi con i Walrus, passando attraverso le scarne ma significative pagine della storia del rock indipendente italiano scritte con i Criminal Jokers, la band da cui ha poi avuto origine la carriera solista di Francesco Motta, fino ad approdare alla grande vicenda degli Zen Circus, con cui suona dal 2017 e assieme ai quali ha vissuto anche un Sanremo, quello dello scorso anno. Prima, durante e dopo, c’è un percorso da musicista classico, con gli studi di fagotto al Conservatorio, sulla scia di una famiglia che ha fatto della musica la propria vocazione (il padre Andrea Pellegrini è un importante pianista Jazz), Francesco Pellegrini, detto simpaticamente “Maestro” proprio per via del suo percorso accademico, è approdato anche lui all’esordio da solista. Uno sbocco quasi obbligato, per un artista che, pur sempre al servizio degli altri, non ha mai nascosto la passione per la scrittura ed il desiderio di mettersi alla prova in un progetto che fosse tutto suo.

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The Zen Circus – Andate tutti affanculo (Mondadori, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

Cosa potrebbe mai accadere di eclatante nella vita di un ragazzo di provincia? Cosa potrebbe mai accadere in una provincia che prima di essere area geografica si impone come stato psicologico, come prigione mentale che risucchia colori ed energie lasciando al loro posto un buco nero di propositi e aspettative? Eppure è proprio da qui, dalla Toscana dei figli di operai, che nasce la storia di un trio destinato a cavalcare lo tsunami della rivincita delle mele marce di un’Italia tanto perbenista quanto brutale, incarnando la rabbia dei giovani a cavallo fra i due millenni e la loro voglia di non essere mai come il mondo vorrebbe.

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The Zen Circus @ Circolo Magnolia, Segrate (Mi) – 14 giugno 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Giovanni Tamburino, immagini sonore di Alessandro Pedale

Sono da poco passate le 20 quando varchiamo i cancelli del Circolo Magnolia, con l’aria umida dell’idroscalo e un cielo denso di nuvole dall’aspetto per nulla rassicurante. Poco male, i “veterani” di centinaia di concerti sembrano quasi sperare che qualche goccia cada a rinfrescare nel corso di una serata che già adesso inizia a sembrare una festa vera e propria. La gente gira tra il palco e la zona dei bar e fast food con un panino o una birra in mano, parla, scherza, offre una sigaretta ai compagni di fila ai bagni chimici. Si aspettano solo i festeggiati, gli ospiti d’onore.
Perché il motivo per cui siamo qui oggi non è semplicemente quello di fare casino. O meglio, ovviamente sì, ma abbiamo un paio di ragioni extra: il Canta che ti passa tour non è semplicemente il classico giro estivo su e giù per lo Stivale, ma il ritorno alla propria tribù dopo l’incursione al festival di Sanremo e soprattutto il riverbero della gloriosa serata di aprile a Bologna in cui gli Zen Circus hanno celebrato vent’anni dall’uscita del primo disco accompagnandola con la pubblicazione della raccolta Vivi si muore (1999 – 2019).

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AA.VV. – Faber Nostrum (Sony, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Recentemente è stata rilasciata una compilation intitolata Faber Nostrum nella quale molti esponenti di quello che ormai diamo per definito come it-pop, reinterpretano dei brani dello storico cantautore genovese. Mi hanno chiesto di parlarne proprio perché io quando De Andrè era in vita non ero nemmeno nato, mentre ho visto in diretta la crescita esponenziale degli ultimi anni dei protagonisti di questo progetto. Sia comunque chiaro che a casa mia sono cresciuto a pane, De Andrè (e Springsteen) quindi comunque la sua discografia la conosco; rimane che non l’ho vissuto realmente e che non potrò mai farlo, che tra me e la sua musica per quanto possa approfondirla e avvicinarmici, rimarrà sempre come un vetro a dividerci perché io gli anni da lui cantati non li ho mai vissuti. Il disco è composto da quindici cover, alcune delle quali anche in parte riscritte, che ti accompagnano per un’ora abbondante.

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Primo Maggio Roma 2019: non un Festival di Sanremo bis, ma il luogo delle parole forti e dei sodalizi musicali

L I V E – R E P O R T


Articolo e foto di Iolanda Raffaele

Come nei due anni precedenti, anche quest’anno abbiamo vissuto la strana e straordinaria esperienza del Primo Maggio a Roma e vogliamo raccontarvela. È stata un’edizione criticata su ogni fronte, dalla scelta degli artisti che sembra strizzare l’occhio a Sanremo, alla presenza di poche donne nella line up, alla conferma dei precedenti presentatori nella conduzione.
Off Topic, tuttavia, non ama giudizi e polemiche e si vuole concentrare sulla bellezza di questo evento sia pur nelle difficoltà che sono proprie delle grandi manifestazioni. Il clima non è stato di certo amico, la pioggia, infatti, è stata quasi un cantante aggiunto, ma non ha scoraggiato il pubblico con la sua schiera di ombrelli colorati, riparato con giubbini, impermeabili o oggetti improbabili di fortuna, né la musica, né i cantanti.

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Festival di Sanremo 2019 – qualche parola in libertà

Articolo di Luca Franceschini

L’ho scritto recentemente da un’altra parte e non ho voglia di ripetermi: non mi è mai piaciuto l’atteggiamento di chi “Non guardo Sanremo perché tanto fa tutto cagare” o “Quella non è mica vera musica!”. In sintesi: stabilire che cosa sia “vera musica”, ammesso che si possa, richiede competenze troppo elevate che sicuramente non sono in mio possesso. Il prodotto televisivo è di bassissimo livello, questo credo che si possa affermare senza troppi problemi ma le canzoni (che non sono mai il piatto principale del programma ma che poi, in fin dei conti, sono quelle che interessano davvero) non è detto, generalizzare non è mai una bella idea.
Tutt’al più che è già qualche edizione che il direttore artistico di turno cerca di svecchiare un po’ la lista dei concorrenti, inserendo nomi che siano più vicini alle giovani generazioni, artisti dall’hype indiscusso o dai recenti successi, in modo tale che il Festival possa essere preso in considerazione anche da chi è genuinamente interessato alla musica.

Daniele Silvestri e Rancore

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