L I V E – R E P O R T
Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte
Ho atteso tanto questo concerto. Ho visto finalmente salire sul palco The Zen Circus: Appino, Ufo e Karim Qqru, insieme a Francesco “Maestro” Pellegrini e Fabrizio “Geometra” Pagni. Avevo proprio bisogno di quell’energia particolare, quella che solo loro sanno creare, un misto di ironia e rabbia che ti scuote dentro. Il locale era gremito fino all’ultimo posto: un pubblico eterogeneo, davvero di tutte le età, con tantissimi giovani pronti a cantare a squarciagola e a pogare senza sosta. L’atmosfera era quella di una grande festa di violento amore, un momento catartico in cui ognuno ha perso il controllo e si è lasciato travolgere dalla musica per “esistere, come non mai”.

L’attesa si è sciolta con l’intro ironica sulle note della Imperial March di Darth Vader, che ha strappato sorrisi e caricato tutti. Da lì, il “Circo Zen” ha aperto con Il Male, brano che dà il titolo al nuovo album, e subito ci siamo trasformati in un’unica creatura urlante e danzante. Fin dalle prime note, l’Alcatraz ha vibrato: un sold out che ha fatto tremare ogni centimetro del locale. Gli Zen Circus dal vivo sono una vera forza della natura: energici, divertenti e a tratti persino commoventi. Appino e Ufo scherzavano tra loro coinvolgendo il pubblico con naturalezza, Karim aggiungeva la sua potenza ritmica che faceva esplodere ogni pezzo. I testi, onesti e profondi, parlano della realtà quotidiana e del disagio esistenziale di uno e di tutti, creando un legame fortissimo con noi che li ascoltiamo.
“Canta, che poi ti passa
La verità è che non mi basta
Lo voglio tutto, questo dolore
Che mi fa bene”

Guardare dall’alto l’Alcatraz gremito era come osservare un mare in tempesta: onde di corpi che si muovevano all’unisono, mani alzate, cori che si alzavano come marea. Ogni citazione dei testi diventava un mantra gridato da centinaia di voci.
“Andate tutti affanculo, io resto qui…”
“La terza guerra mondiale comincia dentro di me…”
“Catene che mi legano, catene che mi spezzano…”
Il nuovo album, Il Male (ne abbiamo parlato qui), non è solo il tredicesimo lavoro della band pisana: è un ritorno potente, un segno che dopo più di vent’anni hanno ancora qualcosa di urgente da dire. Li ascolti e capisci che non si sono mai piegati, che continuano a incarnare quella ribellione che li ha resi simbolo dell’indie-rock italiano. Per me, guardandoli suonare, Il Male è diventato quasi una confessione: la libertà di sbagliare, la possibilità di restare umani, un antidoto contro questi anni Venti che sembrano finti e noiosi. È un disco che non si arrende, che osserva il presente con sarcasmo e lucidità, e che ti fa riflettere su cosa davvero resta quando tutto intorno cambia. La band ha proposto un mix micidiale tra i brani più recenti e i grandi classici di oltre vent’anni di carriera.

La scaletta è stata un crescendo di energia e commozione:
Setlist:
- Intro (The Imperial March – Darth Vader’s Theme)
- Il Male
- La Terza Guerra Mondiale
- Catene
- Non Voglio Ballare
- Vent’anni
- Miao
- Il Fuoco In Una Stanza
- Andate Tutti Affanculo
- Ilenia
- Vecchie Troie
- I Qualunquisti
- Novecento
- Canta Che Ti Passa
- Il Mondo Come Lo Vorrei
- Un Milione Di Anni
- Appesi Alla Luna
- Caronte
- Figlio Di Puttana
- Ragazzo Eroe
- Meglio Di Niente
- Non È Solo Un Momento
Encore
- L’Anima Non Conta
- Viva
Ribellione condivisa, un momento in cui dolore, rabbia e gioia si sono mescolati in un’unica voce. Veder pogare sotto il palco e sudare ballando, mi hanno fatto percepire quanto la musica degli Zen Circus sia ancora capace di unire e liberare.













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