R E C E N S I O N E


Articolo di Laura Savoini

Lo scorso maggio, parlando con una mia amica, le ho chiesto cosa ne pensasse di È solo un momento, il primo singolo de Il Male, il nuovo album de The Zen Circus. «È una canzone degli Zen» è stata la risposta che ho ricevuto. A distanza di qualche mese, posso dire che non è solo quella traccia a essere un brano in pieno stile Zen Circus, ma l’intero disco è “un album degli Zen”. Questa definizione lascia aperte diverse interpretazioni, quella che state per leggere è la mia.

Ho iniziato ad ascoltare gli Zen Circus durante il primo anno di università, il mondo era ancora in preda al panico da Covid e alle finestre si vedevano arcobaleni e le mai troppo incoraggianti scritte “andrà tutto bene”. Si viveva con la speranza, neanche troppo tacita, che una volta terminata la pandemia, una volta aperte le porte della quarantena, ne saremo usciti migliori, più consapevoli, più umani. Cinque anni dopo, il lockdown è un ricordo lontano, ma nulla di quello che quegli arcobaleni colorati si auspicavano è successo. I governi del mondo sono in mano a estremisti che più che politici sembrano partecipanti di un grottesco reality show, l’Italia ha appena visto la più grande protesta della sua storia per opporsi al genocidio del popolo palestinese e per ogni azione fatta per risolvere un problema ne nasce un’altra che lo complica.

In questo quadro, gli Zen Circus hanno deciso di tornare con un lavoro politico e dissidente raccontato con un sound folk-rock che da dodici album è il marchio di fabbrica di Andrea Appino (voce e chitarra), Massimiliano “Ufo” Schiavelli (basso) e Karim Qqru (batteria).

Sullo sfondo rosa sgargiante dell’album compaiono solo due parole IL MALE, nessuna foto, nessuna immagine postapocalittica, nessun riferimento; qualsiasi cosa il gruppo pisano intenda con il male va scoperto traccia dopo traccia. Il quadro che ne esce alla fine dell’ascolto è che il male è in ogni dove: ieri come in oggi, tra i giovani come tra i vecchi, sui social come nella realtà. «È arrabbiato signore? Cosa le ho fatto signore? / Ci rivediamo tra vent’anni e me lo dici, coglione». Sono le strofe di chiusura della canzone più polemica del disco, Vecchie Troie, dove a emergere è il senso di impotenza di fronte al tempo che passa. La canzone sembra quasi un proseguo di Vent’anni, la differenza è che la malinconia con cui quest’ultima guarda al passato viene sostituita dalla frustrazione, la frustrazione contro quei ventenni che in un piazzale dove si vestivano già male, per parafrasarne il testo, erano convinti che loro, un giorno avrebbero fatto meglio. E invece a distanza di tredici anni le Vecchie Troie si ritrovano a dover cantare che nulla è cambiato, o meglio, tutto è cambiato, ma senza che gli amici allegramente fatalisti siano riusciti a lasciare un segno in un’umanità che li ha dimenticati.

Ma l’album racconta molto di più. Viviamo in un mondo che ci vuole ripulire, rendere perfetti, buoni, belli e giusti, «Hai visto quanto siamo sani? / E quanto questo ci rende disumani?» canta Appino nelle prime strofe de Il Male, canzone di apertura del disco. Il male come quello del ventunesimo secolo è forse il più subdolo mai concepito dal genere umano. Novecento racconta di come le persone pensassero di aver toccato il fondo con gli orrori del secolo scorso, e invece ciò che è stato non è diventato altro che la base per costruire un bene artificiale, che illudendoci di poterci rendere migliori, ci distrugge.

Dopo due anni, gli Zen Circus sono tornati e l’hanno fatto ricordandoci che anche con due volte vent’anni, la loro musica riesce a cantare l’attualità con un’autoironia tagliente e necessaria a denunciare, ma soprattutto raccontare la vita.

Tracklist:

  1. Il Male
  2. Miao
  3. È solo un momento
  4. Meglio di niente
  5. Novecento
  6. Caronte
  7. Vecchie troie
  8. Un milione di anni
  9. Virale
  10. Adesso e qui
  11. La fine

Una risposta a “The Zen Circus – Il Male (Carosello Records, 2025)”

  1. […] nuovo album, Il Male (ne abbiamo parlato qui), non è solo il tredicesimo lavoro della band pisana: è un ritorno potente, un segno che dopo […]

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